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Cinema futuro (1.204): “The Fighter” 03/03/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“The Fighter”

Uscita in Italia: venerdì 4 marzo 2011
Distribuzione: Eagle Pictures

Titolo originale: “The Fighter”
Genere: biografico / drammatico / sportivo
Regia: David O. Russell
Sceneggiatura: Scott Silver, Paul Tamasy e Eric Johnson (soggetto di Paul Tamasy, Eric Johnson e Keith Dorrington)
Musiche: Michael Brook
Durata: 112 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 17 dicembre 2010
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Jack McGee, Mickey O’Keefe, Melissa McMeekin, Bianca Hunter, Erica McDermott, Dendrie Taylor, Kate B. O’Brien

La trama in breve…
Inspirato ad una storia vera, il commovente ritorno dell’improbabile eroe della box, Micky Ward (MARK WAHLBERG) e di Dicky Eklund (CHRISTIAN BALE), due fratelli che devono  affrontarsi come avversari per potersi riunire in combattimento, e vincere un campionato terribilmente difficile, rafforzando così i loro legami familiari.
The Fighter è stato girato in appena 33 giorni, tra i colletti blu di Lowell, nel Massachusetts.
I produttori David Hoberman e Todd Lieberman si erano innamorati della vicenda di Micky e Dicky perché pensavano fosse ben più che una semplice storia della vittoria atletica di due perdenti.  L’attore\produttore  Mark Wahlberg, il regista David O. Russell, il cast e la truppe hanno unito le loro forze dando vita alla storia di Micky e Dicky, e della loro famiglia, attraverso una serie di momenti a volte comici e teneri, e a volte dolorosi ed entusiasmanti.
La storia inizia con Dicky, un uomo che è l’orgoglio dell’ intera cittadina – in passato ha combattuto contro Sugar Ray Leonard – ora caduto in disgrazia. Nel frattempo, suo fratello Micky è diventato a sua volta un puglie, la sua carriera è appena agli esordi ed è gestita dalla madre Alice (MELISSA LEO). Nonostante il suo impressionante gancio sinistro, Micky continua a perdere sul ring. L’ultimo combattimento affrontato da Micky finisce quasi per ammazzarlo, e a quel punto viene persuaso dalla sua ragazza, Charlene (AMY ADAMS), a tentare qualcosa di estremo: dividersi dalla sua famiglia, perseguire i suoi interessi e allenarsi senza l’inquieto fratello.
Fino a che, a Micky non viene offerta l’opportunità di una vita: combattere per il titolo. Ma presto Micky capisce che avrà bisogno del fratello e di tutta la sua famiglia per poter vincere.
Sfidando tutti i pessimisti, Micky cercherà di redimersi e di riportare al suo angolo del ring Dicky, Charlene, Alice e l’intera famiglia Ward/Eklund. Riuscirà così ad ottenere una serie di vittorie sorprendenti. E così, dal nulla, Micky diventerà un campione, conosciuto da tutti per la sua lealtà e la sua determinazione.
The Fighter è una storia che parla della famiglia, dell’amore, dei rapporti e del superamento delle avversità. E’ una storia tanto potente quanto eccitante”, spiega Mark Wahlberg, che si è allenato intensamente per diversi anni per riuscire ad ottenere il fisico necessario, ma anche per essere pronto emotivamente per il ruolo di Micky Ward.  “David O. Russell aveva una visione chiara di questa sceneggiatura, di questo mondo e delle persone che lo abitano.  E noi abbiamo realizzato esattamente quella visione”.

DALLA STRADA ALLO SCHERMO:

LA STORIA

La storia del difficile cammino verso il successo di Micky Ward, e della sua inaspettata trasformazione in una leggenda dello sport, aveva tutte le caratteristiche per diventare una fiaba realistica e commovente, e molti tra coloro che ne avevano sentito parlare avevano notato che si trattava di una vicenda perfetta per un adattamento  cinematografico. Ma riuscire a portare questa storia sul grande schermo avrebbe richiesto grande passione, devozione e impegno da parte di tutto il team di filmmakers.

Quello che entusiasmava i produttori Todd Lieberman e David Hoberman era il fatto che la storia descriveva anche quel legame invincibile che c’è tra fratelli e il tentativo di una famiglia di redimersi. Questi elementi rendevano la storia estremamente interessante.

“Abbiamo deciso di occuparci di The Fighter quando gli sceneggiatori Paul Tamasy e Eric Johnson ci hanno mostrato un DVD di 15 minuti sulla vita di Dicky Eklund e Micky Ward”, spiega Hoberman.  “Quando il mio socio Todd ed io lo abbiamo visto, siamo scoppiati in lacrime. E’ una storia che parla del superamento delle avversità, della redenzione: è il tipo di materiale che ci piace. Gli abbiamo chiesto immediatamente se potevamo diventare loro partner in questo progetto e loro hanno accettato”.

Aggiunge Lieberman:  “Credo di aver visto quel DVD almeno cinquecento volte. E’ stato di grande ispirazione conoscere la storia di questi due fratelli  e di tutte le avversità che riescono a superare nel corso degli anni. Secondo noi questa vicenda conteneva un misto di dramma, redenzione e amore fraterno”.

La storia ci ha messo tre anni per arrivare sullo schermo, e ha richiesto un grande spirito di combattimento da parte dei filmmakers.  Era molto tempo che Mark Wahlberg desiderava fare un film su Micky Ward e Dicky Eklund.  Hoberman e Lieberman erano molto eccitati all’idea di lavorare assieme a Wahlberg e al regista David O. Russell.

“Era chiaro che sarebbe stato perfetto per il ruolo di Micky Ward”, racconta Hoberman.

Aggiunge Lieberman:  “Dal momento che abbiamo iniziato a pensare a questa storia, sapevamo già che Mark era molto interessato al ruolo di Micky.  Micky era sempre stato uno dei suoi eroi e Mark conosceva questa storia alla perfezione”.

Il regista aveva già lavorato due volte assieme a Wahlberg in passato, come nel caso dell’acclamato thriller di guerra, Three Kings.

Tutti erano molto emozionati all’idea di vedere come Russell sarebbe riuscito ad amalgamare il dramma sportivo con il ritratto di una famiglia, in The Fighter.

“La cosa straordinaria di David è che ha una grande passione per tutto ciò che fa e non ha paura di innamorarsi di idee, delle persone e delle cose. Credo sia questo che lo rende un regista eccezionale”, racconta Hoberman.

“Conosco David da un paio di anni ed era da un po’ che desideravamo lavorare assieme. Non appena mi sono seduto a discutere con lui, ho visto ed ho sentito la sua passione per questo film”, commenta il produttore  Ryan Kavanaugh. E aggiunge, “Voleva usare un approccio molto artistico ma capiva anche che si trattava di una storia commerciale. Gli abbiamo detto di mantenere un cuore e un’anima, ma anche che avevamo bisogno di dare al film un tocco alla ‘Rocky’. E lui ci ha dato tutto ciò che volevamo”.

Aggiunge Lieberman:  “David ha conferito a questo materiale grande charme e senso dello humour. Capiva che questi personaggi, nonostante i loro difetti, sono divertenti e simpatici, e  ci ha aiutato a portare tutto questo sullo schermo”.

Russell vedeva The Fighter anche come una storia d’amore. Ha affrontato questa vicenda non solo come la storia dei fratelli Micky e Dicky, ma anche il tentativo da parte di Micky di far riconciliare la sua famiglia con la donna che ama, ed ha messo l’elemento di Charlene e della famiglia al centro della narrazione. “The Fighter parla di persone estremamente umane, troppo umane, come chiunque di noi”, racconta. “Questa è la migliore tipologia di personaggi cinematografici che si possa avere. I personaggi di Lowell sono molto autentici. Lowell è una particolarissima cittadina di operai vicino a Boston e questa famiglia è una delle più importanti di questa località. Hanno uno stile di vita molto particolare. La madre è una forza della natura, con i suoi capelli tinti di biondo, con la sigaretta e il bicchiere sempre in mano; è lei che gestisce la carriera dei figli, da oltre vent’anni. Poi c’è Dicky, che è il più grande eroe di Lowell dai tempi di Jack Kerouac.

Dicky è un ragazzo carismatico, gentile, ma anche piuttosto insolente. E poi c’è suo fratello minore, Micky, che è disciplinato e tranquillo e non riesce a trovare il modo di separarsi dalla sua famiglia”.

Prosegue:  “Volevamo raccontare la storia di queste persone e del loro mondo. Per certi versi sono commoventi, per certi altri versi sono esilaranti, ma comunque, sono sempre molto, molto realistici”.

Per scrivere le prime versioni della sceneggiatura, gli sceneggiatori Paul Tamasy, (che è anche produttore del film), ed Eric Johnson, (che è anche produttore esecutivo), hanno trascorso molto tempo a Lowell, intervistando tutti coloro che erano collegati alla storia: ossia una buona parte della comunità. Sin dagli anni ’20, Lowel  era stata uno dei maggiori centri manifatturieri dell’East Coast, ma poi  la città ha vissuto un periodo di grande crisi, durante il quale tutte le sue industrie avevano iniziato a chiudere. A quei tempi la boxe divenne un’occasione di sfogo per molti dei giovani della città, e il ring divenne uno degli ultimi luoghi dove i giovani potevano sperare di sfondare.

“C’erano qualcosa come 30 centri per la boxe a Lowell”, spiega Johnson.  “La boxe era vista come un mezzo per ottenere una vita migliore e uscire dalla povertà. Dopo la chiusura delle fabbriche ci furono anni di  disoccupazione e la boxe divenne una grande opportunità”.

Tamasy nota che la famiglia Ward/Eklund rappresentava a quei tempi la famiglia di Lowell per eccellenza.  “Sono molto rappresentativi della città, per il modo in cui erano strettamente legati tra di loro e per il fatto che erano fermamente convinti che la famiglia fosse un’ancora”, racconta.

Dopo che Johnson e Tamasy ebbero pronta una prima bozza della sceneggiatura, Russell continuò a lavorare assieme allo sceneggiatore Scott Silver, autore della sceneggiatura del film 8 Mile, con Eminem.

Man mano che la produzione del film si avvicinava sempre più, appariva chiara a Russell la necessità di coinvolgere l’intera famiglia Ward/Eklund, oltre che la città di Lowell, nella produzione del film; perché grazie ad essi sarebbe stato possibile conferire un maggiore livello di realismo alla storia.

“Volevamo rispettare l’identità di quelle persone e, allo stesso tempo, rimanere fedeli alla storia”, riflette Russell, “e loro ci hanno fornito grande ispirazione”.

Micky Ward parla di Russell:  “Sin dall’inizio ci ha detto che voleva rimanere il più fedele possibile a questa storia.  Ascoltava me e Dicky e non ha mai temuto di provare qualcosa di nuovo”.

IRISH THUNDER:

MARK WAHLBERG E’ MICKY WARD

Quando è arrivato il momento di scegliere l’attore che avrebbe interpretato Micky Ward – il pugile perdente, soprannominato “Irish Thunder” dopo una sorprendente sequela di match da lui vinti – non c’era alcun dubbio riguardo al fatto che  Mark Wahlberg avrebbe interpretato il ruolo.

Era da tanto, infatti, che Wahlberg voleva fare un film sui fratelli Micky Ward e Dicky Eklund, e infatti in passato aveva già contattato i due con l’idea di fare un film. In The Fighter, Wahlberg figura anche in veste di produttore.

Molto tempo prima che il film ottenesse il via libera, Wahlberg aveva già iniziato ad allenarsi strenuamente per questo ruolo. Per tre anni, ha portato con sé il suo allenatore, che lo ha seguito nel corso di tutti gli altri progetti cinematografici a cui l’attore ha partecipato, aiutandolo ad allenarsi costantemente. “Spesso ciò significava alzarsi alle quattro di mattina”, racconta, “andare in palestra per due ore, fare la doccia, e poi recitare in un altro film”.

Il produttore Ryan Kavanaugh aggiunge, “Mark ha dimostrato un’incredibile passione per questo film, per molti, molti anni. Mark ci credeva profondamente ed è diventato Micky Ward in tutti i sensi”.

Bo Cleary ha fatto lavorare Wahlberg con dei veri sparring partners.  Wahlberg riassume così la sua esperienza:  “Ogni giorno vivevo e respiravo la boxe. Sapevano quali fossero le aspettative di Micky, e anche le mie erano altrettanto alte. Volevo risultare credibile da ogni punto di vista, anche da quello della boxe.  Non volevo dovermi affidare al montaggio e alle coreografie”.

Il risultato è che quando sono iniziate le riprese, Wahlberg aveva raggiunto la condizione fisica dei pugili professionisti.

“Mark è entrato dentro Micky”,  racconta David O. Russell.  “Si muoveva come lui, si vestiva come lui ed ha ricreato il suo stile pugilistico alla perfezione.  Ma la cosa più importante è che lo ha compreso appieno. Proprio come Micky, anche la famiglia di Mark ne ha passate tante. Come Micky, anche lui non si arrende mai. Ha la sua stessa intensità. Si tratta di un’intensità molto calma e inquietante, e quando scoppia è estremamente potente”.

Prosegue: “Mark è stato un vero combattente, è stato anche in prigione diverse volte in passato, perciò ha portato con sé una grande dose di realismo.  Mark ha elevato molto il livello grazie all’enorme impegno che ha messo in questo ruolo. E grazie a lui anche tutti gli altri si sono impegnati molto, partendo dal truccatore fino ad arrivare al regista”.

Il vero Micky Ward era emozionato all’idea che un attore del carisma e della bravura di Wahlberg avrebbe interpretato il suo ruolo.  “Mi piace anche il fatto che sia un normalissimo ragazzo di Dorchester e che conosca la mia storia. Anche lui viene dalla strada”, conclude Ward.

Ward, vincitore del titolo Mondiale del 2000 contro Shea Neary, e vincitore di due “Fights of the Year” per aver battuto Arturo Gatti e di un “Fight of the Year” per aver battuto Emanuel Burton, racconta di essere stato molto impressionato dal grande impegno dimostrato da Wahlberg nella preparazione del ruolo.  “Si è impegnato moltissimo”, racconta Ward. “Grazie alla sua perseveranza e al suo impegno, Mark ha aiutato moltissimo la realizzazione di questo film. Non so come ringraziarlo per questo”.

Ma soprattutto, Ward è rimasto colpito dall’impegno dimostrato da Wahlberg nell’ottenere la forma fisica necessaria e imparare tutte le particolari tecniche della boxe utilizzate da Ward. “E’ riuscito a ricreare tutte le mie mosse sul ring”, lo elogia Ward.  “Io ho l’abitudine  di darmi un colpo sulla testa e poi sferro il mio gancio sinistro al fegato, e credo che Mark abbia fatto male a più di uno dei suoi sparring partners in palestra, nel tentativo di imparare lo stesso movimento”.

Ward ha anche condiviso il ring con Wahlberg in occasione di qualche incontro di allenamento.  “Colpisce molto forte e sa come far male”, afferma Ward dell’uomo che ha imparato ad emulare il suo stile.  “Mi ha osservato fin troppo bene!  Il giorno dopo ero sempre pieno di lividi”.

HARD KNOCKS:

CHRISTIAN BALE E’ DICKY EKLUND

Se Wahlberg sembrava predestinato ad interpretare il ruolo di Micky Ward, bisognava ancora trovare il giusto interprete per tenergli testa nel ruolo di Dicky Eklund.

David O. Russell e Mark Wahlberg erano entrambi d’accordo sul fatto che bisognasse trovare un attore di straordinaria abilità, qualcuno capace di arrivare al cuore di un personaggio complicato, affascinante, divertente, di grande talento, che però è anche un eroe distrutto, e in cerca di redenzione.

Dicky era un personaggio caratterizzato da molti livelli. Come pugile, era conosciuto per la sua tenacia di ferro, la sua strategia e la sua incredibile velocità. Tra gli amici di Lowell, era famoso per il suo carisma, per il suo senso dello humour e per la sua gentilezza. Per le strade, era prigioniero di una vita violenta fatta di dipendenze, che alla fine lo hanno fatto finire in prigione con una condanna dai 10 ai 15 anni.  Christian Bale, famoso per la sua capacità di penetrare i suoi personaggi – dal tenebroso supereroe Batman in Il Cavaliere Oscuro a John Conner in Terminator Salvation – è stato capace di conferire tutte queste qualità alla sua performance.

“Avevo visto Christian fare cose piuttosto stupefacenti dal punto di vista fisico ed emozionale, come attore”, racconta Wahlberg.  “Pensavo che sarebbe stato perfetto”, racconta Wahlberg .

“Christian era perfetto perché è uno di quegli attori camaleonti in grado di trasformare completamente se stesso”, racconta Russell.  “Ha trascorso molto tempo assieme al vero Dicky Eklund, ed è diventato lui”.

“Christian ha visto il materiale e gli è subito piaciuto”, ricorda David Hoberman.  “Voleva davvero impegnarsi in questo ruolo, e sapevamo che era questo quello che ci voleva per raccontare la storia di Dicky”.

Dicky Eklund e Micky Ward erano altrettanto soddisfatti della scelta.  “Quando Christian ha accettato di far parte del film, Dicky era così felice”, ricorda Ward.  “Se aveste conosciuto Dicky e aveste visto Christian, avreste pensato che si trattava della stessa persona. E’ stato incredibile”.

Bale era attratto dal mondo interiore di Eklund, fatto sia di demoni che di grande charme, e non vedeva l’ora di conoscerlo.  “Dicky è un personaggio incredibile”, spiega”.  “Ero molto felice di poterlo conoscere. Aveva un talento straordinario, e non credo che lo apprezzasse appieno, ma era anche una persona attratta dagli estremi. Aveva degli alti e dei bassi.  Dicky aveva un talento naturale, era capace di bere tutta la notte e poi di saltare sul ring la mattina successiva, ma dopo un po’ è un tipo di vita che ti distrugge, e lui non ha mai potuto sviluppare pienamente il suo potenziale. Avrebbe potuto essere un grande campione. Comunque ha sempre avuto un gran cuore”.

“Questi due fratelli erano ai due opposti”, racconta.  “Micky era una persona che pensava solo a lavorare duramente ed era estremamente disciplinato.  Erano talmente agli antipodi che Micky ha lavorato come guardia carceraria nella stessa prigione in cui è stato rinchiuso Dicky. Eppure erano molto uniti. Avevano un gran bisogno l’uno dell’altro. Hanno fatto dei percorsi molto diversi nella loro vita, ma alla fine non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto senza il reciproco aiuto”. 

Bale ha iniziato a prepararsi per il ruolo iniziando dall’aspetto fisico, dimagrendo di quasi 12 chili e mettendo su un corpo molto muscoloso. Anche lui ha iniziato a fare dei seri allenamenti di boxe, lavorando con il vero Dicky Eklund per apprendere le sue mosse caratteristiche. Bale, che è un esordiente nel campo della boxe, racconta di come abbia imparato a pensare come un pugile.

“Sul ring, devi imparare a calmare la mente, bisogna evitare di combattere in modo animalesco. Bisogna calmarsi e abbassare il ritmo cardiaco, ma una volta che  inizi ad allenarti è un qualcosa che crea una vera e proprio dipendenza”, ammette Bale. 

Bale ha trascorso sempre più tempo assieme a Dicky mentre si preparava per il ruolo.  “All’inizio ero preoccupato che sarebbe stata dura averlo con noi sul set, ma poi non è stato affatto così”, racconta Bale.  “Non sopporterei in silenzio di vedere qualcuno che interpreta me stesso, invece Dicky lo ha fatto, si fidava di come lo avrei interpretato”.

Micky Ward racconta di essere rimasto colpito nel vedere come sia stato interpretato suo fratello. “Si intuiva quanto impegno Christian avesse profuso nell’interpretazione del personaggio”, racconta Ward.  “Guardava Dicky e lo studiava. Non diceva molto. Christian non è una persona di molte parole. Credo faccia tutto nella sua mente, ma è riuscito a penetrare a fondo nel ruolo. Credo che interpreti Dicky meglio di Dicky stesso. E’ stato davvero divertente da guardare”.

Tutti sul set sono rimasti colpiti vedendo il modo in cui Bale ha dato vita al ruolo di Dicky, specialmente nel suo rapporto con Wahlberg. Racconta Todd Lieberman:  “Christian ha ricreato i movimenti di Dicky alla perfezione, il modo in cui parla, e poi l’alchimia che ha con Mark non è molto diversa da quella che avevano Micky e Dicky nella vita reale.  Il risultato finale è qualcosa di stupefacente. Interpreta il ruolo di una persona che ha molti difetti, che ha un grande talento innato e che essenzialmente getta tutto via a causa delle droghe. E poi nel tentativo di redimersi, capisce che il suo rapporto con il fratello è ben più importante delle sue aspirazioni e dei suoi obbiettivi. E’ qualcosa di molto potente”.

Per David O. Russell, una delle cose più importanti era riuscire a catturare il modo in cui Dicky è sempre stata una figura centrale nella città  di Lowell, qualcuno che quasi tutti conoscevano, ammiravano e avevano a cuore e Bale, racconta, è riuscito a dar vita a tutto ciò.  “Christian è una persona molto tranquilla, ma nell’interpretazione di Dicky, è riuscito a diventare un tipo molto intenso a cui piace parlare con la gente ovunque si trovi. Dicky è amico di quasi ogni abitante di Lowell. E’ come un sindaco. E Christian si è trasformato in lui”.

AMY ADAMS E’ CHARLENE

Per il ruolo di  Charlene, la barista fidanzata di Micky, David O. Russell si è rivolto ad Amy Adams, che si è imposta all’attenzione di Hollywood grazie a due performance molto diverse, entrambe nominate agli Oscar, in Junebug e ne Il Dubbio.  Adams era molto attratta dalla possibilità di lavorare assieme a Russell.

“Avevo conosciuto David in un altro film”, ricorda la Adams, “E volevo lavorare con lui. E poi lui mi ha chiamato e mi ha offerto questa parte. Ho letto una sola scena e ho capito che avrei voluto interpretare Charlene.  Ero molto emozionata all’idea”.

Adams era felice anche per l’opportunità di interpretare un personaggio diverso da quelli che aveva affrontato fino ad ora. Come racconta lei stessa: “Il personaggio di Amy è una dura. Ed è proprio quello che ci vuole per aiutare Micky. Ci voleva qualcuno duro come lei per aiutarlo ad allontanarsi da questa folle famiglia, che è tanto distruttiva quanto costruttiva”.

“Amy è arrivata addirittura a cambiare il tono della sua voce. Amy generalmente è una persona molto gentile, ma una volta entrata nel ruolo di Charlene ha smesso di sorridere e di essere amichevole. Un giorno le ho detto ‘Cosa c’è che non va?’ e lei ha risposto ‘Niente. Sto semplicemente entrando nel mio personaggio.’ Lei era sempre nel personaggio. E’ stata favolosa, e il suo  personaggio è diventato così potente e inquietante”.

Aggiunge Todd Lieberman:  “E’ stato favoloso vedere i due lati di Amy. Lei possiede dei tempi comici perfetti, ma è anche un’attrice drammatica estremamente sensibile. Il suo è un personaggio molto piacevole e affascinante, ma è anche molto inquietante”.

“Siamo stati molto fortunati ad avere Amy”, conclude Mark Wahlberg.  “Sapevo che sarebbe stata perfetta per questo ruolo”.

La ciliegina sulla torta per la Adams è stato poter collaborare con un cast di attori stellari.  “Sono stati tutti molto gentili e  generosi”, racconta.  “Mi sono divertita tanto a lavorare assieme a Mark e tutti hanno contribuito molto al loro personaggio. Christian è incredibile, e con Melissa ho fatto amicizia anche fuori dal set”.

Per la Adams lavorare assieme a Russell è stata fonte di grande ispirazione. “Aveva sempre delle ottime idee per il personaggio di Charlene”.

L’attrice ha anche avuto occasione di incontrare la vera Charlene. “Avrei voluto trascorrere più tempo assieme a lei, ma ho visto dei nastri e ho parlato con tanta gente che l’ha conosciuta”, racconta.

Il vero Micky Ward concorda sul fatto che la Adams sia stata la scelta perfetta per potare sua moglie sul grande schermo.  “Ha interpretato Charlene alla perfezione”, conclude.

MELISSA LEO E’ ALICE WARD

L’attrice nominata agli Oscar Melissa Leo completa il cast del film, nel ruolo di Alice Ward, la madre-manager di Micky e Dicky.  Leo è famosa per aver interpretato per lungo tempo un ruolo nell’acclamato show televisivo “Homicide”, oltre ad essere stata tra i protagonisti di una serie di drammi indipendenti. E’ stata lei la prima scelta di Wahlberg per il ruolo di uno dei personaggi più intensi e consistenti del film.

“Avevo visto Melissa in Frozen River-Fiume di Ghiaccio e ho detto ‘è questa la persona che dovete scegliere”, racconta Wahlberg.

Indossare i tacchi alti, i vestiti attillati e leopardati di Alice e sfoggiare i suoi distintivi capelli biondo platino, è stato un grosso cambiamento per Melissa, che secondo David O. Russell è più una ragazza di campagna “con le infradito”. Ma la Leo si è impegnata in questo ruolo senza esitazioni.

Il regista prosegue: “Alice è un personaggio fantastico da interpretare. Ama i suoi figli, ma pensa di dover essere una dura perché il loro ambiente è quello della boxe. Alice crede fermamente nel fatto che la famiglia possa offrire protezione, che solo la famiglia possa garantirti che non verrai derubato. E’ molto testarda e teme che Charlene possa portarle via Micky, ma le sue sono sempre intenzioni buone”.

Leo è rimasta colpita dal personaggio, soprattutto quando ha avuto occasione di incontrare la vera Alice. “Quando ho incontrato Alice, ho sentito una grande responsabilità”, racconta.  “E’ così diversa da me. Perciò è stata dura interpretarla, e devo ringraziare molte persone per avermi aiutato in questo: Johnny, che si è occupato dei miei capelli e Trish che si è occupata del makeup, e poi Mark Bridges che ha creato i costumi e, ovviamente, anche David O. Russell”.

Particolarmente interessante per la Leo era il rapporto tra Alice e Charlene, la donna di suo figlio.  “Il rapporto tra Alice e Charlene è molto interessante”, spiega.  “Credo sia quello che succede quando un figlio finisce per stare con una donna che assomiglia molto a sua madre. Quando accade questo, la madre e la moglie non hanno certo un rapporto facile”.

Forse la parte più divertente è stata interpretare l’influenza materna su Mark Wahlberg e Christian Bale.  “Conoscere Christian e Mark è stata la parte più bella di questo lavoro”, afferma.  “La cosa bella di Alice”, riassume la Lieberman, “è che si più solo affermare che qualsiasi cosa abbia fatto l’ha fatta solo per amore dei suoi figli”.

Completa il cast un gruppo di attori di talento, tra cui Jack McGee (“Rescue Me”), nel ruolo del padre di Micky, “Jack è stato fantastico, “racconta Russell.  “E’ così vero e così autentico. Lui viene dal Bronx e perciò capisce bene chi siano queste persone”.

Un altro ruolo interessante, è quello di Mickey O’Keefe, il poliziotto di Lowell che ha aiutato  Micky ad allenarsi e che si scontra con Dicky a causa del suo stile di vita, e che è interpretato dal vero O’Keefe, il quale lavora a Lowell come poliziotto da oltre 30 anni.

“E’ stata un’idea di  Mark quella di scegliere proprio Mickey”, spiega Russell.

Oltre a Mickey O’Keefe, anche la vera sorella di Micky Ward è stata scelta per un ruolo chiave del film. “Dovevamo avere loro nel film”, racconta Russell.  “Sono delle persone meravigliose”. E poi oltre a tutti loro, anche il vero zio di Micky Ward appare nel film.

AL LATO DEL RING:

RICREARE I VERI COMBATTIMENTI DI MICKY WARD

The Fighter è sia una storia familiare che una storia di boxe, e David O. Russell era intenzionato a catturare l’agonia e l’estasi degli storici incontri di boxe di Micky, nella maniera più viscerale e realistica possibile. Non voleva né romanticizzare “la dolce scienza” della boxe, né coreografare eccessivamente i combattimenti, ma renderli realistici, al pari dei documentari.

E non è stato certo un compito facile, perché il film è stato girato molto rapidamente, in soli 33 giorni, ma Russell racconta che questo non ha fatto altro che aiutare a elevare il livello di attenzione e di intensità. Alla fine, tutte le scene che si svolgono sul ring sono state girate in un paio di giorni, all’inizio della produzione.

Poiché i tre principali combattimenti che appaiono nel film, originariamente sono andati in onda sulla HBO, i filmmakers hanno deciso di chiamare una vera truppe della HBO per fare dei filmati con le stesse tecniche che la HBO generalmente utilizza per filmare i popolari combattimenti che trasmettono sulla loro rete. (Un quarto combattimento è stato girato in maniera meno eclatante, senza le telecamere della HBO).

Mark Wahlberg racconta che una delle ragioni per cui il loro piano ha funzionato è che all’inizio delle riprese, lui era nella sua condizione fisica migliore. Successivamente, ha iniziato a mettere su peso per girare la parte del film in cui Micky è più robusto, ma l’elemento più importante delle scene di boxe, secondo Wahlberg, era dare al pubblico il senso del coraggio fisico di Micky Ward e del suo incredibile gancio sinistro, che sbucava dal nulla, proprio quando sembrava che Micky fosse definitivamente battuto.

“Volevo che il film avesse alcune delle scene di boxe più realistiche mai viste sullo schermo.  E’ questo il mio obbiettivo”, racconta Wahlberg, che confessa di aver visto ogni singolo incontro di Micky Ward “almeno un centinaio di volte”.

L’attore non si è mai risparmiato durante le riprese del film. “Volevamo ricreare i veri combattimenti, perciò abbiamo preparato alcune coreografie, ma per rendere il tutto più reale volevamo che alcuni dei colpi fossero veri”, e confessa.  “Ci sono state delle volte in cui non ci picchiavamo davvero, ma altre volte in cui le prendevamo sul serio”.

Wahlberg ha perfezionato le mosse per le quali Ward era celebre: come quella in cui abbraccia l’avversario e poi lo manda a tappeto con dei colpi al corpo precisi e mirati.

“Volevamo catturare tutto ciò che rendeva Micky così atipico”, racconta Russell. “Ci sono molti pochi pugili che riescono a mettere al tappeto l’avversario con dei colpi al corpo come i suoi. Aveva uno stile molto particolare, che rappresentava molto bene la sua personalità”.

“Abbiamo studiato i nastri dei combattimenti e abbiamo lavorato per imparare tutte le mosse, per perdere o mettere su peso, e in sostanza per assomigliare il più possibile ai ragazzi che stavamo interpretando”, spiega Molinari.

Nel film, nel ruolo di se stesso, troviamo anche la leggenda della boxe Sugar Ray Leonard, e Mark Wahlberg non ci ha messo molto a convincerlo a partecipare.  “L’ho semplicemente chiamato e gli ho detto ‘Ray, ho bisogno di te,” racconta Wahlberg.  “Tutti dicevano che non avremmo mai avuto il vero Sugar Ray nel film e che avremmo dovuto cercare qualcuno più giovane. E io dicevo che Sugar Ray sembra ancora un venticinquenne!”

“Volevamo che il pubblico potesse avvertire il sudore”, conclude il regista.  “Non volevamo fare un film stilizzato. Volevamo che sembrasse reale”.

UNA CITTA’ DI OPERAI:

GIRARE A LOWELL

Quando è arrivato il momento di scegliere la location delle riprese di The Fighter è subito apparso chiaro che dovesse essere Lowell, nel Massachusetts, la vera città natale di Micky Ward e Dicky Eklund, ad essere scelta. Lowell diviene, così, un altro dei personaggi della storia.

Situata lungo le rapide del Fiume Merrimack, a 30 miglia a nordovest di Boston, Lowell, è stata la prima comunità industriale pianificata della nazione, un centro manifatturiero tessile che ha attirato grandi flussi di manodopera da Irlanda, Canada, Germania, Polonia, Portogallo, Lituania e da altre nazioni.

Ma dopo gli anni del boom, arrivò una lunga crisi, e solo oggi la situazione ha iniziato a migliorare.  Ancora oggi la città ha conservato la sua atmosfera cordiale, caratterizzata da un melting pot di nazionalità diverse, dai suoi edifici a forma di ferro da stiro, dalle vibranti strade urbane, e da quello stesso spirito operaio che aiutò Dicky, e poi Micky, a trovare la fama sul ring.

“Credo che tutti sentissimo la necessità di girare il film a Lowell”, racconta David O. Russell.  “Quando si chiede alla gente del Massachusetts di Lowell, li vedi sollevare le sopracciglia.  E’ un posto molto intenso, molto particolare. E’ stato il cuore della Rivoluzione Industriale e le sue fabbriche risalgono al 18° secolo.  La gente di lì è molto fiera della sua identità.  Sono dei duri, ma sono anche persone molto gentili”.

“Anche l’architettura è molto particolare”, prosegue.  “Ci sono delle strane intersezioni formate da cinque strade e gli edifici hanno la caratteristica forma a ferro da stiro.  E’ una città unica che non sarebbe possibile riprodurre in nessun’altra parte del mondo”.

Russell ha lavorato assieme ad un team di artisti, tra cui il direttore della Fotografia danese  Hoyte Van Hoytema – che ha lavorato nel film indipendente di successo Lasciami Entrare –  la scenografa Judy Becker – tra i cui film figurano Brokeback Mountain e The Extra Man – e il costumista Mark Bridges – che di recente ha lavorato in Il Petroliere di Paul Thomas Anderson – i quali lo hanno aiutato a catturare l’energia della città.

Van Hoytema ha migliorato sia il dinamismo che l’intimità della storia girando quasi interamente per mezzo della Steadicam, e utilizzando la nuova Aaton Penelope 2-Perf 35mm, che permette una maggiore flessibilità, senza dover ricorrere al digitale.

Becker ha usato quante più location autentiche possibile, tra cui la West End Boxing Gym di Lowell, di proprietà di Art Ramalho, che è stato l’allenatore di entrambi i fratelli, all’inizio della loro carriera.

La Tsongas Arena di Lowell è stata usata per girare i principali incontri che appaiono nel film.  “Quando abbiamo girato gli incontri era incredibile vedere quante persone volessero partecipare alle riprese apparendo come pubblico dello stadio”, racconta Wahlberg.  “La gente voleva vedere cosa stava accadendo e ne voleva far parte”.

Per le riprese, Judy Becker ha utilizzato una casa a tre isolati dalla vera abitazione dei fratelli, decorandola esattamente come l’originale, ed ha utilizzato anche un appartamento che era stata la casa di alcuni dei veri parenti di Micky, per ricreare l’appartamento in cui egli ha vissuto mentre cercava di ricominciare la sua carriera di pugile.

Altrettanto realismo è stato conferito da Mark Bridges ai costumi da lui creati per il film:  “E’ un film ambientato negli anni ‘80, e inizio ’90, e a quei tempi si indossavano vestiti sgargianti e delle grandi acconciature. In una città come Lowell, questo tipo di moda tende a durare di più rispetto alle grandi città.  Si tratta di un universo molto particolare”.

Tutto ciò ha creato la giusta atmosfera per il film ed ha aiutato a inspirare le performance degli attori.

Forse la parte migliore dello girare a Lowell è stato il fatto di poter coinvolgere la comunità nella produzione, proprio come è stata coinvolta nelle vite dei fratelli.  “A Lowell c’è questo forte orgoglio tra la gente che conosce questa storia, che ama questa famiglia, e credo che siamo riusciti a mettere tutto ciò nel film”.

Secondo Russell, Lowell era indispensabile.  “Girare a Lowell è stato un dono. Credo che per i veri protagonisti della storia sia stato molto emozionante vedere le loro vite interpretate da questi attori.”.

Le riprese sono state un’esperienza quasi familiare, hanno creato grande coesione tra tutti quelli che hanno lottato per raccontare questa storia. “E’ questo che accade nelle famiglie”, conclude Russell. “Non importa cosa accade a Dicky e Micky, non importa quanto litighino tra di loro, alla fine rimangono uniti ed è per questo che vincono proprio quando nessuno pensava che ce l’avrebbero fatta”.

Per il vero Micky Ward, partecipare a una produzione che ha fatto rivivere la sua famiglia  e la loro incredibile carriera nell’ambito del pugilato è stato meraviglioso.

“E’ stato bello far parte di tutto ciò”, riassume.  “Credo che il film dimostri che anche se le cose vanno male, se non ti arrendi, se rimani accanto alle persone che ami e se fai la cosa giusta, prima o poi arriverà qualcosa di buono. Ne sono la prova vivente”.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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