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Edicola – “Focus Storia” n°59, settembre 2011: “I più grandi Faraoni – Chi erano e cosa ci hanno lasciato” 08/09/2011

Posted by Antonio Genna in FocusStoria, Storia.
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Ecco la copertina ed alcuni contenuti del numero 59 – Settembre 2011 del mensile di divulgazione storica “Focus Storia”, edito da Gruner+Jahr/Mondadori ed in vendita in edicola al prezzo di 4,90 €.

I più grandi Faraoni dell’antico Egitto

Faraoni superstar: i signori che per 3 mila anni guidarono l’Egitto. E poi: i 500 anni di Giorgio Vasari; l’evoluzione delle calzature; intervista a Emilio Colombo, uno dei padri della Costituzione italiana; gli Sherlock Holmes del ’500; 25 secoli di depressione; la vera storia dell’ammutinamento del Bounty e molto alto ancora…

A seguire, il sommario del numero.

Lo spiccio Giorgino

Nato 500 anni fa, Vasari fu biografo dei grandi del tempo e artista poliedrico. Ma troppo frettoloso.

Le mani nei folti riccioli neri e la paura che anni di duro lavoro per rientrare nelle grazie del potente casato dei Medici, che lo aveva bandito, andassero definitivamente a farsi benedire. I timori di Giorgio Vasari (di cui quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita) mentre contemplava l’affresco che gli aveva commissionato papa Paolo III nel Palazzo della cancelleria, a Roma, non erano campati per aria. A detta di tutti quell’opera era una soverchia porcheria. Indegna per uno che mirava a diventare un artista di corte.

I fantasmi di Entebbe

Atto illegale o capolavoro dell’antiterrorismo? Il blitz di Israele in Uganda nel 1976.

Entebbe è il nome di una città dell’Uganda Orientale. Ma è anche quello di un’operazione militare israeliana che, 35 anni fa esatti, fece scalpore. O almeno questo è il nome con cui è passata alla Storia, perché per i militari di Tel Aviv era l’Operazione Thunderbolt (“fulmine” in inglese).
Scopo del blitz (che dal punto di vista diplomatico fu una violazione del diritto internazionale) era liberare i 105 ostaggi di un aereo di linea decollato da Israele e dirottato da terroristi palestinesi. Ne risultò un’azione talmente spettacolare che nel giro di un anno furono girati ben tre film su quel raid (tra cui La lunga notte di Entebbe, con Kirk Douglas e Liz Taylor). Oggi dimenticata, l’operazione fu uno dei momenti più caldi del conflitto arabo-israeliano, lo scontro politico-militare scoppiato dopo la fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele.

La Storia sotto i piedi

L’evoluzione delle calzature: i sandali romani e le zeppe del ’500, i tacchi di Luigi XIV e le babbucce di Napoleone…

Non si sa quanto passò prima che i nostri antenati preistorici, dopo aver conquistato circa 4 milioni di anni fa l’andatura bipede, si accorgessero di avere… male ai piedi. Stando ad alcune incisioni rupestri, 15 mila anni fa le scarpe c’erano già. Ma la più antica calzatura in pelle è quella scoperta nel 2008 in Armenia, che ha 5.500 anni. I modelli precedenti erano ricavati da cortecce d’alberi: servivano forse per proteggersi dal freddo più che dalle asperità del terreno. Da quelle rudimentali protezioni iniziò una lunga evoluzione.

Il megalomane

Regnò 67 anni lasciando un’eredità monumentale che gli valse il titolo
di Ramses il Grande.

Re dei re. Toro potente. Destino luminoso. Difesa dell’Egitto. Faraone immortale. Soldato invincibile. Amato da Maat (la dea della giustizia). Quando 33 secoli fa Tuya – bella donna riccioluta, nata in una famiglia di militari e divenuta regina dell’Alto e Basso Egitto – partorì il suo secondogenito, non immaginava che quel neonato col naso storto e i capelli rossicci avrebbe collezionato tanti titoli roboanti. Però gli diede un nome che pareva fatto per anticiparli tutti: Figlio di Ra (cioè del dio Sole), che in egizio si diceva Ramesisu.

La regina faraone

Hatshepsut non fu l’unica donna sul trono d’Egitto. Ma fu la più celebrata, anche se la sua ascesa non fu facile.

“Detto da Amon, Signore dei troni delle Due Terre: ‘Vieni, vieni in pace, figlia mia, la bella, che sei nel mio cuore, faraone Maatkare. Io ti darò Punt, tutta quanta. Guiderò (i tuoi soldati, ndr) per terra e per mare, sulle rive misteriose che conducono ai porti dell’incenso, il territorio sacro della terra divina, la mia dimora di delizie. Prenderanno quanto incenso vorranno. Caricheranno le loro navi di alberi di incenso ancora verde e di tutte le cose buone di quella terra fino a soddisfare pienamente i loro cuori’”. Questa iscrizione campeggia su una parete del tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahari, il complesso sulla riva occidentale del Nilo, di fronte a Luxor. E racconta moltissimo: del faraone donna Hatshepsut, della sua nascita divina, della sua ascesa al trono con il nome regale di Maatkare. E della sua politica di espansione commerciale a Sud, nella ricca terra di Punt (identificata con la regione degli oggi poverissimi Sudan, Eritrea e Somalia).

Il Napoleone d’Egitto

Sotto il suo comando l’esercito estese come non mai i confini del regno dei faraoni

Rapido come Alessandro Magno, capace di elaborare strategie di ampio respiro come Napoleone, imprevedibile come Annibale. Così il faraone della XVIII dinastia Thutmosi III (sul trono dal 1479 al 1424 a. C.) si guadagnò un posto nell’olimpo dei più grandi condottieri della Storia. Forse fu anche il più antico dopo Sargon I di Akkad (dominatore di gran parte della Mesopotamia oltre 4 secoli prima). E questo nonostante avesse iniziato a esercitare il potere e a guidare eserciti relativamente tardi, superati i trent’anni. Thutmosi ebbe infatti la sfortuna di ritrovarsi come reggente e matrigna una donna, Hatshepsut che volle governare da sovrana assoluta. E che riuscì a farlo per vent’anni, dopo la morte del marito Thutmosi II, terzo successore di quell’Ahmose che aveva avuto liberato l’Egitto dal giogo degli Hyksos.

Il figlio del Sole

Pacifista ed “eretico”, Akhenaton non inaugurò il monoteismo, ma ci andò molto vicino, imponendo il culto di Aton.

Al pari di Gesù, si considerava “figlio di Dio”. Al pari di san Francesco, onorava tutte le creature (“spetialmente messer lo frate Sole” avrebbe aggiunto il poverello di Assisi). E al pari dei grandi visionari indicò nuove strade, percorse dopo la sua morte. Finché fu in vita, infatti, lo ascoltarono in pochi e lo odiarono in molti. Tanto che si isolò in una città sorta dal nulla lungo il Nilo (300 km a sud del Cairo) e intitolata proprio al disco solare. Da lì, oltre tre millenni fa, con piglio da profeta rivoluzionò il mondo egizio meritandosi sia la nomea di audace riformatore, sia quella di eretico. Il suo nome alla nascita era Amenofi, come il padre Amenofi III, ma è più noto come Akhenaton.

Grande, ma da morto

Della vita e del regno di Tutankhamon non sappiamo quasi nulla. Della sua mummia, invece…

Salì al trono a 9 anni, fu il dodicesimo faraone della XVIII dinastia e morì 18enne. Se dovessimo raccontare la sua vita, questo articolo finirebbe qui. Eppure Tutankhamon è famoso come Giulio Cesare. Su di lui si sono scritti centinaia di libri, anche se non ebbe il tempo di combattere epiche battaglie o edificare grandi monumenti. A rendere eterno il suo nome è stata proprio la morte e a diventare una celebrità 3.300 anni dopo è stata, più che la sua figura storica, la sua mummia.

Ma c’erano anche loro

Da Narmer, il primo, fino al fondatore della dinastia di Cleopatra, 12 faraoni che hanno segnato la storia egizia.

Se l’antenato è un orso

Dall’aquila dei Romani al leone dei Franchi, i popoli hanno visto negli animali persino i loro progenitori.

Accadde otto secoli fa, anno più anno meno: un re nato in Africa, chiamato Rufin, sbarcò in Europa. Prima si inoltrò nelle foreste di querce e di abeti che si stendono tra Francia e Germania, a lui del tutto estranee. Poi spodestò il sovrano legittimo di quelle terre, tale Brun, che regnava da migliaia di anni, e si installò sul trono. Tutti riverirono il nuovo venuto, come spesso accade ai vincenti; ma lui, non pago di avere scippato la corona, volle umiliare il suo predecessore e lo ridusse al ruolo di zimbello di corte.

Dal pedale al motore

L’evoluzione delle due ruote, dal primo ciclo di Leonardo alle moto di oggi.

Il costituente

La nascita della nostra Costituzione ricordata da Emilio Colombo, membro dell’assemblea che nel 1947 diede forma alla Repubblica.

Ventisei anni: un “pupo”, almeno secondo i parametri di oggi. Tanti ne aveva il lucano Emilio Colombo nel 1946, anno delle prime elezioni repubblicane. Un voto che lo promosse da giovane dirigente dell’Azione cattolica a deputato all’Assemblea costituente, il “cantiere” dove fu scritta, discussa e votata la nostra Costituzione. Momento storico. Emilio Colombo è infatti uno degli ultimi “padri costituenti” (questo il titolo onorifico dato ai membri dell’assise) ancora in vita. Su 556 eletti all’assemblea solo altri tre possono rievocare i giorni in cui fu scritta la Carta fondamentale: l’ex partigiana Teresa Mattei, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e il senatore Giulio Andreotti. Il lavoro in aula fu un miracolo di mediazione tra liberali, cattolici, socialdemocratici e comunisti. Per Colombo, uno dei membri più giovani, fu un “battesimo del fuoco” politico. Un percorso travagliato di cui ricorda, lucidissimo, dettagli e curiosità.

Gli Sherlock Holmes del ’500

A investigare sui delitti del Ducato di Milano nel XVI secolo c’erano i “notai criminali”, con tecniche da polizia scientifica.

Il maestro dell’investigazione deduttiva, Sherlock Holmes, nacque nel XIX secolo. Ma 300 anni prima che scaturisse dalla fantasia dello scrittore scozzese Arthur Conan Doyle, c’erano altri Sherlock Holmes, altrettanto accurati e “scientifici”. Erano i notai criminali, funzionari al servizio del governatore di Milano, città che nel ’500 era sotto il dominio della Corona di Spagna e sotto la minaccia delle grandi epidemie di peste che falcidiavano la popolazione.

25 secoli malinconici

Le cause e i rimedi di quella che gli antichi chiamavano melancholia. E che per noi è la depressione.

Solo e consunto dalla tristezza vagava sfuggendo la gente, mentre la forza di vivere si spegneva e al suo posto subentrava un angoscioso senso di vuoto. Se fosse vivo, oggi Bellerofonte (un eroe caduto in disgrazia, descritto così da Omero nell’Iliade) verrebbe prontamente curato con un antidepressivo di ultima generazione. Nell’800, invece, lo avrebbero forse scambiato per un artista. Nel Medioevo gli sarebbe andata peggio: l’avrebbero considerato un peccatore. Ma per percorrere la lunga storia della malinconia, stato d’animo antico quanto l’uomo, partiamo da Ippocrate e da una delle teorie più fortunate (nonché più strampalate) della storia della medicina: quella della “bile nera”.

Il vero Bounty

Nella Polinesia del 1789 andò in scena l’ammutinamento più celebre della Storia. Di cui oggi sappiamo molto, ma non tutto.

Una doppia sfida, tra gente di mare e tra un uomo e l’oceano. Una trama perfetta, diventata un libro d’avventura di Jules Verne e tre celebri film. A fornire gli ingredienti alla fiction, una storia vera accaduta in Polinesia negli stessi mesi del 1789 in cui in Europa si preparava la Rivoluzione francese: l’ammutinamento del Bounty. Forse l’ammutinamento più celebre, di cui grazie ai documenti e alle testimonianze emerse negli anni conosciamo oggi tutti i dettagli. O quasi.

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