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TeleNews #67 – Michele Santoro sbarca su Cielo? – Se sale l’ascolto estivo è merito del digitale – Le borse crollano, la Rai in vacanza – Paolo Ruffini lascia Rai 3, dal 10 ottobre dirigerà La 7 – Giro di poltrone a Viale Mazzini – L’intervista: Luca Tiraboschi: Italia 1 lo fa strano con le Iene nuove e le “paranormali” 12/08/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Interviste, TeleNews, TV ITA.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa – segnalando le fonti di provenienza – di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, lasciate il vostro messaggio qui.

  • Michele Santoro sbarca su Cielo?
    Seguaci di Michele Santoro, tranquilli: il vostro idolo sta per tornare. Cercate in Cielo, nel senso del canale di Sky sul digitale terrestre: Michele sbarca lì con Annozero, i compagni del Fatto quotidiano, la squadra un po’ ridimensionata, ma lo stile immutato da padrone del talk. Dopo qualche giorno di ammollo nelle acque della costiera amalfitana, nella sua bella casa (condonata) dove l’hanno pure derubato di telecamera e Ipad, il teletribuno è pronto per ricominciare.
    Un animale televisivo come lui, del resto, nonpuò rimanerea lungo lontano dalla scena, soprattutto in un periodo così caldo per i destini dell’Italia e per il governo berlusconiano. Michelone lo sa bene, nel suo lavoro è un maestro, ecco perché pensionato prima del tempo dalla Rai, e archiviato il niet de La7, ha puntato direttamente al Cielo, praticamente alle dipendenze di quel Rupert Murdoch di recente inguaiato per questioni di spionaggio e discusse tecniche di giornalismo. Il conduttore ex europarlamentare però, non se ne cura.
    A lui interessa continuare con il suo programma e se possibile bissare gli ascolti che faceva al giovedì sera su Raidue (medie altissime di share, quasi sempre vincitore del prime time. Dunque, l’accordo con Murdoch è quasi fatto. Dopo Ferragosto ci sarà un altro vertice con i big di Sky per definire i dettagli, ma a settembre o al massimo ottobre, lo rivedremo in onda. Si dirà: non c’è più la struttura della Rai alle spalle.
    Vero, ma l’inventore della docu-fiction ha pensato anche a questo. Incassata la buonuscita da mamma Rai pari a 2,3 milioni di euro, il papà di Annozero ha messo buona parte di quei soldi nella sua casa di produzione, la Zerostudio’s, con un capitale sociale di 60mila euro (42mila a lui, il restante in quota alla moglie Sanja Podgayski, che ne èanche amministratore delegato).La società dei coniugi Santoro è nata con la possibilità di operare senza limiti nel mondo della produzione editoriale multipiattaforma, come sempre accade quando si costituisce una nuov asocietà.
    Non a caso, già durante l’ultima puntata del suo show, ben sapendo che il rapporto con Viale Mazzini era alla fine, Michele si era detto disponibile a collaborare con l’azienda ma dall’esterno, cioè offrendo lui i suoi servizi come produttore di se stesso. Le famose docu-fiction che mandava in onda per condire le sue analisi e convincere i telespettatori, infatti, sarebbero state, dunque, il fiore all’occhiello di un’eventualecollaborazione con la tv di Stato pur dopo il divorzio consensuale, così come stabilito nella trattativa con l’ex direttore generale Mauro Masi.
    Perché “Michele chi?” di fare le valigie e mollare l’azienda dove ha lavorato per una vita non ne aveva poi così tanta voglia. «Se la Rai mi vuole lo dica e io torno, mi basta solo un euro a puntata», è stato il grido di dolore del telemartire in uno dei suoi ultimi sfoghi. Ma il matrimonio si è sfasciato lo stesso. Poi è arrivato l’annuncio del trasloco aLa7, sbandierato dagli amici della scuderia di Telecom Italia Media pronti ad accoglierlo a braccia aperte, però anche stavolta (era il 30 giugno), la trattativa si è interrotta bruscamente a causa di «inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore», ha detto Giovanni Stella, amministratore delegato del gruppo.
    Tradotto: Michele ha troppe pretese, resti dov’è. Quindi da Stella in Cielo, ma non senza tuoni e fulmini. Santoro non chiude e perde un pezzo importante: La7 si prende l’inviato Corrado Formigli, con lui da anni, prossimo conduttore di Exit (ma il nome dovrebbe cambiare), produzione Magnolia. E ora si scommette: Formigli andrà in onda il giovedì sera, stesso giorno del suo mentore? Chissà.
    L’ideatore di Samarcanda e del Raggio Verde può contare sulle stilettate dell’altro tele-protagonista di Annozero, Marco Travaglio. Anzi, il sodalizio con il vicedirettore del Fatto è piùforte di prima, vistocheil giornale diretto da Antonio Padellaro sarà coinvolto nel nuovo progetto santoriano con una quota di minoranza.
    Nessuno scambio di giornalisti, sia chiaro, semmai un logo che richiama al quotidiano, in procinto di lanciare la sua web-tv. Santoro ha già la sua squadra, una trentina tra autori e cronisti (sicuro anche il vignettista Vauro), tutti pronti a confezionare il programma nella sede romana della Zerostudio’s. E la nuova sfida su un canale ancora tutto da scoprire lo attrae, raccontano, soprattutto dopo le performances di Bologna al Paladozza (il il 17 giugno per la Fiom e l’anno prima contro la legge-bavaglio) trasmesse in streaming in 150 piazze italiane. Talmentegasato da quel successodavolere sempre di più: Annozero in Cielo.
    (fonte: “Libero”, 10 agosto 2011 – articolo di Brunella Bolloli)
  • Se sale l’ascolto estivo è merito del digitale
    Riapre il Parlamento, potrebbe riaprire anche la Rai e trasmettere qualcosa di più decente. In tanti anni di osservazione televisiva non mi era mai capitato di dover parlare del vuoto assoluto. Forse la cosa più corretta sarebbe stata quella di dare spazio, ogni giorno, alle centinaia di mail di protesta: per le repliche, per i fondi di magazzino, per le serate marketta a questa o quella località. La cosa curiosa è che quest’anno le ferie sono cominciate molto presto: non appena è finito il periodo di garanzia (serve a stabilire i contratti pubblicitari) i maggiori network hanno abbassato la serranda. Se la Rai va in folle, Mediaset si adegua, è un suo diritto.
    Mancano i soldi, è ovvio, c’è incertezza sulle direzioni di rete, la nozione di servizio pubblico è svanita nel nulla. Ma è proprio da qui che bisogna ripartire. La Rai, nei confronti dei cittadini, ha un dovere in più rispetto agli altri network, specie nei periodi di crisi: le famiglie che stanno a casa e non possono andare in ferie, gli anziani, i malati non hanno diritto a una tv decente? Per stare sul mercato del digitale terrestre la Rai ha aumentato a dismisura le sue reti: la cosa drammatica è che ci si accorge ora che non ci sono né mezzi, né uomini, né idee per farle funzionare a pieno regime.
    La fortuna della Rai è solo il suo consistente archivio storico da cui attinge a piene mani: senza le Teche, la Rai avrebbe l’aspetto di una tv locale. A proposito, la crescita dei canali Rai e Mediaset sul DTT sta fortemente penalizzando proprio le tv locali, a rischio chiusura. Era questo uno degli obiettivi della «Gasparri» ? C’è un’ultima considerazione da fare. Leggo sui giornali di ingaggi iperbolici a conduttori tv, assolutamente sproporzionati ai tempi in cui viviamo. Regole del mercato, si dice. Ma è mai possibile che questi milionari si facciano quattro mesi di vacanza? Non potrebbero accontentarsi di uno e lavorare gli altri tre, anche a scartamento ridotto?
    (fonte: “Corriere della Sera”, 8 agosto 2011 – articolo di Aldo Grasso)
  • Le borse crollano, la Rai in vacanza
    Ma Paolo Garimberti e Lorenza Lei sono italiani? Abitano in Italia il presidente e il direttore generale della Rai? Vivono tra noi, condividono le nostre preoccupazioni e i nostri discorsi? Se la risposta è sì, come suppongo, allora è davvero inspiegabile come possano consentire che in questi giorni la stessa Rai, al di là della più scheletrica informazione sui fatti, lasci il Paese al buio, senza cercare di spiegargli a fondo quanto sta capitando.
    Ma com’è possibile?
    L’Italia è alle prese con i momenti più difficili che le sia capitato di attraversare da vent’anni a questa parte, un’intera epoca storica sta probabilmente finendo sotto i nostri occhi mentre si apre un avvenire di allarmante incertezza, e che cosa fa l’Ente radiotelevisivo pubblico per consentire agli italiani di farsi un’opinione, di esprimere un giudizio? In pratica nulla. Di fronte al terremoto che si svolge sotto i nostri occhi a nessuno viene in mente di modificare i desolanti palinsesti estivi, di organizzare un’informazione speciale degna del nome per ampiezza e analisi, qualche trasmissione di approfondimento, una discussione vera.
    Nulla, solo i telegiornali e basta: al massimo la piccola appendice del Tg3 ad ore notturne. Non solo, ma anche quei pochissimi programmi diciamo così giornalistici che sopravvivono alla ridicola smobilitazione estiva di stile scolastico-vacanziero-romanesco regolarmente vigente a viale Mazzini, anche quei programmi continuano imperturbabili ad ispirarsi all’abituale reverenza per l’ufficialità.
    Esempio, la trasmissione «Radio anch’io» di venerdì mattina, con un po’ di capataz del potere nazionale allineati ai microfoni di Radio1 (salvo uno sparuto paio di «esperti» , tanto per salvare la faccia, ma relegati rigorosamente nel ruolo di comprimari), e intenti esclusivamente a fare politica illustrando ciascuno la propria verbosissima ricetta per uscire dalla crisi. Ma nessuno, naturalmente, che si curasse di spiegare con un minimo di chiarezza qualcuna delle molte tecnicalità in questione; mentre, altrettanto ovviamente, il conduttore si asteneva rispettosamente dal fare domande scomode e tanto meno dal sollevare qualche obbiezione agli augusti ospiti.
    Di che meravigliarsi del resto? Quando alla Rai si pensa di approfondire questo o quel tema, non si pensa di chiamare a discutere chi è competente professionalmente di esso o magari delle personalità della vita pubblica intellettualmente autonome. No, si chiamano sempre e soltanto i rappresentanti della politica o dei sindacati, dando vita ogni volta a ridicoli parlamenti lillipuziani, perlopiù urlanti, dove l’interesse di tutti i presenti è unicamente quello di far vedere che ci sono e sono capaci di alzare la voce.
    L’Italia attraversa una crisi molto più profonda di quello che dica la sua situazione economica. È un Paese, per l’appunto, ormai virtualmente privo anche di una rete radiofonica e televisiva che sia realmente investita (e che si senta investita) della funzione di un servizio pubblico nazionale: che cioè rappresenti un tessuto connettivo importante al servizio della collettività. Per avere ancora una pallida idea di che cosa sto parlando si è costretti a rifugiarsi nel passato: nello struggente bianco e nero dei programmi della Rai di un tempo, oggi ancora visibili nella riserva indiana di Raistoria.
    Ma quella Rai non esiste più. È stata sbranata e divorata dai partiti, complice il meccanismo micidiale dell’Auditel, imposto dai pubblicitari e dalle televisioni commerciali per fare del solo indice di ascolto il criterio sovrano di ciò che deve o non deve andare in onda. Come sempre, dunque, avremo quel che ci siamo meritato. L’imminenza del Giudizio Universale, si può essere sicuri, o più modestamente lo spread a 800 punti, saranno oggetto di apposito dibattito tra Cgil, Cisl e Uil, naturalmente verso mezzanotte e un quarto, e intervallato da una réclame di tonno in scatola e una di carta igienica.
    (fonte: “Corriere della Sera”, 8 agosto 2011 – articolo di Ernesto Galli Della Loggia)
  • Paolo Ruffini lascia Rai 3, dal 10 ottobre dirigerà La 7
    Anche Paolo Ruffini ha lasciato la Rai e dal 10 ottobre sarà il nuovo direttore de La7, la rete più direttamente concorrente della Rai3 che lascia. Una scelta che fa felici tutti a Telecom Italia Media, a partire dall’ad Giovanni Stella che parla di «ottimo acquisto», ma che invece lascia l’amaro in bocca a molti.
    In una nota ufficiale Viale Mazzini parla di «rammarico», spiegando che è Ruffini che «ha chiesto ieri la risoluzione del proprio contratto di lavoro». Ma il coro di critiche, e di preoccupazione, si alza subito perchè la decisione di Ruffini segue quella di Michele Santoro, di Simona Ventura, di Corrado Formigli. Mentre il consigliere d’amministrazione Giorgio van Straten chiede di chiudere i contratti con Serena Dandini e Milena Gabanelli prima che sia troppo tardi.
    Il primo a manifestare allarme per il significato di questo ennesimo addio dalla tv pubblica, è il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli. «La Rai non rinuncia solo a un dirigente di prestigio, ma s’indebolisce nel suo complesso», dice, convinto che «occorre una più sollecita, previdente ed efficace percezione del pericolo che queste rinunce rappresentano anche in ordine al più generale problema di un risanamento che l’Azienda non può lasciare alle controversie legali o alle legittime lusinghe che altri esercitano sui suoi più reputati professionisti». «Il mercato sceglie sempre i migliori» per il presidente della Rai Paolo Garimberti rammaricato e convinto che la politica non è stata determinante nella scelta di Ruffini di lasciare la Rai. «Ho parlato a lungo con lui la settimana scorsa e gli ho anche detto che poteva stare tranquillo perché – contrariamente a quanto è stato scritto – non c’era alcuna intenzione di sostituirlo al vertice di Rai3».
    Ma il presidente non nasconde la sua più generale preoccupazione per una Rai che rischia di rimanere, lei si, fuori dal mercato. Per Garimberti infatti alla Rai deve essere consentito di potersi battere da pari: «è ora dunque che la politica lasci libera l’azienda, che faccia in modo che la Rai abbia ciò che le è dovuto in termini di risorse e che la metta in condizione di operare come una vera società per azioni». Proprio dal Cda si alzano le prime voci critiche interne alla Rai per l’addio di Ruffini. Nino Rizzo Nervo sostiene che «non aver fatto nulla per trattenerlo è gravissimo e dimostra il totale disinteresse dell’azienda verso il prodotto ed il valore dei suoi dirigenti». Per il consigliere «oggi assistiamo all’epilogo di una vicenda il cui mandante era stato già rivelato dalle intercettazioni di Trani. Pur di perdere Ruffini si è accettato che andasse a dirigere la rete che è diventata la più temibile concorrente proprio di Rai3». «Con la partenza di Ruffini la Rai perde un valido professionista. Non abbiamo mai condiviso una comune visione sulla televisione di servizio pubblico ma tuttavia, come consigliere Rai mi preoccupa moltissimo la sua nomina a Direttore di un concorrente come La7», dice Antonio Verro. Per il suo collega Giorgio Van Straten «alla luce di tutto questo diventa necessario e improcrastinabile firmare il contratto di Milena Gabanelli e risolvere le ultime questioni su Parla con me in modo da portare il contratto nel primo Cda di settembre, impedendo un ulteriore indebolimento di Rai 3».
    Sono infatti due contratti rimasti ancora aperti e quindi a rischio per la Rai, mentre era stato chiuso quello di Fabio Fazio che pure sarà nel maggio 2012 proprio su La7 «in prestito» per realizzare il programma con Roberto Saviano. Per Carlo Verna, segretario Usigrai «sgomenta una Rai che non reagisce». «Le norme di governance – prosegue – sono letali,così la Rai si sta dissolvendo». Secondo Roberto Rao, capogruppo Udc in vigilanza «il problema non è tanto chi va via dalla Rai ma sopratutto quale sia la strategia per attrarre nuove professionalità capaci di sostituire chi lascia, mantenendo ascolti e qualità». «Dopo Ruffini, si teme che a breve possa andar via dalla Rai perfino il cavallo di viale Mazzini», commenta la parlamentare Fli Flavia Perina. Anche il segretario della Fnsi Franco Siddi chiede alla Rai di battere un colpo in direzione delle professionalità interne e dei nuovi talenti. La scelta del sostituto di Ruffini avverrà probabilmente già nel primo Cda alla ripresa, previsto per il 7 settembre, e nella ridda di voci che si rincorrono sembrano spiccare i nomi di due donne: una di consolidata esperienza come l’ex presidente Lucia Annunziata e una emergente come Maria Pia Ammirati. Ma la scelta è ancora lontana, e anzi Ruffini in Rai rimarrà fino ad allora con una transizione che forse non sarà semplicissima per la rete.
    (fonte: LaStampa.it, 6 agost0 2011)
  • Giro di poltrone a Viale Mazzini
    Sarà una ripresa a colpi di toto-nomine, quella che aspetta la Rai a settembre. L’uscita di scena di Paolo Ruffini da Raitre ha preso in contropiede sia il presidente Paolo Garimberti che il direttore generale Lorenza Lei e ha aperto una questione che nessuno aveva previsto di affrontare durante questo Consiglio di amministrazione, che scadrà a marzo. Con la sentenza del giudice del Lavoro sarebbe stato difficilissimo rimuovere ancora Ruffini. Ora il suo addio rimette in gioco non solo Raitre ma a cascata (come sempre alla Rai) molte postazioni.
    Dice Alessio Butti, capogruppo pdl in Vigilanza: «Nella vicenda Ruffini la politica non c’entra, è stato il mercato a decidere e se proprio il mercato cerca uomini Rai, ciò porta a una nuova valutazione delle professionalità aziendali, sottratta ai luoghi comuni». E per il futuro di Raitre? «Lucia Annunziata quando era presidente della Rai ammise che la rete è “appaltata” alla sinistra. Una nuova direzione di Raitre non più faziosa potrebbe essere l’occasione d’oro per riequilibrare non solo quella rete ma per rasserenare tutta la Rai. Però bisogna mettere in conto che si aprirà una lotta interna al centrosinistra…».
    Butti non dice di più. Ma l’elenco delle principali postazioni pd nella Rai sono note: Bianca Berlinguer al Tg3, Corradino Mineo a Rainews 24, Marino Sinibaldi a Radiotre, Silvia Calandrelli a Rai Educational (appena nominata) e Carlo Freccero a Rai 4. Il quadro mostra tutte professionalità laiche. E come reagirà la componente cattolica del Pd ex popolare-margherita (da Rosi Bindi passando per Paolo Gentiloni e Enrico Letta)? Chiederà spazio?
    Il problema non è secondario e per di più si appaia al nodo del Tg2, senza direttore titolare addirittura da marzo dopo le dimissioni di Mario Orfeo, che ha lasciato la Rai per dirigere «Il Messaggero». Ora la guida è affidata ad interim al vicedirettore Marcello Masi e la poltrona del Tg2 è in «quota» Pdl. La candidatura di Susanna Petruni, per ammissione informale degli stessi referenti di centrodestra che seguono la Rai, sembrerebbe quasi tramontata.
    Ma proprio l’addio di Ruffini potrebbe aprire altri scenari impensabili fino a dieci giorni fa. Dopo aver sostituito Massimo Liofredi a Raidue affidando la rete a Pasquale D’Alessandro, essendo ora costretta a designare un nuovo responsabile per Raitre, Lorenza Lei potrebbe concludere un ricambio complessivo nelle reti mettendo mano anche a Raiuno, diretta da Mauro Mazza, rete ammiraglia che non sta trascorrendo un periodo di ottima salute negli ascolti.
    Per di più Mazza, nominato nel maggio 2009 in «quota Fini» ben prima del divorzio politico da Berlusconi, per alcuni esponenti pdl occupa una importantissima pedina Rai che «riguarda» il centrodestra.
    Ma per ora sono solo voci. Infine, un’altra incognita. È ancora aperta l’inchiesta che riguarda il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, indagato per peculato a Roma per oltre 86 mila euro di note spese (ma ne ha già restituiti all’azienda 68 mila). Se mai si dovesse arrivare a un rinvio a giudizio, la situazione si complicherebbe con esiti in questo momento imprevedibili. Si vedrà a settembre.
    Per ora c’è solo il malcontento del Pd. Franco Monaco, della direzione nazionale: «Hanno ragione Ernesto Galli della Loggia e Aldo Grasso sul “Corriere della Sera”, la Rai non è né azienda né servizio pubblico. Dunque è inutile, se non nociva». A settembre, non c’è dubbio, alla Rai certo non ci si annoierà...
    (fonte: “Corriere della Sera”, 8 agosto 2011 – articolo di Paolo Conti)
  • La “Domenica Sportiva” s’attrezza, “Controcampo” crolla
    Mentre il direttore di Raisport Eugenio De Paoli sta cercando di allestire una Domenica sportiva ancora più competitiva, con Paola Ferrari in conduzione e con il probabile ritorno di Gene Gnocchi (qualche novità è prevista anche tra gli opinionisti fissi in redazione: al posto di Salvatore Bagni dovrebbe esserci Claudio Ranieri, se non trova prima una squadra da allenare), dall’altra parte della barricata invece sta nascendo un caso Controcampo.
    La trasmissione di Mediaset rischia di non essere ai nastri di partenza. Oppure di presentarsi con delle vesti tutte nuove. La necessità di ridurre i costi dell’azienda di Cologno Monzese fa sì che proprio il rotocalco sportivo di Retequattro possa finire vittima del forbicione. Alla fine probabilmente si farà ma cambieranno alcune cose: via libera a un ringiovanimento del format ormai un po’ ammuffito. Quindi il programma di Alberto Brandi si trasformerà in una specie di cantera.
    (fonte: “Italia Oggi”, 5 agosto 2011 – articolo di Marco Castoro)

L’INTERVISTA

  • Luca Tiraboschi: Italia 1 lo fa strano con le Iene nuove e le “paranormali”
    Luca Tiraboschi festeggia l’undicesimo anno da direttore di Italia 1 e poco prima di andare in vacanza racconta il «cambiamento epocale», così dice lui, al quale da settembre sottoporrà la rete giovane di Mediaset.

    Dottor Tiraboschi, cosa vedranno i telespettatori?
    «Ci ho pensato bene ma con l’avvento del digitale terrestre, Sky e la crescita de La7, gli ascolti delle reti generaliste hanno subito un’erosione importante. Per me è tempo di fare qualcosa. Falsi i boatos che parlano de Le Iene senza conduttori o con la conferma della sola Ilary Blasi. Si sa che Luca e Paolo andranno a fare altro ( Scherzi a parte su Canale 5; ndr) ma ho già firmato i contratti con Enrico Brignano e Luca Argentero. È ufficiale che saranno in studio per tutte e otto le trasmissioni, che partiranno il 5 ottobre. Per la prossima primavera è probabile che vaglieremo altri nomi. Brignano studierà di volta in volta un monologo comico-sociale legato a un servizio e Argentero lancerà i servizi degli inviati che, lo ricordo, sono il cuore del programma».

    Argentero è un attore sulla cresta dell’onda e a parte il Grande Fratello non ha altre esperienze tv. Brignano è un attore comico affermato e tra i più corteggiati. Qualcuno ha parlato di un passo indietro per loro.
    «E si sbagliano di grosso perché, Le Iene è il programma che chiunque vorrebbe presentare. Sia per gli ascolti sia per il tipo di pubblico; non credo ci sia un solo personaggio dello show business italiano che si tirerebbe indietro. Argento e Brignano hanno capito che per la loro carriera non può che essere una medaglia in più».

    Andiamo avanti.
    «L’11.11.2011 ci sarà la partenza del nuovo Chiambretti Muzik Show con l’anteprima mondiale del ritorno sulle scene di Laura Pausini. Intervista, nuovo disco, progetti, insomma tutto quello che riguarda Laura lo si potrà apprendere per primi e in esclusiva solo sintonizzandosi su Italia 1. Ma Piero non si fermerà alla Pausini e per le otto o dieci puntate che seguiranno (non abbiamo ancora definito il numero) assisterete ad altri exploit».

    C’è una sorpresa per la nuova serie di «Mistero»?
    «Un esperimento che ci vede ancora una volta la rete più sperimentale del panorama italiano. Eliminato il conduttore in studio dopo Enrico Ruggeri e Raz Degan abbiamo scelto di confermare Marco Berrì, Andrea G. Pinketts, Daniele Bossari e ingaggiare Jane Alexander per trasformare Mistero in una specie di Iene del paranormale . Oltre ai succitati stiamo facendo una ricerca per trovare un nuovo volto della tv italiana nel mondo dell’università o dello sport. Non più pseudo veline tatuate o con la quinta di seno ma una ragazza normale che abbia voglia di fare televisione. Sarà una debuttante assoluta che non deve aver mai fatto nemmeno un provino per la tv».

    Sembrerebbe finito il tempo dell’estetica a favore di una maggiore ricerca di contenuto. Una scelta dettata anche dai recenti flop di «Uman take control» o «Tamarreide»?
    «Innanzitutto rivendico il diritto di sbagliare e ammetto che con Uman ho sbagliato anche se ho cancellato subito un programma brutto che avevo immaginato in tutt’altro modo. Con Tamarreide abbiamo tentato la strada della docu-soap e gli ascolti non erano il nostro obiettivo. L’idea era quella di continuare con altre categorie come i liceali, gli impiegati, le commesse e via dicendo. Raccontare l’Italia in un modo diverso. Più contenuto e meno estetica? Senza dubbio. Guardi, l’unica incertezza sul fatto che il nostro sia un Paese pronto alle proposte di mero contenuto me l’ha data lo scarso successo di Invincibili . Dal 5 ottobre lo metterò il mercoledì dopo Le Iene e con un traino così forse qualcuno si accorgerà della qualità del programma che trovo eccezionale».

    È vero che si riprende «Controcampo» prestato a Rete 4?
    «Sì, con una grande novità. Basta con gli studi che straboccano di persone. Alberto Brandi e Filippo Cruciani si occuperanno di calcio con ospiti, divisi per argomento, che si siedono davanti ai due conduttori uno alla volta. Sarà un modo nuovo di raccontare la giornata calcistica e rinnovare un show importante».

    E la neonata Italia 2?
    «Con il caos tv che viviamo fare l’1% con picchi del 2% a 20 giorni dalla partenza è un successo».
    (fonte: “La Stampa”, 9 agosto 2011 – intervista di Luca Dondoni)


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