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Edicola – “Focus Storia” n°57, luglio 2011: “Nel mondo dei pirati” 03/07/2011

Posted by Antonio Genna in FocusStoria, Storia.
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Ecco la copertina ed alcuni contenuti del numero 57 – Luglio 2011 del mensile di divulgazione storica “Focus Storia”, edito da Gruner+Jahr/Mondadori ed in vendita in edicola al prezzo di 4,90 €.

Il vero volto dei pirati (di ieri e di oggi)
Letteratura e cinema ne hanno esaltato le gesta. Ma chi erano, come vivevano e come combattevano pirati e piratesse, corsari e filibustieri? Focus Storia dedica un intero dossier in questo numero alla storia della pirateria. E invita i suoi lettori a partecipare alla caccia al tesoro (leggi qui il regolamento).

E poi: la medicina di Dante, come si viveva nel carcere di Silvio Pellico, i 130…

In allegato facoltativo (a 10,90 € aggiuntivi) il volume “Storia della pirateria” di Philip Gosse.

A seguire, il sommario del numero.

Dottor Dante

Nei versi della Divina Commedia l’Alighieri dimostra di avere approfondite conoscenze sulla medicina del suo tempo.

Dante Alighieri (1265-1321) prima di tutto medico? Sì, e lo testimonia la veste lunga fino ai piedi (il lucco) di colore rosso, con cui viene sempre raffigurato: un abito molto ricco e prezioso che rendeva ragione di una professione associata a un certo rango sociale. E lo testimoniano i molteplici riferimenti alla medicina che ricorrono nella Divina Commedia, prove di una profonda conoscenza e di una notevole familiarità con la materia. Eppure il poeta non esercitò mai la professione. Perché?

L’altra Cina

Nazionalista e capitalista, Taiwan nacque nel 1949 come unica “vera” Cina, contrapposta a quella di Mao.

È molto più piccola (36 mila km quadrati contro i quasi 10 milioni del “gigante asiatico”) ma tutt’altro che irrilevante. Proprio a Taiwan “la bella” (questo il significato di Formosa, nome scelto nel 1544 dai portoghesi che approdarono su quest’isola del Pacifico a 160 km dalle coste cinesi) nel 1949 fu fondato uno Stato, la Repubblica di Cina (o di Taiwan), destinato a una parabola controversa e oggi poco conosciuta. Capace di contrapporsi all’altra, colossale, Repubblica cinese – quella popolare e comunista di Mao Zedong – Taiwan giocò infatti un ruolo fondamentale negli equilibri mondiali durante la Guerra fredda, che dopo il 1945 oppose il blocco occidentale guidato dagli Usa e quello comunista capeggiato dall’Urss. L’isola divenne un avamposto dell’Occidente in Asia.

Allo Spielberg!

Nuovi documenti svelano come si viveva nel carcere reso celebre da Le mie prigioni di Silvio Pellico.

Chino su un tavolino di legno. In mano, una penna d’oca. E, sul naso, gli occhialini. Silvio Pellico (1789-1854), il patriota torinese rinchiuso nella famigerata fortezza dello Spielberg, è spesso ritratto così. Non a caso: l’autore de Le mie prigioni (uscito nel 1832), il best-seller risorgimentale che fece conoscere anche all’estero i valori patriottici nazionali, fu tra i più celebri detenuti del penitenziario della Moravia (oggi nella Repubblica Ceca). Con lui, i compagni carbonari Piero Maroncelli, Federico Confalonieri e altri carbonari e mazziniani (in tutto oltre 50) che negli Anni ’20 dell’800 diedero il via ai moti insurrezionali e indipendentisti contro il governo austriaco. Condannati a morte, ebbero tutti la pena commutata in carcere duro (15 anni per Pellico). Ma come si viveva dietro quelle sbarre?

Vita da filibustieri

I pirati che tra ’500 e ’700 infestarono i Caraibi furono temutissimi delinquenti. E non eroi romantici.

“Veri pirati noi siam, contro il sistema lottiam! Ci esercitiamo a scuola, a far la faccia dura, per fare più paura!”. È così che Edoardo Bennato ironizzava sul mondo dei pirati ne Il rock di Capitan Uncino (1980), canzone dedicata al filibustiere antagonista di Peter Pan nato dalla fantasia dello scrittore scozzese James Barrie nel 1904. Quei versi si adattano però anche ai delinquenti in carne e ossa che tra XVI e XVIII secolo infestarono il Mar dei Caraibi in cerca di facili ricchezze. Per loro il “sistema” era costituito dai traffici commerciali tra Americhe ed Europa (monopolizzati o quasi dalla Corona spagnola). Quanto al “fare paura”, era la loro specialità: non a caso il simbolo che li avrebbe resi famosi è un inquietante teschio sovrapposto a due ossa incrociate. Ma quali furono le particolarità di quel manipolo di fuorilegge conosciuti come “pirati dei Caraibi”? Letteratura e cinema li hanno tramutati in romantici avventurieri alle prese con isole tropicali e forzieri colmi d’oro, ma la Storia li ha più che altro bollati come farabutti di prim’ordine.

All’arrembaggio!

Tesori sepolti, benda nera sull’occhio, pappagallo sulla spalla… Quanto c’è di vero?

Dei mille luoghi comuni abbiamo selezionato i dieci più diffusi. Per scoprire che…

Antichi predoni

Dai miti greci agli Etruschi e ai Vichinghi, fino ai Saraceni, il Mediterraneo non fu mai libero da pirati.

Nome: Ofelte. Nazionalità: etrusca. Professione: predone del mare. È la scheda segnaletica del primo pirata della Storia. O quasi. Quel nome infatti è inventato, come l’impresa di cui Ofelte fu protagonista. La racconta il poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi (libro III): “‘Eccoci qui!’ grida Ofelte venendo avanti a tutti, e trascina per la spiaggia un fanciullo che pare una vergine, una preda, così dice, trovata in un campo deserto”. Il fanciullo in questione, che i predoni erano pronti a vendere come schiavo in Asia, è il giovane Dioniso, dio della vite e del vino. Nella leggenda, riportata da altre fonti, quell’audace colpo è l’ultimo di Ofelte e compagni: la divinità si trasforma in leone facendo fuggire dalla nave, terrorizzati, i suoi rapitori. Che gettatisi in mare vengono trasformati in delfini.

Piratessa d’Oriente

Ex prostituta di Canton, Ching Shih a inizio ’800 comandò la flotta pirata più imponente del mondo, terrore della Cina.

Dalle sue gesta si potrebbe ricavare un manuale di pirateria e intitolarlo: Come smettere di fare la prostituta e diventare la più grande piratessa della Storia. È infatti questo quel che accadde a Ching Shih, bellezza dagli occhi a mandorla che a inizio ’800 seminò il terrore lungo le coste cinesi. Di lei sappiamo poco o nulla fino all’epoca in cui divenne Cheng Yi Sao, ossia “la moglie di Cheng Yi”. Questo Cheng era un temutissimo pirata cinese, che portò la fanciulla dalle stanze di una casa di tolleranza alle onde del mare. Vedova in carriera. Nata probabilmente nel 1775, nel 1801 Ching Shih si prostitui- va in uno dei bordelli galleggianti che abbondavano nella città costiera di Canton, nel Mar Cinese Meridionale, quando di lei si invaghì il trentacinquenne Cheng, pirata con influenti amicizie politiche, un po’ come i corsari europei.

Il mio trisnonno era un pirata

I corsari dell’Oceano Indiano, eroi nazionali in patria, rivivono nelle testimonianze dei discendenti.

Marianna guarda il muro, sospira e indica un ritratto appeso sopra il divano di vimini, vicino a una spada: «Eccolo lì. Bello, no?» dice. Stiamo parlando di pirati, però Marianna non è la salgariana “perla di Labuan”: infatti non è inglese, non si chiama Guillonk, non abita a Sarawak e non ama alcun Sandokan. Questa Marianna (o meglio: Marianne) di cognome fa Hodoul e vive a Mahé, l’isola principale delle Seychelles. L’uomo del ritratto, che pare un tranquillo signore di campagna con l’abito della festa, è un suo avo di quinta generazione, apprezzato corsaro. Alle Seychelles trovarsi in situazioni del genere, cioè a tu per tu con qualche distinta signora pro-pronipote di predoni del mare, non è un caso raro. Idem a Mauritius, alla Réunion e in Madagascar, perché buona parte delle isole dell’Oceano Indiano furono per un secolo e mezzo (dal tardo ’600 al primo ’800) basi fisse di pirati e corsari. Di più: molte isole ebbero come primi abitanti proprio i colleghi degli immaginari eroi di Salgari. Che non si limitarono a predare galeoni, ma misero in piedi aziende agricole, fondarono città e le popolarono di figli e nipoti.

Sir Drake, il corsaro della regina

La straordinaria ascesa di Francis Drake, da avventuriero dei mari ad ammiraglio di Elisabetta I.

Umiliato dal mare, masticato dalla dissenteria, rintanato su una nave di zombie stremati dalla febbre e dal fuoco nemico, sir Francis Drake capì che tutto era perduto. L’uomo che per anni aveva dato scacco al re di Spagna, il bandito fatto cavaliere dalla regina Elisabetta I, aveva giocato come un presuntuoso dilettante la partita più importante della propria vita. Nel suo primo viaggio con le mostrine da ammiraglio, al comando delle migliori navi di Sua Maestà, dopo un’esistenza di pirata mascherato da corsaro, venne fatto a pezzi da quello stesso impero al quale in passato aveva inflitto danni esorbitanti.

La mappa dei relitti

Relitti sommersi e bottini perduti dell’epoca d’oro dei pirati: ecco dove sono, e le avventure dietro alle loro scomparse.

Ancora sull’onda

La rinascita della pirateria: dalla Malesia degli Anni ’70 alla Somalia di oggi.

La sede dell’International maritime bureau piracy center è in un grattacielo moderno, bianco e un po’ sghembo, sul viale Jalan Punchak, nel centro di Kuala Lumpur, in Malesia. Dalle finestre si vedono le palme, le magnolie, gli oleandri e gli alberi di canfora della Bukit Nanas forest reserve, 11 ettari di foresta proprio in mezzo alla città. Poco più in là, sfuma nei vapori tropicali la snellissima Menara Kuala Lumpur, la torre delle telecomunicazioni (e dei muezzin) che sale oltre i 400 metri. Ma gli addetti dell’Imb piracy center sono i moderni cacciatori di pirati e il loro sguardo va ben oltre quello skyline: arriva in tutto il mondo perché qui si raccolgono le segnalazioni di ogni atto di pirateria compiuto in qualsiasi mare, si diffondono notizie via satellite in tempo reale, si elaborano statistiche. Qui si tasta il polso della pirateria del terzo millennio, dall’Indonesia alla Somalia, dall’Africa al Sud America.

Buon compleanno Pinocchio

A 130 anni dalla sua nascita, resta il burattino più famoso d’Italia e del mondo. Ecco perché.

“C’era una volta… ‘Un re’ diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”. Con questo incipit Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Carlo Collodi (1826-1890), volle precisare da subito che la sua non sarebbe stata una favola come le altre. E infatti quella di Pinocchio, burattino di legno che aspira a diventare bambino in carne e ossa, è stata molto di più: oggi, a 130 anni dalla prima pubblicazione, la Storia di un burattino (primo titolo dell’opera) si dice sia il libro più venduto e più tradotto (in qualcosa come 240 lingue) dopo la Bibbia e il Corano. Ma qual è il segreto di un successo tanto vasto e duraturo?

Binari armati

Dall’800 alla Seconda guerra mondiale, i treni “arruolati” negli eserciti. Anche in Italia.

Che ogni invenzione o innovazione tecnologica trovi subito la sua applicazione bellica non è un segreto. Esempio classico: l’aereo, impiegato nella Prima guerra mondiale pochi anni dopo il primo volo umano a motore. Meno noto è che anche i treni furono presto “arruolati” dai generali. Già nell’Ottocento, con la diffusione delle reti ferroviarie, fecero il loro debutto treni armati con mitragliatrici (che trasportavano rifornimenti e truppe), seguiti a inizio Novecento da treni blindati (ovvero protetti da corazzature in ferro o acciaio).

La Storia dal didietro

Erotico, tabù, portafortuna, grottesco. I significati del “lato B”.

Natiche, glutei, deretano, culo, didietro, posteriore, parte bassa, fondoschiena: nomi e perifrasi certo non mancano a quelle due masse muscolari ricoperte da uno strato di grasso che, tra tutte le parti anatomiche umane, sono da sempre le più controverse.
Non stupisce che i glutei (dal greco gloutós) siano spesso considerati degni di biasimo. Uniscono in sé le condizioni di parte posteriore e zona bassa del corpo. Da un punto di vista sessuale, rimandano ai rapporti consumati more ferarum, ossia “alla maniera delle bestie”, senza poter guardare negli occhi il partner. Non offrono nemmeno l’espressività che possiedono altre parti del corpo più “nobili”, quali il viso, le mani, gli occhi, localizzate tutte nella parte “alta” dell’uomo e quindi messe in relazione con la sua spiritualità. Il “culo”, invece, riguarda l’espulsione delle scorie, quindi il lato più animalesco e – per gli antichi – vile della persona.

Venti di guerra

La guerra civile americana “rivista” da Via col vento.

Ha fatto sognare generazioni di ragazze. E assopire schiere di fanciulli. Uscito nel 1939 e vincitore di otto premi Oscar, Via col vento – 238 minuti di lacrime, battaglie e sospiri – è anche un affresco in celluloide della Guerra civile americana (1861-65), seppure progettato a tavolino dagli studios hollywoodiani per diventare campione di incassi. L’editore, prima ancora di pubblicare l’omonimo romanzo di Margaret Mitchell (1936), cercò infatti un produttore disposto a portarlo sullo schermo. Trovò David Selznick, legato alla casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, che comprò i diritti del libro per 50 mila dollari: una notizia che garantì al romanzo un successo strepitoso.

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