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TeleNews #56 – In CDA i palinsesti autunnali Rai, forse lunedì 6 giugno le nomine – Interesse del Gruppo L’Espresso per La 7 – Fabio Fazio: “Arrivederci, non so se sulla Rai” – Effetto Pisapia anche sui Tg – L’invasione dei cloni Mediaset: Io ballo – Addio a Biagio Agnes – La TV in edicola: Paperissima Sprint – L’Hotel Patria di Mario Calabresi – Video: lo scatenato Roberto Benigni – Fiorello in scena a Buon varietà con Jovanotti 02/06/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Giornali e riviste, Humour, In Memoriam, TeleNews, TV ITA.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa – segnalando le fonti di provenienza – di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, lasciate il vostro messaggio qui.

  • In CDA i palinsesti autunnali Rai, forse lunedì 6 giugno le nomine
    Domani mattina sul tavolo del Cda della Rai i palinsesti autunnali delle Reti. All’ordine del giorno della riunione, infatti, non ci saranno le nomine, rinviate con tutta probabilita’ alla prossima settimana, ma le trasmissioni programmate da viale Mazzini per la stagione invernale.
    E questo perché, a quanto si apprende, c’e’ l’urgenza di mettere in cantiere i palinsesti in vista del consueto appuntamento con la Sipra, la concessionaria per la pubblicita’ sulla Rai.
    In particolare, il 20 giugno a Roma e il 22 giugno a Milano, nelle consuete manifestazioni annuali, la Rai presentera’ agli inserzionisti della Sipra la propria offerta televisiva dell’autunno e dell’inverno. L’approvazione dei palinsesti, quindi, e’ un tassello fondamentale senza il quale la Sipra non puo’ fare i propri investimenti.
    Domani in Cda il Dg Lorenza Lei, insieme al vice Dg per il Coordinamento dell’Offerta radiotelevisiva Antonio Marano, porteranno in consiglio le proposte di palinsesto dei direttori di rete. I consiglieri ne prenderanno atto per discuterli e votarli definitivamente il 6 giugno.
    Ora bisognera’ capire se verranno sciolti i nodi delle conferme in palinsesto di ‘Che tempo che fa’, ‘Report’ di Milena Gabanelli, Ballaro” di Giovanni Floris, e ‘Parla con me’ di Serena Dandini (tutte condotte da giornalisti esterni alla Rai), visto che alcuni dei contratti di queste trasmissioni e dei loro conduttori sono in scadenza tra la fine di giugno e il mese di agosto.
    Non a caso domenica Fazio, in chiusura dell’ultima puntata di ‘Che tempo che fa’, ha detto: ‘Sei mesi fai Raitre ci ha chiesto di rinnovare questo programma per tre anni, aggiungendo anche il lunedi’, insomma un impegno serio. Ad oggi io non ho ancora capito quali siano le intenzioni della Rai pero’ ho capito una cosa: questo programma in autunno ci sara’”.
    “Ci rivedremo tutti, del resto il dove non e’ cosi’ importante, l’importante, come si dice e’ non perderci di vista e questo non accadra’. Ci rivedremo in autunno”, ha assicurato Fazio lasciando intatta l’incognita sulla veridicita’ dei rumors secondo cui potrebbe passare a La7.
    Va detto, pero’, che a Viale Mazzini c’e’ anche chi dice che i contratti di Fabio Fazio e di Giovanni Floris (conduttore di Ballaro’) sono praticamente firmati e che le trattive di Milena Gabanelli (Report) stanno andando bene. Insomma sembra che occora attendere ancora un po’ per sapere come stano davvero le cose.
    Per ‘Annozero’ la questione e’ diversa. Come fanno notare a Viale Mazzini, infatti, e’ scontato che la trasmissione sia in palinsesto e questo per due ragioni: primo, il suo conduttore Michele Santoro, e’ un dipendente della Rai e secondo, c’e’ una sentenza che impone la messa in onda del talk show. L’incognita, su questo fronte, semmai e’ un’altra: Santoro, stando ai rumors scatenati da un articolo de Il Giornale della scorsa settimana, sarebbe in trattative con La7 per un passaggio nella rete di Telecom Italia.
    Il conduttore di ‘Annozero’ avrebbe gia’ incontrato Giovanni Stella, vicepresidente esecutivo e ad di Telecom Italia Media e per lui si profilerebbe un passaggio su La7 dall’inizio del 2012 con la possibilita’ di andare ancora in onda in autunno sulla Rai (che cosi’ potrebbe comunque annunciare la presenza di Santoro nel palinsesto di Rai2 nei programmi autunnali agli inserzionisti pubblicitari). Finora, pero’, non e’ arrivata alcuna conferma.
    La partita delle nomine, in ogni caso, a quanto si apprende da fonti interne a Viale Mazzini, non si potra’ svolgere ne’ domani, ne’ il 6 giugno perche’ i Cda relativi a queste due date sono specificamente destinati a condurre in porto i palinsesti autunnali. Le nomine, pero’, potrebbero essere portate in consiglio dal Dg Lorenza Lei in altri Cda, come ad esempio quello dell’8 giugno gia’ in programma con prosecuzione il 9 giugno.
    Tornando, poi, al tema delle trasmissioni autunnali e dei relativi contratti da rinnovare per alcune di esse, la loro approvazione da parte del consiglio di amministrazione, come ricordano alcuni consiglieri, e’ necessaria solo nei casi in cui tali contratti superino i 2,5 milioni. Solo oltre questa soglia, infatti, la competenza economica e’ del Cda.

    (fonte: Adnkronos, 1° giugno 2011)
  • Interesse del Gruppo L’Espresso per La 7
    Grandissimo riserbo, ma ai piani alti del gruppo Espresso-la Repubblica c’è un fortissimo interesse per La7. E la trattativa per entrare nella compagine azionaria di TiMedia sta muovendo i primi passi. È così che la squadra della nuova La7 ai vari Enrico Mentana, Gad Lerner, Lilly Gruber si arricchirebbe di nuovi campioni come Michele Santoro, Fabio Fazio, Roberto Saviano, Luciana Littizzetto, Marco Travaglio (dei quali, non a caso proprio in questi giorni, spuntano le indiscrezioni su trattative contrattuali in corso). Certo è il processo di valorizzazione del canale voluto dall’ad di Telecom, Franco Bernabè, in vista, appunto, della possibile cessione.
    Nel dicembre scorso Giovanni Pons su Repubblica ha firmato un articolo sulla possibile cessione di un pacchetto del 20 per cento «in modo da permettere a Telecom di scendere sotto il 50 per cento e poter consolidare i conti di TiMedia». È stato in quell’occasione che Repubblica ha rivelato che l’incarico di trovare un compratore era stato assegnato a Mediobanca (circostanza poi smentita da Telecom). Molto significativo l’attacco del pezzo di Pons: «C’è grande movimento intorno al quarto polo tv». Oggi l’interesse e dunque anche la quota cedibile potrebbe essere cresciuta.
    Gli analisti fissano il target price di Telecom Italia Media intorno alla cifra di 350 milioni. Un valore che aggiunto ad un debito medio annuo di 150 milioni di euro fa salire la valutazione complessiva intorno a 500 milioni. Questa cifra può essere scomposta in questo modo: i multiplex hanno un valore oggettivo che va dai 300 ai 350 milioni di euro; Mtv, secondo gli analisti, può essere valutata intorno ai 50-60 milioni di euro.
    Per La7, dunque, si può calcolare un valore di mercato fino a 100 milioni di euro. Sulla carta. Sì, perché, all’asetticità dei conti degli analisti occorre affiancare il dato specifico di La7 è che ormai consolidato in un lungo periodo: a livello operativo perde 60 milioni di euro all’anno su 120 milioni di fatturato. È chiaro che l’arrivo di Enrico Mentana al Tg ha fatto compiere un salto di qualità all’audience dell’emittente televisiva, trascinando un po’ tutto il palinsesto.
    Tant’è vero che Bernabè è passato nel giro di pochi mesi da una posizione piuttosto netta: «La7 non è strategica per il gruppo» ad un «Valorizzeremo sempre di più La7». Si potrebbe concludere che se fino a ieri era pronto a regalarla, o quasi, adesso per il suo valore strategico non più. Guardando soltanto ai conti La7 non sta in piedi da sola. L’idea, invece, di creare un quarto polo tv ben strutturato acquisendo Telecom Italia Media è decisamente più appetibile.
    Dal punto di vista strettamente editoriale, la tv di Repubblica sembra già che stia nascendo, e con stelle di prima grandezza. Di certo, con un forte imprinting anti-berlusconiano, ma altrettanto non schiacciata sul Pd. Insomma, si potrebbe assistere alla fusione delle linee editoriali del Fatto quotidiano e di Repubblica, divenendo il polo di attrazione per un dream team di sinistra (ed anche un po’ azionista) che ai Gad Lerner, Enrico Mentana, Lilly Gruber aggiungerà Michele Santoro, Fabio Fazio, Roberto Saviano, Luciana Littizzetto, Marco Travaglio che infatti starebbero trattando per il grande salto. La domanda che verrebbe da porsi è: perché non aspettano la caduta di Silvio Berlusconi, se è vero che è in grande difficoltà, con la liberazione di grandi spazi in Rai?
    A questo punto occorre analizzare il contesto politico in cui avviene l’operazione. E se Berlusconi da lunedì entrasse in trincea e durasse ancora per due anni? È questa la domanda che aleggia tra i quartopolisti. L’esigenza di un quarto polo tv, allora, sarebbe fortissima. Infatti, un mercato dominato da Sky, Mediaset e Rai per i fautori del quarto polo tv, a ragione o torto, non sarebbe altro che l’espressione delle due facce della stessa medaglia conservatrice: Silvio Berlusconi, a livello italiano, e Rupert Murdoch, nel contesto internazionale.
    Invece, tanto più dopo le due iniziative editoriali di maggior successo negli ultimi mesi, ossia Il Fatto quotidiano di Antonio Padellaro e Marco Travaglio, ed il Tg di Enrico Mentana (cui si potrebbe aggiungere l’exploit di Roberto Saviano su Rai3), si può affermare che c’è una quota di mercato che oggi attende soltanto di essere conquistata e non importa se si parte da posizioni marginali.
    Il contesto politico non esprime pienamente il valore strategico che l’operazione La7 avrebbe. Non si tratta, infatti, (solo) di portare la sinistra a palazzo Chigi, ma di una presa generale del potere. Come ha ricordato Mentana in occasione dell’intervista per la copertina di Vanity Fair: «L’editore di La7 è Telecom, dentro ci sono Generali, Mediobanca e altri soci pesanti».
    E non è passato inosservato lo scambio di no comment, nel corso della presentazione dell’accordo di Telecom con Rcs sui contenuti editoriali digitali, quando è stato chiesto espressamente a Franco Bernabè se sia possibile che l’alleanza si allarghi anche a La7. L’ad Telecom ha risposto: «Questo è tutto da vedere». E l’amministratore delegato di Rcs, Antonello Perricone, ha ribadito: «È un’ipotesi assolutamente prematura». In ballo c’è proprio questo. Il quarto polo tv è il punto di contatto tra «i soci pesanti», tradizionalmente legati a Rcs. Diverrà il gruppo Espresso-La Repubblica il terminale del nuovo salotto buono del potere in Italia?
    Uno degli aspetti più interessanti della vicenda è che la trattativa sembra entrare nel vivo proprio a ridosso della sentenza della Corte d’Appello sul lodo Mondadori, attesa per la prossima settimana, che dovrebbe far finire nelle casse del gruppo Espresso-La Repubblica un bel po’ di quattrini. E a consegnarli sarebbe Fininvest. Il giudice Raimondo Mesiano calcolò la cifra in 749,9 milioni.
    La perizia depositata in Corte d’Appello nello scorso settembre ha ridotto questa cifra del 30-35 per cento portandola, dunque, intorno ai 500 milioni di euro. Il riferimento di Silvio Berlusconi, ieri, durante la conferenza stampa del G8 equivale ad un grido d’allarme. Nei prossimi giorni, dice di voler affrontare la questione: «Qual è oggi il tentativo di aggredirmi anche sotto il profilo patrimoniale con una sentenza totalmente fuori di ogni logica se non quella di colpirmi per favorire il mio avversario politico». È chiaro che il premier non stesse parlando di Ruby Rubacuori o di David Mills e il suo avversario non è certo Pier Luigi Bersani, ma Carlo De Benedetti.
    (fonte: “Italia Oggi”, 30 maggio 2011 – articolo di Franco Adriano)
  • Fabio Fazio: “Arrivederci, non so se sulla Rai”
    Lo dice in diretta su Raitre, chiudendo la puntata di ieri sera alle 21.30 e il ciclo primaverile 2011: «Sei mesi fa la direzione di Raitre ci chiesto di restare per altri tre anni. Sono passati sei mesi e non ho ancora capito le intenzioni della Rai… Comunque ho capito che l’ anno prossimo questo programma comunque ci sarà. Ci ritroveremo l’ anno prossimo. Ma dove, in fondo, non è importante…». Fabio Fazio chiude «Che tempo che fa» con un avviso ai telespettatori: la sua situazione contrattuale è ancora incerta. Un nuovo caso destinato ad esplodere sul tavolo del Consiglio di amministrazione che da domani, martedì, sarà impegnato nell’ esame e nel voto dei palinsesti su proposta del nuovo direttore generale Lorenza Lei. E già sorgono altri interrogativi: cosa ne è dei contratti con Milena Gabanelli, Giovanni Floris, con Serena Dandini? Intanto la vituperata Rai (con Mauro Masi, direttore generale fino al 2 maggio 2011 e ora sostituito da Lorenza Lei) non solo non precipita negli ascolti ma – anzi – stravince sulla concorrenza Mediaset come non accadeva addirittura dal 1999. Nel cosiddetto «periodo di garanzia primaverile» che va dal 13 febbraio al 28 maggio la Rai ha vinto per l’ ottava volta la gara con la tv berlusconiana. Il vantaggio della tv pubblica su quella commerciale arriva a quasi 6 punti di share in prima serata e a +5 nel day time, ovvero nell’ intera giornata. L’ anno scorso il day time era stato vinto dalla Rai su Mediaset con un +3.3 mentre il prime time, ovvero la prima serata, era a +5.6%. Per ritrovare dati così positivi, bisogna risalire al 1999 quando il + nel prime time sfiorò quota 7%. Il periodo di garanzia, per spiegarlo ai non addetti ai lavori, è particolarmente importante dal punto di vista delle risorse aziendali perché in quella fascia temporale le tv «garantiscono» ai propri clienti pubblicitari una certa quota di ascolti. Se il trend è positivo, lo sarà dal punto di vista pubblicitario probabilmente anche il resto dell’ annata e soprattutto l’ estate-autunno, con un indubbio riflesso sui ricavi per la tv pubblica. Sono in molti a questo punto a prevedere un’ inversione di tendenza in un singolare squilibrio che continua a premiare Mediaset (con la concessionaria Publitalia) nonostante gli ascolti siano più bassi, e sostanzialmente a penalizzare la Sipra della Rai. Raiuno, in particolare, porta il suo vantaggio su Canale 5 a +2.4 nell’ intera giornata e soprattutto a 3 punti in prima serata. Crescono anche Raidue, lievemente, e Raitre che si consolida con un 9.3% in prime time e un 8.6% nell’ intera giornata. I canali digitali specializzati (terrestri e satellitari, free e pay) conquistano il 23% di share in prima serata e sfiorano il 26% nelle 24 ore incrementando di quasi 4 punti percentuali i risultati di share della primavera 2010. Nessun pacchetto di nomine, invece, nell’ immediato: e il caso Fazio rischia di allontanarlo ancora. Lorenza Lei ha tentato di vararlo la settimana passata ma non è riuscita a trovare l’ intesa non soltanto con il centrosinistra ma anche all’ interno dello stesso centrodestra. Forse ha ragione Maria Pia Ammirati, vice direttore di Raiuno, oltre che responsabile di Uno Mattina, e possibile candidata alla direzione di Raitre al posto di Paolo Ruffini (stando alle ultime voci dei giorni scorsi) che ha così commentato la sua entrata nella cinquina del premio letterario «Campiello» con il romanzo «Se tu fossi qui», Cairo editore: «Sono due mestieri assoluti, la Rai e la letteratura. La Rai mi dà da vivere, la letteratura mi dà la vita». Un modo elegante per ammettere che, una volta tanto, un romanzo in cinquina al prestigioso Campiello regala emozioni più profonde e vere di una nomina a viale Mazzini…
    (fonte: “Corriere della Sera”, 30 maggio 2011, articolo di Paolo Conti)
  • Le serie investigative linfa per Rai 2
    Potenza del brand (e della ripetizione). Grazie a un metodico lavoro di posizionamento, e ad acquisti spesso molto fortunati, negli ultimi anni Raidue è diventata, oltre che la rete di Annozero e de L’isola dei famosi, anche la «casa» dei procedural, cioè di quel particolare tipo di telefilm che segue l’investigazione, la ricerca dei criminali accumulando indizi e prove, nella duplice variante «legale» e «poliziesca». Il secondo canale Rai si propone così come una sorta di Cbs italiana, il posto in cui andare se si cercano le avventure di avvocati e poliziotti, giudici e investigatori, agenti e squadre speciali: da Ncis a The Good Wife, da Criminal Minds a Cold Case. L’interesse del pubblico è tanto forte che la rete si è spinta fino a imbastire vari cicli di repliche in prima serata, con il fortunato esperimento di Rewind, che a volte aumenta addirittura gli ascolti rispetto alla prima visione delle puntate: quasi una coazione a ripetere.
    Ogni tanto, però, è necessario aggiungere qualche nuovo ingrediente. E così la serata del venerdì (dalle 21.05) propone ora l’accoppiata tra Ncis: Los Angeles e Blue Bloods. Il primo, già alla seconda stagione, è una derivazione di Ncis (a sua volta spin-off di Jag, avvocati in divisa), che sposta da Washington alla California le attività del dipartimento della marina Usa dedicato a indagare sui crimini che avvengono al suo interno: dinamiche consuete si sviluppano tra nuovi personaggi (interpretati da Chris O’Donnell e LL. Cool J), ma manca un po’ il controcanto ironico di Ncis.
    La nuova Blue Bloods, invece, riporta Tom Selleck sugli schermi tv, alle prese con una vera e propria «dinastia» familiare impegnata nel leggendario New York Police Department. Riusciranno a imporsi come classici? Presto per dirlo. Intanto, però, danno nuova linfa all’immagine «seriale» di Raidue. Anche se il vicedirettore Gianluigi Paragone, grande esperto di tv, non è d’accordo.
    (fonte: “Corriere della Sera”, 29 maggio 2011 – articolo di Aldo Grasso)
  • Effetto Pisapia anche sui Tg
    Il terremoto elettorale non ha risparmiato nemmeno la Rai. Lo speciale del Tg1 sulle amministrative, condotto da Francesco Giorgino, è stato superato negli ascolti dallo speciale del Tg3: 1.296.000 telespettatori, share 12,07% per il Tg1 contro 1.433.000 telespettatori, share 13,82% del Tg3. E c’è mancato poco che Enrico Mentana su La7 beffasse entrambi gli antagonisti (1.363.000 telespettatori, 11,68% di share).
    Raiuno ha potuto riscattarsi grazie a Bruno Vespa e al suo salotto di Porta a Porta che ha intrattenuto una platea di 1.666.000 telespettatori, share del 15% doppiando su Canale 5 Matrix Elezioni, condotto da Alessio Vinci e Alberto Bilà, seguito da 840.000 telespettatori (8,65% di share). Alle 20 il tiggì di Mentana si consolida terza forza: 3.106.000 di teleutenti con il 13,78% di share. Superato il Tg2 delle 20.30 (2.995.000, con l’11,95%).
    (fonte: “Italia oggi”, 1° giugno 2011 – articolo di Marco Castoro)
  • L’invasione dei cloni Mediaset: dopo “Io canto” arriva “Io ballo”
    Chissà se prima o poi a Mediaset cloneranno pure il cavallo di viale Mazzini. Sta di fatto che l’assalto alla diligenza ai format dei programmi più visti prosegue senza interruzioni. Dopo Io canto ecco Io ballo. O meglio: dopo aver visto Ti lascio una canzone è arrivato Io canto e dopo aver visto Ballando con le stelle arriva Io ballo. Fervono infatti a Cologno Monzese i preparativi per il talent show fotocopia del fiore all’occhiello della stagione di Raiuno.
    E per copiarlo ben bene è stato scelto uno sì che se intende, quel Roberto Cenci, il papà di Ti lascio una canzone che ha finito per lasciare il programma condotto da Antonella Clerici per confezionare Io Canto di Canale 5. Ma torniamo a Io ballo. A condurre le danze dovrebbe esserci Barbara D’Urso, al suo fianco probabilmente Samuel Peron, uno dei maestri storici del Ballando Rai. A produrlo Endemol, una delle aziende che produce di più sulla tv di stato. Che farà ora viale Mazzini? Permetterà che uno dei programmi più riusciti (che porta ottimi introiti pubblicitari), venga clonato?
    (fonte: “Italia oggi”, 27 maggio 2011 – articolo di Marco Castoro)
  • Marina Tagliaferri torna a “Un posto al sole”
    Dal 15 giugno Marina Tagliaferri torna nel cast di “Un posto al sole” nel personaggio di Giulia Poggi. A svelarlo Tv Sorrisi e Canzoni. Tra le proteste dei fan e dopo 12 anni nella soap di Raitre (era nel cast dalla prima puntata), la Tagliaferri era uscita di scena nell’agosto 2008, quando la casa produttrice, la Grundy Italia, non le aveva rinnovato il contratto.

    A sorpresa Giulia Poggi, il personaggio che rivestiva, aveva seguito un nuovo amore in Albania. “Onestamente non me l’aspettavo” è stato il commento a caldo di Marina Tagliaferri quando era venuta a conoscenza che per esigenze di contratto avrebbe dovuto lasciare la soap opera.
    In vista dell’atteso parto della “figlia” Angela (Claudia Ruffo), Giulia Poggi ritrova un posto nella storia di “Un posto al sole”.
    L’attrice ha partecipato al cast dal 21 ottobre 1996 al 29 ottobre 2008.La Tagliaferri, oltre che essere attrice, è anche doppiatrice. Ha partecipato a film come “Mignon è partita” di Francesca Archibugi e “Senza pelle” di Alessandro D’Alatri. Tanti i ruoli in televisione da “I ragazzi del muretto” a “Linda e il brigadiere”.

    (fonte: TgCom, 1° giugno 2011)

  • La sfida di MadDoll
    E’ partita l’avventura di MadDoll, la società di produzione nata da un’idea di Cristiana Farina, a.d. della società partecipata dal Gruppo Endemol. Su Fox Life c’è “Sex Education Show”, il nuovo programma dedicato al sesso con Nina Palmieri. Sul canale Lei, è piaciuta la prima serie del docu-reality “Le cose che non ti ho detto”, tanto che si sta già preparando una seconda serie. Successo consolidato per Vendo Casa e Cerco Casa per il canale Discovery Real Time.
    Ora MadDoll si appresta a fare il suo esordio anche sulla tv generalista. A giugno partirà su Italia 1 Tamarreide, una docu-fction su un viaggio a bordo di un camper, mentre, sempre in estate, è prevista la realizzazione di due puntate della versione italiana di Extreme Makeover – Home Edition, con la conduzione di Federica Panicucci. Circa 2.000 famiglie hanno già contattato la redazione.
    (fonte: “Italia oggi”, 1° giugno 2011 – articolo di Marco Castoro)
  • Addio a Biagio Agnes, ex-dg Rai
    Biagio Agnes, ex direttore generale della Rai, è morto lo scorso 29 maggio. Era nato a Serino, in provincia di Avellino, il 25 luglio del 1928. Aveva 82 anni e attualmente era direttore della Scuola di giornalismo dell’Università di Salerno.
    Agnes era entrato alla Rai nel 1958, dopo aver iniziato la sua attività giornalistica al Corriere dell’Irpinia. E in Rai ha percorso tutta la carriera: redattore alla sede di Cagliari, capo servizio al Giornale Radio, condirettore del Telegiornale, fondatore e direttore del Tg3, vice Direttore Generale per la radiofonia. Dal 1982 al 1990 è stato storico Direttore Generale della Rai, tra i più longevi della tv pubblica. Sotto la sua direzione la Rai ha affrontato i profondi cambiamenti intervenuti nel settore radiotelevisivo con l’avvento della tv commerciale. Con Agnes direttore generale sono stati avviati nuovi servizi, come Televideo, e sperimentato nuove tecnologie quali le trasmissioni via satellite e l’alta definizione. Sotto la sua direzione fu istituito il centro televisivo di Saxa Rubra.
    Tra le sue intuizioni tv l’ideazione, insieme a Luciano Lombardi D’Aquino, del celebre programma medico televisivo Check-up, trasmesso su Rai1. Andato via dalla Rai, nel ’90 è diventato presidente della Stet, la holding delle telecomunicazioni e nel ’97 presidente di Telemontecarlo.
    Nel 1987 Agnes è stato nominato Cavaliere del Lavoro, nel 1992 ha ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e Telecomunicazioni dell’Università di Buenos Aires.
    Nel 2006 è diventato direttore della Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno, corso biennale post laurea riconosciuto dall’Ordine dei Giornalisti. Era presidente dell’Amalfi Coast Media Award, premio internazionale giornalistico diviso in più sezioni, cui stava dedicando tutte le sue energie per l’edizione 2011 in programma a metà giugno.
    L’ultima apparizione pubblica di Biagio Agnes lo scorso 16 maggio in occasione della Lectio magistralis di Ettore Bernabei nel giorno del suo novantesimo compleanno, alla Pontificia Università Lateranense di Roma.
    “Se ne è andata una brava persona”: questo il primo commento di Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza della Rai, profondamente addolorato. “Biagio Agnes – ha detto Zavoli – è stato un direttore generale che ha speso tutte le sue energie in difesa del servizio pubblico. Tutto ciò che di buono conserva e rilancia il prestigio della Rai è largamente segnato dalla sua indimenticabile coerenza e professionalità umana e civile”.
    E’ sempre stato un “difensore del ruolo del servizio pubblico, anche nei periodi più difficili quando si cercava di delegittimarlo a favore del monopolismo privato”, ricorda Walter Veltroni. “Animato da sinceri sentimenti democratici – ha aggiunto l’esponente Pd – aveva sempre posto attenzione alla difesa del pluralismo dell’informazione radiotelevisiva e della qualità dell’offerta. Con lui se ne va una parte importante dell’esperienza del servizio pubblico che credeva nelle sue potenzialità”.
    (fonte: Repubblica.it, 30 maggio 2011)

LA TV IN EDICOLA

  • “SORRISI E CANZONI TV” n°23/2011
    Il numero in edicola presenta in copertina la nuova coppia di conduttori dell’edizione estiva del varietà di access-prime-time di Canale 5 “Paperissima Sprint”, ovvero Vittorio Brumotti e Giorgia Palmas (con il Gabibbo).

APPROFONDIMENTO

  • Dal 6 giugno su Rai 3 “Hotel Patria”, l’Italia raccontata da Mario Calabresi
    È un Hotel Patria molto particolare quello che da lunedì prossimo aprirà una finestra sull’Italia, in diretta, prima serata di Raitre. Vi abitano persone non straordinarie ma che sono riuscite in qualche modo ad affrontare o superare i tanti problemi della vita. A condurre il programma in quattro puntate è Mario Calabresi, direttore de La Stampa, debuttante su questi schermi. «Quando poco prima dello scorso Natale il vicedirettore di Raitre Fernando Masullo mi ha proposto di fare un programma in televisione, sono rimasto perplesso. Non ci avevo mai pensato, ma forse proprio per questo le storie hanno cominciato da sole ad arrivarmi in testa. Ho chiamato Masullo e ho accettato».
    In Hotel Patria , otto storie di passione, coraggio, amore e talento, temi conduttori delle quattro puntate. Ascolteremo le voci dei bambini della scuola elementare di Via Paravia a Milano (la stessa dove studiò Calabresi) con la più alta densità di allievi extracomunitari d’Italia. «Su novantatré bambini della mia ex scuola, oggi ottanta sono stranieri – racconta il direttore -, e a loro abbiamo chiesto d’immaginare l’Italia che vivranno a cinquant’anni. In un momento politico come questo, dove non si guarda più in là di qualche mese, mi è piaciuto riflettere e far riflettere su un futuro che sembra lontano ma che ci cadrà addosso prima di quanto pensiamo». Ci sarà la storia di un macellaio di Musso nel Comasco che grazie all’amore provato per il fratello morto prematuramente, appassionato di barche, si è messo a costruire barche a vela. Oggi la sua azienda è la numero uno al mondo per i natanti della classe Start. Senza mai smettere di fare il macellaio.
    In ogni puntata due storie di gente «normale» e la presenza in studio di personaggi famosi ma che non incontreranno Calabresi per promuovere dischi o film. «Nel mio compito di narratore sarò aiutato da ospiti come Aldo Giovanni & Giacomo, Dino Meneghin e Vinicio Capossela per la prima puntata. Per la seconda si parlerà di criminalità e avrò Luca Zingaretti, nella terza i giovani saranno i protagonisti, così avrò Lorenzo Jovanotti. Amo la sua musica e ho usato la parte strumentale di Ora come sigla. Nell’ultima puntata, per parlare di una Napoli tecnologica, attenta, innovatrice, ci sarà certamente Fabio Volo». Raccontando persone e fatti, Hotel Patria si proporrà di stimolare, forse emozionare e far riflettere il telespettatore su chi siano oggi gli italiani, ospitando interviste a persone diverse fra loro ma unite da una realtà fatta di solitudine: come vedono l’Italia quattro suorine di clausura o un solitario guardiano del faro? Come guarda al nostro Paese un navigatore come Giovanni Soldini mentre è all’ancora nel porto di New York e sta organizzando la sua prossima traversata in solitario? E poi spazio alle «lettere al Direttore». Calabresi è andato a cercarle tra le migliaia di missive scritte dai lettori de La Stampa nel corso del tempo, trenta, quaranta o anche cinquanta anni fa e Nicoletta Orsomando, la più famosa delle ex signorine Buonasera, ne leggerà dei brani. «Queste letture – sottolinea Calabresi – ci daranno modo di confrontarci con un passato e con problematiche antiche ma attualissime. Noi non vogliamo raccontare il bene sottolinea il direttore -, ma vogliamo parlare dei problemi più grossi del Paese attraverso persone normali che ci mostrano come con la tenacia si possa provare a farcela».
    La scenografia è d’effetto, un grande lampadario al centro, come nella hall di un albergo d’altri tempi, al pian terreno un grande schermo cinematografico circolare sul quale scorrono immagini delle storie raccontate e dei loro protagonisti. Per il pubblico (un centinaio di persone), un primo piano sorretto da travi verticali e sul quale si aprono le stanze dell’ Hotel Patria.
    (fonte: “La Stampa, 2 giugno 2011 – articolo di Luca Dondoni)

I VIDEO

  • Lo scatenato Roberto Benigni
    E’ un Roberto Benigni irresistibile e irrefrenabile. Parla di Obama, di Fede, Pisapia, Moratti, del conte Ugolino. Mescola la Divina commedia all’attualità: bisogna passare dall’inferno prima di arrivare in paradiso. Canta e salta sul palco dell’Adriatic Arena di Pesaro davanti a più di sei mila persone arrivate per il Festival della Felicità. Ed è il solito trionfo. Anche perché materiale ne ha in quantità industriale.
    Come in apertura, quando finge un problema di microfono e allora ci pensa Mr. Obama, quello che “risolve i problemi”: “Non è che mi puoi mandare uno, Barack, che aggiusta il suono perché in Italia c’è una dittatura dei fonici di sinistra. Ah, c’hai pure te uno scocciatore? Non ti leva la mano dalla spalla? Noi sono 17 anni che ci mette la mano sulla spalla. Tu lo devi assecondare, digli sempre di sì, presentagli una donna”.
    “Sono contento – continua Benigni- di essere qui a Pesaro per il Festival della felicità che da lunedì si terrà a Milano e durerà per 5 anni”. “Berlusconi comunque ha detto che queste elezioni non avranno valore nazionale e – aggiunge Benigni – se vince Pisapia nemmeno comunali”.
    È poi la volta del Pd che sprona a “essere più felice” e ironizza su come Fassino s’è rivolto ai suoi concittadini dopo la vittoria alle urne. Invece di esultare per la gioia rivolgendosi ai torinesi ha detto: “La parola che mi sento di dire più rimarchevole in questo momento è grazie”. Un entusiasmo troppo blando, quello del nuovo sindaco di Torino, che “come il Pd non era più abituato a vincere” e allora Benigni esorta il partito a “riprendere quell’abitudine”.
    Poi scherza con il pubblico: “Mi scuso con voi, so che stavate aspettando tutti Gigi D’Alessio, non è potuto venire e ha mandato me”. Benigni ringrazia la città di Pesaro che lo ha voluto a rappresentare il momento più significativo del festival e “essendo il festival della felicità – afferma- non parlerò più di Berlusconi, lo farò la settimana prossima al festival della depressione di Vercelli”.
    Non si è dimenticato Benigni delle recenti affermazioni del Carroccio: “La Lega vuole portare tutti i ministeri al nord, addirittura il Quirinale”. E allora perché non “il Colosseo a Cuneo”? Se lo chiede Benigni, mettendosi nei panni di un Bossi che continua il leitmotiv di Roma ladrona e rivendica come un bene lombardo l’anfiteatro Flavio, “costruito dal nonno di Briatore”. D’altronde “felicità è anche non avere pensieri di nessun tipo, ecco perché Calderoli è sempre sorridente”.
    A Pesaro tutto parla di Rossini. Tanti luoghi della città sono intitolati a lui e alla sua opera e allora la fantasia vulcanica di Benigni non può non andare al Rossini di Arcore: Berlusconi. “Quando il presidente del Consiglio avrà cent’anni farà il bilancio, ovviamente falso, della sua vita”. E l’immaginazione corre a una Arcore del futuro, in cui ci saranno “via nipote di Mubarak, libreria Papi, parco D’Addario, teatro barzelletta della mela, parco Apicella, cimitero Boccassini, casa di riposo Procura di Milano, obitorio toghe rosse e viale Scilipoti che porterà dritto alla casa di Berlusconi.
    Benigni immagina un Berlusconi che, per “distruggere la Procura di Milano”, tenta di convincere Obama a bombardarla, inventandosi la storia che nello scantinato si sarebbero nascosti Gheddafi e il Mullah Omar.
    È poi la volta dei più stretti cortigiani di Berlusconi, Emilio Fede e Sandro Bondi. “Per carità – se la ride Benigni – io a Fede gli voglio bene come se fosse normale” e lo ricorda, in chiara difficoltà al Tg4, nel dover ammettere il vantaggio di Pisapia sulla Moratti. Per Bondi spende invece parole di lode: “Durante il suo ministero le rovine sono aumentate, quindi ha contribuito anche lui a incrementare il nostro patrimonio nazionale”.
    Canta Benigni e si propone nei panni del presidente del Consiglio che elenca tutto ciò che possiede: “E’ mia l’Italia e tutti i suoi parlamentari, li compro tutti e diventano tutti Scilipoti”, “è mio Milano, almeno fino a lunedì”, “di donne ne ho tante conquistate col mio fascino, un fascino in contanti”.
    Benigni si sta ormai preparando alla seconda parte dello spettacolo. Lo fa dedicando la serata agli operai di Finmeccanica e ai soldati feriti in Libano: “Senza l’alto senso della patria e senza il lavoro non siamo più uomini”. L’atmosfera cambia e chiede al pubblico una “sospensione volontaria della credulità”.
    È tempo di lasciare la parola alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Sul palco del Festival della felicità, Benigni parla “della più grande infelicità cantata da Dante nell’Inferno”. La storia che sceglie di raccontare è quella del conte Ugolino, che chiude la prima cantica. La metafora è chiara: bisogna passare dall’inferno per arrivare in paradiso.
    Si tiene tutto nel grande racconto di Benigni. Settecento anni di storia nazionale separano i traditori del Cocito, immersi nel ghiaccio della zona più bassa dell’inferno, dal gruppo dei Responsabili del Transatlantico, ma i vizi di casa nostra restano gli stessi e gli uomini per ogni stagione tornano ad affacciarsi sulla scena politica in cerca di qualche buona opportunità.
    (fonte: IlFattoQuotidiano.it, 30 maggio 2011)
  • Fiorello in scena a “Buon varietà” con Jovanotti
    ”Che botta! Cribbio! Povera Letizia, come fara’ ora ad arrivare a fine mese? Chi ha votato Pisapia non e’ figlio di Maria… Pisapia tutte le feste si porta via”: con una raffica di battute sull’esito del ballottaggio Fiorello, imitando Berlusconi in lacrime, ha dato il via a ‘Buon varieta” stasera al teatro Sistina di Roma. In platea, nascosti del pubblico delle prime file, sono presenti Ennio Morricone, Michele Santoro, Francesco Totti con Ilary Blasi e Franco Califano, tra gli altri.
    Fiorello e Jovanotti si sono poi calati nei panni di Cochi e Renato in omaggio al varieta’ classico, trasformando la ‘Canzone intelligente’ in ‘Candidato intelligente’, con tanto di balletto e ritornello: ”Questo e’ il candidato intelligente che fara’ votar tutta la gente”, mixato sul finale, per gioco, con ‘Il triangolo’ di Renato Zero.
    (fonte: Ansa, 30 maggio 2011)

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