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Cinema futuro (1.246): “Offside” 08/04/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Offside”

Uscita in Italia: venerdì 8 aprile 2011
Distribuzione: Bolero Film

Titolo originale: “Offside”
Genere: commedia / drammatico
Regia: Jafar Panahi
Sceneggiatura: Jafar Panahi, Shadmehr Rastin
Musiche: Yuval Barazani, Korosh Bozorgpour
Durata: 88 minuti
Uscita in Austria: 26 maggio 2006
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, M. Kheyrabadi, Ida Sadeghi, Golnaz Farmani, Mahnaz Zabihi, Nazanin Sedighzadeh, M. Kheymeh Kabood, Mohsen Tanabandeh, Reza Farhadi, M. R.Gharadaghi

La trama in breve…
Chi sarà mai quel ragazzino un po’ strambo seduto in silenzio in un angolo di un autobus pieno zeppo di tifosi urlanti diretti allo stadio? In realtà non è un ragazzo, ma una ragazza travestita da uomo. E non è la sola, dal momento che la passione per il calcio accomuna tante donne iraniane.
Prima del calcio d’inizio, la ragazza viene arrestata e rinchiusa in una specie di recinto, proprio accanto alla stadio, insieme ad altre donne tutte travestite da uomini. Dopo la partita saranno consegnate alla buoncostume.
Ma prima di allora verranno addirittura sottoposte a tortura! Saranno infatti costrette ad ascoltare ogni grido d’incitamento e applauso provenienti dall’interno dello stadio, senza poter vedere con i propri occhi ciò che succede in campo. Ma ancor peggio, dovranno ascoltare una sorta di radiocronaca minuto per minuto fatta da un soldato che non capisce nulla di calcio. Nonostante questo, le ragazze non molleranno. E ricorreranno a qualunque stratagemma pur di riuscire ad assistere all’incontro.
Una commedia intelligente che racconta la battaglia per i diritti combattuta dalle donne in Iran.

JAFAR PANAHI su OFFSIDE
GENESI DEL PROGETTO
Nel 1997 l’Iran sconfisse l’Australia guadagnandosi la qualificazione per i Campionati del Mondo di Calcio del 1998. Al ritorno in patria la nazionale iraniana venne accolta in maniera trionfale dalla popolazione.
La legge iraniana vieta alle donne di entrare negli stadi, ma in quell’occasione venne fatta un’eccezione e circa cinquemila donne furono ammesse all’interno dello stadio per festeggiare il ritorno dei calciatori. La loro presenza scatenò un dibattito sulle motivazioni alla base del divieto. Ricordo che all’epoca lessi un articolo di un giornalista sportivo che spiegava che anche nell’Antica Grecia le donne avevano lo stesso problema. Quattrocento anni prima di Cristo le donne greche erano costrette a travestirsi da uomini per poter fare il tifo per i propri figli. Non so se l’articolo dichiarasse il vero, ma è da lì che ho avuto l’idea per il mio film.
Inoltre quattro anni fa vivevo vicino allo stadio dove si allenava la nostra nazionale di calcio. Un giorno avevo deciso di andare ad assistere agli allenamenti e mia figlia aveva espresso il desiderio di venire con me. Avevo cercato di spiegarle che era vietato, ma lei aveva deciso di venire comunque e di provare ad entrare. A quel punto siamo usciti tutti insieme cosicché se non le avessero permesso di entrare, mia figlia sarebbe potuta tornare a casa con mia moglie. Come avevo immaginato, una volta giunti all’ingresso dello stadio ci dissero che mia figlia non poteva entrare e io la invitai a tornare a casa con la madre.
Nonostante il divieto, trovò la maniera di superare i controlli e con mia immensa sorpresa me la ritrovai accanto sugli spalti. Anche questo episodio ha contribuito alla genesi del film, ma l’idea è restata a lungo nascosta in un angolo remoto della mia mente. Poi qualche tempo dopo, quando mi sono reso conto che la squadra iraniana aveva la possibilità di qualificarsi di nuovo per il Campionato del Mondo, ho deciso che era giunto il momento
di fare il film.

IL CALCIO
In Iran, come in tanti altri paesi, il calcio è uno sport molto seguito. Come potete facilmente immaginare, sono poche le distrazioni in questo paese e quindi il calcio è considerato al contempo uno sport e una forma di intrattenimento. E’ un’opportunità per i tifosi di gridare, di lasciarsi andare e di sfogare un po’ di rabbia e di energia. A volte, quando una partita di calcio coincide con una manifestazione e la squadra iraniana vince, la manifestazione acquista maggiore intensità.

LA LEGGE IN VIGORE
Il vero problema in Iran è che il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, è piuttosto labile. Se per esempio viene bandita la musica, potete scommettere che la gente la ascolterà ancora di più. A confondere ulteriormente le cose, c’è il fatto che non esiste una sola interpretazione ufficiale delle leggi, chi è incaricato di applicarle le interpreta talvolta a modo suo. Per questo motivo, non sai mai se hai a che fare con una legge vera e propria o con una sua interpretazione. La polizia deve fare in modo che la gente rispetti le leggi ma la gente cercherà comunque di fare quello che vuole. Per quanto riguarda il calcio, l’ambiente all’interno degli stadi è piuttosto virile e mascolino. In situazioni come queste, gli uomini hanno la tendenza a diventare rissosi, a insultarsi a vicenda e tutto questo scalda gli animi. Di conseguenza, alcuni politici conservatori ritengono che le donne non debbano essere esposte ad un simile spettacolo.

LO SCONTRO GENERAZIONALE
Il servizio militare in Iran è obbligatorio. I soldati non sono dipendenti pubblici e nella maggior parte dei casi sono ragazzi come gli altri, che provengono da famiglie normali, ragione per cui riescono facilmente ad immedesimarsi e a capire i desideri dei ragazzi della loro generazione. Sono lì per far rispettare la legge e per imporre dei divieti, ma non sono sempre contenti di fare quel che fanno e il loro compito spesso li fa sentire a disagio. I tradizionalisti rappresentano circa il 10% della popolazione, ma detengono il potere e questo conduce necessariamente ad uno scontro generazionale.
Ogni restrizione è il risultato di tante altre restrizioni precedenti.  Se ci mettiamo ad analizzare un divieto in particolare, ecco che ce ne vengono in mente tanti altri. E i miei film funzionano esattamente alla stessa maniera: partono da un tema relativamente semplice e cercano di sviluppare tutte le questioni a questo legate. Alla fine del film, quello che all’inizio sembrava un argomento semplice e banale, finisce per rappresentare un problema maggiore che affligge la società intera. Il Campionato del Mondo è un evento di portata globale. Che si tratti dell’Iran o del Giappone, aspiriamo tutti agli stessi valori ed è questo il motivo per cui vogliamo sradicare l’oppressione. Forse anche le ragazze iraniane della storia esprimono il desiderio di far parte della comunità internazionale, anche se non è mia intenzione trasmettere alcun messaggio preciso: preferisco lasciare ogni interpretazione al pubblico.

QUASI UN DOCUMENTARIO
Il film è costruito come un documentario all’interno del quale ho inserito alcuni personaggi. Ma allora, siamo in un documentario o in una storia di finzione?
Desideravo che l’azione riflettesse questa ambiguità e di conseguenza ho tentato di mantenere l’unità temporale, di modo che ad ogni secondo che passava lo spettatore avesse la sensazione di assistere ad un evento reale. I luoghi sono reali, l’evento è reale e di  conseguenza anche i personaggi e le comparse lo sono.  E’ per questo motivo che ho deciso – a ragion veduta – di non servirmi di attori professionisti, perché la loro presenza avrebbe introdotto immediatamente una nota falsa.
Nella realizzazione del film ci siamo imbattuti in numerosi ostacoli. Ottenere il permesso per filmare una partita di calcio in Iran non è una cosa così difficile, ma se all’interno dello stadio ci sono delle ragazze, allora tutto si complica! E poi c’era la questione della mia reputazione di regista, che sapevamo che avrebbe rappresentato un grosso problema.
Abbiamo cercato di essere molto discreti e di evitare l’attenzione della stampa. Tuttavia, cinque giorni prima della fine delle riprese, un quotidiano ha pubblicato un articolo nel quale diceva che ero impegnato nella realizzazione del mio nuovo film. I militari hanno immediatamente ordinato di interrompere la lavorazione e ci hanno anche intimato di
consegnare i giornalieri affinché venissero da loro visionati.
Ho reagito immediatamente dichiarando al funzionario responsabile del cinema in Iran che era assolutamente fuori discussione e che non avrei permesso a nessun soldato di venire su set fino alla fine delle riprese. Per fortuna, mancavano solo poche scene da girare tutte all’interno di un minibus, e quindi ci siamo allontanati dalla zona e abbiamo continuato a girare a sessanta chilometri da Teheran.

LE REAZIONI IN IRAN
Se un film viene selezionato per il Festival di Teheran, è più facile che trovi un distributore in patria. Di conseguenza, ogni anno presento regolare domanda per il festival, ma fino ad oggi i miei film non sono mai stati distribuiti in Iran. Non ho altra scelta se non quella di restare ottimista e pensare positivo. E questa volta, visto che si tratta di una commedia umoristica, forse riuscirò a farlo uscire anche in Iran. Credo che se il film uscisse nelle sale del paese, potrebbe riaccendere il dibattito sull’opportunità e la validità del divieto che impedisce alle donne di entrare negli stadi. Forse è solo un sogno, ma io continuo a sperare.

GIAPPONE contro IRAN
Circa 110.000 persone hanno assistito a quella partita. Alla fine dell’incontro, c’era un elicottero militare all’uscita dello stadio, circondato da soldati che impedivano alla folla di avvicinarsi. Sono scoppiati gravi disordini, causati dalla presenza dei soldati che hanno iniziato a spingere la folla e nella confusione alcune persone sono rimaste schiacciate. Il bilancio conclusivo è stato di sette morti e di numerosi feriti, ma la stampa iraniana ha mostrato solo le foto di 6 vittime, poiché si vocifera che la settima vittima fosse una ragazza. Non avremo mai la prova di questo, ma sappiamo con certezza che tra i feriti c’era anche una ragazza travestita da uomo.

LA CANZONE DI CHIUSURA
Il brano che ho utilizzato alla fine del film è una sorta di inno nazionale. È stato scritto circa sessanta anni fa da uno dei nostri maggiori poeti, che dovette assistere ai soprusi commessi dagli Occidentali – allora in Iran – contro il nostro popolo. La canzone nasce dal profondo dolore del poeta e parla del nostro paese, della nostra gente e non di coloro che l’hanno governato.  E’ per questo che gli Iraniani la amano e che nel corso degli anni diversi cantanti l’hanno inserita nel loro repertorio. La versione che abbiamo scelto per il film è quella che, a mio avviso, ha una maggiore valenza epica.

Il trailer internazionale:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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