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Cinema futuro (1.319): “The Conspirator” 18/06/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“The Conspirator”

Uscita in Italia: mercoledì 22 giugno 2011
Distribuzione: 01 Distribution

Titolo originale: “The Conspirator”
Genere: drammatico
Regia: Robert Redford
Sceneggiatura: James Solomon (soggetto di James Solomon e Gregory Bernstein)
Musiche: Mark Isham
Durata: 118 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 15 aprile 2011
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: James McAvoy, Robin Wright, Kevin Kline, Tom Wilkinson, Evan Rachel Wood, Justin Long, Danny Huston, James Badge Dale, Colm Meaney, Alexis Bledel, Johnny Simmons, Toby Kebbell, John Cullum, Stephen Root

La trama in breve…
In seguito all’assassinio di Abramo Lincoln, sette uomini e una donna vengono arrestati con l’accusa di aver cospirato per uccidere il Presidente, il Vice presidente e il Segretario di Stato. La donna accusata, Mary Surratt (Robin Wright), è la proprietaria della pensione dove John Wilkes Booth (Toby Kebbell) e gli altri si riunivano per pianificare l’assassinio. Sullo sfondo di un’inquieta Washington nel periodo che segue la Guerra Civile, il ventottenne Fredrick Aiken (James McAvoy), valoroso soldato diventato avvocato, accetta, pur controvoglia, di difendere Mary Surratt davanti a un tribunale militare. Durante il processo Aiken si convince sempre più dell’innocenza della sua cliente, ed inizia a pensare che sia stata usata come capro espiatorio al fine di catturare l’unico cospiratore scampato all’arresto, suo figlio John (Johnny Simmons). Mentre tutta la nazione è contro di lei, Mary Surratt è costretta ad affidarsi ad Aiken per scoprire la verità e avere salva la vita.

UN TERRIBILE ATTO DI VIOLENZA

The Conspirator analizza la reazione della nazione all’assassinio di Lincoln, gli strascichi di quello che fu, allora, l’omicidio più sconvolgente della storia Americana. “Il film parla di come si cercasse di impedire l’aggravamento della polarizzazione politica di allora, il paese era profondamente diviso, non solo fra Nord e Sud, ma anche all’interno del governo, tra chi voleva imporre punizioni e restrizioni al Sud sconfitto e chi, come Lincoln, sosteneva una ricostruzione più moderata e conciliante”, afferma il regista Robert Redford.

Il produttore Brian Falk racconta di come lui e The American Film Company siano stati intrigati dal maldestro tentativo di Booth di “decapitare il governo federale. E’ una di quelle storie che tutti pensano di conoscere, ma non è così. Tutti sanno che Abraham Lincoln è stato assassinato da un attore che si chiamava John Wilkes Booth, ma nessuno sa che era parte di una cospirazione molto più grande e complessa”.

The Conspirator racconta la storia di Mary Surratt, l’unica donna accusata di aver cospirato per uccidere Abraham Lincoln. I cospiratori, compreso il figlio di Mary, John, si incontravano nella sua pensione e alcuni ne erano ospiti fissi. Discutevano dell’assassinio durante quegli incontri? Mary sapeva? Era anche lei parte della cospirazione?

Ancora oggi non sappiamo dare una risposta. Lo sceneggiatore, James Solomon, è sicuro che l’accusa pensasse che fosse colpevole. “Non ho dubbi che Edwin Stanton, il ministro della Guerra, e Joseph Holt, l’Avvocato Generale dello Stato, pensassero che fosse colpevole e non ho dubbi che l’avvocato della difesa, Frederick Aiken, pensasse che fosse innocente. Forse la verità è da qualche parte fra i due punti di vista ed è lì che mi voglio situare io, perché l’ambiguità è la più veritiera”. “Ma i due punti di vista”, aggiunge Falk, “non affrontano il problema se la donna sia stata giudicata e condannata a morte con un giusto processo”.

Il regista Robert Redford dice: “The Conspirator non si occupa solo di una cospirazione. C’è stato l’assassinio, ovviamente, ma c’è stata anche una cospirazione di opportunità politiche”. Stanton, come Ministro della Guerra e uno dei consiglieri più vicini a Lincoln, era molto potente all’interno della compagine governativa. Mentre gli altri membri del governo federale erano sconvolti e in lutto e il Segretario di Stato ferito gravemente, Stanton prese il controllo delle indagini e del processo ai cospiratori.

“Tutti sapevano che la resa che aveva posto fine alla guerra rappresentava una pace perlomeno fragile. L’assassinio era una minaccia diretta a questa pace”, continua Redford. “Stanton affronta la minaccia scegliendo la strada di una soluzione definitiva, immediata e catartica e riesce a persuadere i responsabili legali e militari a sostenere i suoi sforzi”. Gli sforzi di Stanton prendono la forma di un tribunale militare e di una condanna a morte immediata. Ovviamente intendeva vendicare pubblicamente la morte di Lincoln, nella speranza che l’incidente fosse dimenticato rapidamente.

Solomon ha iniziato a lavorare a The Conspirator nel 1994, molto prima dell’11 settembre. “Non ho mai pensato di scrivere una piece sull’11 settembre”, dice lo sceneggiatore. Eppure il parallelismo è evidente. “Anche se non volutamente”, dice Redford, “ci sono dei parallelismi tra il tribunale militare che ha giudicato Mary e quelli dei detenuti di Guantanamo. La storia e gli avvenimenti di oggi hanno un modo interessante di mettere in luce le somiglianze tra le due situazioni. Sarà il pubblico a decidere”. Solomon dice che è impressionante individuare i parallelismi nella situazione attuale: “Capisco molto bene le difficoltà che Stanton ha affrontato tentando di bilanciare libertà civili e sicurezza”.

Il CUORE EMOZIONALE

Dietro le cospirazioni e le macchinazioni politiche, secondo Solomon, batte il cuore emozionale del film: la storia di una madre e di un figlio. “C’è una madre in una situazione disperata, sostanzialmente abbandonata dal figlio. Arriva un altro giovane uomo che per lei prende il posto del figlio. E’ lui a restarle accanto, a lottare per difenderla fino alla fine, mentre suo figlio non si preoccupa di salvarla”.

Colui che prende il posto del figlio è Frederick Aiken, un giovane eroe di guerra nordista che ha appena iniziato la carriera di avvocato. Accetta di malavoglia di difendere Mary, ma finisce con il lottare appassionatamente contro un sistema che vuole condannarla a morte a tutti i costi.

“In The Conspirator”, dice Redford, “gli eventi scatenano una miriade di emozioni in Mary e Aiken, che sfidano il loro concetto di dovere, onore e lealtà. Ed è proprio il modo in cui i due reagiscono a queste sfide che dà vita a una storia emotivamente coinvolgente”.

Solomon è d’accordo, “E’ una storia che parla di fedeltà e devozione”. Aiken, un capitano nordista devoto a Lincoln e alla causa unionista per cui ha lottato valorosamente, lavora per Reverdy Johnson, senatore e avvocato sudista che è stato costretto, come tutti i sudisti, a giurare fedeltà dopo la guerra. Aiken ammira il suo mentore e si rende conto dei suoi doveri di avvocato, ma deve superare la sua avversione interiore. Inoltre deve subire la disapprovazione degli amici e dell’ambiente in cui vive, oltre al disappunto della fidanzata. Dal canto suo Mary è una madre che resta devota alla famiglia e, forse, alla causa sudista.

“Il percorso di chi deve confrontarsi e superare tutti questi ostacoli mi ha interessato molto”, afferma Solomon. “Aiken è appena diventato avvocato e questo è il suo primo caso, è un outsider e così noi impariamo insieme a lui”.

Le sue ipotesi sulla giustizia nel sistema legale vengono messe alla prova e, continua Solomon, “Aiken ha le mani legate in questo processo. In un tribunale militare non c’è presunzione di innocenza, lui non ha accesso alle testimonianze che verranno usate contro Mary, né informazioni sul procedimento giudiziario. Non può fare appello. Non è stato un processo giusto”. Aiken non trova neppure la collaborazione della sua cliente, che l’istinto materno spinge al silenzio per proteggere il figlio.

LA STORIA

The Conspirator è il primo progetto di The American Film Company (TAFC) che, fondata nel 2008 da Joseph Ricketts, fondatore e presidente di Ameritrade, progetta di produrre film avvincenti e storicamente accurati sulla storia americana. Tra gli executive della compagnia Robert Stone, Webster Stone e Brian Falk. “E’ un obiettivo che prendiamo molto seriamente”, sostiene Falk.

Dal punto di vista di Solomon, “Questo film è stato realizzato perché Joe Ricketts ha creato The American Film Company”. TAFC non affronta gli eventi storici come fossero reliquie del passato. “Negli ultimi quattordici anni e mezzo questa sceneggiatura è rimasta su uno scaffale ed è stata realizzata grazie a The American Film Company”, continua Solomon, “loro sanno che queste storie hanno una notevole attinenza con l’attualità”.

“E’ vero”, aggiunge Falk, “la sceneggiatura di The Conspirator ha girato per parecchio tempo a Hollywood, poi qualcuno l’ha vista e ha pensato che avremmo dovuto leggerla. Ho capito che era probabilmente la miglior sceneggiatura non prodotta che avessi ma letto”.

Era proprio il genere di storia che TAFC voleva produrre. Falk afferma che la compagnia continuerà a scegliere storie a sfondo storico, affrontando argomenti ed epoche diverse. Due esempi che possono illustrare l’obiettivo di TAFC sono “Mississippi Burning” e “Black Hawk Down”. “Sono convinto che la realtà sia più straordinaria della fiction, sotto molti aspetti”, dice. “The Conspirator è un racconto affascinante con personaggi molto americani che solleva grandi temi, come quello che succede quando la gente accelera i processi durante il periodo di panico provocato da un evento terribilmente violento”.

UN INIZIO FULMINANTE

Falk sapeva che questo progetto aveva bisogno di un regista molto speciale. “Era necessario un regista appassionato di storia americana”, dice Falk. “Pensavamo di non avere molte possibilità di raggiungere un regista del calibro di Robert Redford, e invece Bob ha letto la sceneggiatura e ha risposto in modo così positivo che tutto si è messo in moto rapidamente”. Infatti Redford ha impiegato solo quattro giorni a leggere lo script e a chiedere un incontro.

“The American Film Company si è rivolta a me per l’esperienza che ho nel tipo di film che loro volevano realizzare”. Tutta la cinematografia di Redford lo dimostra chiaramente, non solo come protagonista di “Tutti gli uomini del Presidente” e “Il castello”, ma anche come regista di “Quiz Show” e produttore di “I diari della motocicletta” e “A Civil Action”. “Il passato ci fornisce grandi storie che spesso sembrano riferirsi al momento in cui viviamo oggi”, dice Redford. “E cosa ancor più interessante, una volta che ci si è immersi nel passato si scopre che ciò che si dava per certo non sempre lo è. Spesso c’è un’altra verità dietro quella che ti era stata raccontata o che credevi di sapere. Questo avvenimento, come molti altri della storia americana, dimostra come un individuo possa essere vittima del cosiddetto “interesse superiore”.

All’inizio del 2009, erano tutti pronti a iniziare e, anche se era già primavera, Redford ha voluto provare a terminare il film prima della fine dell’anno. Il produttore esecutivo Jeremiah Samuels ha sentito parlare del film alla fine di luglio, ha letto rapidamente lo script e ha accettato subito. “E’ un materiale fantastico e anche se avevamo veramente poco tempo ho detto che volevo farlo”. Samuels ricorda che un giorno, nell’ufficio della Wildwood Entertainment di Redford, il regista gli ha chiesto se pensava che il programma fosse fattibile. “Bob mi chiese ‘Credi di poter finire il film nei tempi che ci siamo dati?’ e io ho risposto che ce l’avremmo fatta, ma che non potevamo permetterci nessun passo falso. Da quel momento in poi è stata una corsa contro il tempo”.

“Nessuno vedeva un motivo per rimandare”, ricorda Falk. “Non avevamo ancora completato il cast quando abbiamo iniziato, ma abbiamo rischiato, spinti da una grande passione per questo progetto. Ma la sfida più grande è stata quella di ricreare in poco tempo un mondo che non esiste più”.

RICREARE UN MONDO

Anche se il tempo a disposizione era poco, il team si è impegnato affinché il film fosse il più accurato possibile storicamente. Il punto di partenza è stata la sceneggiatura di James Solomon, frutto di ricerche molto accurate, anche perché Solomon ha iniziato la sua carriera come giornalista e “The Conspirator” è il suo primo script. “Sono abituato a compiere ricerche molto accurate”, dice. Forse ha esagerato un po’, ammette, perché ha iniziato a lavorare alla sceneggiatura quando aveva la stessa età di Aiken e l’ha vista diventare un film quando era appena più vecchio di Mary. Le ricerche di Solomon sono partite dalle trascrizioni delle udienze del processo e hanno abbracciato tutti  testi che ne parlavano. Poiché c’erano pochi scritti autentici di Mary o di Aiken, ha anche studiato parecchi diari dell’epoca per interiorizzare le espressioni e i toni che la gente usava allora per comunicare.

Solomon si è occupato dei dettagli reali e i produttori si sono rivolti a storici come Fredric L. Borch III, storico dell’Esercito, James M, McPherson, professore emerito alla Princeton University, Thomas R. Turner, professore e storico del Bridgewater State College, per contribuire a creare l’ambiente in cui si svolge l’azione. La profondità delle loro ricerche ha stupito Solomon. “Oltre ogni immaginazione, tu scrivi due o tre battute in una sceneggiatura e un esercito di talenti straordinari lo trasforma in film. Siamo venuti a conoscenza di altri dettagli, dalle dimensioni della cella di Mary alla stoffa con cui erano fatti gli abiti che indossava”. “Ogni dipartimento ha lavorato per far sì che quello che si vede in ogni inquadratura sia il più simile possibile a come era la Washington del 1865”, aggiunge Falk.

Tutto quello che veniva inquadrato dalla macchina da presa dove apparire come nel 1865, nota Samuels, che riconosce anche la complessità di una sfida affrontata in così poco tempo. Fortunatamente, esistono molte prove documentarie del periodo, la fotografia era stata inventata proprio prima della guerra civile ed era usata ampiamente per ritrarre la guerra e chi vi combatteva. “Abbiamo usato molte di quelle fotografie per studiare come appariva la gente, come si comportava e si vestiva, ma anche per vedere gli edifici e gli interni”, afferma Samuels. Tutto questo, insieme ai documenti storici, ha fornito un buon punto di partenza.

Tutti, dalla scenografa Kalina Ivanov, alla costumista Louise Frogley, al direttore della fotografia Newton Thomas Sigel, hanno lavorato con Redford per individuare il look del film a partire dal materiale fotografico. Fin dai primi incontri, sono stati d’accordo che il film avrebbe dovuto essere una versione realistica di Washington, e non una patinata e romantica “cartolina” dell’epoca. “Credo che il pericolo maggiore nei film storici sia di far apparire l’ambiente come un museo”, riflette Ivanov. “Una cosa che Redford ed io abbiamo discusso fin dall’inizio è che volevamo che il film apparisse reale e crudo”. “Quando pensavo alla Washington del 1865, ero preoccupato dalla difficoltà di rappresentarla in modo realistico. Volevo mostrare l’aspetto ancora rurale di allora, ma anche sottolineare quanto poco fosse cambiata in termini di atteggiamenti politici”, spiega Redford.

Il COLORE GIUSTO

La scelta della gamma di colore era fondamentale per la loro visione del passato. Il film inizia con una profusione di colori mentre Washington celebra il Victory Day. “C’erano bandiere ovunque”, dice Ivanov, “tutto aveva colori primari”. Quando vengono attuati i tentativi di assassinio, vediamo i colori ricchi e sontuosi del Ford’s Theatre, di casa Seward e dell’albergo in cui viveva Johnson. “Volevamo mostrare tanti colori vivaci che poi lentamente sbiadiscono”, continua,  “quando la storia parla della prigione, del processo, del patibolo prevalgono toni più cupi”.

Inoltre, riferisce Ivanov, “Tom Siegel e Bob hanno avuto l’idea di desaturare la pellicola”. Redford spiega che “a quei tempi la fotografia era relativamente nuova, quindi Tom ed io abbiamo discusso il look del film, il colore, la luce. Abbiamo preso come punto di riferimento Vermeer e Rembrandt e poi abbiamo scelto l’autocrome. Anche se è stata inventata solo agli inizi del ‘900, questa tecnica di fotografia a colori ricorda il passato, con le sue tonalità e la sua luce particolare”. L’autocrome è un procedimento di sviluppo della pellicola usato nei primi tempi della fotografia e inventato dai fratelli Lumiere. Il colore viene aggiunto alle foto in bianco e nero usando una serie di filtri colore che vengono poi combinati su una lastra da cui si stampa poi la fotografia.

“Non volevamo toni bianco e nero o seppia, volevamo solo un colore diverso dal solito”, conferma Sigel, “una combinazione di saturazione e desaturazione dei colori. Per questo ho lavorato a stretto contatto con la sceneggiatrice e la costumista per concordare cosa doveva finire davanti alla macchina da presa”.

I COSTUMI

Dalle serate di gala al Century Club alla cella claustrofobica fino all’aula del processo, la costumista Louise Frogley era decisa ad amalgamare i costumi con i toni scelti dalla fotografia, anche se il budget limitato e i tempi stretti erano una sfida notevole. Infatti, come dice il supervisore ai costumi Richard Schoen, circa l’85% dei costumi sono stati reperiti in sartorie teatrali e non risalivano tutti alla seconda metà dell’800, anche se piuttosto antichi.

Sempre per il poco tempo a disposizione, Schoen e Frogley hanno preparato i costumi delle comparse ancora prima che venisse completato il cast. “Eravamo terrorizzati”, ricorda Frogley, “perché cercavamo di indovinare cosa sarebbe andato bene. E comunque molti dei costumi erano più dei rammendi che degli abiti. Ogni volta che Evan si sedeva il suo vestito si strappava un po’ di più”. Comunque il mix di vecchio e nuovo, di creato e trovato, ha funzionato. “Un pezzo qui e uno là, si mette insieme il tutto ed ecco che il risultato è stupendo”. Frogley aveva con sé anche una antica collezione di bottoni, pronti a render speciale e autentico ogni capo.

Per le scene di guerra e della celebrazione della vittoria, del tribunale e del patibolo, i realizzatori hanno ricevuto un aiuto davvero inaspettato. Schoen racconta che circa 50 appassionati di ricostruzioni storiche si sono offerti come comparse e sono arrivati pronti per le riprese con già indosso le loro uniformi autentiche, le armi, le borracce e perfino i sacchi a pelo. “Spesso avevano sia le uniforme dei confederati che degli unionisti”, aggiunge Schoen, “ed è stato di grande aiuto per noi vederli arrivare in macchina la mattina già vestiti e pronti per le riprese”.

 

 

L’AMBIENTAZIONE

Tutti hanno apprezzato l’ospitalità offerta dalla città di Savannah, Georgia. Infatti il generale Sherman che durante la guerra civile bruciò Atlanta, risparmiò Savannah, quindi la città ha conservato gran parte del suo patrimonio architettonico ed è stata quindi perfetta per ricreare la Washington dl 1865. “Avevamo a disposizione tanti edifici antichi”, dice Samuel e Falk sottolinea che “gli abitanti di Savannah hanno capito che i disagi creati dalla presenza di una troupe sono solo temporanei e quindi sono stati molto comprensivi”.

A Savannah c’era tutto ciò di cui i realizzatori avevano bisogno, compresi gli edifici militari, con Fort Pulaski che ha sostituito l’Arsenal Penitentiary. Solo il Ford’s Theater è stato ricostruito. “Savannah è una comunità artistica vivace e vibrante”, afferma Ivanov. “Ci hanno accolto con generosità e hanno dato il massimo per aiutarci”.

Fin dal primo giorno in cui è arrivata a Savannah, Ivanov è stata affascinata dalle palme e dal muschio. “Quando sono scesa dall’auto e ho iniziato a camminare per le strade e a pensare di trovarmi nel 1865, chiedendomi come dovesse apparire il mondo allora, ho capito che Savannah era la scelta giusta per il nostro film”. Ivanov ricorda anche come tutti fossero emozionati nel vedere quanto le strade fossero perfette per la Washington di allora, una volta arredate e riempite di carrozze e di attori in costume.

Lungo le strade sono stati anche montati dei lampioni a gas per completare l’effetto. “Nel nostro film tutti è illuminato da lampade a gas, a cherosene o da candele, come allora”, sostiene Ivanov. Per Sigel questo ha significato un’ulteriore sfida. “L’aspetto più impegnativo del girare un film ambientato nel 1865 è che non hai scuse per la luce, allora non c’era elettricità”. Ricorda che quando è stata girata una scena nella piccola casa di Aiken “c’erano quattro o cinque lampade a gas e ho spento le luci per vedere come appariva la scena: non riuscivamo a vederci in faccia già a pochi passi di distanza”.

La produzione ha usato parecchie abitazioni storiche della città e,  “Siamo stati molto attenti a non danneggiare nulla. Abbiamo sempre collaborato con i proprietari e spesso il mio team ha portato tappezzerie e attrezzature proprie, perché eravamo sì in una abitazione storica, ma io dovevo creare un personaggio e seguire la gamma di colori che avevamo sviluppato”. Melissa Levander, l’arredatrice, ha avuto il compito di trovare mobili  e arredi d’epoca, o delle riproduzioni, per riempire gli spazi creati da Ivanov. Anche lei ha vissuto il problemi dei tempi ridotti di preparazione, quindi, prima di lasciare Los Angeles, ha riempito un paio di camion con tutto quello di cui poteva avere bisogno, ma si è rivolta anche a vari antiquari di Savannah. “Abbiamo mescolato alcuni mobili Impero con pezzi rustici, diversi per stile, ma interessanti”, dice Levander. “Ivanov ed io ci siamo concentrati su colore, texture e tonalità del periodo”.

RITROVARSI NEL PASSATO

Anche McAvoy si è immerso nelle ricerche. “Sono stato felice che James avesse un tale interesse per la storia, perché questo gli ha permesso di entrare perfettamente nel personaggio”, dice Robert Redford. McAvoy però ha trovato poco materiale su Aiken, il suo personaggio. “Non esiste neppure una sua fotografia e appena un paragrafo su di lui”, spiega l’attore. Comunque, ha scoperto che dopo aver combattuto quattro anni per l’Unione “è stato colpito due volte e ha visto morire in battaglia i suoi amici”. Finita la guerra scopre che “altre persone cercano di distruggere tutto quello per cui lui ha lottato”. Come Lincoln, conclude McAvoy, “Aiken arriva a pensare che non ha avuto senso unificare l’America se i nordisti continuano a serbare rancore”.

Ma le persone che gli sono più vicine non la pensano allo stesso modo. All’inizio vediamo il personaggio di Alexis Bledel, Sarah, raggiungere raggiante la festa che celebra la fine della guerra. “Spera di poter riallacciare il rapporto con Frederick”, spiega Bledel. Ma l’assassinio di quella notte stravolge tutto. Inizialmente sorpresa di vedere Aiken assumere la difesa della donna, diventa sempre più preoccupata e sconvolta. “Sarah non riesce a credere che lui stia facendo una cosa simile. Cerca di capire le sue ragioni, perché è innamorata di lui, ma non ce la fa. E’ tutto così distante dagli ideali che hanno condiviso”.

Robin Wright interpreta l’enigmatica Mary Surratt, del cui coinvolgimento nella cospirazione si è discusso a lungo, soprattutto perché ha sempre dichiarato la propria innocenza, ma non ha mai detto nulla per difendersi. La sua forte fede cattolica, lo stoicismo nel sopportare grandi sofferenze e la sua risolutezza ne fanno quasi una martire. “Mary Surratt è una madre, una vedova, una cattolica, una confederata che è, secondo me, accusata ingiustamente di essere una complice”, dice Wright, “è una vittima per scelta. La scelta che si fa quando si è madri e che trascende da ogni ipotesi di colpevolezza o innocenza”.

Divisa tra la lealtà alla madre e al fratello, c’è Anna Surratt, interpretata da Evan Rachel Wood, che si sente vagamente legata alla storia, perché suo padre, “appassionato di cospirazioni”, teneva in casa una copia della pistola di Booth. “Anche se tutti sappiamo come andrà a finire, nel film ci sono momenti in cui speri che Mary possa salvarsi. Ma anche se desideri che viva, sai che il tribunale ha già deciso di condannarla ancor prima che inizi il processo”, afferma Wood.

L’uomo forte dietro le quinte è ovviamente Edwin Stanton, il Ministro della guerra, interpretato da Kevin Kline. Poiché la guerra si è prolungata per tutta la presidenza di Lincoln, quest’ultimo ha intensificato nel tempo il suo legame di fiducia con Stanton. I due lavoravamo sempre insieme ed erano diventati amici. Per Stanton, perdere Lincoln nel momento della vittoria è stato un colpo inimmaginabile. “E’ stato un lutto personale e una catastrofe nazionale”, riflette Kline. “Le aspettative di riunificazione del paese erano così grandi che tutto sembrava possibile, poi il crollo. Penso che Stanton abbia fatto il suo dovere per tenere insieme il paese a tutti  costi”.

Aggressivo e pronto a scontrarsi, Stanton prende il controllo della situazione nel momento stesso in cui viene a sapere che hanno sparato a Lincoln, arrivando a escludere la first lady dalla stanza in cui giace il Presidente. Non lascia nulla di intentato per ottenere giustizia per l’assassinio dell’amico. Ma è stata giustizia? Kline sostiene che Stanton “voleva giustizia, ma soprattutto farla finita. Voleva che tutti  cospiratori fossero sepolti, dimenticati, cancellati dalla coscienza della nazione”.

Nel corso del processo Aiken e Surratt iniziano a rispettarsi e a preoccuparsi l’uno dell’altro. All’inizio, dice Wright, “lui è un unionista, lei una confederata e tutti e due odiano le convinzioni dell’altro, poi, con il passare del tempo, scoprono la reciproca umanità”. Aiken è furioso per le privazioni e le sofferenze che la donna deve patire nell’Arsenal Prison e, nello stesso tempo, si sente impotente davanti alla corte. Contro un sistema progettato per garantire la condanna, Aiken non può fare nulla per cambiare il destino della donna.

“Aiken ha lasciato l’avvocatura subito dopo il processo”, dice McAvoy. “Credo che questo caso abbia fatto morire qualcosa dentro di lui. Trovo interessante il fatto che si sia dedicato al giornalismo, per poter parlare delle cose che non condivideva”. Aiken è morto giovane, mentre lavorava al Washington Post.

“Aiken è l’America e la sua battaglia solleva il problema di quale direzione stia scegliendo il Paese”, dice l’attore. “L’America è stata fondata con passione e convinzione per garantire a tutti i cittadini le libertà civili. I cittadini devono restare ancorati a questi principi o arrendersi alla vendetta?”.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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