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Libri – Helena Janeczek “Lezioni di tenebra” 22/07/2011

Posted by Antonio Genna in Libri, Storia.
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A 14 anni dalla prima edizione italiana Mondadori, è tornato nelle librerie edito da Guanda – collana “Narratori della Fenice” il volume “Lezioni di tenebra” (200 pagine, prezzo di copertina 15 € – Acquista “Lezioni di tenebra” su Amazon.it), autobiografia di Helena Janeczek, scrittrice tedesca di nascita (classe 1964), di famiglia ebrea-polacca ed italiana di adozione.
“Mia madre e mio padre erano rimasti vivi, quindi volevano vivere. Quindi volevano me, un bambino. Per quel figlio non è facile fare la parte della vita-che-continua, non è possibile se non al prezzo che quella vita non sia la sua. Eppure anche la voglia di vivere, quella voglia primitiva che emerge dall’azzeramento, si trasmette. E’ l’unico antidoto che ho ricevuto, ma se lo scopri, è potente.”
Un romanzo nutrito di racconti di vita personale, che diventa anche la biografia di un’intera generazione: una narrazione composita, ricca di ricordi, che porta il lettore gradualmente al cuore nero della storia, Auschwitz. “Lezioni di tenebra” racconta il rapporto tra la giovane autrice e la madre, l’unica di due famiglie numerose a essere sopravvissuta all’Olocausto assieme al padre. Una famiglia di ebrei polacchi vissuti in Germania, dove la figlia Helena è cresciuta sentendosi completamente estranea al mondo tedesco e alla sua cultura, pur utilizzandone la lingua anche nel suo esordio in poesia.
Soltanto dopo la sua morte per infarto, Helena ha scoperto che suo padre in realtà non si chiamava Stefan Janeczek, e che la data in cui avevano sempre festeggiato il suo compleanno non era la sua vera data di nascita: questi erano però i dati registrati sul passaporto che gli aveva salvato la vita, quando la Polonia era stata invasa dai nazisti. Anche la madre Nina era sopravvissuta, scappando da un ghetto poco prima di una grossa deportazione, andando avanti con le bugie fino a quando era stata presa e portata ad Auschwitz: era il 1944, mancavano pochi mesi alla liberazione del campo e grazie alla sua eccezionale forza la donna si è salvata, così come l’uomo che sarebbe diventato suo marito.
Un romanzo che racconta l’eterno tema dell’amore difficile tra madre e figlia, che non è solo una memoria sull’Olocausto, ma anche un resoconto lucido, appassionato e distaccato al tempo stesso, che punta soprattutto a misurare l’intensità del contraccolpo che quella tragedia ha lasciato nella generazione successiva. Il contraccolpo risiede nell’impossibilità di avere radici, nella confusione linguistica, nel disperato bisogno di appartenere e nella crudele condanna a sentirsi estranei, comunque e dovunque; sta nello stupore di fronte al destino, al male, alla sorte: “Paghi per ogni errore, anche il più piccolo, sempre e comunque… Ma che cosa sia un errore non lo sai. A questo non devi mai pensare”.
Un romanzo che è al tempo stesso la storia di un rapporto tra una madre e sua figlia, una lezione su una dolorosissima parentesi di storia del Novecento e l’omaggio al grande coraggio di una donna d’altri tempi.

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