jump to navigation

Dispersi d’estate (29) – Vincere la balbuzie attraverso le gare di dibattito. Anche questa è l’America 29/08/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Dispersi d'estate, Film, Video e trailer.
trackback

Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 25 mila film. In Italia ne arrivano a malapena 500. Gli altri si disperdono nei buchi neri della distribuzione. Hideout.it da anni si occupa di recuperare il buono dei dispersi con rassegne, un sito, un festival e il libro “Dispersi. Guida ai film che non vi fanno vedere”. Nell’indolenza dell’estate, un buon film rinfresca più di un ghiacciolo, perché un disperso al giorno toglie l’afa di torno…

Vincere la balbuzie attraverso le gare di dibattito. Anche questa è l’America

Lui, lei e le difficoltà da superare. Ovvero gli ingredienti necessari a una commedia romantica. Ma in questo caso anche la scusa per mostrare una faccia poco conosciuta dell’America, Anche perché è autobiografico, nasce da un documentario dello stesso regista di 5 anni prima e regala una Anna Kendrick a 100 parole al minuto.

Titolo: “Rocket Science”
Regia: Jeffrey Blitz
Sceneggiatura: Jeffrey Blitz
Fotografia: Jo Willems
Montaggio: Yana Gorskaya
Musica: Clem Snide
Interpreti principali: Reece Thompson, Anna Kendrick, Nicholas D’Agosto, Vincent Piazza, Aaron Yoo
Produzione: B&W Films, Duly Noted, HBO Films, Rocket Science Inc.
Origine: Usa, 2007
Durata: 101′
Colore


Recensione di Alberto Brumana, apparsa originariamente qui

Hal Hefner è un ragazzino del New Jersey con evidenti problemi di balbuzie. L’infatuazione per una ragazza lo porterà a partecipare alla gara scolastica di dibattito e a mettersi finalmente alla prova con se stesso.

Se vuoi vedere il film con la traduzione italiana, scarica i sottotitoli su ItalianSubs

I film sugli sport americani potrebbero avere una sezione a sé stante nella nostra rubrica sui film dispersi. Se pellicole sul basket come ad esempio l’interessantissimo Half Nelson non arrivano da noi, si può immaginare perché non sia stato distribuito in Italia un film come Rocket Science, il cui argomento principale è il dibattito politico. Vi chiederete cosa c’entra con lo sport. Ebbene, in America il dibattito politico ha la sua federazione (NDT), i suoi tornei, ed è considerato una vera e propria disciplina agonistica con una lunga serie di regole ben precise. Ma si può stare tranquilli: anche senza saperne nulla, Rocket Science sa dimostrarsi una commedia intelligente, ironica e in grado di ben rappresentare la realtà dei college americani senza scadere nell’umorismo facile o nella rappresentazione estetica della violenza.

Il regista, Jeffrey Blitz, ha realizzato un film quasi autobiografico (anche lui, balbuziente, partecipò in gioventù a gare di dibattito) partendo da un documentario da lui stesso girato nel 2002, che gli portò una miriade di riconoscimenti tra cui la nomination all’Oscar. Gli stessi personaggi sono stati quasi tutti ripresi da veri studenti che Blitz ha conosciuto durante le riprese del documentario. Questa vicinanza del regista al mondo da lui rappresentato è sicuramente servita a evitare di costruire macchiette, ma al contrario personaggi in grado di evolversi durante i novanta minuti del film. Blitz ha insomma evitato quella “sindrome da Sundance”, che prevede al festival di Park City commedie con personaggi bizzarri, dialoghi stucchevoli e finali a sorpresa. È vero, Rocket Science ha vinto al Sundance il premio per la miglior regia, ma lo ha fatto riuscendo a dimostrarsi un film vero, fino all’ultima inquadratura. Merito questo anche degli attori. Reece Thompson, il quasi esordiente protagonista, si è inventato balbuziente con credibilità e rigore. Anna Kendrick, che a 13 anni era già una delle attrici di teatro più premiate, è strepitosa quando inizia a parlare a 100 parole al minuto.

Rocket Science avrebbe insomma potuto essere un nuovo Juno o un altro Little Miss Sunshine, tanto per citare due piccoli film indipendenti che insieme hanno incassato 350 milioni di dollari. Invece non ne ha portato a casa nemmeno 1, ma non per questo possiamo escluderlo dal lotto dei migliori film indipendenti dell’anno.

Curiosità
La colonna sonora, il cui tema dominante è l’indimenticabile Blister in the Sun dei Violent Femmes, è stata per il resto scritta da un sorprendente gruppo indie del New Jersey, i Clem Snide.


Trailer originale:

Annunci

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: