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Edicola – “Famiglia Cristiana” compie 80 anni e festeggia con un numero da collezione (copertina di Ugo Nespolo) 23/12/2010

Posted by Antonio Genna in Comunicati, Famiglia Cristiana.
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E’ in edicola il numero 52 (prezzo di copertina 2 €) del settimanale “Famiglia Cristiana” edito da San Paolo: la rivista con l’occasione compie 80 anni (è nata nel Natale 1931), e festeggia con un numero da collezione impreziosito dalla copertina disegnata da Ugo Nespolo che vi presento qui sopra.
A seguire, il comunicato relativo al numero.

FAMIGLIA CRISTIANA COMPIE 80 ANNI

E FESTEGGIA CON UN NUMERO DA COLLEZIONE

Nata nel Natale del 1931, Famiglia Cristiana compie 80 anni. Venne fondata dal beato don Giacomo Alberione, prete piemontese che 17 anni prima aveva dato inizio alla Società San Paolo, la congregazione che si dedica alla evangelizzazione attraverso i mezzi di comunicazione. Quel primo numero costava venti centesimi, aveva dodici pagine in bianco e nero (che saliranno a sedici nel 1932), il sottotitolo “Per le donne e per le figlie” e in copertina una immagine natalizia: il Bambino nella mangiatoia. Questa stessa copertina è stata rivisata in alcuni numeri che hanno caratterizzato compleanni speciali del settimanale. Per i 50 anni di pubblicazione fu Pericle Fazzini, lo scultore della splendida “Resurrezione” della Sala Nervi in Vaticano; per i settanta fu Milton Glaser, l’artista che fece di New York la capitale mondiale della grafica. Per i suoi ottant’anni Famiglia Cristiana ha scelto Ugo Nespolo, un nome che non ha bisogno di presentazioni, per continuare quella che è diventata una tradizione. “Desideravo attualizzare l’immagine di copertina attraverso forme e colori: le forme suggeriscono la contemporaneità, i colori danno la vita. La religione non è qualcosa di remoto, che si perde nella notte dei tempi: non la vedo in bianco e nero” ha dichiarato Nespolo, che è riuscito a dare all’ottantenne immagine di copertina vitalità e freschezza. “Volevo anche che fosse allegra. E immediata. Normalmente le mie opere piacciono ai bambini, che sanno gustarle subito, senza mediazioni intellettuali”. Una capacità di andare verso tutti che rispecchia la volontà del settimanale di essere al servizio della famiglia, di tutta la famiglia e di tutte le famiglie. “Dove c’è famiglia, Famiglia Cristiana c’è”, scrive don Antonio Sciortino, direttore responsabile del settimanale, nell’editoriale di questa settimana. “C’è sempre stata. Sempre al servizio della famiglia, per informarla, formarla e servirla. In ogni ambito della vita: dai problemi pratici dell’esistenza, agli interrogativi dell’anima. Con un respiro universale”. E continua: “Voce critica e “profetica”, nella società e nella Chiesa. Sempre a servizio dei lettori e della verità. Anche quando costa. O dispiace ai potenti. Non di parte, ma schierata per la famiglia”. Un impegno riconosciuto dal Presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, che scrive che questa missione “assume un significato ancora più profondo in questo difficile momento che induce a guardare alla famiglia come risorsa preziosa e insostituibile per il progresso e lo sviluppo di una società aperta e solidale, secondo la lungimirante visione della nostra Costituzione”. Accanto al messaggio del Presidente, nello “Speciale” al centro del giornale, si trovano numerosi contributi e auguri giunti in redazione in questi giorni: del Presidente della CEI card. Angelo Bagnasco ( “il mio augurio è che il settimanale, erede di una intuizione tanto elevata, sappia farsene interprete, declinandola in un servizio ecclesiale sempre più attento proprio al sostegno e alla promozione della famiglia”); di Don Silvio Sassi superiore generale Società San Paolo, di Don Vincenzo Marras, superiore provinciale Società San Paolo. E una testimonianza del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che ricorda quando negli anni ’60, da ragazzo, era incaricato dal parroco di San Nazaro di disporre in bella vista le copie di Famiglia Cristiana nel raccoglitore posto nella navata principale e, anni dopo, la sua amicizia con don Leonardo Zega.

Infine Famiglia Cristiana intervista la Signora Lidia Caroli in Gauci di Reggio Emilia: 100 anni d’età, abbonata a Famiglia Cristiana fin dal primo numero. Fu sua mamma Ida ad abbonarla, poi lei. Ora continuano figli e nipoti. “La nostra storia è la storia di Famiglia” ricorda oggi la Signora Lidia. E’ la storia, in ottant’anni, di milioni di italiani.

Era questa la copertina del primo numero

Di seguito, l’editoriale del direttore, ed altri messaggi e contributi in occasione del prestigioso traguardo.

L’editoriale di don Sciortino

PARLIAMO DI TUTTO alla luce del Vangelo
«Dove c’è famiglia, Famiglia Cristiana c’è». C’è sempre stata. Ormai, da ottant’anni. Tanti quanti sono gli anni dalla nascita, ad Alba, nel Natale del 1931, per volere del beato Giacomo Alberione, il fondatore dei Paolini. Sempre al servizio della famiglia, per informarla, formarla e servirla. In ogni ambito della vita: dai problemi pratici dell’esistenza, agli interrogativi dell’anima. Con un respiro universale. Da ottant’anni, nelle case degli italiani, come ventata di “freschezza evangelica” e “luce cristiana” a illuminare i “fatti della settimana”. In Italia e nel mondo. Eventi belli, ma anche violenze e assurde lotte tra uomini e nazioni. Da sempre, con coraggio e libertà. Quella “parresia”, richiestaci dal Vangelo, di cui tanto c’è bisogno oggi.  Da ottant’anni accanto agli uomini del nostro tempo, per alleviare pene e fatiche. E per esaltare vittorie e conquiste. Con un occhio di riguardo agli “ultimi”. Quelli più indifesi, ai margini. Voce critica e “profetica”, nella società e nella Chiesa. Sempre a servizio dei lettori e della verità. Anche quando costa. O dispiace ai potenti. Non di parte, ma schierata per la famiglia. Sempre. In controtendenza a una “società liquida”, che ha smarrito valori e domande ultime della vita. E che affoga nel profondo mare di “relativismo morale”. Da ottant’anni a parlare di tutto cristianamente. Con umiltà e senza falsi pudori. E senza mai sfuggire alle domande della gente. Anticipando, anzi, nella Chiesa e nella società, il dibattito su temi “scottanti”. Se i lettori ci interpellano, nessun argomento, per noi, è “tabù”. Da affrontare, però, con la competenza necessaria. E dal punto di vista cristiano. Il nostro. Quello che ci illumina e guida. E che, da sempre, seguiamo. Come stella polare. Da ottant’anni in dialogo con tutti. Senza arroccarci nel fortino. Non solo casa e chiesa, ma anche piazza. Là, dove ci si confronta con tutti. E, insieme, si costruisce la “città terrena”. Cioè, la “casa comune”. Con forte senso etico: è il nostro pungolo per i gestori della “cosa pubblica”. Senza distinzioni. Contro chi calpesta dignità e diritti umani. Ignorando che ogni uomo è immagine di Dio. Da ottant’anni, cari lettori, «vi vogliamo bene e vogliamo farvi del vero bene», come scriveva don Alberione. Con una sola intenzione: «che le famiglie siano le sane cellule della società e della Chiesa. E che sempre si elevi il tenore di vita civile e cristiana». Da ottant’anni, siamo qui a ringraziarvi, della fiducia accordataci. E che, sempre più numerosi, vorrete ancora rinnovarci. «La nostra storia è la storia di Famiglia», confessa Lidia Caroli in Gauci, abbonata fin dal primo numero. Una fedelissima, come milioni di lettori. Ci aspetta un nuovo cammino, per crescere ancora insieme. Nel ricordo di tutti coloro che hanno reso grande questa rivista. Ultimo in ordine di tempo, don Leonardo Zega, mitico direttore, a un anno dalla sua scomparsa. Buon Natale, cari lettori.
Don Antonio Sciortino
di tutta la famiglia

L’augurio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
In occasione dell’80° anniversario della fondazione di Famiglia Cristiana desidero esprimere le più vive felicitazioni per un così significativo traguardo. Nel maggio scorso ho avuto il piacere di incontrarvi al Quirinale per la presentazione del complesso rinnovamento della veste grafica e dei contenuti del settimanale e ho colto la volontà di rinsaldare l’impegno, coltivato dal 1931, a informare sulla realtà del Paese e sui fatti del mondo assumendo come riferimento la famiglia: i suoi problemi, le sue esigenze, la sua funzione sociale. Una “missione” che assume un significato ancora più profondo in questo difficile momento che induce a guardare alla famiglia come risorsa preziosa e insostituibile per il progresso e lo sviluppo di una società aperta e solidale, secondo la lungimirante visione della nostra Costituzione. Nel congratularmi con Famiglia Cristiana per aver contribuito in questi anni anche a rendere ancora più solidi i rapporti tra il mondo cattolico e le istituzioni della Repubblica, rivolgo a Lei, egregio direttore, alla redazione e ai lettori del settimanale i migliori auguri di ulteriori successi.
Giorgio Napolitano

L’augurio del Presidente della CEI card. Angelo Bagnasco
Nella notte tra il 31 dicembre del 1900 e il primo gennaio 1901 il Beato Giacomo Alberione, ancora seminarista, durante la veglia eucaristica nel Duomo di Alba, sentì prepotente in sé il desiderio “di fare qualcosa per il Signore e gli uomini del nuovo secolo”. Così lui stesso ebbe modo di raccontare in seguito, quando prendeva corpo la sua straordinaria stagione apostolica, che ha in Famiglia Cristiana la creatura più longeva. 80 dopo il mio augurio è che il settimanale, erede di una intuizione tanto elevata, sappia farsene interprete, declinandola in un servizio ecclesiale sempre più attento proprio al sostegno e alla promozione della famiglia.
Cardinale Angelo Bagnasco

Dire la fede con il giornalismo
Anche su una rivista il passar del tempo lascia i suoi segni. Gli 80 anni di Famiglia Cristiana possono diventare un’occasione per ravvivare la fedeltà agli obiettivi che il suo fondatore, il beato Giacomo Alberione (1884-1971), le ha fissato fin dal suo primo numero. Scegliendo come denominazione Famiglia Cristiana, il suo fondatore non ha voluto una testata che sia un contenitore dove inserire argomenti disparati con il solo scopo di attirare l’attenzione dei lettori più diversi in forza della varietà di argomenti. Il nome della testata è la chiave di lettura di fatti e problemi: il filo rosso che tesse la trama della rivista è la famiglia cristiana. Poiché nel giornalismo ogni scelta nell’informazione e nel modo di comunicarla è frutto di un legittimo punto di vista, per la testata voluta da don Alberione, editata in un primo tempo dalle Figlie di San Paolo e presto passata alla Società San Paolo, la famiglia cristiana è il punto di osservazione adottato per trasformare persone, fatti e problemi in notizie. A partire dalla realtà umana della famiglia, intesa secondo il magistero sociale della Chiesa, la testata osserva i vari aspetti della vita individuale e sociale per appoggiare e approfondire tutto ciò che promuove valori favorevoli e si pronuncia con chiarezza su tutto ciò che ha conseguenze negative per la famiglia, comprese le proposte o l’approvazione di leggi in materia. Ponendo come punto di partenza la famiglia umana nella prospettiva cristiana, la rivista intende offrire alle famiglie credenti e a quante sono in ricerca di valori che ampliano l’orizzonte del quotidiano un’esperienza di fede tradotta in giornalismo. L’impegno per dire la fede con il giornalismo pone la professionalità del saper scrivere a servizio di una scelta anche nel vivere e comunicare l’integralità della fede. Come espressione di una parte della comunità credente, Famiglia Cristiana è un’iniziativa che Alberione ha voluto in stretto riferimento a san Paolo. L’esperienza di fede proposta dalla rivista è di tradizione paolina: una fede scoperta nella sua ricchezza di dono gratuito e un’adesione a essa che si esprime nella gratitudine della vita liturgica e nell’impegno etico, personale e sociale. Inoltre, nello stile di san Paolo, la proposta integrale della fede è completata da un’interpretazione cristiana di tutta la realtà. La fisionomia della rivista voluta da don Alberione è pensata per offrire ai lettori un servizio di qualità che lascia trasparire senza ambiguità la sua proposta di formazione mediante l’informazione.
Don Silvio Sassi superiore generale Società San Paolo

La sfida della testimonianza
Il segreto di Famiglia Cristiana, che entra a Natale nei suoi ottant’anni di vita – per dirlo evocando il ricordo che tracciava don Giuseppe Zilli del beato don Giacomo Alberione – è apparentemente semplice: apertura e sensibilità ai bisogni concreti della gente concreta, capacità di cogliere i segni dei tempi e di muoversi in sintonia con essi, fedeltà indiscussa al Vangelo e rispetto delle idee altrui, confronto e dialogo senza compromessi. Famiglia Cristiana ha accettato la sfida della testimonianza, che non si gioca creando il muro contro muro, ma formulando risposte convincenti alle sfide del momento storico, senza soffocare la radicalità cristiana né svendendola. È il ritorno al primato del Vangelo. Un ritorno sempre da perseguire e da compiere. Lo ha fatto e continua a farlo con lo spirito dell’avventura cristiana. È lo spirito che traccia la costituzione conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, “Gioia e speranza”. Non pietà e rassegnazione. È questo spirito che mette in animo una sana impazienza contro il torpore, il vociare vacuo, e chiede di rispettare la dignità di ogni persona, di non smettere mai il linguaggio della carità, anche quando deve parlare con chiarezza e combattere le battaglie che le sono proprie, avendo come unico riferimento il Vangelo. Di questa avventura, lunga ottant’anni, siamo debitori a chi ha speso e spende la sua vita per costruire giorno dopo giorno Famiglia Cristiana, a chi l’ha voluta ottant’anni fa don Giacomo Alberione, a chi l’ha diretta con coraggio e lungimiranza – e come non pensare con nostalgia a don Leonardo Zega –, ai redattori e collaboratori, a quanti la diffondono nelle metropoli come nei piccoli paesi, a quanti, infine, si sono fatti compagni, lettrici e lettori della prima ora e dell’ultima, con fedeltà, senso critico e incoraggiamento. In questa avventura continua a giocarsi la sfida della Società San Paolo, con al centro l’annuncio del Vangelo. E ci chiede, sulle orme dell’Apostolo, di liberare la forza della Parola, di incarnarla nella storia, accettando il confronto con il mondo, guardando a esso, come ebbe a dire Paolo VI, «con immensa simpatia», per offrire agli uomini e alle donne di oggi «il messaggio di amicizia, di salvezza, di speranza».
Don Vincenzo Marras, superiore provinciale Società San Paolo

Un giornale che ascolta e racconta
Negli anni ’60, da ragazzo, ero incaricato dal parroco di San Nazaro di disporre in bella vista le copie di Famiglia Cristiana nel raccoglitore posto nella navata principale. Ricordo il senso dell’attesa, per l’arrivo del settimanale, che don Celso Elli trasmetteva a tutti noi giovani. E la cura e l’emozione con le quali scartava il pacco e buttava gli occhi sulla copertina. A me era affidata, per una sorta di predestinazione, la compilazione di un bollettino parrocchiale che il sacerdote si incaricava poi di ciclostilare. Famiglia Cristiana era fonte preziosa. Si copiava: peccato veniale. Confesso, poi, di non averla letta più per anni e di averla ripresa in mano solo ai tempi di don Leonardo Zega direttore. Da allora la consuetudine con Famiglia Cristiana è radicata, il legame forte, l’affetto per la testata cresciuto, grazie anche ai tanti amici e colleghi che vi hanno lavorato e vi lavorano. Don Sciortino ne ha tenuta alta la bandiera. Assumendo posizioni coraggiose e sopportando polemiche pretestuose, a volte volgari. Il principale merito del settimanale è la capacità di ascoltare e raccontare. Oggi l’urlo e l’insulto sembrano essere doti indispensabili per la formazione di un carattere e peri il plasmarsi di una identità forte e riconosciuta. La moderazione, il dubbio, il dialogo, il confronto, al contrario, appaiono strumenti dismessi e arrugginiti. Famiglia Cristiana ascolta e racconta. Dà voce al sentimento popolare di quel gregge, spesso smarrito, che cerca la domenica a Messa non soltanto la conferma della propria fede, ma anche le ragioni laiche della propria cittadinanza. In questi anni, complice la globalizzazione, i luoghi dell’identità e dell’appartenenza si sono via via assottigliati. E la Chiesa si è trovata ad affrontare, insieme alla propria crisi, anche quella del mondo laico, impoverito nei suoi valori. Famiglia Cristiana questo compito l’ha svolto. Affrontando la solitudine di una società fatta per lo più di individui, non di persone, e di istituzioni indebolite e svilite, a cominciare dalla famiglia. Lo ha fatto e lo fa ascoltando e raccontando bisogni e aspirazioni. Senza assecondare le paure e i pregiudizi. Segue un proprio tracciato evangelico nel quale la speranza e la passione non sono sopraffatte dall’opportunismo e dal calcolo delle convenienze. Possiamo non essere d’accordo con le sue posizioni. Ma non la sentiamo mai né estranea, né ostile, né prevenuta. Una voce garbata e forte, discreta e di carattere. Da attendere, ogni settimana. Anche se nessuno mi chiede più di riporne le copie nella navata principale di una basilica ambrosiana.
Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera

Il Dio incarnato e “incartato”
Come la maggior parte degli italiani conosco Famiglia Cristiana da sempre, da lettore e convinto estimatore. L’ho sfogliata fin da giovane e la riprendo in mano con piacere ogni volta che mi è possibile: l’impressione è di avere a che fare con del buon giornalismo, centrato sui problemi veri e per niente autoreferenziale. Da sempre, inoltre, mi colpisce il fatto che questo settimanale sia preceduto dalla propria fama: ampio pubblico di lettori, grandi numeri, voce cattolica di base con posizioni anche scomode, ancor più da quando la frammentazione del mondo cattolico ha spostato e in parte cancellato gli antichi confini. Quest’ultimo fatto l’ha reso sì più visibile ma anche più esposto, dovendo portare il peso di contraddizioni non risolte all’interno del mondo cattolico: si pensi solo alla questione immigrati e al dramma dei respingimenti. Ma non si può che stimare una rivista che fa quadrato in difesa delle posizioni del proprio arcivescovo, il cardinale Tettamanzi. Voglio anche raccontare una vicenda personale. Quando dai superiori mi venne affidata la direzione del Messaggero di sant’Antonio, alcuni collaboratori cercarono di convincermi che Famiglia Cristiana era mia diretta concorrente. La cosa mi disturbò assai, perché quello che da sempre ho in mente è un lettorato cattolico vivace e intelligente, che sceglie la qualità ovunque si trovi. Chiesi così un incontro con don Sciortino. La stima reciproca è maturata nel tempo al punto tale che, nell’ultimo incontro, don Antonio ha avuto la gentilezza di mostrarmi il numero sperimentale della nuova Famiglia Cristiana in corso di restyling. Ultimamente, quando vado in giro a tenere incontri sulla comunicazione, mi capita di usare una frase rivolta dal cardinale Montini, poi Paolo VI, ai giornalisti milanesi: «Voi prendete la parola di Dio e la rivestite di inchiostro, di carattere, di carta, e la mandate nel mondo così vestita. Voi date agli uomini Dio incartato come Maria ha dato agli uomini Dio incarnato. Incartato e incarnato si corrispondono». Don Alberione, fondatore della Famiglia paolina, ne rimase colpito. Anche la “carta” di Famiglia Cristiana, più di 10 mila pagine in dodici mesi, da ottant’anni collabora all’opera divina dell’incarnazione.
Padre Ugo Sartorio, direttore del Messaggero di sant’Antonio

Commenti»

1. Nicolacs - 08/01/2011

Famiglia Cristiana è un giornale che conosco da anni perché sempre presente nel mio ambiente familiare. Veniva sfogliato un po’ da tutti, famigliari e parenti, perché tutti riuscivano a trovare la pagina che poteva interessarli. Don Zega e Don Sciortino gli hanno dato quella vivacità genuina e quell’ampiezza di vedute che difficilmente si riscontra in giornali cosiddetti “ di parte “.
Peccato che spesso esigenze politiche inducano le gerarchie ecclesiastiche a porre in essere nei confronti dei responsabili del giornale reprimende, a volte, categoriche e rigorose.
Sarebbe meglio concedere al giornale una chiara configurazione autonoma,pur nella responsabilità derivante dal suo essere una rivista “cristiana” , intervenendo e argomentando dialetticamente, con diversi eventuali punti di vista, se qualcosa turba la gerarchia o disturba inopportunamente i buoni rapporti fra i due “ poteri materiali “ CHIESA – STATO.
Sarebbe anche da augurarsi che Famiglia Cristiana per il bene ed il prestigio della stessa Istituzione Spirituale, di cui oggi più che mai pare ci sia impellente esigenza, inducesse a delle riflessioni sulla stessa configurazione strutturale della Chiesa, ritenuta da diversi illustri pensatori e teologi cattolici alquanto antiquata e quindi non in grado di gestire proficuamente i rapporti con una così ampia base di fedeli e con le altre confessioni religiose, specie quelle cristiane, così numerose.
Una pagina di riflessione e di libera e corretta dialettica, su tematiche che possano avere quale obiettivo comune quello di poter rendere più efficace e più universale il Messaggio Cristiano, che Benedetto XVI ha così ben rappresentato nella sua pregevole Enciclica “Deus Caritas Est “, diventerebbe un prezioso sicuro arricchimento per il giornale.
Lo scorso anno è apparsa sulla stampa una indubbia cristiana “Lettera aperta ai Vescovi “ del teologo svizzero Hans Kueng. E’ un peccato che nella stampa cattolica non vi sia stata alcuna menzione, per farne – considerata la fama e il prestigio di questo grande teologo, di cui, pur nella breve benevola reprimenda, è stato dato atto sull’Osservatore Romano Da Pier Giordano Cabra – oggetto di riflessione e di libera e corretta dialettica, sulle argomentazioni dallo stesso addotte.


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