jump to navigation

Edicola – “Wired” #28, giugno 2011: “Dreambrain – Io leggo la mente” 04/06/2011

Posted by Antonio Genna in Scienza e tecnologia, Wired.
trackback

E’ in vendita in edicola il numero 28 – Giugno 2011 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole al prezzo di 4 €.
Vi presento di seguito la copertina, l’editoriale del direttore ed un’anticipazione del servizio principale di questo numero.

Ecco l’editoriale del direttore Riccardo Luna (che ancora per il mese di luglio 2011 sarà alla guida del mensile e sarà poi sostituito da Carlo Antonelli).

La Rete può salvare il buon giornalismo

Sono morti e non lo sanno. Li sentivo parlare in una sala che non finiva mai, seduti attorno a un tavolo così lungo che per scoprire chi c’era dall’altra parte non bastava sporgersi in avanti, ma dovevi guardare gli schermi tv che rimandavano le immagini di chi aveva la parola. Alcuni erano molto famosi, altri meno, ma avevano in comune il fatto di essere – tutti assieme – un pezzo fondamentale del Potere: l’Informazione. Anzi, l’Informazione Ufficiale.

Dicevano: Internet distrugge i giornali, ci fa perdere posti di lavoro, porta la ricchezza creata fuori dall’Italia. E persino: inquina le menti dei nostri figli. Orrore! Sulla ricetta concordavano: gli faremo la guerra, a questi della Rete, gli faremo la guerra se non scenderanno a patti con noi.  Non uno che dicesse che forse in questi anni abbiamo fatto dei brutti giornali e dei pessimi telegiornali dove è diventato quasi impossibile capire di che si sta parlando, anzi, di che si sta litigando. Non uno che ammettesse che da una vita abbiamo drogato le vendite in edicola allegando libri e cassette, giocattoli e profumi, tutto piuttosto che una idea nuova. Non uno che ricordasse che quando è arrivato il Web i giornalisti scappavano per non lavorare ai siti di news.

Non uno, lì, che avesse capito che Internet può piuttosto salvare il buon giornalismo perché compie una azione fondamentale, l’unica di cui ha davvero bisogno: rimettere al centro di tutto non la pubblicità o il potere, che purtroppo ci tengono al guinzaglio, ma coloro che avrebbero dovuto sempre starci. I lettori. O meglio, i cittadini. Ora per molti è già così. E queste cose, che alcuni chiamano rivoluzioni, quando iniziano non le puoi più fermare perché non sono imposte dall’alto ma sono fatte da milioni di piccoli gesti quotidiani: clic dopo clic, post dopo post, tweet dopo tweet, alla fine le cose cambiano. E un giorno ti accorgi che piazza Tahrir non è poi così lontana.

Li vedevo sfilare nello schermo che avevo davanti, in quella sala che non finiva mai, e pensavo: ora ho capito perché siamo qui a parlarne, in un museo.
Questi hanno già perso e non lo sanno.

La giovinezza rappresenta quella fase, relativamente allo sviluppo umano, compresa tra l’adolescenza e la vita da adulto. Tra i 18 anni in cui termina l’adolescenza e i 26 -28 anni (22-24 per le donne) in cui, secondo la scienza medica, comincia l’età adulta.
(fonte Wikipedia)

A seguire, un’anticipazione del servizio di copertina.

Come si legge nel pensiero

DreamBrain è il casco con cui Riccardo Prodam riesce a comunicare con suo padre. Nella videointervista ci spiega come funziona
Il  13 dicembre 2009, Fabrizio Prodam, imprenditore torinese, viene colto da ictus. I danni all’encefalo lo privano di movimento e della capacità di comunicare. Ma non di pensare, avere esigenze e sentire. E il figlio Riccardo gli sussurra all’orecchio: “ non ti preoccupare papà, questa la risolviamo”. Comincia così l’avventura di Riccardo – raccontata su Wired di giugno -, che di mestiere è ingegnere con una specializzazione in calcolo combinatorio, alla ricerca di un mezzo che lo metta in comunicazione con la mente del padre.

Dopo mesi e mesi passati a studiare, a confrontarsi con colleghi matematici e logopedisti, arriva a creare un casco dotato di sedici elettrodi che, appoggiati sulla testa, basandosi su un modello matematico, decifrano i messaggi cerebrali. L’avventura disperata di un figlio per aiutare il padre ha partorito un’invenzione attorno a cui oggi lavora un team di persone, ad esempio la sorella Flavia Prodam, e i cui brevetti stanno per essere depositati, come racconta lo stesso Riccardo nella videointervista rilasciata a Wired.it. Perché leggere la mente è da sempre uno dei sogni più grandi della scienza: non solo in campo medico, anche militare.

La tecnologia del casco in sei passi

1 Sedici sensori senza gel né bisturi
I 16 sensori del caschetto utilizzato dal DreamBrain si appoggiano sulla testa, senza bisogno di applicare gel o di impiantare chirurgicamente nei tessuti gli elettrodi. Il casco, prodotto dall’americana Emotiv, costa circa 3mila euro. Da tempo è utilizzato per gli elettroencefalogrammi medici.

2 Nel cervello corre l’onda
I sensori, all’interno della calotta, rivelano le variazioni di corrente elettrica prodotte dall’attività dei neuroni e associate alle onde cerebrali, trasmettendo il segnale a un netbook su cui gira il software.

3 Connessi senza fili
Addio fili e cavetti: la trasmissione dei dati al pc è wireless e lascia a chi lo indossa il massimo di comfort. L’unico gesto da fare è accendere il pc.

4 Il software non sa, ma impara
Chi indossa il caschetto per la prima volta deve attendere alcuni minuti perché il software possa campionare i segnali provenienti dalla sua corteccia cerebrale e calibrare il modello matematico. Gli impulsi relativi a un pensiero, ad esempio il desiderio di bere, sono elaborati con algoritmi che traducono cosa si pensa. L’accuratezza è dell’82% nei pazienti colpiti da ictus e altre patologie, ma superiore al 90% nei soggetti sani.

5 “Sì grazie, voglio bere!”
Una volta accesa e tarata, la macchina propone una serie di azioni con un’interfaccia grafica user-friendly sviluppata dalla torinese Brainer per tradurre ciò che pensa chi indossa il casco. Quando la certezza dell’interpretazione è inferiore al 60% il sistema scarta la risposta e ricomincia la sequenza.

6 Il sacro Graal del sì e del no
Calibrato su una persona, DreamBrain traduce facilmente pensieri come “bere”, “mangiare”, “dormire”, “andare in bagno”, ma anche semplicemente dire “grazie”. In particolare, il sistema è molto efficace nel distinguere tra “sì” e “no”. Questo è il sacro Graal dei neuro scienziati ed è essenziale per costruire una macchina della verità davvero affidabile. Su questo fronte, DreamBrain vanta un’accuratezza dell’83,7% contro circa il 60% dei sistemi tradizionali.

Annunci

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: