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Cinema futuro (1.339): “Per sfortuna che ci sei” 09/07/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Interviste, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Per sfortuna che ci sei”

Uscita in Italia: mercoledì 13 luglio 2011
Distribuzione: Moviemax

Titolo originale: “La chance de ma vie”
Genere: commedia / romantico
Regia: Nicolas Cuche
Sceneggiatura: Luc Bossi e Laurent Turner (basato su un’idea di Luc Bossi)
Musiche: Christophe La Pinta
Durata: 87 minuti
Uscita in Francia: 5 gennaio 2011
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Virginie Efira, François-Xavier Demaison, Armelle Deutsch, Raphaël Personnaz, Thomas N’Gijol, Brigitte Roüan, Yves Jacques, Marie-Christine Adam, Elie Semoun, Francis Perrin, Franck Molinaro, Gérald Marti

La trama in breve…
Julien Monnier ha un problema serio: è un consulente coniugale brillante ma non riesce a tenersi una donna per più di due settimane. Il motivo? Da sempre porta sfortuna a tutte le donne che s’invaghiscono di lui. Ma non una cosa leggera, piuttosto di quelle che ti spediscono in ospedale più volte la settimana, che ti stroncano la carriera o ti fanno litigare a vita con parenti e amici. A dire il vero, Julien è come uno specchio rotto per le donne! Joanna inizia a capirlo presto e a sue spese il giorno in cui lo incontra. La carriera in pieno decollo e una vita sentimentale che sembra andare per il meglio… Tutto questo rischia di cambiare completamente.

INCONTRO CON IL REGISTA NICOLAS CUCHE

Come è nato il progetto?

Prima di tutto Luc Bossi e Laurent Turner hanno presentato un soggetto a Eric Jehelmann, produttore presso Fidelité. Poi mi hanno proposto di dirigere il film, quando era già stata steso un primo adattamento. Ho incontrato i due sceneggiatori e siamo entrati subito in sintonia. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, con la voglia di fare lo stesso film. Averli incontrati così presto mi ha permesso anche di impegnarmi nel processo di svolgimento, mettendoci quello che amo.

Che cosa l’ha affascinata della storia?

È sempre difficile spiegare perché si ha voglia di fare un film oppure no, ma ricordo che il soggetto mi è subito piaciuto. All’epoca, ero indeciso tra diverse sceneggiature. Ho scelto questa per la freschezza, l’energia e il tentativo di fare un tipo diverso di commedia sentimentale. Non era una commedia falsamente psicologica, pretesto per trattare i problemi dei trentenni. Non era neppure una commedia “egotista”. Non ci sono persone che, pur avendo tutto per essere felici, giocano a essere infelici. La storia ha un tono e uno slancio piuttosto allegri. Un incontro che ci trascina in una strana avventura con il ritmo della sua costruzione.

Come ha lavorato con gli sceneggiatori? Che direzione doveva prendere il film?

Avevamo riferimenti comuni, film romantici inglesi o americani più che francesi ma senza rinnegare la nostra cultura, facendo un film “alla maniera di”. Ci sono state molte riunioni di lavoro durante le quali le scene si sviluppavano via, via. Qualche volta ho voluto che si approfondissero alcune idee proposte, come nella scena in ospedale dove c’è la donna con le labbra gonfiate. Partendo dalla battuta iniziale, l’ho sviluppata per trasformarla in una vera scena comica. Questo tipo di apporti seguivano il senso del progetto.

Come ha scelto la sua coppia di attori?

Con il senno di poi, noto che ho riunito attori eclettici, provenienti da diversi ambienti, con personalità molto forti e una gran voglia di recitare. Il tipo di cultura che ho mi permette di affrontare tutti i generi senza pregiudizi e di scegliere le persone al di là delle etichette che, a volte, vengono loro incollate addosso. Ricordo che per il mio primo lungometraggio, dopo aver fatto le audizioni a molti attori, avevo scelto Melanie Thierry, alla quale si rimproverava allora di essere una modella. Io sentivo che era semplicemente un’attrice eccellente. Vedendo dove è arrivata oggi, sono spinto unicamente a fidarmi di quello che sento.

Il nome di Virginie Efira è arrivato abbastanza rapidamente. Mi piace il suo senso della commedia, la maniera di affrontare le situazioni più incredibili. La sua freschezza corrisponde esattamente al tono del film e a quello che cercavo per la protagonista femminile. All’epoca, non aveva recitato ancora in molti film. Abbiamo fatto delle prove che si sono rivelate subito concludenti. Il suo personaggio è davvero la pietra angolare della storia. Lei è un motore trainante del film. Inoltre, Virginie ha aggiunto alla commedia qualcosa di molto umano. In Belgio, che è la sua nazione originaria ed è anche il posto dove abbiamo girato, Virginie è conosciuta soprattutto come un’attrice che ha cominciato in teatro. È apprezzata da molti suoi «colleghi» che mi hanno restituito l’immagine di un’attrice con un vero percorso alle spalle.

L’idea di avere nel cast François-Xavier mi è subito piaciuta. La dimensione che dà al suo ruolo è particolare. È qualcuno per cui il sentimento viene prima dell’aspetto superficiale della seduzione. Fa emergere qualcosa di sincero, di intenso, abbastanza distante dallo stereotipo del genere. Aggiunge qualcosa di più sentimentale ai rapporti di questa coppia. Ritengo inoltre che il quel lato umano, un po’ rassegnato, subito simpatico, gli corrisponda benissimo. Lui e Virginie sono figure positive, senza cinismo, che invogliano gli altri a seguirli per scoprire cosa succede. I loro personaggi hanno ciascuno una vita propria e non danno l’impressione di dover necessariamente mettersi insieme. Si conoscono in modo improbabile. È un incontro fortuito, come quelli che la vita reale può orchestrare; un incontro di humour, humour ed emozione. Virginie e François-Xavier si sono davvero messi in gioco e hanno arricchito la storia.

Loro due sono circondati da una galleria impressionante di personalità…

C’erano molti ruoli, alcuni piccoli, ma tutti di rilievo. Ho contattato persone con le quali avevo voglia di lavorare e che mi sembravano adatti.

Il personaggio che interpreta Raphaël Personnaz mi ha posto qualche problema, perché è un ruolo da vero “attore giovane”, una specie di ragazzo ideale che ovviamente doveva attrarre Virginie. Tuttavia, nonostante le sue qualità, doveva anche permettere all’altra coppia di esistere, visto che non è lui a essere scelto.  Questo ragazzo e Virginie, entrambi molto belli, in linea di massima hanno una relazione che funziona sulla carta, ma di fatto hanno veramente poco da dirsi. Mi è piaciuta molto la seconda dimensione che Raphaël ha messo nel suo personaggio, perché, anche se è un innamorato sincero, conserva sempre quella piccola distanza, che gli permette di non sbraitare come un pazzo quando il rapporto non va alla grande. Ho scelto Raphaël per il suo fascino, quell’elegante disinvoltura che conferisce al personaggio, limiti e aura al tempo stesso. C’era il rischio che si vedesse soltanto la parte «figlio del padrone» ma Raphaël ha saputo portare il personaggio oltre. Adoro questo attore.

Francis Perrin si è imposto con naturalezza per il ruolo del padre di François-Xavier. Trovo che ci sia tra di loro una sorta di filiazione di fantasia. Perrin faceva parte del mio immaginario e sono stato felice di girare con lui.

Elie Semoun è una personalità fuori dalla norma, mi fa tanto ridere, proprio come il suo personaggio, Markus. C’era davvero bisogno di tutte le qualità di questo attore per portare il personaggio fino alla parte più profonda della sua follia e della sua megalomania.

L’offerta di Elie era talmente grande che bisognava riuscire a canalizzarla in funzione della trama. È uno spirito libero molto generoso nel suo modo di funzionare. Lui dà vita a uno di quei personaggi affascinanti che amiamo detestare.

Seguendo un consiglio del produttore Eric Jehelmann, spesso a caccia di nuovi talenti, sono andato a vedere un one-man-show di Thomas N’Gijol che mi è piaciuto moltissimo. Sono rimasto estasiato dal fascino di Thomas. Lui si è speso molto per il film e abbiamo lavorato tanto alle sue scene sull’amicizia con il personaggio di François-Xavier. Thomas ha ancora poca esperienza, ma possiede una freschezza vera, un candore, un ritmo molto particolare, che esistono e s’impongono.

Per il ruolo dell’amica di Joanna mi ha fatto piacere avere Armelle Deutch. Ha un percorso atipico. Io desideravo un personaggio in opposizione con quello di Virginie. Anche lei ha dato molto al suo personaggio. Quanto a Brigitte Rouen, in alcune scene, fa passare molte cose riguardo al suo ruolo di madre.

Ci sono stati momenti in cui gli attori le hanno trasmesso qualcosa che non si aspettava?

Mi piace lasciar loro la possibilità di far crescere i personaggi. È necessario che nella partitura d’insieme gli attori riescano ad appropriarsi del loro ruolo. Io non impongo nulla, soprattutto in un film di questo genere e a un cast simile. In determinati momenti, ci sono state, da parte di tutti, intuizioni che hanno permesso ai personaggi di salire di livello. Tutto questo però è possibile soltanto partendo da una base scritta. Non credo all’improvvisazione, soprattutto nella commedia che richiede tantissimo rigore. Nel momento in cui le cose sono abbastanza inquadrate, quando si ha una visione più precisa e si è lavorato bene, allora può arrivare la libertà e si possono captare cose inattese. Da questo punto di vista sono stati tutti fantastici.

Come si sono svolte le riprese?

Abbiamo girato otto settimane in Belgio, tra novembre e gennaio. Bruxelles offre molto da un punto di vista visivo, ma abbiamo lavorato tanto per ridarle il colore che la stagione le toglieva, attraverso interventi sulla luce e su tutti gli elementi visivi della fotografia.
Credo che aver girato lì abbia spostato il film da un clima tipicamente Parigino, dandogli la dimensione del racconto.
L’atmosfera, sebbene gioiosa, è rimasta concentrata come richiede una commedia. Quando mi trovavo davanti allo schermo, con le cuffie, sentivo l’energia e il buon umore. Era da molto tempo che non giravo commedie, uscivo da film gialli, più intricati, dove me l’ero davvero spassata, ma questo film mi ha fatto ritrovare con gioia la commedia. Ho voluto fare un lavoro di regia semplice, in funzione della storia, senza movimenti della camera gratuiti o effetti privi di senso. Per questo ho ascoltato gli attori e ho chiesto il loro appoggio.

Leggendo la sceneggiatura, ha trovato delle scene che non vedeva l’ora di girare? Altre che la spaventavano?

Sicuramente ci sono alcuni punti cruciali. Per esempio, anche se non si vede, c’erano delle scene leggermente complicate. Ad esempio, la scena della fontana, molto divertente ma difficile da mettere a punto. Il personaggio di Virginie doveva raccogliere i fogli che le stavano per cadere in acqua a causa di un colpo di vento. Ho pensato che fosse più interessante sviluppare l’idea, che lei facesse un grande sforzo per recuperarle muovendosi secondo una coreografia prestabilita, anche se non è filmata in modo artificiale. La scena in cui c’è il tassista che non riesce a pronunciare il luogo di destinazione al GPS segue lo stesso principio, perché è stata costruita partendo da un aneddoto di Virginie su qualcosa che le è capitato a Londra.

«Portare sfortuna» è uno degli elementi che rende il film originale. Lei cosa ne pensa di questo fenomeno?

Mi sono documentato sull’argomento e sulla percezione che ne ha la gente. Ci sono dei libri, ma anche Internet offre un buon numero di siti e di testimonianze incredibili. Ho trovato alcuni racconti veramente angoscianti. Io sono incuriosito da queste cose, ma non mi lascio influenzare.  Sono un tipo inquieto, perfezionista, so che c’è bisogno di fortuna quando si gira! In ogni caso non di sfortuna! Ad esempio, la scena della fontana sarebbe stata un incubo dal punto di vista tecnico, se fosse stato brutto tempo. Abbiamo avuto la «fortuna» di girarla durante gli unici due giorni di sole. Per la scena in barca, abbiamo girato la caduta in acqua della ragazza qualche giorno prima che il lago gelasse improvvisamente…Ognuno la pensa a modo suo, ma la cosa certa e che tutti hanno un parere sulla questione. In questo film, c’è una filosofia di vita cui credo davvero, una maniera positiva di percepire le cose che sottoscrivo in pieno. Penso che ci siano persone le cui energie si sommano e altre le cui energie si dividono; alcune riescono a progredire quando si incontrano, mentre la iella si abbatte su altre. Come nella storia, quando guardo indietro, mi accorgo che certi momenti che ho considerato attimi di pura sfortuna, forse i peggiori della mia vita, sono stati alla fine costruttivi.

Cosa rappresenta questo film per il suo percorso da regista?

È un ritorno alla commedia. Ho iniziato da questo genere e anche se, curioso di natura, ho voluto esplorare altri mondi, la commedia resta per me una componente essenziale. Dopo questo film, girerò per la prima volta un film d’epoca, INQUISITIO, un thriller ambientato nel 1378 durante il grande scisma, con un Papa a Roma e uno ad Avignone. Si tratta di un’epoca molto poco trattata. Sono in piena preparazione ed è una continua scoperta.

Ricorda un momento particolare di PER SFORTUNA CHE CI SEI?

Ricordo la primissima volta in cui ho capito la ricchezza umana che c’era nel film. Era durante una giornata dedicata alle prove tecniche di trucco e costume, prima delle riprese, in uno studio affittato. Per la prima volta tutti gli attori erano riuniti davanti alla telecamera. Era anche la prima volta che filmavo Virginie e François-Xavier insieme nella stessa inquadratura. Vedendoli, sorridevo. Emergeva quello che speravo, erano già oltre una semplice seduzione per vivere un vero incontro. Ero felice di vedere questa famiglia di attori. Desideravo filmare. È un momento intenso che mi ha invogliato a fare il film. Sempre li, ho capito che certe energie si moltiplicano…

INCONTRO CON VIRGINIE EFIRA (JOANNA)

Cosa l’ha spinta a partecipare a questo progetto?

Leggendo la sceneggiatura, due cose mi hanno davvero sedotta. Di solito, nelle commedie, i personaggi femminili sono quelli che osservano e che, con la loro dolcezza, fanno ragionare gli uomini. In questo caso invece, Joanna è proprio uno dei motori dell’azione. Anche se non ci riesce, è una donna che prova a fare qualcosa della sua vita. Mi hanno sempre incuriosita le persone che non si trovano esattamente al loro posto; quelli che vogliono appartenere a un gruppo, ma non vi appartengono, quelli che tentano, ma falliscono. Sono appassionanti da seguire. Joanna è un po’ così. Quindi oltre l’immagine di femminilità, c’erano altre cose da cercare, aspetti da rimettere in discussione. Tutto questo prometteva un tono diverso e molta recitazione.
L’altra cosa che mi è piaciuta riguarda lo spirito del film. Amo le commedie che hanno un contenuto e credo che l’humour sia un mezzo pudico e insieme efficace per far passare messaggi più profondi. In questa storia, tutti i personaggi hanno idee preconcette, ma la vita li metterà su strade diverse da quelle che avevano immaginato. A volte le condizione avverse ci obbligano a scoprire nuove vie, a cambiare i nostri comportamenti, e non necessariamente questo significa stare meno bene.

Cosa ha trovato di originale in questa commedia sentimentale?

Anche se si recita secondo i codici del genere, questi vengono ogni volti deviati per andare verso qualcosa di più realistico e umano. Joanna non è una bellezza inaccessibile e Julien non è un play-boy disinvolto. Hanno tutti e due una vera personalità.  Non vogliono innamorarsi. Lei è a un momento di svolta, forse si sta lasciando sfuggire il suo sogno professionale; lui è nauseato da tutto, un po’perché il suo lavoro gli fa vedere troppe coppie divise, un po’ perché è convinto di portare sfortuna alle persone che ama. Il loro incontro, l’interazione, modificherà l’immagine che ciascuno ha di se stesso.

Come ha approcciato il personaggio di Joanna?

Joanna è una donna giovane, indipendente e autonoma. È istintiva, non fa calcoli. Sa che deve cambiare e sente che è ora di far evolvere la sua vita. Si tiene un po’ in disparte non osa lanciarsi. Conosciamo tutti quei momenti. Le sue esitazioni, ma anche le sue certezze, saranno spazzate via da tutto quello che produrrà l’incontro. Mi piacciono i piccoli sgambetti che può farci il destino; ci riportano verso una certa umiltà. Joanna si rimetterà in discussione. Adoro quando un personaggio molto sicuro di sé sbatte la faccia contro una porta e si sente vacillare in mezzo alle sue certezze! Secondo me, non sono tanto le vittorie che definiscono qualcuno, quanto la maniera in cui la persona si rialza dai fallimenti. Il personaggio di Joanna nasce anche da questo. Il ruolo richiedeva un amore per la commedia che mi corrisponde perfettamente. Ho potuto arricchire il personaggio con atteggiamenti, aneddoti e parole che mi appartengono. Nicolas e gli sceneggiatori ci hanno lasciato questa possibilità. Alcune scene ci hanno spinti fino al burlesco, è una cosa abbastanza rara, ho molto apprezzato. Il film propone scene molto intense e rapporti umani veri.

Nel film lei si diverte un sacco. Qual è il suo rapporto con la commedia?

È un ritmo che mi piace e mi fa sentire bene. Non ho paura di giocare. Non sono agganciata a un’immagine che non può essere mai scalfita. La commedia richiede un livello di immediatezza e io amo buttarmici dentro.
In quanto cittadina belga, vengo da un paese dove è molto difficile prendersi sul serio. È nei nostri geni, nella cultura. Forse dipende dalla storia, dalla nostra situazione, ma da noi l’idea di prendersi sul serio è abbastanza sconveniente. La derisione è uno degli aspetti che ci caratterizza.

Che cosa pensa dei concetti di fortuna e sfortuna?

Non sono affatto superstiziosa. Sono pragmatica, non il genere di persona che porta amuleti. Inoltre sono figlia di un medico. Sono spinta a tentare la sorte, a passare sotto la scala o a scherzare se si è in tredici a tavola. Secondo me, è spesso il modo in cui si prendono le cose che precisa il senso di questi concetti. Se si guarda con attenzione, certe catastrofi sono delle vere opportunità, mentre quello che sembrerebbe un colpo di fortuna può rivelarsi distruttivo. Sono concetti molto relativi. Mi piace la saggezza che recita: «tutto quello che ti succede è bene», a parte alcune eccezioni…
Eppure, a tratti, persino io, devo ammetterlo, ho avuto fortuna su alcuni punti e non ne ho avuta su altri! Ma la fortuna o la iella non sono principi che guidano la mia vita.
Ho giocato molto a poker e so che si può vincere con le mani più basse e perdere con le migliori.
Al tavolo da gioco, resto sempre stupita di vedere molti giocatori accarezzare il portafortuna, o rispettare alcuni rituali che servono soltanto a rassicurali. Si tratta di nozioni appassionanti e il film permette a ciascuno – a quelli che ci credono e a quelli che non ci credono – di considerare la cosa a modo proprio.

Ci parli della sua relazione di lavoro con François-Xavier Demaison…

Ci siamo capiti subito molto bene. Ha una grande personalità. Con lui, la storia d’amore sembra molto più reale, non si mette mai su un piano di seduzione superficiale. Joanna e Julien hanno cose da condividere, cose da fare. Hanno una vera comunione spirituale. Privilegiare questo aspetto con un attore come François-Xavier dà una maggiore profondità alla loro relazione. Mi piaceva l’idea che Joanna non scegliesse il seducente Martin – tra l’altro un ruolo interpretato benissimo da Raphaël, con un’ironia leggera, piazzata bene – ma che ascoltasse il suo cuore.
François-Xavier aggiunge qualcosa di fragile, di sincero. Lavorare con lui è stato molto semplice. Avevamo l’impressione di essere un po’ fratello e sorella; questo ci ha permesso di recitare superando tutti i falsi pudori, le ambiguità ed è servito al film.

Che ricordo conserva del film?

Ho fatto quello che amo, in un genere che mi piace veramente e con una squadra eccellente.
Oggi voglio recitare, voglio provare cose diverse. Il cinema mi appassiona così tanto che mi lascia poco spazio per il resto. Recitare, scrivere storie, aiutare gli altri a raccontare le loro, tutto questo mi interessa. Da poco, porto avanti dei progetti e non scelgo soltanto per me. Questo mi piace tantissimo. Sono stata felice che mi abbiamo dato fiducia, felice di poter girare a Bruxelles, incontrare Nicolas, i produttori e François-Xavier, con il quale ho una grande complicità.
Vedendo il film, mi è apparsa più chiaramente la dimensione del racconto, mediante le personalità molto marcate, interpretate, e tutti i mondi che la storia attraversa.

INCONTRO CON FRANÇOIS-XAVIER DEMAISON (JULIEN)

Cosa le ha fatto venire voglia di partecipare a questo progetto?

Olivier Delbosc, un produttore di Fidelité con cui avevo già fatto due film, mi ha proposto una commedia romantica con Virginie Efira. Si trattava di un registro che non avevo ancora affrontato e che mi ha subito attratto. Inoltre avevo un’idea di Virginie davvero positiva; una donna molto naturale con un lato da «buona amica» che seduce gli uomini e piace anche alle donne. Poi ho incontrato Nicolas Cuche. Mi piace quello che riesce a far emergere e il suo modo di parlare di cinema. Il soggetto del film era originale, pieno di trovate. Raccontare la storia di un tizio che porta sfortuna alle donne mi dava la possibilità di fare un film atipico, che avrebbe rivisitato il genere in modo più aggressivo, moderno, con un ritmo anglosassone.

In questa occasione il suo talento comico si esprime in modo inedito. Interpreta un personaggio che subisce spesso…

Non sono io che faccio ridere, ma quello che il personaggio riceve e subisce. Per me, l’idea fondamentale era restare sincero per non sconfinare nel burlesco. Alcuni personaggi secondari come

quelli di Elie e Thomas contribuiscono alla realizzazione della comicità pura, mentre la nostra coppia doveva funzionare su un piano di sensibilità e realtà, anche nelle situazioni più deliranti. Di fronte a tutte le cose che capitano a Joanna e Julien, non li perdiamo mai di vista; nel senso che, nonostante tutte le disavventure, restiamo vicino a quello che sono veramente. Mi è piaciuto molto che, seguendo man mano la storia, alla fine si creda davvero che Julien porti iella!

Conosce persone che portano sfortuna?

Anche a voler essere sinceri e vero che ci sono persone più o meno fortunate della media. Esistono diversi blog molto impressionanti su questo argomento. Per quanto mi riguarda, cerco di accettare sempre quello che mi succede in maniera positiva. Qualunque sia la frequenza effettiva degli avvenimenti che ti agevolano, o di quelli che ti intralciano. Questo atteggiamento è di gran lunga l’unico costruttivo. Si tratta di un sottotesto del film che accompagna ogni tappa dell’incontro tra Joanna e Julien.

In che modo questo influisce sulla loro storia?

Non è una storia d’amore convenzionale. La loro relazione si costruisce, da parte di Julien, con il sentimento profondo di portare sfortuna. Si colpevolizza e questo spegne tutti i suoi slanci. Ha paura di recare danno a qualcuno, soltanto per il fatto di amarlo. Da un certo punto di vista, possiamo considerare Julien come una palla al piede, ma non è né stupido né sfigato, semplicemente non ha culo! Grazie a tutto quello che ha vissuto nella sua esperienza professionale, conosce troppo bene come sono le persone e non si fa illusioni. Fin dalla prima scena, tenta di salvare una coppia in procinto di sposarsi e, da bravo professionista, ci riuscirà, anche se deve pagare di persona per raggiungere lo scopo. Julien è uno psicologo esperto che sa rendere felici le donne, ma soprattutto quelle degli altri!

Quando incontra una giovane donna speciale come Virginie, vuole credere che la fatalità non esista. Ma non osa perché lui è il giullare della sorte e non sa distinguere tra sfortuna e fortuna.

Come ha approcciato il suo personaggio?

Julien è sempre reattivo. Sinceramente ho cercato di fare in modo di non proiettare le cose, per permettere alla telecamera di cercarle. Di conseguenza ho recitato in modo diverso. Questo personaggio ha qualcosa di caloroso che mi spinge più a lasciare uscire il mio lato umano che a stare dentro l’energia e la rappresentazione. Cerco di non impormi, lascio che siano gli altri a venire da me per primi. Il film ci spinge ad avere voglia di vedere che Joanna si interessi a Julien piuttosto che al personaggio interpretato da Raphaël, che tuttavia ha una bellezza intrigante. Julien fa emergere l’affetto, mentre il suo «avversario» si muove soltanto sul piano della seduzione.

Un altro aspetto che esalta la personalità di Julien è la sua amicizia con il chirurgo, interpretato da Thomas N’Gijol. Sono scene brevi, buffe, e contribuiscono allo spostamento del film; da una parte, grazie al realismo umano, dall’altra, per l’incongruità delle scene. Anche recitare con François Perrin mi è piaciuto molto. La scena in cui Julien, che idealizzava la coppia dei suoi genitori, scopre la verità è toccante e buffa allo stesso tempo. Per preparare i ruoli, io e Virginie abbiamo letto i dialoghi insieme a Nicolas. Lo scopo era quello di personalizzare i dialoghi, renderli adatti a noi, facendoci anche le domande giuste su ogni scena.

Nei suoi spettacoli, lei ha la passione della psicologia. Il ruolo di consulente coniugale le andrebbe bene… Si sente vicino al suo personaggio?

Io mi sento sempre vicino al mio personaggio. Per essere credibile, devo cercarlo dentro di me. Julien prova una compassione sincera per le coppie in difficoltà che rischiano di divorziare. Si sente in empatia con loro e desidera veramente aiutarle. Per me è lo stesso. Lui però ha alcune armi della psicologia che a me mancano. Per quanto concerne l’umanità, mi sento vicino a lui ma, a differenza sua, non credo di essere segnato dalla sorte. Il contatto con il pubblico e il comportamento delle persone nei miei confronti mi ricordano ogni giorno quanto sono fortunato a fare questo mestiere.

Leggendo la sceneggiatura, era impaziente di girare alcune scene?

Il film propone molte scene dove s’incrociano generi diversi. Quella del ristorante coreano inizia come una cena a lume di candela, prima di trasformarsi in qualcosa di più buffo e surrealista. C’erano scene piene di dialogo con diverse rotture di tono, specialmente con Virginie, scene di amicizia molto sentite con Thomas. Mi è piaciuta molto anche la parte girata nel monastero. L’impressione iniziale è di essere in UOMINI DI DIO e si finisce con la musica pop.
Il film offre davvero una grande varietà di atmosfere, situazione e sentimenti, senza perdere mai il suo ritmo.

Come si è trovato con Virginie ?

Mi è piaciuto moltissimo recitare con lei. Amo la sua vivacità, l’energia, l’intelligenza, lo stile e la sua curiosità per il cinema e il teatro – dal quale lei proviene. Sono sicuro che la aspetta una carriera bellissima. Girare una commedia è un lavoro impegnativo e noi abbiamo sgobbato tanto, perché Nicolas ha voluto curare ogni aspetto del film. Questo non ci ha impedito di divertirci. Grazie a lei, le settimane in cui abbiamo girato a Bruxelles sono state ancora più piacevoli, perché lei è originaria di quella città e mi ha fatto scoprire posti segreti. Con lei si sta sempre bene.

INCONTRO CON LUC BOSSI E LAURENT TURNER (SCENEGGIATORI)

Qual è l’idea che ha fatto nascere questo progetto?

Luc Bossi: Tutto è nato da un aneddoto raccontato da un amico che era stato multato per eccesso di velocità. La moglie gli aveva proposto di dire che era stata lei a guidare per non fargli perdere i punti della patente, e poi la donna aveva avuto problemi con la polizia. Questo mi ha fatto venire in mente l’idea di un uomo che porta iella alla donna che ama e, perché no, a tutte quelle che ha amato… Era un concetto interessante per una commedia romantica, perché permetteva di innalzare un ostacolo difficile da sormontare tra l’eroe e l’eroina. L’idea è piaciuta a Eric Jehelmann, uno dei nostri produttori, che ha chiesto a Laurent di lavorare con me sulla sceneggiatura, poi ha proposto a Nicolas di dirigere il film.

In che modo lavorate insieme voi due?

Laurent Turner: prima ci confrontiamo sui personaggi, la storia, i nodi drammaturgici, i ribaltamenti di situazione, eccetera.  Poi io faccio la prima stesura e dopo passo allo script. Successivamente Luc corregge tutto, migliora, trasforma, aggiunge alcune scene, ne toglie altre, e continuiamo così fino a quando non siamo abbastanza soddisfatti per mandarlo al produttore e al regista.

PER SFORTUNA CHE CI SEI era la nostra prima collaborazione e questo modo di lavorare si è imposto in modo naturale. Abbiamo seguito lo stesso metodo per il film successivo, LA PROIE (di  Eric Valette). Ci capiamo bene Luc ed io. Possiamo parlare liberamente, nessuno dei due si offende facilmente. È raro trovare queste cose in una collaborazione.

Luc Bossi: Laurent è un asso della struttura e delle situazioni drammaturgiche, è incredibilmente dinamico e lavorare lui è semplicissimo!

Avete fatto ricerche, o avete un’esperienza personale di fortuna o sfortuna?

Laurent Turner: Io ho incontrato due volte un consulente coniugale, il mestiere dell’eroe del film… La cosa non mi ha aiutato granché per il film, ma ha salvato la mia coppia, e mi basta! L’aspetto che m’interessava di più in questa storia, non è tanto la fortuna o la sfortuna, ma piuttosto l’influenza reale che ha il partner sulla nostra vita. Nel film questa influenza è portata al grado estremo. Ma nella vita, anche a livelli minimi, è sempre affascinante.

Luc Bossi: Abbiamo ascoltato e letto molte storie vere su questo argomento, il film però è nato prima di tutto dalla nostra immaginazione.

Credete alla fortuna? Come la definireste?

Luc Bossi: Fortuna e sfortuna sono il caso elevato al rango di destino. Forse, a volte, abbiamo bisogno dell’irrazionale nella nostra vita, per alleviare le difficoltà di gestirla con il libero arbitrio…

Visto da un punto di vista diverso, probabilmente uno stato d’animo negativo può «destabilizzarci», facendoci, per esempio, scivolare con più facilità su un marciapiede bagnato. Ipotesi più audace, sarei pronto a credere come Carl Jung – e soprattutto se lui tornasse dall’aldilà per convincerci di persona – che un sentimento forte può causare avvenimenti che sembrano apparentemente paranormali.

Laurent Turner: Io credo molto alle fasi. Momenti in cui va tutto male. Guaio chiama altro guaio, è la legge delle serie. In altri momenti ogni cosa si concatena a meraviglia. In generale, Questi periodi si alternano ed è questo che rende la vita imprevedibile e tollerabile.

Come avete strutturato la trama e i personaggi?

Laurent Turner: Si è sbloccato tutto quando abbiamo trovato l’idea per il finale. Dire che Julien, di fatto, non aveva portato sfortuna a Joanna, ma che, al contrario, lui era stato la fortuna della sua vita, ci ha aiutati a strutturare il racconto. Inoltre, la commedia romantica è un genere molto codificato ed è stato divertente torcere un po’ questo codice restandoci comunque dentro.

Luc Bossi: Joanna doveva essere una giovane donna moderna, energica e positiva, con una vita dinamica, per far sì che la sua iella improvvisa fosse sorprendente. Da qui l’idea di farla lavorare sul design di un’automobile elettrica. Da qui anche l’ottimismo incrollabile nella relazione con Julien, anche quando la sfortuna comincia ad accumularsi. Allo stesso modo, Julien doveva avere un vero  dono per la «coppia» per rendere la sua maledizione più ingiusta – da qui il suo mestiere di consulente coniugale.

Intorno alla coppia centrale gravitano molti ruoli essenziali e particolari, come li avete immaginati?

Laurent Turner: Abbiamo tentato di dare a ogni personaggio una partitura specifica da recitare. Bisogna sempre pensare all’attore che interpreterà il ruolo; è necessario dargli qualcosa che lo faccia divertire, altrimenti si annoia, e questo si vedrà sullo schermo.

Luc Bossi: Abbiamo avuto anche fortuna con attori talentuosi che, come Armelle Deutsch, Thomas N’Gijol, o Francis Perrin, hanno aggiunto il loro tocco personale a quei personaggi che volevamo gustosi.

Secondo voi quali sono gli elementi che rendono la vostra storia originale?

Laurent Turner: È difficile dirlo. La nostra storia ha a volte un lato “cartoon”, una cosa non molto comune in Francia, che spero dia un tono particolare al film, diverso da quello delle commedie francesi tradizionali, più incentrato sui problemi della società.

Luc Bossi : È una fantasia che mescola diversi tipi di commedia : romantica, brillante, sentimentale, con un pizzico di melodramma e una goccia di suspense. Secondo me è un cocktail più speziato della media.

Secondo voi, cosa aggiungono gli attori che sono stati scelti ai vostri personaggi?

Luc Bossi : In generale, il cast è stato scelto molto bene. Secondo me, Virginie e Fançois-Xavier non sono stati mai tanto piacevoli come in questo film.

Laurent Turner: Per Joanna, ci siamo davvero viziati, Virginie è perfetta per il ruolo. Dà al personaggio una freschezza e un’energia incredibili. Abbiamo scritto molto velocemente pensando a lei. Per Julien, ho sempre pensato a qualcuno come Billy Crystal e, francamente, François-Xavier ha superato le mie aspettative. La coppia con Virginie funziona a meraviglia. Mi dispiace di non aver scritto altre scene per Francis Perrin, lo trovo perfetto, molto toccante nella scena principale. Raphaël Personnaz è entrato totalmente nel ruolo, fa emergere un fascino assurdo. E Thomas N’Gijol, con quel tono e la sua indolenza, è davvero sorprendente. Quanto a Elie Semoun, ha la stessa esuberanza del ruolo, è un UFO.

Che cosa avete scoperto davanti al film finito che non avevate immaginato mentre scrivevate?

Laurent Turner: Quando si scrive un film, è molto difficile giudicarlo, perfino guardarlo.  Rimpiangiamo qualcosa, certi cambiamenti ci stupiscono e ci catturano, altri ci piacciono di meno. In breve, è difficile avere un’opinione obiettiva. Tuttavia, nel caso di PER SFORTUNA CHE CI SEI, credo che quello che mi è piaciuto di più, sia la coppia Julien-Joanna. Ho davvero voglia che finiscano insieme, nel film ancora di più che nella sceneggiatura.

Luc Bossi: La vita…Ora è come se i nostri personaggi di carta esistessero davvero.

Cosa rappresenta per voi questo progetto?

Luc Bossi: L’opportunità di raccontare in un modo carino, una storia carina. È stato divertante scriverla e se si divertono anche le persone guardando il film, sarà un’esperienza idealmente reciproca.

Laurent Turner: La fortuna di trattare un genere – la commedia romantica – che amo da spettatore.  Per questo ho detto subito «sì» quando Eric Jehelmann mi ha proposto di partecipare alla scrittura della sceneggiatura. Inoltre, accettare mi ha permesso di incontrare Luc, con il quale condivido molti altri progetti e ho già scritto un secondo film, un genere totalmente diverso.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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