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Edicola – Il nuovo “L’Espresso”, di nuovo con la E maiuscola, al prezzo lancio di 1 euro 26/02/2011

Posted by Antonio Genna in Giornali e riviste.
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Da ieri è in edicola una versione rinnovata, al prezzo lancio di 1 euro, dello storico newsmagazine italiano “L’Espresso” (edito da Gruppo Editoriale L’Espress), tornato con la E maiuscola e completamente rimesso a nuovo da Joel Berg, già autore del restyling del mensile “Velvet”.
Il rinnovamento completo toglie un po’ anima al settimanale e lo spersonalizza rispetto allo stile adottato dal precedente direttore Daniela Hamaui: “L’Espresso” si è ormai omologato a tanti altri settimanali, come il cugino “Venerdì” di Repubblica o il concorrente “Panorama”, e probabilmente finirà per deludere tanti lettori conquistati negli ultimi anni.
A seguire, l’editoriale di lancio del direttore Bruno Manfellotto.

”E” maiuscola nazione minuscola

di Bruno ManfellottoL’Espresso cambia e si rinnova. E nella testata torna, più forte e moderna, la grande “E”. Per raccontare un Paese sempre più piccolo. Come Ruby dimostra. E WikiLeaks conferma.

Cari lettori, “l’Espresso” che troverete in edicola venerdì prossimo, 25 febbraio, e solo a 1 euro, sarà tutto nuovo, più ricco e moderno, più agile e autorevole. Rinnovato nella copertina, nella grafica, nelle firme, nei servizi. Cambiano le sezioni che scandiscono il ritmo del giornale, ne nascono di nuove. Seguendo una tradizione che cambia e si rafforza dal 1955, saranno sempre più autorevoli i collaboratori e forte l’impegno a offrire inchieste originali e documenti inediti. Per noi si apre una stagione nuova. Ce la metteremo tutta.

Già, perché un giornale decide di cambiare volto? Innanzitutto perché a muoversi è la realtà intorno a noi, e il primo dovere di chi fa informazione è di seguire il flusso dei cambiamenti e, se possibile, anticiparli. Inoltre, sentivamo forte l’esigenza di mettere ordine nel giornale, semplificarne l’architettura, sottolineare la voglia di fare chiarezza, con la serenità di chi si affida solo agli strumenti della professione per indagare, capire, raccontare.

Ci siamo resi conto che l’overdose di informazione che ci piove addosso da tv, Internet, cellulari è diventata per tutti noi un indistinguibile rumore di fondo, una colonna sonora che ci accompagna quotidianamente senza che se ne possa cogliere l’armonia, il refrain.
Per questo abbiamo scelto una grafica più elegante, autorevole e accattivante; saranno più incisivi i titoli, più leggibile il carattere dei testi, più attenta la scelta di fotografie di qualità. È il nostro modo per dire ai lettori che qui troveranno un approdo sicuro, uno strumento che li aiuterà a districarsi nel mare di notizie incontrollate e incontrollabili che ci precipitano addosso, una lettura libera e autorevole di che cosa si muove nel Paese. Insomma, con “l’Espresso” nulla rimarrà nascosto, tutto sarà più chiaro ed evidente.

Si porrà maggiore attenzione alla sceneggiatura del giornale e il peso di notizie, commenti, interviste, sarà meglio distribuito lungo tutte le pagine. Al centro del fascicolo resterà il Reportage fotografico voluto nove anni fa da Daniela Hamaui e divenuto uno dei tratti distintivi del giornale. Che si chiuderà con una lunga sezione dedicata alle nostre Passioni: leggere, ascoltare, viaggiare, mangiare, bere, vedere (un film o una pièce teatrale).

Tutta nuova sarà la copertina. Joel Berg, autore del restyling, è riuscito a spalancarla sul mondo, ad aprirla verso il presente e il futuro: non siamo chiusi in noi stessi, ci proiettiamo verso la società che raccontiamo tutte le settimane. E poi sulla testata torna la “E” maiuscola, brand del giornale e del gruppo che lo edita da cinquantasei anni, ma opportunamente ripensata e ridisegnata. Rinnovata anch’essa.
Ecco come una soluzione grafica – una maiuscola – può diventare simbolo di un impegno e di una scommessa editoriale. E di nuovo bandiera di una battaglia civile che ha sempre accompagnato questo giornale. La cui storia cominciò con “Capitale corrotta, nazione infetta” e si trova oggi a dover fare i conti, forte di una E maiuscola, con un paese sempre più minuscolo agli occhi degli osservatori stranieri. È di questi giorni la notizia di rinvio a giudizio con rito immediato di Silvio Berlusconi per reati gravissimi, specie per un leader politico e presidente del Consiglio – prostituzione minorile e concussione – e umilianti per il paese intero che dai suoi uomini di governo dovrebbe pretendere innanzitutto capacità di governo, dignità, rettitudine. La notizia è rimbalzata sui siti Web e sui giornali di tutto il mondo offrendo dell’Italia un’immagine che non merita e che non appartiene alla maggioranza dei suoi cittadini.

Del resto, è solo l’ultimo tassello di una perdita di prestigio del Paese e di una denigrazione del governo e dei suoi ministri che va avanti da anni. Basta leggere i dispacci del Dipartimento di Stato Usa e che WikiLeaks ha affidato a Gianluca Di Feo e a Stefania Maurizi e che “l’Espresso” pubblica questa settimana in esclusiva: Silvio Berlusconi – confessa con cinismo politico l’amministrazione Bush e conferma quella di Barack Obama – sta rendendo comica l’Italia; ma poi è facile prenderlo per mano, spiegano, e condurlo lì dove vogliamo, dove gli Usa vogliono. La realpolitik ha le sue regole e le sue vittime. Stavolta è l’Italia a pagare il prezzo più alto. Grazie a Silvio e a Ruby.

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