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Edicola – “Storica National Geographic” n°31, settembre 2011: “Tutankhamon, il tesoro della tomba” 19/08/2011

Posted by Antonio Genna in Storia, Storica NatGeo.
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storicangE’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 31 – Settembre 2011 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

IL RACCONTO DELL’ULTIMA DIMORA

Un destino curioso: non fu certamente il faraone più importante della storia egizia; non compì imprese memorabili; salì sul trono a soli nove anni e morì ancora adolescente solo una decina di anni dopo. Eppure oggi è il faraone più noto, il simbolo degli oltre tremila anni di storia del Paese del Nilo. E tutto grazie alla sua ultima dimora, la più completa e ricca mai ritrovata finora in Egitto. La tomba di Tutankhamon ha moltissimo da raccontare: non solo della vita del faraone bambino, ma anche degli straordinari livelli artistici a cui giunsero gli Egizi all’apogeo della loro civiltà.

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

La notizia ha fatto sorridere molti, ma in realtà dovrebbe anche far riflettere. È successo che nel corso delle turbolente trattative dei Paesi europei per il salvataggio economico della Grecia la Finlandia abbia chiesto al Paese ellenico, quale garanzia dei prestiti, l’Acropoli di Atene o perlomeno il Partenone. Molti si sono chiesti se, nella malaugurata ipotesi di un fallimento della Grecia, i nuovi proprietari dei monumenti li avrebbero smontati e trasferiti in Finlandia. Più probabilmente li avrebbero lasciati lì piantando la bandiera finlandese tra l’Eretteo e i Propilei e percependo i non esaltanti introiti turistici (con 12 euro si visitano per una settimana tutti i monumenti di Atene), ma non è questo il punto. Evidentemente i Finlandesi hanno ritenuto che l’Acropoli fosse il bene economicamente più importante posseduto dalla Grecia. Più di riserve auree, industrie o altro. È stato anche stimato (non si sa con quali parametri) che questi monumenti valgano 300 miliardi di euro, per fare un esempio una cifra pari al 20% del prodotto interno lordo italiano. Quasi certamente la richiesta della Finlandia è stata più una battuta che altro, anche se pronunciata in un contesto tutt’altro che frivolo. Ma rivela la crescente importanza assunta negli ultimi tempi dai beni culturali di una nazione nella percezione, se non nazionale, internazionale. Quei beni che fino a qualche decennio fa erano liquidati come “antichità”, cose abbastanza interessanti e un po’ polverose da curare quando si ha tempo da perdere: basti pensare allo scempio delle palazzine costruite, peraltro abusivamente, intorno ai templi di Agrigento. O alla vicina area archeologica di Ravanusa, che l’anno scorso ha avuto un solo visitatore, oltretutto “non pagante”. O alla situazione di Pompei. L’Italia unanimemente al primo posto almondo per il suo patrimonio storico-artistico. Che invece da sempre è agli ultimi posti della graduatoria dei finanziamenti e delle cure da parte dello Stato. Forse varrebbe la pena di capire quanto sia indispensabile valorizzarlo. E non perché un giorno il Paese si debba trovare nella necessità di darlo in pegno a una nazione creditrice, ma perché è questa la ricchezza più importante di una nazione post-industriale come la nostra. In tutti i sensi.

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