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Dispersi d’estate (1) – Come tutto è cominciato: Gerry di Gus van Sant 01/08/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Dispersi d'estate, Film, Video e trailer.
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Per tutto il mese di agosto ecco un nuovo appuntamento speciale quotidiano curato dalla redazione di Hideout.it.
Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 25 mila film. In Italia ne arrivano a malapena 500. Gli altri si disperdono nei buchi neri della distribuzione. Hideout.it da anni si occupa di recuperare il buono dei dispersi con rassegne, un sito, un festival e il libro “Dispersi. Guida ai film che non vi fanno vedere”. Nell’indolenza dell’estate, un buon film rinfresca più di un ghiacciolo, perché un disperso al giorno toglie l’afa di torno…

Come tutto è cominciato: Gerry di Gus van Sant

Il fenomeno “Dispersi” non è nuovo. Impossibile far arrivare in Italia tutta la produzione mondiale. Negli ultimi 10 anni però la distribuzione è cambiata, il pubblico è cambiato, per non parlare della Tv e delle possibilità date dai nuovi media. Mentre il pubblico “informato e interessato” può accedere a tutto tramite Internet, la distribuzione italiana ha scelto di non distribuire l’opera di svolta di un autore noto e di successo come Gus van Sant.

Titolo: “Gerry”
Regia:
Gus Van Sant
Sceneggiatura: Gus Van Sant, Casey Affleck, Matt Damon
Fotografia: Harris Savides
Montaggio: Gus Van Sant, Casey Affleck, Matt Damon
Interpreti principali: Casey Affleck, Matt Damon
Produzione: Altara Films, International Traders, My Cactus
Distribuzione: Cdi
Origine: Usa / Argentina / Giordania, 2002
Durata: 103′
Colore


Recensione di Carlo Prevosti, apparsa originariamente qui

Due amici, entrambi di nome Gerry, voglio raggiungere un posto ai confini del deserto. Per non prendere un sentiero trafficato scelgono di inoltrarsi in un percorso non tracciato fino a perdersi. Il loro cammino li porterà ad una consapevolezza più profonda della loro amicizia ma anche a scelte estreme.

Il misconosciuto Gerry è idealmente il primo film di una trilogia esistenzialista che ha riportato il regista Gus Van Sant alle produzioni indipendenti a budget modesti. Elephant (id., 2003) e Last Days (id., 2005), i due film che completano il trittico, hanno in comune con Gerry un carattere stilistico che tende al minimalismo, una estrema semplicità analitica dal punto di vista visivo contrapposta ad una ricerca approfondita di una temporalità che porta all’esplosione cronologica. I luoghi e i tempi diventano protagonisti delle tre vicende, tutte ispirate ad episodi di cronaca che vengono narrate nelle tre pellicole. L’estetica del piano sequenza celebrata nei corridoi della scuola di Elephant nasce infatti dalle interminabili inquadrature girate per Gerry sui laghi salati dello Utah, testimoni della tragica amicizia di due ragazzi che decidono di visitare un “luogo” (null’altro sappiamo della loro meta agognata) ma che deve essere raggiunto senza percorrere il sentiero dove passa normalmente la gente. La scelta di costruire una nuova via, lontana dagli altri, può essere letta come una chiara metafora del nuovo cinema di Gus Van Sant che, ispirandosi al maestro ungherese Bela Tarr (a cui il film è dedicato), cerca una nuova forma di espressione artistica lontana dai cliché produttivi americani.

Scritto a sei mani con i due attori protagonisti, Casey Affleck e Matt Damon, il film racconta l’amicizia di due ragazzi che condividono lo stesso nome nel momento in cui decidono di raggiungere un luogo, senza appunto seguire il sentiero tracciato. I due si perderanno nella boscaglia ai margini del deserto salato e cominceranno a camminare alla ricerca della salvezza attraverso le lande desolate del deserto. L’amicizia maschile viene mostrata attraverso lunghe sequenze silenziose in cui i due protagonisti camminano l’uno affianco all’altro. Splendida l’inquadratura all’alba in cui di due camminano a distanza e la camera li segue, mostrando la dinamicità di un paesaggio in evoluzione che, esteticamente, manifesta solo staticità. Gli scontri verbali, gli attimi di difficoltà, i silenzi, le urla sono un modo efficace per Van Sant di dipingere il rapporto tra due giovani (senza che ci sia una esplicita lettura omosessuale). Solo il sacrificio di uno dei due Gerry porterà l’altro alla salvezza.

Gerry è un film di rottura, difficile e contestabile. Proprio questi motivi possono spingere ad amare questa pellicola follemente (come per il sottoscritto) e, al contempo, non apprezzarla o detestarla.

Curiosità
Le musiche eteree che pervadono l’atmosfera desertica sono del compositore nordico Arvo Part, che inizialmente non erano previste essendo in progetto una colonna di soli rumori ambientali. Un cd prestato a Van Sant e portato sul set per essere semplicemente ascoltato, ha talmente affascinato i tre co-autori da voler includere i brani nella colonna sonora.


Trailer originale:

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