jump to navigation

Edicola – “Storica National Geographic” n°23, gennaio 2011: “Saladino feroce e clemente” 20/12/2010

Posted by Antonio Genna in Storia, Storica NatGeo.
trackback

storicangE’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 23 – Gennaio 2011 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

CHI ERA REALMENTE IL VERO SALADINO?

Quando conquistò Gerusalemme nel 1187, strappandola ai crociati, liberò tutti i cristiani che vi abitavano e permise (forse agevolò perfino) il loro ritorno in patria. In altre circostanze fu invece ferocissimo. In altre ancora, estremamente tollerante e diplomatico. Forse l’attività che gli risultò meno congeniale fu proprio quella di guerriero: ebbe più successi con la mediazione che sul campo di battaglia. Così era Saladino, eroe per gli islamici, crudelissimo infedele per i cristiani. La verità probabilmente sta nel mezzo.

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

La melanzana e il Partenone

Qualcuno ha storto il naso nell’apprendere che la dieta mediterranea è entrata a far parte dei patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco, come “bene immateriale”. Che c’entrano i maccheroni al pomodoro con la Cappella Sistina, i templi di Angkor Wat, le Piramidi?Da una parte sfilano nella nostra immaginazione le vette eccelse dello spirito fattosi materia; dall’altra si pensa a una tovaglia a quadretti bianchi e rossi su cui troneggia una parmigiana di melanzane. In realtà, la tutela dei beni immateriali dell’umanità, come alcune lingue in via di estinzione (ce ne sono ben 199 parlate ormai da meno di una decina di persone), musiche o danze tradizionali, e ora anche il cibo, è altrettanto importante della tutela dei monumenti. Forse anche di più: oggi nessuno si sognerebbe di usare il Partenone come cava di pietra, com’è avvenuto allegramente in passato, mentre i beni immateriali esistono soltanto finché si trovano esseri umani in grado di farli vivere e questa incorporeità è anche la loro condanna. Si può dire: va bene finché si tratta di musica o di coreutica, ma le pentole? Che il cibo sia parte integrante di una civiltà è fuori di dubbio; ma è anche uno strumento per comprendere meglio le culture del passato. “È stato di volta in volta la causa di cambiamenti epocali, strumento di potere, arma ideologica e causa di conflitti”, ha scritto l’inglese Tom Standage nel suo libro Una storia commestibile dell’umanità. Ma se la cultura alimentare è immateriale, il cibo non lo è; per questo da qualche anno in una remota isola delle Svalbard è stato realizzato a cura del governo svedese un gigantesco caveau nella roccia, a prova di bombe atomiche, dove vengono custoditi milioni di semi di piante, alimentari e non, per preservarli da probabili estinzioni. Così, grazie a questo sforzo congiunto di tutela di beni immateriali e materiali la melanzana sopravvivrà, la ricetta della parmigiana pure e gli archeologi del futuro potranno avere qualche elemento in più per capire chi era, come mangiava e quindi anche come pensava questa strana umanità degli inizi del Terzo Millennio che sta facendo di tutto permassacrarsima che vuole rimanere nella storia come la prima civiltà che non vuole più massacrare il suo passato.

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: