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Libri – Robert Louis Stevenson “La filosofia dell’ombrello” 13/12/2010

Posted by Antonio Genna in Libri.
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Robert Louis Stevenson (1850-1894) è stato un celebre scrittore e saggista scozzese, ricordato nella letteratura per ragazzi grazie a romanzi come “L’isola del tesoro”, ma anche “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”. Da diversi anni la sua opera saggistica è al centro di un’opera di scoperta e rivalutazione da parte dell’editoria anglosassone ed europea: è da poco uscito nelle librerie il volumetto “La filosofia dell’ombrello” (Piano B edizioni, 136 pagine, prezzo di copertina 11 € – Acquista “La filosofia dell’ombrello” su Amazon.it), che raccoglie sette saggi, tre dei quali inediti, appartenenti alla produzione giovanile dello scrittore.
Stevenson ci propone una divertente rappresentazione della vita e della società umana, colta nei suoi aspetti grandi e piccoli, ridicoli e importanti, con uno stile in equilibrio tra il gusto per il paradosso e la provocazione linguistica. Si parte, senza introduzioni, dal saggio “Una difesa dei pigri” (1877), scritto da Stevenson all’età di 25 anni e pubblicato nella rivista “Cornhill Magazine” nel luglio 1877: secondo l’autore, “l’attività frenetica, che sia a scuola o all’università, in chiesa o al mercato, è sintomo di mancanza di vitalità; mentre il saper oziare implica un appetito universale e un forte senso d’identità personale”.
Si prosegue con “Il carattere dei cani” (1883), un omaggio dell’autore agli amati cani, che “come la maggior parte degli uomini, hanno solo dimenticato la loro vera esistenza, e sono diventati i babbei della loro ambizione”; in “Vecchiaia scorbutica e gioventù” (1877), Stevenson si sofferma sul rapporto tra vecchie e nuove generazioni, e considera che “tutti gli errori, non solamente quelli verbali, sono un modo deciso di affermare che la verità è incompleta”.
Nel saggio che da’ il titolo al volume, il finora inedito in Italia “La filosofia degli ombrelli” (1871), scritto da Stevenson per la rivista della sua facoltà mentre era studente universitario, l’autore si diverte a comporre una curiosa satira, delineando un sistema in cui l’ombrello è diventato “l’indice riconosciuto della posizione sociale” dato che il suo “insito simbolismo s’è sviluppato nel modo più naturale”. Nel lungo “Conversazione e conversatori” (1882), Stevenson parla della conversazione, e afferma che “dobbiamo riuscire ad abbandonarci sufficientemente al territorio che ci circonda e che ci segue, così da avere sempre in mente pensieri adeguati… in un certo senso, perciò, diventiamo un centro di bellezza; siamo noi stessi a provocare la bellezza, come un carattere gentile e sincero provoca sincerità e gentilezza negli altri”.
Il volume si chiude con “Come apprezzare i luoghi sgradevoli” (1874), dedicato a come possa esser possibile “trarre il massimo godimento da ogni luogo”, e “Pulvis et umbra” (1888), il cui titolo allude ad una frase di Orazio, ed incentrato sul compiacimento e sul riconoscimento dei nostri sforzi terreni.
Negli scritti contenuti nel volume il narratore Stevenson ci mostra il suo talento giovanile, rivelandosi un sagace e acuto osservatore della vita e dell’uomo, con le sue contraddizioni, vanità e virtù.

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