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Libri – Vincenzo Figlioli “Vite sospese – Dieci storie di resistenza contemporanea” 29/01/2011

Posted by Antonio Genna in Libri.
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Vincenzo Figlioli è un giovane giornalista nato a Sondrio ma cresciuto e residente in Sicilia, a Marsala: il suo primo libro “Vite sospese – Dieci storie di resistenza contemporanea” (Navarra Editore, 128 pagine, prezzo di copertina 10 € – Acquista il volume sul sito web dell’editore) è nato da un viaggio-inchiesta nel Centro di accoglienza di Perino, una struttura nella periferia marsalese che dal 2004 in poi ha accolto oltre duecento rifugiati provenienti da ogni parte del mondo. Il volumetto racconta le storie di dieci giovani migranti in cerca di asilo in Italia.
La vita, i sogni, la situazione del proprio Paese e il trattamento ricevuto in Italia da Sabi, Karimi, Galeb, Seref, Betlemme, Olivier, Fumi, Alex, Aden, Kossi: ognuno di loro, che prima di diventare straniero in Italia lo è stato nella propria terra, racchiude in sè una storia importante, che merita di essere conosciuta e raccontata, per comprendere che, magari spesso a poca distanza da dove si vive, esiste una realtà sconosciuta e poco pubblicizzata dai mezzi di comunicazione che ci riguarda molto più di quanto possiamo credere.
In appendice al volume, la proposta del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) di una legge organica sul diritto d’asilo e la protezione sussidiaria degli immigrati, che molto spesso non possono proprio gioire per l’accoglienza ed il trattamento ricevuti in Italia.
La prefazione del volume è stata curata dal giornalista e scrittore Diego Cugia, eccone un breve estratto.

(…) Le “Vite sospese” di cui tratta questo libro meriterebbero quasi tutte uno sceneggiatore e un regista. Sabi, Betlemme, Aden e gli altri, con i loro destini storti, avranno comunque qualcosa di nobile da raccontare ai loro nipoti. Hanno dato la vita per vivere. Sono i cavalieri del terzo millennio. Fuggiti dai loro paesi, perseguitati dalle polizie locali, vittime d’ingiustizie politiche, di dittatori militari, di ras di quartiere, d’infamie di ogni genere, approdano in Italia, dopo aver trascorso la loro vita a scappare, come Karimi. E finiscono “dentro” un poco accogliente centro d’accoglienza, come un Alberto Sordi nero, “detenuto in attesa di giudizio”. In un’Italia che più emigrante non si può, che è stato accolta in America, in Australia, in Germania e in Svizzera per oltre un secolo, le loro vite rimangono più sospese che mai. È un brutto limbo col filo spinato, un’eterna attesa di rifarsi una vita, un muro burocratico, un ostracismo non dichiarato, a tenerli “dentro”. (…)

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