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Edicola – “Le Scienze” n°512, aprile 2011: “A pochi secondi dal sisma” 02/04/2011

Posted by Antonio Genna in DVD, Le Scienze, Libri, Scienza e tecnologia.
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Ecco la copertina, i principali contenuti ed una descrizione degli allegati facoltativi del numero 512 – Aprile 2011 del mensile “Le Scienze”, edizione italiana del prestigioso “Scientific American”, in edicola da oggi. La rivista è pubblicata dal Gruppo Editoriale L’Espresso ed in vendita al prezzo di 3,90 €.

A pochi secondi dal sisma

Nel prossimo futuro, la crescita dell’urbanizzazione porterà sempre più persone in città ad alto rischio sismico in ogni parte del mondo. Ma se non è possibile prevedere i terremoti, che cosa si può fare per prevenire vittime e danni a infrastrutture in caso di eventi sismici? Su «Le Scienze» di aprile, in occasione del secondo anniversario del terremoto che ha colpito L’Aquila, pubblichiamo un articolo di ricercatori italiani in cui si illustra il funzionamento di sistemi di rilevamento precoce di eventi sismici grazie ai quali è possibile mitigare i danni causati da un sisma e salvare vite umane.

Questi sistemi sono basati su una rete di sensori distribuiti su un determinato territorio a rischio e rilevano i primissimi segnali di un sisma, mettendo in moto meccanismi di allarme che possono anticipare di decine di secondi l’arrivo delle scosse più violente e distruttive. Reti simili sono già operative in alcune parti del mondo, per esempio in Giappone, dove il terremoto dello scorso marzo è stato un impegnativo banco di prova. Altri sistemi, uno dei quali in Campania, sono in fase di sperimentazione ma potrebbero diventare presto operativi.

I contenuti di questo numero:

Edicola

Lavori in corso

Scienza per immagini
Segnali nella tempesta

di Carl Schoonover

Intervista
Alla ricerca dell?olfatto

di Letizia Gabaglio

Made in Italy
Rivestimenti intelligenti

di Letizia Gabaglio

Scienza e filosofia
La lezione degli orangutan

di Telmo Pievani

Appunti di laboratorio
Quando lo sguardo valuta il mondo

di Edoardo Boncinelli

Il matematico impertinente
Una storia italiana

di Piergiorgio Odifreddi

Astri & Particelle
Pianeti a gogò

di Roberto Battiston

Homo sapiens
Storia di fossili e di iene

di Giorgio Manzi

Scienza news

La vita intima del genoma
di Tom Misteli
Il funzionamento dei nostri geni in condizioni di salute e di malattia è influenzato dalla loro disposizione e dal modo in cui si muovono nello spazio tridimensionale del nucleo cellulare

A pochi secondi dal sisma
di Iunio Iervolino, Paolo Gasparini, Gaetano Manfredi e Aldo Zollo
I sistemi di rilevamento precoce dei terremoti permettono di far scattare un allarme in grado di mitigarne i danni e salvare vite umane

L’universo può smentire Einstein?

di Alessandro Melchiorri e Margherita Cappelletto
L’energia oscura è essenziale per descrivere il cosmo secondo la relatività generale, ma è anche un bel problema per gli scienziati, i quali iniziano a pensare che Einstein avesse torto

Linguaggio e pensiero

di Lera Boroditsky
Le lingue che parliamo influenzano la nostra percezione del mondo.

Come risolvere la crisi dell’obesità

di David H. Freedman
La scienza ha scoperto molti aspetti dei processi metabolici che influenzano il peso, ma la chiave per sconfiggere l’obesità potrebbe essere nel comportamento delle persone

Un satellite per tutte le tasche
di Alex Soojung-Kim Pang e Bob Twiggs
Mini strumenti standardizzati e a basso costo stanno mettendo gli esperimenti spaziali alla portata di tutti

La mente oltre il corpo
di Miguel A. L. Nicolelis
Nel suo nuovo libro, un neuroscienziato ipotizza un futuro in cui controlleremo macchine e protesi con le onde cerebrali e uniremo le nostre menti per formare reti sociali oggi impensabili

Rivoluzione blu

di Sarah Simpson
Nuovi allevamenti di pesce in mare aperto e operazioni più pulite lungo la costa potrebbero fornire al mondo la ricca riserva di proteine di cui ha tanto bisognosi.

L’amico degli invasori
Intervista di Brendan Borrell
Secondo l’ecologo Mark Davis, le specie aliene non sono un grave pericolo per le specie indigene, come invece pensano altri scienziati

Coordinate
L’avanzata dell’energia pulita

Mark Fischetti

Rudi matematici
Niente è come sembra

di Rodolfo Clerico, Piero Fabbri e Francesca Ortenzio

Libri & tempo libero

Povera scienza
Bufale d’Oltrecortina

di Paolo Attivissimo

Pentole & provette
Kamut®, un grano di origine incerta

di Dario Bressanini

Inoltre, con Le Scienze di aprile 2011, a richiesta e a pagamento:

– il DVD “Il mondo senza di noi”, un’interessante produzione di History Channel che avevo recensito in questo post.

La Terra ha bisogno di noi? Come si trasformerebbe se la nostra specie sparisse all’improvviso? Uno studio del genere è impossibile da proporre in laboratorio; serve fantasia, o meglio sono necessarie tanta curiosità e solide basi scientifiche per portare a termine un esperimento mentale. Qualche tempo fa Alan Weisman, saggista scientifico e professore associato di giornalismo all’Università dell’Arizona, ha accettato la sfida e ha scritto un libro, Il mondo senza di noi, pubblicato in Italia da Einaudi e poi diventato documentario, in cui immagina che cosa accadrebbe alla città di New York se gli esseri umani semplicemente non ci fossero più. L’esperimento di Weisman può essere considerato da un altro punto di vista complementare al precedente, e cioè come un tentativo di capire qual è l’impatto della nostra specie sull’ambiente. Un po’ come una cartina tornasole.
In allegato a richiesta con il numero di aprile di «Le Scienze» pubblichiamo il DVD del documentario Il mondo senza di noi, anche per partecipare alla Giornata mondiale della Terra, celebrata dalle Nazioni Unite il 22 aprile. Probabilmente i lettori di «Le Scienze» avranno già un’idea dell’esperimento mentale di Weisman, che avevamo anticipato in un articolo a firma dello stesso saggista pubblicato nel settembre 2007. Lo scenario, come detto, è New York. Due giorni dopo la nostra scomparsa, secondo Weisman, si allagherebbe la metropolitana, il primo di una lunghissima serie temporale di eventi, visto che nell’esperimento si arriva a miliardi di anni dopo la nostra uscita di scena. L’atto finale è la distruzione della Terra da parte del Sole. Ma tra l’inizio e la fine dell’esperimento di Weisman ci sono cambiamenti climatici, nuove forme di vita che dominano il pianeta e la lenta distruzione di ogni testimonianza dell’umanità. Siamo sicuri di essere necessari per il mondo?

– il 48° titolo della collana “Biblioteca delle Scienze”, il libro “Splendori e miserie del cervello” di Semir Zeki.

Con buona pace degli umanisti, le neuroscienze stanno indagando sempre più a fondo i processi mentali grazie a cui ci facciamo un?i dea del mondo e che riguardano categorie per lungo tempo considerate esclusive delle cosiddette scienze umanistiche (che poi in realtà di metodo scientifico avevano ben poco). Non è una mera questione di lesa maestà, ma qualcosa in più: è la capacità di spiegare la natura umana da una prospettiva senza uguali nella storia della nostra specie.
Uno dei protagonisti di questo cambiamento epocale è Semir Zeki, neuroscienziato britannico con una cattedra allo University College di Londra e già fondatore dell?Istituto di neuroestetica a Berkeley. La sua ultima fatica intellettuale è Splendori e miserie del cervello, il libro in edicola a richiesta con «Le Scienze» di aprile, e illustra una tesi riassunta in questo passaggio dell?a utore: «Arte, amore e bellezza sono considerati in genere nozioni astratte, per quanto vi siano prove sempre più numerose che le esperienze da noi provate in questi campi hanno una correlazione diretta con l?attività di aree specializzate del cervello».
L?etichetta di facile riduzionismo potrebbe essere dietro l?angolo, ma basta affrontare le prime pagine per capire che quella di Zeki è una teoria con una base sperimentale, la cui solidità sembra aumentare con il crescere del numero delle ricerche in questo campo. I capitoli iniziali sono dedicati alle capacità di astrazione del cervello e a due elementi fondamentali nel ragionamento del neuroscienziato britannico: i concetti cerebrali ereditari e i concetti cerebrali sintetici acquisiti.
Nella definizione di Zeki, i concetti ereditari sono immutabili nel tempo, autonomi e alla base dell?organizzazione delle nostre esperienze. Per esempio è grazie a questi concetti che il nostro cervello riconosce i differenti colori confrontando la luce con diverse lunghezze d?onda riflessa dalle superfici circostanti. I concetti sintetici, invece, si formano grazie alle esperienze che viviamo e sono paragonati da Zeki alle idee platoniche, ed è grazie a loro, o forse per colpa loro, che inseguiamo ideali di perfezione in alcuni casi irraggiungibili nel mondo reale.
Attenzione però, perché se per alcuni questa continua tensione alla perfezione ideale può essere fonte di frustrazione, per altri questa discrasia tra reale e immaginario può essere il motore primo della creatività umana e, in ultima analisi, delle opere memorabili che glorificano ogni ambito dell?arte, magri proprio per sfuggire alla mediocrità molesta della realtà. Impostata la tesi, arriva l?a nalisi. E così Zeki si avventura nel mondo dei capolavori dell?a rte, esplorando le sculture di Michelangelo, i quadri Paul Cézanne, le trame dei romanzi di Balzac ed Emile Zola.
Ma l?autore non si ferma all?estetica, punta dritto anche ai sentimenti, altro campo molto caro agli umanisti. Le ultime tappe del libro sono dedicate all?amore, altro magnifico esempio di tensione verso l?irraggiungibile mondo ideale a cui si sono ispirati artisti di ogni epoca e cultura. Il punto di partenza sono sempre grandi personaggi ? Dante, Petrarca, Platone, Richard Wagner ? del mondo dell?arte, ma al centro dell?analisi ci sono il sentimento amoroso e i meccanismi cerebrali che ne sono alla base.
La bellezza e l?amore, riassume Zeki, sono splendori per cui dobbiamo scontare una condanna miserevole: essere eternamente insoddisfatti. Del resto, non esistono pasti gratis in natura.

Infine, l’editoriale del direttore Marco Cattaneo.

Domare i terremoti

Avevamo messo in programma l’articolo di Paolo Gasparini e colleghi che trovate a p. 46 per ricordare il secondo anniversario del terremoto dell’Aquila, molto prima che gli schermi di tutto il mondo rimandassero le immagini dello spaventoso sisma che ha colpito il Giappone l’11 marzo.
Nel momento in cui andiamo in stampa il bilancio del terremoto e dello tsunami non è ancora definitivo, ma ci sono abbondanti elementi per alcune considerazioni che si sintetizzano in poche parole: allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non è possibile prevedere i terremoti, tuttavia si possono adottare misure per mitigarne le conseguenze.
Quanto alla previsione, la comunità scientifica è unanime. Ci sono alcuni precursori sismici promettenti, ma finora nessuno di essi ha permesso di localizzare in anticipo i terremoti nello spazio e nel tempo. Ce n’è uno, però, che consente di sapere dove – anche se non quando – potranno verificarsi sismi di vasta portata. Sono le serie storiche, che ci fanno conoscere quali sono le aree più sismiche del pianeta, in corrispondenza delle faglie, le linee dove si incontrano le placche tettoniche che compongono la crosta terrestre.
E ci offrono il primo strumento per impedire ai terremoti di causare danni eccessivi. In queste regioni – e in Italia le mappe dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia le hanno individuate da anni – gli edifici devono essere costruiti secondo rigorosi criteri antisismici. Come ha ampiamente dimostrato il terremoto dell’11 marzo in Giappone, dove i danni più devastanti sono stati generati dallo tsunami, non dal sisma.
Un secondo strumento è meno conosciuto, ma è stato ampiamente adottato in Giappone, e anche in questa occasione ha contribuito a salvare vite umane, riducendo le conseguenze del terremoto. È il sistema di allerta precoce, o early warning, basato sulla differenza di velocità tra le onde primarie generate dal sisma e le onde secondarie, più lente ma responsabili dei danni maggiori. Si tratta di una manciata di secondi, troppo pochi per le aree più prossime all’epicentro, ma sufficienti a rallentare la corsa dei treni ad alta velocità e a interrompere automaticamente l’attività di impianti industriali pericolosi.
Il gruppo di Gasparini ha studiato il sistema di allerta precoce giapponese. E ha messo a punto un’analoga rete di rilevamento per l’Italia, che ha sottoposto a test simulando un sisma simile a quello del 1980 in Irpinia e che attualmente è connessa al centro di controllo dell’Università «Federico II» di Napoli.
In un paese ad alto rischio sismico come il nostro, dovrebbe essere prioritario adottare tutte le misure possibili per mitigare le conseguenze dei terremoti, dai criteri architettonici alle reti di allerta precoce. Perché la memoria delle vittime dell’Aquila, e di tutte quelle che le hanno precedute, non finisca ancora una volta per scolorirsi in un fatalismo colpevole e impotente.

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Commenti»

1. Tommybond - 08/04/2011

Caro Antonio,il volume è il numero 48…


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