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Cinema futuro (1.267): “Thor” 27/04/2011

Posted by Antonio Genna in 3D, Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Thor”

Uscita in Italia: mercoledì 27 aprile 2011 (in contemporanea mondiale)
Distribuzione: Universal Pictures Italy

Titolo originale: “Thor”
Genere: azione / avventura / drammatico
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Ashley Edward Miller, Zack Stentz e Don Payne (soggetto di J. Michael Straczynski e Mark Protosevich; basato sul fumetto di Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby)
Musiche: Patrick Doyle
Durata: 126 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 6 maggio 2011
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Anthony Hopkins, Kat Dennings, Tom Hiddleston, Jaimie Alexander, Rene Russo, Ray Stevenson, Stellan Skarsgård, Tadanobu Asano, Joshua Dallas, Colm Feore, Idris Elba, Samuel L. Jackson, Clark Gregg

La trama in breve…
Paramount Pictures e Marvel Entertainment presentano l’atteso adattamento cinematografico di “Thor”, un personaggio che fa parte del pantheon dei leggendari supereroi della Marvel che hanno ispirato intere generazioni di lettori.
L’epica avventura di “Thor” trasporta l’universo Marvel dal mondo d’oggi  al mistico regno di Asgard.  Al centro della storia c’è il Mitico Thor, un eroe forte ed arrogante, le cui azioni sprezzanti riaccendono un antico conflitto. Di conseguenza Thor viene bandito dal suo regno e catapultato sulla Terra, dove è costretto a vivere fra gli esseri umani.  Quando l’essere più malvagio e pericoloso del mondo invia le sue forze oscure per invadere la Terra, Thor capirà cosa significa essere un vero eroe.
“Thor” è il racconto del viaggio fisico e spirituale di un uomo, un principe presuntuoso destinato al trono, che imparerà il valore del comando, diventando un vero supereroe.

UN FORMIDABILE FRAGORE DI TUONO

Nel 1962 il leggendario duo di Stan Lee e Jack Kirby ha presentato The Mighty Thor (Il mitico Thor) ai lettori di Marvel Comics, inaugurando una nuova era di azione e di avventura caratterizzata da un dio della mitologia nordica, che brandisce un martello.  Malgrado i nomi talvolta bizzarri, la storia ruota in realtà intorno agli universali conflitti familiari che da sempre danno origine al dramma: un figlio impaziente di dimostrare al padre il suo valore; un fratello geloso e vendicativo; una donna che aiuta un uomo a vedere il mondo con altri occhi.  Lignaggi reali, una vendetta fatale, l’orgoglio che conduce alla ‘caduta’—ovunque e in ogni tempo esistono splendide storie da raccontare.

Membro fondatore degli “Avengers” (I vendicatori), Thor è un prodotto di Marvel Comics così come i precedenti Iron Man, i Fantastici Quattro,  X-Men e Spiderman.

Il produttore del film “Thor”, nonché Presidente di Marvel Studios  Kevin Feige, ricorda: “Stan Lee racconta sempre che dopo aver creato questi  eroi, lui e Jack Kirby hanno pensato: “Prima creiamo un dio… e poi facciamolo cadere”. Si sono ispirati alla mitologia nordica; la maggior parte della gente conosce i miti greco-romani ma ignora quelli nordici.  Le loro storie sembrano scaturite dalla fantasia di Marvel Comics, perché parlano di un popolo molto umano nonostante abbia il potere di evocare la tempesta, il tuono e il lampo. Hanno problemi familiari come tutti i comuni mortali, infatti Thor e Loki sono due fratelli in lite fra loro. E’ un dramma familiare e ognuno di loro ha i suoi difetti come tutti noi, come tutti gli eroi della Marvel.  Ed è proprio questo che piace di questi personaggi.

“Al cinema abbiamo esplorato a fondo gli eroi Marvel “terreni”.   spiega Feige.  “Si chiama Universo Marvel perchè è molto vasto e con Thor abbiamo raggiunto un livello cosmico.

Thor è un personaggio grandioso che affascina Kenneth Branagh sin dagli anni ’60, quando era un ragazzino che viveva a Belfast.  “Piove molto nell’Irlanda del Nord, ed è sempre tutto grigio”, racconta Branagh.  “I colori delle copertine di Marvel Comics risaltavano sugli scaffali della libreria e The Mighty Thor era proprio quello che mi piaceva di più.

“Ero intrigato dalle qualità primordiali che evoca: il suo legame con il mondo antico, le armi, le iscrizioni simili a quelle di Stonehenge,  e il puro peso fisico del suo personaggio.  Incarna il cliché dell’uomo invincibile, che non chiede mai agli altri di fare ciò che lui stesso non farebbe.  Infatti spesso bisogna cercare di impedirgli di fare cose che nessun altro farebbe mai!”

Paradossalmente è proprio la sua natura determinata e testarda a diventare un suo difetto, un difetto che lo allontana dal trono al quale ambisce più di ogni altra cosa. Un fisico possente e doti di abili guerriero non sono sufficienti per guidare un popolo: i suoi scoppi d’ira, le decisioni sbagliate, le azioni precipitose, sono tutti difetti che dimostrano la sua incapacità di regnare e che possono portare all’autodistruzione.

“Marvel  è stata geniale nell’aver attinto alla mitologia nordica, dimostrando così di comprendere che la dimensione umana è un fattore importantissimo nei racconti epici”, osserva Branagh, che vanta una profonda conoscenza dei miti e delle leggende, avendo interpretato, diretto e prodotto diverse storie shakespeariane di intrighi familiari in ambito reale.  “Il pubblico ama assistere alle tragiche vicende personali di personaggi nobili, vuole vedere che anche loro hanno le nostre stesse vicissitudini”.

Il produttore Feige concorda: “La gente si identifica con i personaggi che vivono situazioni imponderabili, difficili da gestire, che subiscono prove e tribolazioni esattamente come tutti noi. Non ha importanza se sei un fabbricante d’armi miliardario o il figlio di Odino, i problemi da superare possono essere gli stessi – come sono gli stessi anche i difetti – e questo rende gli eroi alla stregua dei comuni mortali.  Stan e Jack hanno fatto molte cose divertenti nei primi fumetti di Thor, cose che Walt Simonson in seguito ha portato in vita e che J. Michael Straczynski ha rielaborato ultimamente. Si era già sentito parlare di Thor, Loki, e Odino … ma non sapevamo che fossero reali.  E se riesci a viaggiare tra le galassie, attraversando le dimensioni spaziali, puoi anche incontrarli. Questa è l’idea da cui si è partiti e che in seguito è stata sviluppata e adattata per lo schermo”.

J. Michael Straczynski, un premiato sceneggiatore (per “Changeling” multi premiato agli Oscar® del 2008) nonché scrittore del fumetto Thor dal luglio 2007 al novembre 2009, ha molto apprezzato la scelta di Branagh per la regia dell’esordio cinematografico di questo nuovo eroe:  “Grazie alla sua formazione classica e al suo approfondito studio del linguaggio, Ken sa fare film importanti e al tempo stesso accessibili a tutti.  E’ in grado di far capire a tutti la natura di questi dei, di renderli terreni”.

Feige commenta la scelta di Branagh da parte di Marvel.  Osserva: “Come è già stato detto da personalità più importanti di me, i fumetti corrispondono alla moderna mitologia e Ken Branagh è in grado di adattare la letteratura come nessun altro sa fare.  E’ un narratore nato e questo è proprio quello che volevamo, qualcuno che sapesse raccontare questa storia.  Secoli fa, queste storie venivano raccontate intorno al fuoco; oggi succede un po’ la stessa cosa, ma il fuoco è stato sostituito dal proiettore”.

Ovviamente i fumetti hanno costituito la base per tutti gli addetti ai lavori ma in corso d’opera il progetto ha subito alcune trasformazioni e altre opere di letterature sono diventate fonte di ispirazione per trasformare il fumetto in film.  Le persone coinvolte nella preproduzione e in seguito gli attori che hanno avuto il compito di dare vita ai personaggi della Marvel— hanno fatto riferimento ai Vichinghi e alla mitologia nordica, oltre ad un’armata di libri a fumetti e ad alcuni romanzi fra cui Siddhartha di Hermann Hesse.  Chris Hemsworth, l’imponente attore australiano che veste i panni di Thor, spiega: “Sembrava di stare al college! Ho dovuto leggere libri su come trovare se stessi e su come gestire la propria esistenza.  Ken sapeva che ci avrebbero aiutato a comprendere la storia che avremmo dovuto raccontare”.

E’ forse un po’ come il concetto che bisogna prima perdere qualcosa per poi ritrovarla? “Thor è quasi invincibile”, afferma lo sceneggiatore Ashley Edward Miller.  “E’ forte in modo soprannaturale, può volare e possiede un grande Martello che controlla la tempesta.  Come tutti i principini viziati, non conosce la parola ‘no’ perché gli è stato sempre permesso di fare tutto ciò che ha voluto. Nelle altre storie, l’eroe viene morso da un ragno o colpito da un’esplosione gamma,  Thor viene privato di tutto ciò che lo rende tale. E come se non bastasse, viene bandito in un luogo strano, diventando un principe senza casa, un povero, uno come noi”.

Bè, forse non proprio come uno di noi: Thor ha un aspetto divino e si aggira nel deserto del Nuovo Messico… il deserto in cui una scienziata ricercatrice di nome Jane Foster, sta studiando un fenomeno inspiegabile che avviene di notte.  “Jane è molto dedita alla sua ricerca”, spiega Natalie Portman, che interpreta la scienziata esoterica.  “La si può quasi definire un’astrofisica perché è una convinta sostenitrice di alcune teorie che molti suoi colleghi reputano assurde. Tuttavia, l’arrivo di Thor non fa altro che confermare ciò in cui crede.

“All’inizio Jane considera Thor un elemento interessante per i suoi studi”, continua l’attrice.  “Al di là della sua squadra di ricerca, lui è l’unico testimone dello straordinario evento da loro osservato nel cielo stellato sulle pianure del Nuovo Messico, quindi è un personaggio importante per il suo lavoro.  Lentamente inizia a conoscerlo e le emozioni la travolgono: a quel punto dovrà affrontare la difficoltà maggiore per uno scienziato che si occupa di ricerca: cercare di non perdere l’obiettività”.

Così come il suo personaggio, che impara ad apprezzare la sua identità di straniero in una terra straniera, Hemsworth ha gustato quei brevi momenti non eroici che contribuiscono alla trasformazione del principe caduto:  “’Thor è ricco di un’azione imponente e pirotecnica, ma alcuni dei miei momenti preferiti sono le sequenze fra Thor e Jane, in cui assistiamo a conversazioni normali. Abbiamo girato quelle scene nel Nuovo Messico, con le sue suggestive montagne sullo sfondo.  Abbiamo dovuto aspettare che la neve si sciogliesse, ma l’ambiente era splendido.  Queste erano le scene in cui ci siamo resi conto dell’importanza della ricerca svolta sui personaggi, dei libri letti… e interpretarle con Natalie, per me è stato un sogno”.

Comunque questo non è l’atteggiamento di Thor quando atterra per la prima volta sulla Terra, prima con un’esplosione, poi con un tonfo sul SUV di Jane.  Tuttavia la Terra, che dal suo pianeta Asgard sembrava a Thor un luogo assolutamente irrilevante, si rivela una sorpresa.  Certamente nessuno sa chi è, infatti Jane e il suo equipaggio lo considerano uno stravagante nomade del deserto.

“Grazie a  Jane Foster, Thor si rende conto di quanto valgono gli uomini”, dice lo sceneggiatore Zack Stentz.  “Uno dei migliori aspetti della natura umana è la loro capacità di reagire di fronte alle difficoltà, di ritrovare se stessi e il proprio valore.  Questo è il percorso di Thor,  il suo viaggio.  Sta per arrendersi perché non è abituato alle difficoltà. Ma poi scopre le sue potenzialità”.

Hemsworth concorda e commenta: “Thor impara l’umiltà.  E’ un giovane spavaldo abituato al potere. Quando si mette contro suo padre viene punito e mandato sulla Terra per imparare una lezione e cioè a vivere come tutti i comuni mortali.

“Ken ci ha spiegato subito che il film è incentrato sul rapporto fra padre e figlio”, continua Hemsworth.  “I protagonisti del film sono dei che in realtà diventano lo specchio degli esseri umani”.

Per quanto ‘mitici’, i personaggi di “Thor” dovevano per forza essere interpretati da esseri umani (o da mortali!).  Un gruppo di attori di talento, scelti in base alla loro bravura e presenza fisica, sono stati selezionati per infondere la vita negli abitanti dei tre mondi in cui si dipana la storia del dio del tuono e della sua famiglia, le vicende dei suoi compagni guerrieri e dei suoi nemici mortali.

“Chris Hemsworth sembra un supereroe”, dice il produttore esecutivo e creatore della Marvel Stan Lee.  “Anche senza trucco e costume di scena, ha un aspetto forte, possente, maestoso.  Nei panni di Thor emana la maturità e la saggezza per trasportare il peso del mondo sulle sue spalle”.

Il noto coordinatore stunt Andy Armstrong afferma:  “Chris è la vera sorpresa del film.  E’ un uomo che piace alle donne e con cui anche gli altri uomini riescono a identificarsi. Quando l’ho visto all’opera, l’azione si è addirittura intensificata.  E’ forte ed energico come qualsiasi stuntman, una moderna versione della star del cinema degli anni ’50 Robert Mitchum”.

Così come è accaduto con i set e i costumi, in 50 anni il personaggio è stato re-interpretato in vari modi.  “Thor è noto per i suoi muscoli”, dice il produttore Kevin Feige.  “Ma non volevamo certo scritturare un body builder o un wrestler.

“Abbiamo scelto l’attore a nostro avviso più adatto alla parte, a prescindere dalla sua fama, perché il personaggio è comunque noto a tutti”, continua.  “Abbiamo incontrato decine di attori e abbiamo fatto screen test solo a quattro o cinque di loro.   Alla fine non c’era dubbio: Chris era Thor.  Ha presenza di spirito, umorismo ed è assolutamente credibile quando pronuncia le battute più famose.  Il pubblico si affezionerà subito a lui e questa è la cosa più importante”.

Anche le dimensioni sono importanti.  “Ci sono altri personaggi fra cui Volstagg e i Giganti del Ghiaccio che sono più grandi di Thor, ma lui risulta imponente senza alcuna manipolazione e questa è una sua qualità innata”, conclude Feige.

Branagh ricorda quando è iniziato il casting.  “Abbiamo aspettato e cercato a lungo, fino a quando non abbiamo percepito profondamente che lui era la persona giusta.  Chris è impressionante fisicamente e il suo fisico si è prestato all’allenamento a cui l’avremmo dovuto sottoporre.  La sua recitazione è particolare, attinge alla parte più primitiva di sè. Durante lo screen test ci ha raccontato una storia sulle gesta di Thor con un tale gusto, partecipazione e suspense che abbiamo subito capito che lui era il nostro Thor”.

Branagh è stato contento del casting di Tom Hiddleston nei panni del fratello di Thor, Loki.  Dopo aver recitato con Hiddleston a teatro, alla radio e nella premiata serie televisiva  “Wallander”, era ormai pienamente consapevole delle capacità di Hiddleston.  “Avevamo bisogno di qualcuno estremamente versatile e sicuro di sé, per interpretare le diverse personalità impersonate da Loki.  Tom si armonizza meravigliosamente con Chris.  Si sentono fratelli, e come tutti i fratelli sono sia complementari che in contrasto fra loro”.

Quando Thor cade sulla Terra, incontra Jane Foster—la sua controparte femminile, altrettanto bella e intelligente.  Dice Feige: “Abbiamo inserito Jane, il suo grande amore, proprio all’origine della sua storia.  Nei fumetti originali lei è un’infermiera, ma volevamo modernizzarla e quindi nel nostro film diventa un medico che nel corso dei suoi studi, si interessa più all’astrofisica che non all’anatomia.  Ovviamente la nostra Jane doveva essere bellissima – per suscitare l’attenzione amorosa del nostro eroe – nonché intelligente e molto potente.  Durante le audizioni, continuavamo a descriverla con le qualità di Natalie Portman.  Fino al momento in cui qualcuno non ha detto: ‘Ma perché non lo chiedete a lei?’”

Questo progetto si è rivelato interessante per la neo premio Oscar® Portman—che non solo è una fan del genere e dell’universo Marvel ma che era anche entusiasta all’idea di lavorare con Kenneth Branagh.  Nei vari incontri fra il regista e l’attrice, il filmmaker ha chiarito che Jane non doveva essere una donna fragile e bisognosa, bensì un elemento chiave nella trasformazione che Thor subisce nel corso del film.  Portman ha dovuto leggere una pila di libri scientifici e di biografie (“che probabilmente ha letto in una sola notte!”, scherza Feige), e quando si è presentata sul set ormai  si era trasformata in Jane Foster, pronta a vivere la sua avventura incredibile.

Portman è stata senza dubbio aiutata dall’accurata descrizione dei personaggi che campeggiano sullo sfondo di un’azione roboante.  Dichiara l’attrice: “La regia di Ken ha reso questo progetto davvero unico. Ho lavorato in diversi progetti importanti ma questo è il primo in cui ho avvertito un tale livello di intensità e di attenzione alla performance da parte di un regista. E’ una cosa eccezionale che ci sia questa enfasi sulla recitazione, sulla storia e sui dettagli e questo è il motivo per cui i grandi momenti di spettacolo diventano realistici e ancora più intensi”.

Portman aveva da poco ultimato uno dei ruoli più impegnativi della sua vita, quello della ballerina tra genio e follia nel film di Darren Aronofsky “Il cigno nero”, ed è comprensibile che non avesse intenzione di cimentarsi subito in un altro grande progetto come “Thor”.  Spiega l’attrice: “Avevo appena trascorso un anno di allenamento e lavoro con Darren, tutti i giorni sulle punte. Avevo dormito quattro, cinque ore a notte, ero davvero esausta.  Più che un altro film avrei dovuto fare una vacanza! Ma questo film con Ken mi sembrava un’occasione troppo grande per non accettare. E sono contenta di averlo fatto”.

Nel ruolo del mentore di Jane, il Professore Andrews, Portman ha avuto al suo fianco un attore che aveva già lavorato con lei nel noir di Milos Forman, “L’ultimo inquisitore”. Stellan Skarsgård (che in quel film interpretava l’artista Goya) dichiara: “La mia non è una parte gigantesca ma il progetto mi interessava per diverse ragioni: girare  nel Nuovo Messico, lavorare di nuovo con Natalie Portman; prendere parte a un film così importante e soprattutto diretto da Ken Branagh.  Al di là del peso psicologico del mio personaggio o del tempo speso efefttivamente davanti alla cinepresa, queste mi sembravano ottime ragioni per accettare. E poi, mi sono divertito immensamente”.

Nel ruolo della sarcastica e attenta stagista che lavora con Jane e Andrews, Kat Dennings è stata avvantaggiata dalla sua precedente esperienza nei fumetti di Thor.  Dennings spiega: “Mio fratello maggiore vanta un’enorme collezione di fumetti. Da piccola leggevo sempre i suoi libri e ammiravo le sue action figures e devo dire che Thor mi è sempre piaciuto. La mitologia mi ha sempre interessato: Thor è il dio del tuono nella mitologia nordica e la sua personalità è rimasta impressa in modo vivido nel mio ricordo, come in quello di ogni bambino. Quindi avere una parte in un film su ‘Thor’ per me è stato come un sogno che si avvera. E poi ho avuto la possibilità di lavorare con la mia amica Natalie”.

Quando il leggendario Sir Anthony Hopkins ha accettato il ruolo di Odino, il re nonché padre di Thor, la posta in gioco si è fatta incandescente per tutti ma soprattutto per il giovane Hemsworth, in particolare nella scena clou in cui Thor viene cacciato dal suo pianeta e mandato sulla Terra.  Racconta Chris: “Dopo un mese di riprese mi sentivo finalmente a mio agio, sentivo di essere entrato nel personaggio. Ma poi è arrivato il giorno della scena del confronto fra padre e figlio. E’ una scena molto forte, in cui si grida molto.  A quel punto Ken si è rivolto ad Anthony dicendo: ‘Devi essere molto arrabbiato, mostrare la tua collera. Ti sfido a farlo’.  Anthony dopo un secondo di riflessione ha risposto:  ‘Okay, è una buona idea’.  E io ho pensato: ‘Oddio, cosa succederà ora?’

“Abbiamo ricominciato la scena”, continua Hemsworth, “e io ho fatto il mio ingresso. Entro e inizio a fare quello che dovevo fare, mentre lui era in silenzio. I suoi occhi si riempiono di lacrime. Lui è il padre ferito, deluso da un figlio che non gli mostrato rispetto, che ha disonorato la famiglia, il regno e tutto ciò che lui ha sempre difeso.  E in quel momento ti rendi conto che gli sta scoppiando il cuore.

“Quando hanno gridato ‘Stop!’, la gente stava piangendo.  Poi la  troupe ha iniziato ad applaudire e ricordo di aver pensato: ‘E’ incredibile… mi sento ridicolo.  Potrei anche gettar via il mio martello ed andarmene’.  Ma sono proprio questi i momenti per cui vale la pena fare questo lavoro”, conclude Hemsworth.  “Ho chiamato i miei genitori in Australia quella sera per raccontargli questo episodio e per dirgli che non vedevo l’ora che vedessero il film”.

Tom Hiddleston (che interpreta il fratello di Thor, Loki), compare anche lui nella scena in cui Thor viene mandato in esilio.  Hiddleston è d’accordo con il suo collega e osserva: “In quella scena è accaduto qualcosa. L’aria è cambiata nella stanza. Mentre giravamo ho iniziato a piangere e ho ringraziato Dio che non stessero inquadrando me. Ma tutti in quella sala si sentivano come me. Alla fine sono andato da Hopkins e gli ho detto: ‘Tony, devo dirti che è stata una delle cose più belle che abbia mai visto come attore’. E lui ha risposto: ‘E’ bravo, vero, quel Branagh?’”

L’umiltà di un grande re è qualcosa che anche i grandi attori possiedono.  Hopkins confessa di non essere mai stato un grande fan dei fumetti di Thor (“Leggevo Captain Marvel, i fumetti del dopoguerra”), ma dichiara la sua grande ammirazione per Branagh:  “Il mio agente mi ha chiamato per chiedermi se volevo interpretare Odino, così ho incontrato Ken, che in realtà non conoscevo bene.  Ha una personalità vivace e brillante. E’ un grande attore e un grande regista.  E’ una di quelle persone irrefrenabili, convinte che tutto sia possibile nel momento in cui provi a farlo seriamente. Si mette sempre in gioco, questa è la sua personalità. Questo film è stato uno dei momenti migliori della mia vita. In effetti mi sarebbe piaciuto avere una parte più grande! ”

Nel ruolo della moglie di Odino troviamo Frigga, la calma e serafica Rene Russo, che così come gli altri attori scritturati per “Thor”, parla delle sue ragioni personali che l’hanno indotta ad accettare la parte: “Erano tre anni che non facevo granché, quando mi è stato inviato questo progetto. Sono stata definita un’attrice ‘contemporanea’, che non so bene cosa voglia dire, quindi vestire i panni di una regina antica, al fianco di Anthony Hopkins, mi è sembrata una rara opportunità, una bella sfida. Mi sono anche molto divertita, e poi ho avuto la possibilità di lavorare con Kenneth Branagh. Cosa c’è di meglio?”

Anche Hemsworth si congratula con il regista:  “Ken ti spinge in ogni possible direzione il tuo personaggio sia in grado di andare. Sei o sette riprese, ognuna presenta una versione diversa di ciò che può accadere in quella scena: ‘Prova a fare questo e sorridi.  Ora invece rifallo col broncio’ ! E’ come forgiare il metallo. Lui continua a lavorarlo fino a quando non diventa forte come desidera”.

Anche Hopkins era entusiasta come gli altri attori.  “Ken Branagh mi ha restituito l’entusiasmo”, dichiara.  “Ultimamente pensavo di ritirarmi dal business ma lavorare con Ken e questi attori giovani mi ha davvero rivitalizzato”.

Nonostante tutti nel cast fossero elettrizzati all’idea di lavorare con Hopkins, c’è solo un membro del cast di “Thor” che lo ha considerato un impedimento alla creazione del suo personaggio:  l’attore canadese Colm Feore, che interpreta  Laufey, il leader dei Giganti del Ghiaccio.  Feore scherza dicendo: “Quando mi hanno scritturato stavo ancora cercando di capire il mio personaggio… chi era veramente questo ragazzo?  E poi, quando Ken ha chiamato Tony, gli ho detto che mi aveva rovinato perchè avrei voluto interpretare Laufey come Anthony Hopkins. Cosa potevo fare a quel punto?  Ken mi ha risposto: ‘Bè, forse possiamo girare prima le tue scene!’  Allora ho modificato  la mia recitazione e ho scelto di ispirarmi anche a Max von Sydow e a Paul Scofield!”

Hopkins stesso ha partecipato, impassibile, a questo scherzo in prima persona.  “Qualche volta chiamavo Ken ‘il governatore’” racconta Hopkins.  “E’ una persona autorevole, ma non arrogante.  Ha un fantastico senso dell’umorismo, una grande compassione per gli altri, un approccio filosofico nei confronti della vita.  Ci vuole molto coraggio per fare un grande film come questo. Non solo ha talento, coraggio e tenacia, ma è anche una fonte di ispirazione per gli altri”.

Dal punto di vista di un re, il riconoscimento del coraggio è un tacito segno di massimo rispetto.  La storia di “Thor” è quella del rapporto fra il padre Odino e suo figlio Thor, erede al trono: è una storia sul dare e ricevere rispetto.

UN DIO CADUTO

La storia inizia ad Asgard, il regno celestiale che sovrasta l’universo governato da Odino, il re che si accinge a cedere la corona a suo figlio Thor.  Odino è riuscito a mantenere la pace nell’universo, nonostante gli antichi rancori di Laufey, il suo acerrimo nemico che regna sul gelido regno celestiale di Jotunheim.  Il giorno in cui Thor viene incoronato, un piccolo gruppo di combattenti di Laufey fanno irruzione nel palazzo reale, violando il trattato che da tempo assicura la pace e la stabilità.  Sgomento per l’affronto, Thor esagera nel suo exploit di vendetta e le sue azioni provocano quasi una tragedia.  Odino esilia Thor sulla Terra— in un regno più basso di nome Midgard—privandolo di tutti i suoi poteri, compreso il Mjolnir, l’imponente martello che brandisce in battaglia.

Dai cieli, Thor precipita sul deserto del Nuovo Messico, dove l’astrofisica Jane Foster, il Professore Andrews e l’assistente Darcy stanno indagando su alcuni disturbi celestiali.  Anche il suo martello Mjolnir cade sulla Terra, provocando un enorme cratere vicino alla città di Puente Antiguo.  L’agenzia segreta governativa SHIELD si precipita sul posto, mentre un’orda di curiosi cerca di alzare l’enorme arnese, che però non si muove di un millimetro.

Nel frattempo, ad Asgard, il fratello di Thor, Loki, che nutre un rapporto di amore e odio nei confronti di Thor, ha ereditato la corona, poiché Odino si è ammalato.  Deciso a fermare le intenzioni di Loki che ha ormai preso il controllo di Asgard, una banda di guerrieri, fra cui il veterano Volstagg (Ray Stevenson), segue Thor in questo strano nuovo mondo con l’aiuto del guardiano di Asgard, Heimdall (Idris Elba).  Ma poco dopo essere giunti nel Nuovo Messico ed aver localizzato il loro leader, il gruppo scopre di non essere l’unico visitatore di questo sperduto angolo della Terra.  Thor deve ora affrontare uno dei nemici più temibili che abbia mai incontrato ma stavolta senza poter ricorrere a nessuno dei  superpoteri che gli assicurerebbero la vittoria.

Una storia in cui si avvicendando tre mondi, ognuno dei quali doveva essere realistico. Un compito reso ancora più difficile dal fatto che uno dei tre mondi—Midgard, o la Terra— esiste realmente!  Per quanto riguarda Asgard e Jotunheim, la Marvel li descrive come diametralmente opposti.  Asgard è dorato, luminoso, potente e soggetto a un ordine mondiale che proviene da secoli di pace e di forte leadership.  Jotunheim invece è oppresso dalle ombre della sconfitta (così credono Laufey e la sua gente).  E’ una terra fredda, abitata da enormi Giganti del Ghiaccio dalla pelle blu, che non sognano altro che vendicarsi dei cittadini di Asgard.  Non si dice sempre che la vendetta è un piatto che va servito freddo?  Potrebbe essere quindi solo questione di tempo prima che Laufey si muova per annientare  Odino e invadere Asgard.

Per realizzare in modo realistico Midgard, Asgard e Jotunheim, Branagh ha voluto creare “un connubio fra la spettacolarità del mondo degli dei e le caratteristiche della Terra contemporanea. Dovevamo trovare uno stile comune a tutti loro, che consentisse anche ai personaggi di spostarsi da un luogo all’altro, in modo da riuscire a creare l’eccitazione, la meraviglia e il divertimento, che sono gli ingredienti principali di ‘Thor’.”

Dichiara lo sceneggiatore Don Payne:  “Il viaggio da Asgard a Jotunheim fino alla Terra è irto di pericoli.  Il pubblico doveva comprendere che si tratta di tre ambienti molto diversi fra loro ma tutti estremamente realistici”.

Branagh ha scelto lo scenografo plurinominato all’Oscar® Bo Welch, per portare in vita questi mondi.  “Bo ha realizzato proprio quello che volevo e cioè un mondo sfaccettato e ricco di immaginazione”, spiega Branagh.  “Non temeva la difficoltà di rappresentare la Terra contemporanea, il cosmico Asgard e lo spaventoso pianeta di neve Jotunheim.  Né temeva la sfida di mettere in scena le diverse dimensioni e di collegarle le une alle altre. Ha un background molto vario ed era pronto a tutto”.

Nonostante la Marvel abbia fornito tanto materiale e i filmmakers abbiano svolto ampie ricerche, il mondo di Asgard è tutto tranne che prefabbricato, e questo è il modo in cui i filmmakers e i designer volevano che fosse.  “Bo ci ha offerto decine di opzioni diverse per rappresentare Asgard”, dice Branagh.  “Si è ispirato alla Terra, ai fumetti, e alla propria idea di universo basata sulle immagini che ci invia il telescopio Hubble, immagini del nostro cosmo.  Bo e la sua squadra hanno svolto ricerche sulle potenzialità reali dell’astrofisica, sulla possibilità dei viaggi e della vita nel cosmo …  e noi abbiamo realizzato il pianeta seguendo le loro indicazioni”.

Welch era eccitato all’idea di creare questi mondi ma il designer si è presto reso conto che questa impresa sarebbe stata a dir poco complicata!  Numerosi scrittori e artisti hanno contribuito al fumetto di Thor nel corso degli anni e ognuno ha arricchito la serie con la sua visione personale di Asgard e dei suoi abitanti.

“Nella scenografia normalmente ci sono modelli visivi ben precisi ma i fumetti di Thor hanno subito diverse modifiche fra una serie all’altra, quindi i riferimenti visivi erano davvero numerosi in questo caso”, spiega Welch.

Gli imponenti set concepiti da Welch per rappresentare Asgard e Jotunheim, sono stati costruiti nei teatri di posa di Raleigh Studios a Manhattan Beach, in California (e in seguito sono stati resi ancora più grandi grazie agli effetti visivi), e hanno richiesto lunghi preparativi.  Afferma Welch:  “La parte più difficile è stato concepire il look di Asgard.  Abbiamo impiegato mesi, esplorando le location, immaginando luoghi … e la cosa buffa è che alla fine abbiamo ideato qualcosa, tutto sommato, di relativamente semplice.

“Ken ed io abbiamo deciso che poiché è abitato da guerrieri che vivono al di sopra di nove regni”, spiega ancora Welch, “la loro prospettiva privilegiata del mondo doveva essere molto avanzata, pacifica e totalizzante, lontana dall’osservazione dei dettagli che caratterizza gli esseri umani.  L’ambiente architettonico è quindi minimalista con un tocco nordico che rimanda alla mitologia scandinava”.

Tuttavia gli elementi nordici non sono state le uniche influenze del design di Welch:  “Abbiamo accolto l’idea di Jack Kirby [l’ideatore di Thor] per ‘arredare’ Asgard, immaginando il letto di Odino, il suo trono… specifici dettagli che danno un senso dell’insieme.  Penso che abbiamo trovato il giusto equilibrio fra modernità e antichi elementi nordici”.

Il risultato ha soddisfatto il designer. Continua Welch: “All’inizio si immagina uno scenario. Poi si decide cosa sarà realizzato concretamente e cosa sarà invece concepito in modo digitale. E’ sempre meglio per tutti creare il più possibile situazioni reali perché dà agli attori, al regista e alla troupe il senso di una dimensione vera in cui muoversi e con cui identificarsi”.

Gli attori erano felici di poter radicare il proprio lavoro in luoghi reali.  Anthony Hopkins ha trovato molta ispirazione nella fisicità di Asgard e la veridicità dei set ha influenzato la sua performance.  Hopkins dichiara: “I set di Bo sono stupefacenti.  Li avevo visti mentre li stavano costruendo e avevo pensato: ‘Bè, a questo punto devo solo farmi crescere la barba, imparare le battute, indossare l’armatura… e sarà tutto fatto!’”

Anche Hiddleston è rimasto colpito dai set, specialmente dall’Osservatorio di Heimdall, la porta attraverso la quale devono passare tutti coloro che vanno e vengono da Asgard.  E’ lì che hanno luogo alcune delle più importanti scene con Hiddleston.  Tom descrive: “L’Osservatorio si trova ai margini di una città celeste che è dimora degli dei.  Idris Elba, che interpreta Heimdall, il guardiano degli dei, è seduto lì e veglia su tutto l’universo. ‘Thor’ è un film eroico e quindi abbiamo cercato di renderlo maestoso”.

A riprova della sfida lanciata da Branagh e della squadra di scenografi, l’Osservatorio di Heimdall non appare in nessuno dei fumetti. Afferma lo scenografo: “Heimdall si trovava sempre sul Ponte dell’Arcobaleno, a fissare lo spazio, vegliando su Asgard, che si trova alle sue spalle. Nei film invece si ha bisogno di rappresentazione visiva, altrimenti sembra uno show radiofonico. Perciò abbiamo inventato un elemento che non è presente nei fumetti e abbiamo impiegato mesi per immaginare il funzionamento dell’Osservatorio”.

Il direttore della fotografia Haris Zambarloukos ha svolto un ruolo chiave nella creazione dell’atmosfera di ogni regno e ha collaborato con Welch e Branagh fin dall’inizio.

“Asgard è un luogo caldo”, spiega Zambarloukos.  “A causa del riflesso delle vernici metalliche e delle rifiniture lucenti, era ovvio che questo spazio dovesse riflettere la luce, senza essere illuminato direttamente. Non ci sono lampade, solo qualche fuoco e raggi di sole; i colori dorati e le ampie riprese danno la sensazione di galleggiare nello spazio”.

Ma la storia di “Thor” non è solo luce, sole e pacifico benessere.

“Jotunheim è l’opposto di Asgard, è un luogo molto freddo”, continua Zambarloukos.  “Immagino che per i vichinghi incarnasse l’idea di inferno, in cui si resta bloccati in una foresta di neve, freddissima, senza alcun rifugio o possibilità di scaldarsi.

“Doveva essere un pianeta crepuscolare, cupo e minaccioso”, continua il direttore della fotografia.  “Abbiamo lavorato con il coordinatore degli effetti speciali Dan Sudick, utilizzando vorticosi modelli di nebbia freddi e inquietanti.  Il suo bagliore non è rassicurante”.

Per le sue visioni celestiali, Zambarloukos ha trovato ispirazione nei paesaggi sottomarini.  “Fra le mie maggiori influenze c’è il fotografo subacqueo David Doubilet.  Il suo mondo è bellissimo senza essere artificiale. Le sue fotografie dei fondali marini potrebbero essere scambiate per le immagini  di un mondo spaziale”.

Nato a Cipro, Zambarloukos è sempre stato un appassionato di mitologia e di fumetti.  “’Thor era il mio personaggio preferito, mi piaceva molto la sua storia”, racconta.  “Ma qualsiasi storia basata su un libro, anche se è nota, va raccontata in modo nuovo al pubblico. Thor è un personaggio molto familiare, tutti conoscono il suo mantello rosso e il suo martello”.

Zambarloukos ha girato spesso dall’alto per poter descrivere il regno di Thor.  Dice Haris:  “Volevamo celebrare la ricchezza e la bellezza dello stile classico ed epico.  E’ uno dei modi più difficili di fare cinema ma è molto coinvolgente per il pubblico, inoltre era adatto a un personaggio come Thor.   Stiamo raccontando la storia del dio nordico del tuono quindi bisogna osare molto, anche con grandiosi movimenti della cinepresa”.

BENVENUTI NELLA TERRA DELL’INCANTO

I fan di “Thor” sanno (e presto lo sapranno anche gli spettatori), che gli dei viaggiano da un regno all’altro tramite una porta celeste (o, come la definisce  Jane Foster, “un cunicolo spazio-temporale”).  Vengono lanciati dall’Osservatorio di Heimdall ai margini di Asgard, tramite un’esplosione di energia “Bi-frost”.  E’ così che Thor e la sua piccola banda di guerrieri arrivano a Jotunheim (assetati di vendetta) ed è sempre così che Thor finisce in Nuovo Messico (per punizione).

, J. Michael Straczynski, che ha scritto il fumetto The Mighty Thor per due anni, è stato il primo a catapultare il supereroe nella Terra dell’Incanto.  “C’era un tempo, nella mitologia greco-romana, in cui dei e umani camminavano fianco a fianco”, spiega  Straczynski.  “Gli dei interagivano nella vita quotidiana degli umani. Quindi l’idea di Thor all’interno del Nuovo Messico non era assurda. Assistere al modo in cui questa idea si è sviluppata e come il film abbia preso vita da questo presupposto, è stato immensamente gratificante”.

I pianeti di Asgard e Jotunheim sono stati costruiti nei teatri di posa (e nei computer), ma i filmmakers si sono recati personalmente in Nuovo Messico per girare on location, nella primavera 2010, e vi sono rimasti per ben sei settimane.  Nonostante la stagione primaverile, il cast e la troupe hanno incontrato la neve, la grandine e forti venti, che però non hanno fatto altro che arricchire le scene di  un’atmosfera magica.

Secondo Branagh, la natura del Nuovo Messico e la sua gente, contribuiscono al fascino del film: “In quella parte del mondo la gente osserva il cielo. Per un abitante di un altro pianeta è senza dubbio è il posto migliore della Terra dove atterrare”.

Anche Welch è d’accordo:  “Avevamo bisogno di un’area vasta con un ampio orizzonte. Il deserto era perfetto, dominato da un cielo imponente”.

La sceneggiatura di “Thor” ha fornito molte idee a Welch: “Il confronto finale fra Thor e il Distruttore sembra un duello ambientato nel Vecchio West.  Mi ha fatto pensare al ranch di Tom Ford in cui sono stati girati film come ‘Silverado’, ‘Wyatt Earp’ e ‘Quel treno per Yuma’.  Il nostro duello è una versione aggiornata del classico confronto fra cowboys che aveva luogo sulle strade principali delle cittadine del selvaggio West”.

La città fittizia di Puente Antiguo si trova nel ranch di ben 10,000 ettari di Ford, all’esterno di Galisteo, nel Nuovo Messico, a sud di Santa Fe.  (Una vecchia cittadina western esisteva già sul territorio di Ford, alla quale Welch e la sua squadra hanno apportato i dovuti cambiamenti)

Mentre una prima sceneggiatura radicava Thor proprio nel Vecchio West del 1850, è stato in seguito deciso che il coinvolgimento nella storia sarebbe stato generato non solo dai personaggi ma anche dall’ambiente in cui vivono. Dice Welch:  “Il nostro villaggio doveva vivere, diventare un personaggio; il pubblico deve provare empatia per i suoi abitanti quando il Distruttore decide di farla saltare in aria”.

Zambarloukos descrive lo stile di Puente Antiguo: “E’ una città tipicamente americana, alla Edward Hopper, di cui io, Ken e Bo ci siamo decisamente innamorati. Abbiamo sempre cercato di avere una nuvola vaporosa nel cielo blu, un panorama variegato, con creazioni realizzate a mano e una natura perfetta sullo sfondo”.

Welch ha voluto creare in qualche modo un legame fra Asgard e Puente Antiguo.   “Dall’osservatorio di Heimdall si accede ad Asgard, attraverso il Ponte dell’Arcobaleno, fino ad arrivare ad un palazzo centrale fiancheggiato da altri edifici”, spiega.  “A Puente Antiguo [che in spagnolo significa “vecchio ponte”], c’è una strada che spunta dal deserto, affiancata da edifici, che conduce ad una vecchia concessionaria automobilistica, la Smith Motors, che ricorda la forma del palazzo di Asgard… ma si tratta di una versione più modesta, più triste”.

Dopo aver disegnato l’ambiente ‘fantasy’ di Asgard, Jotunheim, l’Osservatorio di Heimdall e il Ponte dell’Arcobaleno, Welch dichiara che aver lavorato a  Puente Antiguo “è stato come una vacanza. Ma comunque dovevamo adeguarci all’universo del film e connetterci con gli altri regni”.

Chi conosce i luoghi in cui si ritiene che cadano dal cielo oggetti ed esseri di altri mondi, sa che ogni macchina (e pilota), a prescindere dal piante da cui proviene, ha bisogno di una sorta di pista d’atterraggio. Welch e la sua squadra hanno ideato un’area di atterraggio “bifrost”, creando uno stencil ispirato alle rune e ad antichi disegni celtici.  Lo stencil è stato applicato all’area che misura circa 6 metri, con rocce di lava sparse qua e là e la zona di terreno desertico è stata trasformata nel luogo adatto all’atterraggio di un asgardiano.

L’assistente alla direzione artistica Richard Bloom si è occupato di applicare lo stencil.  Lui e la sua assistente Megg Fleck arrivavano sul posto prima dell’alba, mentre il resto della squadra preparava il terreno.  “Entravamo nell’area, indossando sempre scarpe morbide per cercare di conservare il disegno intatto”, dice Bloom.  “Ma poi alla fine il vento scompigliava tutto!”

UN’ARMATURA E UN MANTELLO DA RE

Un altro compito impegnativo è stato creare i costumi degli dei. Un compito assolto egregiamente dalla stilista Alexandra Byrne, premio Oscar® nel 2008 per le sue creazioni nel film di Shekhar Kapur, “Elizabeth: The Golden Age”.

Branagh sapeva che “Thor” avrebbe costituito un’impresa non facile per qualsiasi costumista, così come lo è stato per gli scenografi.  “Tanti grandi artisti hanno collaborato ai fumetti di Thor negli ultimi 50 anni”, spiega.  “Volevo qualcuno con un gusto impeccabile, in grado di conservare la mitica iconografia dei personaggi, aggiornandola però al 2011, dato che il nostro è un film contemporaneo”.

Branagh e Byrne hanno collaborato insieme per la prima volta 25 anni fa, a teatro, e Branagh sapeva che l’artista avrebbe compiuto scelte ‘coraggiose’:  “Alexandra non teme la teatralità di certi costumi, non teme i colori accesi, i tagli decisi e le silhouettes forti.  Le piace vestire fisici muscolosi e corpi scolpiti”.

Byrne aveva già familiarizzato con la mitologia scandinava, grazie ai racconti letti ai suoi bambini prima di addormentarsi, e suo figlio vanta inoltre una nutrita collezione dei fumetti di Thor.  Ma mentre cercava soluzioni visive ed altre informazioni, ha svolto ricerche anche al di là dell’ambito della storia che avrebbe dovuto illustrare.  Byrne afferma: “Mi piace molto osservare, studiare, sfogliare libri di ogni genere per trovare elementi insoliti, e quindi mettere insieme gli elementi più disparati creando un collage che mi è utile per descrivere un personaggio o un dato momento della storia”.

Alexandra ha collaborato da vicino con Branagh, i produttori e con Welch nel creare il look di Asgard.  “Dovevamo creare un mondo sconosciuto abitato da un popolo che deve essere totalmente in sintonia con questo mondo. Bo ed io abbiamo inventato la definizione ‘antica modernità’.”

Il mantello di Thor è stata una delle maggiori difficoltà per Byrne.  Sapeva che non sarebbe stato facile passare dagli sketch al prodotto finito.  Ma Byrne è Byrne, e nutre un’incrollabile fiducia nelle capacità sue e della sua squadra.

“Ogni volta che dicevamo ‘mantello’, qualcuno diceva: ‘Quello lo facciamo in post produzione. Non puoi inserirlo ora’”, ricorda Byrne.  “Ma il nostro mantello funziona… perchè lo abbiamo creato ancora prima di disegnarlo!

“La fisicità e il movimento sono elementi importanti di questi costumi”, continua.  “Non volevamo un disegno impossibile da realizzare, perciò abbiamo allestito un laboratorio in cui abbiamo sempre abbinato  esempi pratici ai nostri disegni”.

Il mantello caratterizza Thor, insieme al suo elmetto alato e al suo martello.

“Il mantello doveva avere un aspetto credibile e mitico al tempo stesso”, dice Byrne.  “Nei fumetti Kirby lo usava come un grande strumento grafico per generare il movimento, la tensione e il dramma.  Perciò il nostro mantello doveva essere molto espressivo.  Doveva definire la forma e le proporzioni di Chris quando non si muove, e poi fluttuare e svolazzare quando combatte. Questo è facile nei disegni ma non è facile quando si tratta di un vero pezzo di stoffa”.

Il mantello del film è fatto di una varietà di lana che Byrne e la sua squadra hanno trovato in Inghilterra. Dopo vari esperimenti di tintura, hanno ottenuto una tonalità di rosso che gli piaceva.  “Abbiamo provato vari mantelli”, scherza.  “Ma non eravamo convinti e abbiamo continuato a sperimentare, provando nuove stoffe, nuovi tagli, mescolando e saturando il colore.  Alla fine siamo arrivati al punto in cui abbiamo esclamato: ‘Ecco il nostro mantello! Non tocchiamolo più. Va bene così’”

Nel corso di questo periodo, anche il fisico di Hemsworth era in costante mutamento.   “Hemsworth ha lavorato sodo in palestra”, dice Byrne.  “All’inizio pensavamo che avrebbe avuto bisogno di indossare di un costume con i muscoli finti ma alla fine ce l’ha fatta da solo. I muscoli che si vedono sono davvero i suoi”.

Quando Hemsworth è stato scritturato, Byrne e la sua squadra stavano già lavorando da oltre un anno al costume e al suo design.  “A quel punto hanno detto: ‘Ora dobbiamo adattarlo per te”, dice Hemsworth.  “Era un costume bellissimo e molto dettagliato e la prima volta che l’ho indossato sono entrato immediatamente nel mio personaggio”.

Il costume di Thor (che il personaggio indossa nella maggior parte delle scene) è una complessa creazione di vari pezzi e strati di stoffa, in pelle e in armatura, molto calda e pesante.  Ci voleva circa 1 ora per vestire l’attore (e altri 90 minuti per trasformare, con trucco e pettinatura, l’australiano dai capelli color cenere nel biondo dio del tuono).

“Le prime due settimane di riprese ero sempre sudato”, ride Hemsworth.  “Nei mesi precedenti mi ero impegnato per aumentare di peso e ora improvvisamente stavo dimagrendo a vista d’occhio! Ma Alexandra e la sua squadra mi hanno fornito un abito raffreddante, quello che indossano anche i piloti: si tratta di una veste dotata di tubicini contenenti acqua fredda, che ha lo scopo di raffreddare chi la indossa. E’ stato un gran sollievo!”

Sulla Terra Thor indossa una modesta camicia di flanella e jeans comuni. Ma quando i suoi amici arrivano per trarlo in salvo, a quel punto è già vestito con il suo costume asgardiano.

L’arrivo a Puente Antiguo di Volstagg, Fandral e Hogun— insieme alla bella guerriera Sif— è spaventoso, intenso e persino comico.  La gente del luogo non ha mai visto niente di simile: sono per caso i membri di una rock band? Lavorano nel circo? Sono un gruppo di fanatici motociclisti? Ma i guerrieri non si rendono conto dello scalpore che suscitano.  Commenta Byrne: “Dovevano avere un aspetto reale e fantastico al tempo stesso. Ero elettrizzato all’idea di vedere Thor e i guerrieri sulla Terra, mi chiedevo come avrebbe reagito la gente della provincia americana.  Mancava solo il loro tema musicale diffuso da un altoparlante!”.

IL DIO/UOMO CHE CADDE SULLA TERRA… PER COMBATTERE!

La fotografia principale di “Thor” è iniziata l’11 gennaio 2010 a Manhattan Beach, con una grande sequenza di combattimento fra gli asgardiani e i Giganti del Ghiaccio.  In questa scena Thor mostra il suo potere e quello del suo Martello, dando a Hemsworth la possibilità di dimostrare i risultati ottenuti nei 4 mesi di allenamenti.

“All’inizio di ogni ripresa c’è tanta adrenalina e penso che farla uscire fisicamente sia un grande rimedio”, dice Hemsworth (che ha superato le aspettative nei suoi allenamenti e nelle ultime due settimane prima delle riprese ha dovuto persino eliminare qualche muscolo).  “Abbiamo combattuto indossando quei grandi e ingombranti costumi, madidi di sudore: è stata una vera impresa!”

Hemsworth e Andy Armstrong si sono ispirati a Mike Tyson per quanto riguarda lo stile di combattimento di Thor quando brandisce il Mjolnir.  La scelta è di forte impatto per il giovane attore: “Ho fatto molta boxe negli anni e questo è stato utile quando abbiamo dovuto scegliere il modo in cui Thor combatte: ampi movimenti con le spalle e i fianchi,  un portamento maestoso ben radicato a terra”.

Il Mjolnir è un arnese maestoso, reso ancora più importante dalle portentose parole di Odino: “Colui che brandisce questo martello, se valoroso, possiederà i poteri di Thor”.   Secondo l’attrezzista Russell Bobbitt, sono stati presi in considerazione quasi 200 disegni (in varie forme), e ci sono volute quasi 14 settimane per selezionarne uno definitivo.  Come con gli altri elementi di “Thor”, lo scopo era creare qualcosa di appropriato al mondo d’oggi, ma che conservasse l’atmosfera del lavoro originale di Stan Lee e di Jack Kirby.  (Nonostante, a dire il vero, il martello del film non è come quello dei fumetti: infatti il nuovo Mjolnir è stato creato con la resina solida, e ha una struttura interiore che sostiene il suo manico di alluminio, completamente avvolto in pelle).

Bobbitt ha inoltre creato armi particolari per Sif, i Tre Guerrieri, Heimdall, Loki e, ovviamente, Odino.  Le versioni in pelle più leggere di queste armi sono state realizzate per le sequenze degli stunt.

L’eroica lancia  di Odino che cambia forma, il Gungnir, è fatta di solido ottone, su cui sono incisi disegni raffiguranti Yygsadril, l’antico albero che unisce i nove regni; la lancia pesa circa 14 chili.

“Anthony Hopkins ha trasportato il pesante Gingnir di ottone ogni singolo giorno di ripresa”, dice Bobbitt.  “Un paio di volte gli ho dato quello più leggero, ma lui me lo restituiva dicendo, ‘Russell, dammi quello vero’.”

Come si fa a opporsi a Odino?

Quando il Mjolnir cade sulla Terra, provoca un gigantesco cratere all’esterno di Puente Antiguo.  Gli agenti SHIELD chiudono l’accesso al luogo con tunnel tubulari dove Thor combatte un’altra intensa battaglia, stavolta facendo a pugni come in una rissa.    Hemsworth racconta: “Andy e gli stunt hanno detto: ‘Devi entrare, e iniziare a sferrare calci e pugni’. Ho detto: ‘Facciamo le prove?’  Hanno detto:  ‘No, giriamo subito’. L’idea era di rendere la scena grezza, realistica, movimentata, non come uno studiato combattimento di kung fu.  E’ stata molto divertente”.

Molto meno divertente – dato che l’eroe non combatte solo per se stesso, ma anche per i suoi amici che si sono uniti per salvargli la vita –  è l’enorme showdown fra Thor e il Distruttore, che ha luogo in strada, fra le rovine di Puente Antiguo.

“Quando abbiamo parlato di come mettere in scena questa battaglia, eravamo eccitati come bambini”, dice Hemsworth.  “E’ la sintesi di tutte le sequenze di combattimento e il match non era male: il più forte contro il più cattivo”.

Il regista di seconda unità Vic Armstrong e la sua squadra avevano fatto saltare in aria la maggior parte della cittadina qualche giorno prima e le strade un tempo pulite e ordinate erano ora colme di tizzoni ardenti e di vetri rotti.  Il Distruttore, alto quasi tre metri, se ne stava immobile al centro della strada, e i suoi movimenti sarebbero stati articolati in post-produzione dalla squadra Effetti Visivi di Wes Sewell.  Sul set Branagh e il primo assistente alla regia Luc Etienne hanno ripreso con vivacità lo scompiglio generato da Hemsworth e dai suoi compagni guerrieri di Asgard, mentre insieme cercano di neutralizzare  il temibile avversario.

Il Distruttore è stato al servizio di Odino per molti anni, proprio allo scopo di scoraggiare qualsiasi minaccia alla fragile pace imposta dopo anni di turbolenze.  Ma a questo punto della storia è abbastanza chiaro che qualcun altro sta controllando sia lui che le sue armi imbattibili.

“Il nome parla da sè”, dice Branagh con un fremito.  “E’ una macchina senz’anima, violenta, distruttiva, scatenatrice di caos e distruzione, un’armatura vuota che riflette la volontà di chi la controlla in quello specifico momento.  La sua apparizione nel film sarà di forte impatto, il pubblico resterà inchiodato alla sedia!!”

*   *  *

Molti sono gli elementi sorprendenti di “Thor”, non ultimo un cast composta da attori premi Oscar® ed emergenti.  Anche la troupe vanta alcuni dei tencici più apprezzati dell’industria del cinema. E chi guida tutto ciò? Un uomo che da molti è stato definito “il nuovo Olivier”.

Per vedere questo progetto di alto profilo dall’azione mozzafiato, guidato da uno dei migliori interpreti della letteratura inglese e soprattutto di Shakespeare, sorprenderà i fan del genere.  E se possibile la persona più sorpresa sarà Branagh stesso. Conclude il regista: “Penso di essermi abbastanza sorpreso quando ho accettato l’incarico. Non pensavo che avrei mai realizzato un film sui supereroi. Ma allo stesso tempo ho pensato che in questa storia ci sono tutti gli ingredienti che più amo: grandi battaglie, un eroe impavido, un giovane uomo testardo che dovrà confrontarsi con il suo passato e risolvere un complicato rapporto con suo padre.  E’ una storia antica su uomini irrefrenabili che lottano senza esclusione di colpi, e in questo senso mi ricordava ‘Henry V’. In fondo è un argomento che conosco.  Quindi immagino si possa dire che ho già girato film d’azione, anche se erano tutti ambientati in un’epoca in cui la gente parlava in modo strano!”

Il trailer italiano:

Video-parodia: “Little Thor”


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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Commenti»

1. Paolo - 27/04/2011

Kenneth Branagh, il “nuovo Olivier” che si riduce a fare un popcorn movie. ;)

Che BRUTTA la locandina. E l’attore è un bel ragazzo ma ha l’espressività di uno stoccafisso.


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