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Edicola – “Le Scienze” n°517, settembre 2011: “I confini dell’intelligenza” 10/09/2011

Posted by Antonio Genna in DVD, Le Scienze, Libri, Scienza e tecnologia.
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Ecco la copertina, i principali contenuti ed una descrizione degli allegati facoltativi del numero 517 – Settembre 2011 del mensile “Le Scienze”, edizione italiana del prestigioso “Scientific American”, in edicola da inizio mese. La rivista è pubblicata dal Gruppo Editoriale L’Espresso ed in vendita al prezzo di 3,90 €.

Nel numero di «Le Scienze» di settembre in edicola:

I confini dell’intelligenza

L’intelligenza umana potrebbe essere vicina al suo limite evolutivo. Diverse ricerche infatti suggeriscono che la maggior parte delle modifiche che potrebbero renderci più intelligenti incontrerebbero limiti imposti dalle leggi della fisica. Gli esseri umani, però, potrebbero ugualmente arrivare a un livello di intelligenza più elevato in modo collettivo. E la tecnologia, dalla scrittura a Internet, ci consente di espandere la mente oltre i confini del nostro corpo.

Su numero di «Le Scienze» di settembre inoltre:

I primi risultati di Herschel. Due articoli fanno il punto sui primi risultati ottenuti dal telescopio spaziale Herschel, dell’Agenzia spaziale europea, che osserva l’universo nell’infrarosso.

Laboratorio grafene. Questo materiale permette di studiare relatività e meccanica quantistica in un frammento di carbonio.

L’evoluzione dell’occhio. La ricostruzione del processo evolutivo da cui è emerso l’occhio umano vanifica la tesi del disegno intelligente.

I contenuti di questo numero:

L’editoriale
di Marco Cattaneo

Lavori in corso

Intervista
L’ecologo al computer

di Silvia Bencivelli

Made in Italy
Tra automobili e biomedicina

di Letizia Gabaglio

Scienza e filosofia
Viaggiare nel tempo

di Elena Castellani

Appunti di laboratorio
Il Vesuvio: una bomba innescata?

di Edoardo Boncinelli

Il matematico impertinente
Prendiamo il toro per le corna

di Piergiorgio Odifreddi

Astri & Particelle
Il lusso dell’ignoranza

di Roberto Battiston

Homo sapiens
Variabili e primitivi

di Giorgio Manzi

Neuroscienze
I limiti dell’intelligenza

di Douglas Fox
Le leggi della fisica potrebbero impedire al cervello umano di evolvere in una macchina pensante ancora più potente

Astrofisica
Il sistema periodico del cosmo

di Ken Croswell
Un semplice diagramma, pubblicato esattamente un secolo fa, è ancora oggi il più importante strumento concettuale dell’astrofisica stellare

Cambiamento climatico
L’ultimo grande riscaldamento globale

di Lee R. Kump
Lo studio di un repentino riscaldamento climatico avvenuto nel passato remoto del pianeta offre una lezione sul cambiamento climatico in atto, la cui velocità non ha eguali nella storia della Terra

Cosmologia
L’enfant terrible della fisica

Intervista di Peter Byrne
Leonard Susskind iniziò a ribellarsi da ragazzo, e non ha più smesso di farlo. Oggi sostiene che la realtà ci rimarrà sempre incomprensibile

Biologia
L’evoluzione dell’occhio

di Trevor D. Lamb
La ricostruzione del processo evolutivo da cui è emerso l’occhio umano vanifica la tesi del ‘disegno intelligente’

Astronomia
Un osservatorio per l’infrarosso

di Paolo Saraceno e Anna Di Giorgio
Grazie all’analisi della radiazione infrarossa, l’osservatorio spaziale Herschel studia la nascita delle stelle e le galassie più antiche con una definizione senza precedenti

Astronomia
L’universo invisibile di Herschel

di Paolo Saraceno
Galassie lontane e antichissime, nubi da cui nascono le stelle e molecole che compongono oggetti celesti sono i protagonisti dei primi dati inviati dall’osservatorio nell’infrarosso dell’Agenzia spaziale europea

Medicina
Profumo di umano

di John R. Carlson e Allison F. Carey
Il modo in cui le zanzare distinguono tra tutti gli altri l’odore del respiro e del sudore umani non è ancora stato chiarito del tutto.

Fisica dei materiali
Laboratorio grafene

di Vittorio Pellegrini e Marco Polini
Questo materiale permette di studiare relatività e meccanica quantistica in un frammento di carbonio

Sicurezza informatica
Se l’hacker spegne la luce

di David M. Nicol
I virus informatici hanno iniziato a colpire sistemi di controllo industriali. Il prossimo bersaglio potrebbe essere la rete elettrica

Coordinate
Il costo umano dell’energia

di Mark Fischetti

Rudi matematici
Tre cartoline da Zanzibar

di Rodolfo Clerico, Piero Fabbri e Francesca Ortenzio

Libri & tempo libero

Povera scienza
Caccia all’errore

di Paolo Attivissimo

Pentole & provette
I due segreti del bolognese

di Dario Bressanini

Inoltre, con Le Scienze di settembre 2011, a richiesta e a pagamento:

– il 5° di sei DVD della collana “Le meraviglie dell’universo” (6,90 € in più), dal titolo “Alla ricerca di E.T.”.

Siamo veramente soli? Forse questo è il più grande interrogativo sull?universo, a cui è dedicato Alla ricerca di E.T., quinto DVD della serie Le meraviglie dell’universo, in edicola con «Le Scienze» di settembre.
Se consideriamo che nel cosmo ci sono 200 miliardi di galassie, ciascuna con miliardi e miliardi di stelle con relativi pianeti, è difficile ipotizzare la Terra come unico porto per la vita. Ed è per questo motivo che la ricerca per un qualsiasi tipo di essere vivente extraterrestre (microrganismo o simile a noi) passa per strumenti diversi, dai radiotelescopi a terra alle sonde spaziali, che vanno alla scoperta di indizi su mondi lontani e vicini. Inoltre, nel tentativo di rispondere a una delle domande più profonde per la nostra specie gioca un ruolo importante anche la comprensione di come ha avuto inizio la vita sulla Terra.
Negli anni cinquanta, i chimici statunitensi Stanley Miller e Harold Urey riprodussero in laboratorio le condizioni della Terra primordiale (metano, ammoniaca, idrogeno, acqua e scariche elettriche), ottenendo amminoacidi, cioè le molecole che compongono le proteine. Da allora, si è scoperto che le condizioni dell?e sperimento di Miller e Urey si trovano anche al di fuori della Terra, su oggetti celesti anche molto diversi tra loro. Per esempio, sia Europa, luna di Giove, sia Titano, luna di Saturno, sono sotto stretta osservazione di sonde spaziali che hanno verificato la presenza di condizioni favorevoli alla vita.
Forse però la prima prova di vita extraterrestre arriverà con un segnale radio, inviato da qualche essere intelligente di un pianeta lontano, ed è per questo che schiere di radiotelescopi nel mondo «ascoltano» il cielo alle radiofrequenze. Forse, ancora, il primo contatto, arriverà con sonde aliene appositamente lanciate. Oppure chissà, siamo davvero soli nell’universo, un ottimo motivo per avere ancora più rispetto e attenzione per la vita di tutti, senza distinzione.

– il 53° titolo della collana “La biblioteca delle Scienze” (7,90 € in più), “Fisica per i presidenti del futuro”, scritto da Richard Muller, che illustra i principi della fisica applicati ai problemi contemporanei.

Noi italiani lo sappiamo fin troppo bene. Dalla notte dei tempi, infatti, la nostra classe politica – salvo rare e benemerite eccezioni – non ha quel che si dice una solida formazione scientifica, per usare un elegante eufemismo.
E deve essere in buona compagnia (almeno oltre Atlantico), se un fisico come Richard Muller ha deciso di intitolare Fisica per i presidenti del futuro questo suo libro, nato da un corso che tiene all’Università della California a Berkeley. D’altra parte, sostiene Muller, la classe dirigente deve operare scelte da cui dipende il futuro di tutti noi, e forse anche del pianeta stesso.
E queste scelte comportano la conoscenza di problemi che hanno profonde radici scientifiche. Dai piani energetici alle questioni climatiche, dalle nuove tecnologie a sottili problemi riguardanti la sicurezza. Per prendere decisioni occorrerebbe sapere un po’ di fisica.
Così questo sorprendente libro che illustra in modo limpido i principi della fisica – e soprattutto il metodo scientifico – applicati ai grandi problemi contemporanei, è diventato un bestseller. E Muller ha davvero raccolto sostenitori anche tra i politici statunitensi. Al punto che la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti lo ha invitato a espore le sue tesi sul riscaldamento globale davanti alla Commissione scienza (si veda la sua intervista a p. 60). Chissà che non accada anche da noi…

Infine, l’editoriale del direttore Marco Cattaneo.

Dall’occhio al cervello

La struttura dell’occhio è così complessa che fino a poco tempo fa è stata uno dei principali cavalli di battaglia degli oppositori della teoria darwiniana dell’evoluzione. Come avrebbe potuto un organo così complesso evolvere sotto la sola, «debole» spinta delle mutazioni casuali e della selezione naturale?

Ebbene, come racconta Trevor Lamb a p. 60, la documentazione fossile e la ricerca biologica hanno ormai svelato i meccanismi evolutivi che in appena un centinaio di milioni di anni, tra 600 e 500 milioni di anni fa, hanno trasformato un primitivo sensore luminoso per la regolazione dei ritmi circadiani nelle due forme più raffinate di occhio che conosciamo ai giorni nostri: quello composto degli insetti e quello «a fotocamera» dei vertebrati. E d’altra parte questo fondamentale strumento degli esseri viventi è tutt’altro che una perfetta macchina da visione, come vorrebbero i detrattori dell’evoluzione.

La retina è disposta al contrario, i vasi sanguigni fanno ombra ai recettori, c’è la macchia cieca. Come se l’evoluzione, non potendo costruire un dispositivo ottimale per la visione partendo da zero, avesse dovuto accontentarsi del materiale messo a disposizione dalla natura.

All’altro capo dell’occhio c’è un altro organo altrettanto affascinante e sofisticato, il cervello, dove i segnali inviati dagli organi di senso vengono elaborati e ricomposti nella nostra immagine del mondo. Quello di noi esseri umani, in particolare, ci ha permesso straordinari progressi sulla strada della conoscenza. Ma, come si diceva, la natura ha i suoi limiti, o meglio i suoi vincoli, e – a quanto spiega Douglas Fox a p. 38 – il cervello umano potrebbe essere vicino al suo limite evolutivo.

Un cervello più grande sarebbe utile fino a un certo punto, perché consumerebbe troppa energia e rallenterebbero le comunicazioni tra le diverse aree. Lo stesso vale se aumentasse il numero delle connessioni. Collegamenti più sottili farebbero invece aumentare pericolosamente il rumore, rendendo inaffidabili i segnali, così come accade con la miniaturizzazione dei componenti elettronici. Insomma, per ogni possibile innovazione ci sono controindicazioni di natura fisica e biologica che sembrano vanificarne la potenziale utilità.

Siamo dunque arrivati al massimo sviluppo della nostra intelligenza? Così sembra indicare l’articolo di Fox, pur lasciando uno spiraglio nella nostra capacità di sfruttare il complesso della nostra intelligenza come entità collettiva, un po’ come fanno le api. Oppure possiamo confidare che in futuro l’evoluzione sappia trovare nuove, sorprendenti soluzioni. In fondo le «infinite forme bellissime» di Charles Darwin sono qui a celebrarne la potenza.

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