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TeleNews #73 – Minzolini pronto a lasciare la direzione del Tg1? – A caccia del pubblico orfano di Santoro – Il ritorno di Striscia la notizia – Dopo lo stop dei familiari, in TV la fiction su Tiberio Mitri – Critica: Bonolis funziona perchè non vola alto; alla fine ha vinto Miss Ipocrisia – Telefilm: Pan Am e Playboy, nostalgia canaglia negli USA – La TV in edicola: Facchinetti e Mia – Reality: Maria De Filippi svela la nuova formula di Amici 11 – L’intervista: Carlo Freccero e il cinema orientale su Rai 4; Pippo Baudo si propone per la seconda serata di Rai 3 23/09/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Giornali e riviste, TeleNews, TV ITA.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa – segnalando le fonti di provenienza – di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, lasciate il vostro messaggio qui.

  • Minzolini pronto a lasciare la direzione del Tg1?
    Contro Minzolini il clima si fa rovente. Paolo Garimberti attacca il direttore del Tg1 dopo le sue parole su Sergio Zavoli («è un presidente della Vigilanza di parte»). «Sono dichiarazioni inaccettabili. Minzolini deve imparare a stare zitto», sentenzia il presidente della Rai. Isolato dai vertici dell´azienda, in rotta di collisione con Zavoli, il “direttorissimo” viene dato in uscita dalla tv pubblica. Con una sola controindicazione non da poco: Berlusconi gli ha detto di resistere, così come fa lui a Palazzo Chigi.
    Ma ora sul timoniere del tg di Raiuno pende la richiesta di rinvio a giudizio per peculato al tribunale di Roma. Il gip deciderà ai primi di ottobre. Se la richiesta del pm fosse accolta la Rai dovrebbe costituirsi parte civile e la sospensione del direttore non sarebbe automatica ma naturale. Ecco perché al settimo piano di Viale Mazzini si studiano soluzioni alternative. Cercando di convincere Minzolini a seguire la strada più conveniente.
    Si parla esplicitamente di una buonuscita di 1 milione e mezzo di euro. Che gli eviterebbe la gogna giudiziaria e l’esposizione a un conflitto con la sua stessa azienda. Per lui poi Berlusconi potrebbe aprire le porte di Mediaset. O con la direzione di Panorama o con quella del Tg5. Al settimanale mondadoriano le voci danno in bilico Giorgio Mulè dopo la pubblicazione dell´articolo contro la moglie di Umberto Bossi. Ma Mulè avrebbe avuto rassicurazioni formali e sostanziali da Marina Berlusconi. Non sarà toccato, Mondadori non vuole privarsi di lui.
    Allora si possono spalancare le porte del Tg5, il concorrente che Minzolini si vanta di aver sempre battuto malgrado il calo degli ascolti. Sono due possibili soluzioni da affiancare alla maxiliquidazione sulla quale sta lavorando Lorenza Lei. Per il direttore il problema oggi non sono gli editoriali e le polemiche politiche ma l´eventuale processo. L´obiettivo dei suoi legali è scaricare tutte le colpe sull´ex dg Mauro Masi, ma è chiaro che la difesa avrebbe maggiori chance senza l´esposizione mediatica sui canali del servizio pubblico.
    La Lei vorrebbe che il consiglio di amministrazione desse il benservito a Minzolini. Ma i numeri per quest´operazione non ci sono. Anzi. Dopo gli attacchi del dg al direttore, i membri di maggioranza del cda minacciano di far saltare le nomine già decisi: Antonio Di Bella (Rai3), Marcello Masi (Tg2), Scipione Rossi (Tribune elettorali), Giovanni Miele (Gr Parlamento). Incarichi già messi all´ordine del giorno del consiglio di oggi, praticamente sicuri. Ma la Lei si prepara a ritirare l´intero pacchetto, Le pressioni di Palazzo Grazioli hanno cambiato le carte in tavola e il dg non può permettersi una bocciatura dei suoi candidati. Ancora una volta, la Rai dimostrerebbe il suo legame a filo doppio agli equilibri politici. I cinque esponenti della maggioranza possono affossare tutti i nomi proposti. Per strappare altri nomi graditi e per vendicarsi dell’affronto subito da Minzolini.
    Insomma, tutto ruota intorno al direttore del Tg1. Che da utile difensore del berlusconismo può trasformarsi in un problema. Garimberti non si limiterà a una presa di distanza davanti a un nuovo editoriale: «Alzerò il tiro». Già oggi il caso Tg1 sarà affrontato dal cda, ma senza arrivare a decisioni. Domani al comitato editoriale Minzolini e la Lei saranno faccia a faccia in una riunione che vede presenti tutti i direttori di testata. Sarà quella la sede di un redde rationem?
    (fonte: “La Repubblica”, 22 settembre 2011 – articolo di Goffredo De Marchis)
  • Il CDA Rai rinvia le nomine
    Il cda della Rai ha rinviato l’intero pacchetto di nomine previsto oggi. All’ordine del giorno c’erano la direzione di Rai3, del Tg2, di Gr e Rai Parlamento e di Rai Gold.
    I consiglieri di maggioranza, Antonio Verro, Giovanna Bianchi Clerici, Guglielmo Rositani e Alessio Gorla sono usciti al momento del voto, facendo mancare il numero legale. Era assente Angelo Maria Petroni.
    La decisione – spiegano ambienti del cda – è stata presa perché i consiglieri di opposizione non hanno concesso la deroga per la presentazione dopo le previste 48 ore prima della riunione dell’integrazione del pacchetto di nomine con le condirezioni di Giorgio Giovannetti a Gr Parlamento e Simonetta Faverio a Rai Parlamento.
    I curricula erano infatti stati presentati dal dg Lorenza Lei solo 24 ore prima del voto. Il no dei consiglieri non ha consentito al presidente Paolo Garimberti di mettere le condirezioni al voto.
    (fonte: Ansa, 22 settembre 2011)
  • A caccia del pubblico orfano di Santoro
    È cominciata la sfida all’ultimo talk. Obiettivo della caccia grossa: raccogliere il pubblico orfano di Michele Santoro (tra i cinque e i sei milioni di telespettatori). Venerdì su Rai 2 «L’ultima parola», condotto in prima serata da Gianluigi Paragone, ha ottenuto 1 milione 578 mila telespettatori e il 6.98 % di share. Risultato comparabile a quello ottenuto la sera prima da Corrado Formigli: la partenza del suo «Piazzapulita», in onda in prima serata su su La7, ha avuto il 7.48% di share con 1.458.000 telespettatori. Nello stesso giorno, il primo appuntamento con il talk-show di attualità politica «Blog-La versione di Banfi», in onda in prima serata su Retequattro, ha raccolto 751.000 telespettatori, con share al 3,21%.
    (fonte: “Il Giornale”, 18 settembre 2011)
  • Il ritorno di “Striscia la notizia”
    Striscia la Notizia, che il prossimo anno si appresta a festeggiare il suo primo quarto di secolo, torna lunedì 26 settembre su Canale 5 col nuovo sottotitolo: “La voce della contingenza“. Il Tg satirico ideato e scritto da Antonio Ricci occupa l’access prime time di Canale 5. Al timone, per la 18esima volta consecutiva, Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti con loro il Gabibbo. Ancora un giallo la presenza delle Veline, Costanza Caracciolo e Federica Nargi.

    E tanti invitati ossia personaggi che uniscono la semplicità e una forte connotazione regionale a tratti esasperati al limite del credibile, ribaltando così la tradizionale figura del giornalista. Questo perché, tra gli obiettivi principali del Tg satirico, c’è la volontà di dimostrare come con l’impegno e la disponibilità a rischiare in prima persona si possano raggiungere obiettivi impensati. Per questo motivo molti degli inviati di Striscia (Capitan Ventosa, il Cicalotto, Moreno Morello, Stefania Petyx con il suo bassotto?) sono volutamente caricaturali.
    E le popolari Veline?
    Negli ultimi tempi al centro del dibattito sul corpo delle donne, le Veline sono state additate come l’origine di tutti i mali, diventando vittime di una vera e propria macchina del fango. Per questo, Striscia la Notizia la scorsa primavera ha lanciato una provocazione, annunciando che avrebbe eliminato le Veline dal cast se la Rai avesse rinunciato a “Miss Italia” e il Gruppo Espresso alle sue due “veline”: il settimanale “D-La Repubblica delle donne” e il mensile “Velvet”, dove la dignità delle donne è ridotta da sempre ad attaccapanni. Se sabato, nelle edicole, insieme con “la Repubblica” uscirà “D-La Repubblica delle donne”, Costanza Caracciolo e Federica Nargi verranno riconfermate, stabilendo un record storico: quattro stagioni sul bancone del Tg più amato d’Italia.

    (fonte: TgCom, 22 settembre 2011)

  • Dopo lo stop dei familiari, in TV la fiction su Tiberio Mitri
    Tiberio Mitri ha vinto. Contro chi aveva paura che il suo personaggio potesse essere manomesso, contro chi aveva paura del suo ricordo. Non i guantoni questa volta ma il tribunale ha decretato la vittoria ai punti di Tiberio Mitri in fiction, con le sue debolezze, le sue vittorie e le sue fragilità all’indomani di un conflitto e di una faticosa ricostruzione dell’Italia, passata pure attraverso i miti sportivi. Così andrà in onda in due puntate, lunedì e martedì in prima serata su Raiuno, il film per la televisione più contrastato degli ultimi tempi, bloccato nella sua uscita a marzo scorso e ora presentato, con un sospiro di sollievo, al Prix Italia dai suoi protagonisti.
    Perché Il Campione e la Miss , storia del grande pugile Tiberio Mitri e di sua moglie la Miss Italia Fulvia Franco, è stato interpretato da due attori «cinematografici», Luca Argentero e Martina Stella (per la regia di Angelo Longoni, prodotto da Massimo Cristaldi e da Raifiction) che hanno spiegato come è andata a finire la fiction sulla fiction: «Il nipote di Tiberio – dice Cristaldi – aveva fatto ricorso al tribunale civile contro noi produttori accusandoci di violazione dei diritti d’immagine e d’autore. E in una prima fase avevano vinto. A quel punto abbiamo cercato possibili accordi ma niente. Il 29 maggio su nostro ricorso, il Tribunale ha ribaltato la situazione dandoci ragione. Ed eccoci qui». La paura dei familiari era che si potesse dare un’immagine distorta dei due personaggi, fornendo la storia vera più di un appiglio. «Invece no, li abbiamo restituiti alla gloria. Soprattutto Fulvia Franco ne esce molto meglio di quanto non appaia nella biografia di Mitri». Pure Longoni tira un sospiro di sollievo: «Paura che non andasse mai in onda? Anche adesso».
    Tutti o quasi, contenti; la Rai che ha avuto una bella promozione gratuita e la messa in onda in un perfetto periodo di garanzia, gli attori, con Argenteroin testa: «Presentarlo a Torino è stato bellissimo, oggi ho pranzato da mamma. Quando il film è stato bloccato ne ho sofferto. Ora vedo chiara la malafede di chi ha tentato di fermarci. Abbiamo raccontato una storia romantica e sportiva, più uno spaccato dell’Italia che adorava pugili e ciclisti e di una donna che fu Miss Italia in un momento magico del concorso. Ci siamo fermati proprio dopo la sconfitta con LaMotta, la riconquista del titolo europeo ottenuta con un pugno e ancora la perdita dello stesso titolo proprio poco prima che la sua carriera crollasse di pari passo con la storia d’amore». «Invece io la famiglia di Mitri la capisco – interviene Martina Stella – la paura che una persona che ti è cara possa essere travisata nell’interpretazione altrui è forte. Così non è stato ma le loro vicende erano complesse; passione, riscatto sociale, carriere bruciate di entrambi, non è poco».
    Uno dei primi matrimoni mediatici della storia italiana, con migliaia di persone assiepate fuori dalla chiesa, la riscossa di due triestini, per Argentero anche uno sforzo fisico non indifferente: «Dovevo essere simile ai pugili veri che salivano sul ring con me. Due mesi di allenamento duro, nessuna controfigura, ho preso un sacco di botte». Intanto Martina Stella ingrassava per raggiungere fattezze burrose come quelle che piacevano negli Anni 50.
    (fonte: “La Stampa”, 23 settembre 2011 – articolo di Michela Tamburrino)

CRITICA TV

  • Bonolis funziona perchè non vola alto
    Forse ha trovato il suo format, la sua «gabbia» e la sua misura. Costretto dentro uno schema rigido, Paolo Bonolis dà il meglio di sé. È sempre un meglio relativo, fatto di tanta energia fisica, di una logorrea irrefrenabile, di un lessico finto-colto legittimato dal dizionario dei sinonimi. Eppure il trucco sta tutto lì: se non sfora, se non si espande, se non si inerpica su alture che non domina (tipo «Il senso della vita»), se non straripa per facili depressioni (tipo «Ciao Darwin»), Bonolis è una molla umana: schiaccia i personaggi ma fa funzionare il programma.
    «Avanti un altro» è il nuovo preserale di Canale 5
    (dal lunedì alla domenica, ore 18.40): una fila di concorrenti, uno dietro l’altro, sono chiamati a rispondere a varie domande di natura generale e, nel caso di risposta sbagliata, vengono subito eliminati per far posto ad altri (il ritmo è tutto; se questo gioco fosse condotto da Carlo Conti sarebbe un mezzo flop).
    Il format, prodotto da Mediaset ed Endemol,
    è firmato da Stefano Santucci, Paolo Bonolis, Sergio Rubino e Marco Salvati con la collaborazione di Simona Forlini e Christian Monaco ed è stato reclamizzato con orgoglio come «prodotto italiano». Ci sono ancora alcuni meccanismi da registrare: l’interazione con il concorrente, per esempio, dove Bonolis tende a prevaricare o l’ubicazione della «spalla » Luca Laurenti (in platea o in piccionaia?) o l’introduzione di «corpi estranei» (qualche scampolo di «Zelig» per animare le domande). Però «Avanti un altro» c’è.
    Naturalmente il momento clou è il gioco finale,
    giusto per contrastare «La ghigliottina»: Bonolis pone una catena di domande cui i concorrenti, fra due soluzioni, devono dare quella sbagliata. È un meccanismo infernale che ricorda molto i test che in psicologia si fanno per la riabilitazione di menti dissociate. Tanto difficile quanto stimolante. Soprattutto come traino al Tg5.
    (fonte: “Corriere della Sera”, 22 settembre 2011 – articolo di Aldo Grasso)
  • Miss Italia 2011: alla fine ha vinto Miss Ipocrisia
    Il più noioso spettacolo dopo il big bang, questo è «Miss Italia».
    E dire che siamo già riusciti nell’impresa di fargli ridurre a due le serate del concorso; ancora un piccolo sforzo e ci siamo. Miss Italia si chiama Stefania Bivone: bella è bella, come sono belle tutte le 60 ragazze che partecipano alla sfilata. Oddio, la sensazione è che siano tutte geneticamente identiche (frutto della buona alimentazione, del trucco e del periodo di prosperità economica che ci lasciamo irrimediabilmente alle spalle), tutte preparate con lo stampino e recitanti la solita tiritera: studio all’università, faccio shopping, mi diverto con il mio fidanzato… Quest’anno il baraccone si è trasferito a Montecatini e Salsomaggiore, la vecchia sede, ha subito provveduto a far sapere che i soldi della mancata sponsorizzazione li spenderà per opere sociali. A condurre c’era Fabrizio Frizzi, uno che se solo si ascoltasse mentre presenta si addormenterebbe all’istante. Così gli ascolti della prima serata sono stati deludenti e Patrizia Mirigliani si è sentita in dovere di accusare la Rai del parziale flop (Rai1, domenica e lunedì, ore 21,20). Il tratto dominante di quest’anno è stato l’ipocrisia: alcune concorrenti sono state escluse per colpa di foto hot apparse sul web; c’è stata tutta una «compagna stampa» per dire che bisognava aprire a linee più morbide (per far contento lo sponsor Miroglio di Alba) e che le ragazze sarebbero state giudicate per l’intelligenza.
    Il commento più bello l’ho trovato sulla rivista Internazionale: «1. Sei alta 1,82 e pesi 60 chili? Nessuno è perfetto. 2. Se hai vinto Miss Italia nel mondo, impara almeno a dire «grazie». 3. No, la fascia non ti renderà automaticamente sindaco della tua città. 4. Esercitati a ridere quando vorresti piangere e a piangere quando vorresti ridere. 5. Alla pace nel mondo non ci crede più nessuno: scegli un paese africano a caso e fanne il tuo personale progetto umanitario. 6. Miss Eleganza in Gambissima 2011 è solo un modo più carino per dirti che hai perso».
    (fonte: “Corriere della Sera”, 21 settembre 2011 – articolo di Aldo Grasso)

TELEFILM

Pan Am e Playboy, nostalgia canaglia negli USA
Un milk shake, il frullato col gelato del film American Graffiti, costa un nichelino, sette centesimi di euro, consumato al bancone tutto cromato del bar, gli sgabelli rossi per le ragazze.
Nei cieli torna a volare la gloriosa compagnia aerea Pan Am, i piloti impeccabili nelle divise blu, hostess seducenti in tailleur azzurro chiaro. A pranzo si bevono tre cocktail Martini forti, il ghiaccio profumato di vermouth e poi solo gin.
Se ci si annoia si fa un salto al Playboy Club, dove ragazze vestite da coniglietta ci terranno compagnia. A casa una fedele domestica nera, pagata pochi spiccioli, si occupa di tutto. E se la coscienza rimorde, per le ingiustizie razziali, si partecipa al movimento per i diritti civili, in chiesa o in piazza.
Quanta nostalgia ispira la crisi economica agli americani, che voglia di tornare al tempo in cui gli Stati Uniti dominavano l’economia, un posto da metalmeccanico faceva guadagnare 27 dollari l’ora, le università statali erano gratuite e formavano premi Nobel, e se c’era un problema bravi studenti marciavano per aggiustarlo. Oggi, con 14 milioni di disoccupati, un Presidente che ha smarrito il carisma da «nuovo Kennedy», Cina e India alle costole e gli amici europei indebitati fino al collo, l’America fa come tutti fanno quando le cose si mettono male: ripensa ai bei tempi.
Il New York Times racconta della nostalgia per le «soda fountain», i bar dentro le farmacie che avete visto in tv con Fonzie, dove generazioni di americani si sono fidanzati e hanno ascoltato prima le band di Glenn Miller, poi Elvis e infine Bob Dylan. Chiusi uno dopo l’altro, a New York l’ultimo ha resistito all’angolo tra Broadway e Columbus Circle, eccoli ora rispuntare in Montana, dove il signor Norman ha riaperto il «soda fountain» della sua famiglia, e per réclame malinconica lascia il prezzo Anni 50, per il frullato un nichelino. Gli adulti sognano un passato felice, i ragazzi risparmiano – la paghetta è ridotta come gli stipendi dei genitori, fermi al 1999.
E il 25 settembre tornerà a volare anche la mitica Pan American World Airways, compagnia sinonimo del lusso, che dal 1927 alla crisi del 1991 – distrutta dalla deregulation – dava fascino al viaggio aereo. No, non cercatela al terminal, dove un pasto decente, un sorriso dell’hostess e imbarcarsi senza perquisizione, sono miraggi. Pan Am torna in televisione con una serie annunciata alle fermate dei bus da signorine felici. Il successo di Madmen , il serial sulla pubblicità a Madison Avenue Anni 50, porta la Abc a tentare il bis con Pan Am. L’ambiziosa hostess Kate vuol avventure, viaggi esotici, flirt e un ottimo salario. Il pilota Dean, ai comandi del poderoso Clipper Majestic, è simbolo del potere americano, business, tecnologia, glamour, autorevole come Kennedy, sexy come James Dean, efficiente come Rockfeller. Il mondo non è rappresentato da avidi cinesi che comprano titoli del Tesoro Usa, o indiani che invadono il software di Silicon Valley: il loro campione in Pan Am è l’ambasciatore jugoslavo Niko Lonzo, che in pubblico difende il socialismo del maresciallo Tito, ma in privato ama la bella Kate e si gode libertà e capitalismo. Del resto, con 650 missioni umanitarie, fu la Pan Am a salvare Berlino al tempo del blocco imposto da Mosca.
Pan Am spera che il business nostalgia paghi come in Madmen, che da show televisivo è diventato linea di abbigliamento per la catena Banana Republic e non importa che ve ne descriva i capi, date un’occhiata alla foto di genitori o nonni negli Anni Cinquanta, gonne a sbuffo, cravatte strette, pantaloni alla caviglia, per capire come l’ansia del presente renda il passato dolce. La stessa emozione su cui punta Playboy Club, in onda le notti di Chicago con i club sexy del miliardario Hefner, maschi tormentati e vezzeggiati, ragazze che non esitano a sfoggiare il costume col codino bianco, bunga bunga ante litteram. Fu la leader femminista Gloria Steinem a mascherarsi da coniglietta per denunciare il racket del sesso patinato e chiudere una stagione, ma in tanti oggi rimpiangono quel mondo.
Perfino chi non ha dimenticato quanta violenza e segregazione celassero gli anni del boom, non riesce a sottrarsi alla malia del passato. Black power mixtape è un documentario con le immagini degli anni del Potere Nero, 1969-1975, quando l’America afro dei duri si rivoltò contro il potere, in politica, nella società, nella musica. Il poster del film mostra il volto intento di Angela Davis, l’assistente del filosofo Herbert Marcuse a lungo detenuta per complicità in un tentativo di evasione, bella come un’attrice, testimone di un tempo in cui ribellarsi non era solo giusto, era anche seducente. E al cinema incanta The Help , la storia di una ragazza bianca nello Stato razzista del Mississippi che prova a raccontare la pena delle cameriere nere senza diritti. Tanto era terribile la reputazione dello Stato del Sud, che quando un sondaggio chiese ai soldati americani neri nel 1945 a cosa condannare Hitler dopo la vittoria, la risposta fu «Tingetelo di nero e mandatelo in Mississippi», la punizione più crudele. Chi ama quel passato lo rimpiange, chi lo detesta rimpiange speranza e impegno di riscatto.
Le previsioni degli economisti Bluestone, Sabel, Piore, Rajan sul declino degli Stati Uniti con lo smantellare dell’industria sono oggi realtà: la classe media, la middle class custode dell’anima americana, si ridurrà sempre di più. In economia vedremo un Paese di super ricchi e lavoratori, con pochi borghesi, secondo la vecchia battuta «Chi vivrà a New York nel 2015? Ricchi, poveri e Woody Allen». La polarizzazione destra-sinistra obbliga il povero presidente Obama d’estate a cercare l’intesa con i repubblicani, in autunno a proporre tasse per i Paperoni. Prevale il rancore, il risentimento, l’America non è più certa di essere forte, bella e affascinante e la cultura di massa si fa nostalgica. Comunque vadano i ribassi a Wall Street e le risse tra Casa Bianca e Congresso, il 25 tutti a guardare Pan Am , rimpiangendo il tempo delle stelle e strisce a garrire in cielo, un amore ballando Love me tender e un pugno di dollari nella tasca dei jeans.
(fonte:” La Stampa”, 23 settembre 2011 – articolo di Gianni Riotta)

LA TV IN EDICOLA

“SORRISI E CANZONI TV” n°39/2011
Nel numero in edicola Francesco Facchinetti parla della nascita della sua prima figlia Mia, avuta dalla compagna Alessia Marcuzzi.

REALITY

Maria De Filippi svela la nuova formula di “Amici” 11
Grandi cambiamenti in vista per l’undecisima edizione di Amici, a partire dalla collocazione del serale che andrà in onda il sabato con gran finale dalla suggestiva Arena di Verona.
Con l’arrivo di Amici nella prima serata per antonomasia della televisione italiana Maria De Filippi “presidierà” il sabato di Canale 5 ininterrottamente, infatti dopo l’attuale impegno di C’è posta per te, sarà la volta della nuova edizione di Italia’s Got Talent (al posto della Corrida) con la new entry Belen Rodriguez per poi concludere con Amici, anticipato dalla domenica al sabato su indicazione di Publitalia.
La nuova collocazione del programma comporterà delle modifiche alla formula di Amici, necessarie per soddisfare le esigenze del pubblico del sabato sera abituato a vedere talent in cui i protagonisti sono vip, persone normali o bambini, come nel caso dei programmi di punta nel palinsesto dell’antagonista Rai Ti Lascio una canzone e Ballando con le stelle, lo show condotto da Milly Carlucci con cui si scontrerà Italia’s Got Talent.
Le novità del serale di Amici 11
Per affrontare la sfida del sabato sera nell’undicesima edizione Amici rinuncerà in parte alla componente reality per trasformarsi in direzione del talent spettacolo, un cambiamento nell’identità del programma che desta qualche preoccupazione a Maria De Filippi ancor più della nuova collocazione. La conduttrice, abituata ad andare in contro alle esigenze dell’azienda per cui lavora, non sembra intimorita dagli ascolti (“non vivo la gara dell’Auditel“) ma  non nasconde la sua apprensione per la nuova formula, come ha dichiarato in una recente intervista all’agenzia Ansa: “La vera sfida per me è riuscire a realizzare un buon prodotto, anche se sarà un po’ meno nelle mie corde“.
Ad Amici 11 ci saranno due gironi, sullo stile del Festival di Sanremo per cui accanto alle sfide tra le tre squadre in gara ci sarà il ritorno di “vecchie” glorie del programma, ovvero i big che usciti dalla scuola di Canale 5 si sono imposti sul mercato come Emma Marrone e Alessandra Amoroso, il tutto arricchito dai grandi cantanti, attori e comici ospiti del programma.
Ma prima di approdare alla fase finale, che non andrà in onda prima di aprile, ci sarà il consueto appuntamento pomeridiano con la scuola di Amici e i suoi alunni la cui selezione è ancora in corso.
Il maestro Peppe Vessicchio per il canto, il coreografo Silvio Oddi e la prima ballerina Fara Grieco per la danza durante la prima fase di casting estivi hanno provinato oltre 13 mila aspiranti “amici” tra cui sono stati scelti 270 cantanti e 60 ballerini per un totale di 330 candidati ritenuti idonei a partecipare al programma.

In quattro speciali in onda il sabato pomeriggio già da fine settembre scopriremo chi tra i 330 ragazzi selezionati al primo turno entrerà a far parte della scuola di Amici 11, secondo un meccanismo che può sembrare macchinoso ma in realtà ricorda quello utilizzato dai giudici di Italia’s Got Talent.
In uno studio completamente rinnovato campeggiano le sei postazioni arancioni dei professori di categoria (Grazia Di Michele, Mara Maionchi, Rudi Zerbi per il canto e Luciano Cannito, Alessandra Celentano e Garrison Rochelle per la danza) che esprimeranno il loro giudizio sul candidato fermando o meno la sua esibizione.
Ogni docente  pigiando l’apposito dispositivo che fermerà immediatamente l’audio dell’esibizione manifesterà la sua intenzione di bocciare il candidato che potrà essere avvallata o meno dagli altri due insegnanti; in questa fase delle selezioni non vale però la regola del 2 su 3, infatti basterà l’opposizione anche di un solo insegnante di categoria al giudizio degli altri due per permettere al ragazzo di continuare la sua corsa per l’assegnazione di un banco. In alternativa è possibile far completare l’esibizione, il che equivale ad una conferma della candidatura a pieni voti.
Dopo questa selezione che vedremo nei quattro speciali del sabato pomeriggio ci sarà la scrematura finale che porterà in classe “ solo i ragazzi ritenuti irrinunciabili, che saranno divisi in tre squadre“.
Come per le altre edizioni, anche ad Amici 11 bisognerà tenersi stretto il proprio banco, perchè non mancheranno le sorprese e le sfide tra i titolari e i ripescati che vorranno sfruttare al meglio la seconda opportunità per entrare nella scuola.
(fonte: TV Fanpage, 22 settembre 2011 – articolo di Laura Tortora)

L’INTERVISTA

Carlo Freccero e il cinema orientale su Rai 4
Messe da parte, ma solo per un po’, le sofisticate provocazioni situazioniste, Carlo Freccero, classe 1947, savonese, una delle menti più lucide della nostra tv, s’è dato alle mazzate cinesi. Nel senso di quel cinema spettacolare e adrenalinico, cresciuto sulle ceneri di Bruce Lee, che in questi quarant’anni ha saputo rinnovarsi prendendo le vie più diverse, dal noir al poliziesco, dall’action pura al mix di epico, storico e fantasy detto “wuxiapian”: sempre all’insegna dell’affondo popolare, ma con insospettate qualità d’autore. John Woo, Ang Lee, Zhang Yimou, Johnnie To, Tsui Hark, Dante Lam: non occorre essere cinefili per conoscere questi nomi, il passaggio a Hollywood in alcuni casi li ha proiettati in una dimensione planetaria tornata utile col rientro in patria.
Martedì sera su Rai 4, il canale digitale che Freccero dirige dal 14 luglio 2008 con sperimentale baldanza, è partito un ciclo di 25 film intitolato “Missione: estremo Oriente”. Appuntamento alle 21.10. Primo film in cartellone, “La vendetta del dragone”, 2009, con Jackie Chan più tosto e meno ironico del solito; martedì prossimo toccherà a “Fearless”, 2006, con Jet Li che rifà un mitico maestro di arti marziali del primo Novecento, tal Huo Yuanjia. E poi “Ip Man” uno e due, “La foresta dei pugnali volanti”, “The Warlords – La battaglia dei tre guerrieri”, “The Longest Nite”, “The Sniper” e tanti altri.
Non tutti sono inediti, ma una buona porzione del gruppo, 15 su 25, sì: anche grazie alla collaborazione con il Far East Film di Udine. Per dire, uno degli ultimi ad essere proiettati, nel 2012, sarà quel “Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma” di Johnnie To uscito un mese fa nei cinema italiani. Non un successo al box-office, neanche 80 mila euro, ma vedrete che su Rai 4, all’interno di una selezione ragionata e pimpante, per palatini fini e spettatori fidelizzati, sarà un successo.
Nel presentare l’iniziativa in un hotel Sofitel, esibendo una camicia rossa tra il garibaldino e il cinese, Freccero premette: «Non siamo mica dei pazzi scatenati. A Rai 4 abbiamo fatto alcuni assaggi positivi prima di lanciarci in questa ideale mappatura dell’immaginario mainstream legato al cinema orientale».
Vengono da Cina, Hong-Kong, Corea, Thailandia e Giappone i film messi insieme per l’occasione, dai quali Freccero si aspetta buoni risultati di ascolto: se possibile attorno all’1 per cento di share, insomma tra i 350 e i 400 mila spettatori. «Il nostro pubblico è abbastanza giovane, perlopiù quarantenne. È competente, curioso, attento, ama le scommesse. Io credo che ci seguirà. Se non sarà così, pazienza: a volte il flop è anche più bello del successo».
Avrete capito che per il direttore di Rai 4, un tempo timoniere di Raidue e oggi da Fabio Fazio indicato come l’uomo giusto per guidare Raitre dopo l’uscita di Paolo Ruffini, il cinema orientale è un pretesto. Per lui che ama le atmosfere ultraintellettuali di Philippe Garrel, katane affilate, coltelli volanti, pistole fumanti, kung-fu e acrobazie vertiginose diventano un modo per “serializzare” il cinema e offrirlo allo spettatore in una veste nuova, scattante, pensata. «In tv il cinema deve inserito in una logica editoriale, o non funziona. Io ci sto provando, con l’occhio ai bilanci e ai ricavi». La controprova verrebbe dagli «oltre 40 milioni di euro di pubblicità» portati in dote alla Rai.

Nondimeno, Freccero continua a non essere molto amato a viale Mazzini. Ripreso con lettera ufficiale dal direttore generale Lorenza Lei, l’uomo preferisce non commentare le vicende che riguardano Santoro, Dandini, Ruffini e compagnia bella. «Sono a Rai 4 perché non mi fanno fare un cazzo, ma va bene così. Bisogna essere freddi, come dr. House, quando si fa televisione. E continuare a innovare, scommettere, rischiare» teorizza. Lui, dal suo accogliente scantinato, ci prova.
Ha fatto la tv generalista, la tv satellitare, oggi si misura con la tv digitale. In attesa, sembrerebbe ma non lo dice, di tempi migliori. «La vera domanda da farsi è: che fiction produrre dopo l’uscita di scena di Berlusconi? Io qualche idea ce l’ho» sorride, e allude, per scherzo, a una serie sulle cosiddette “olgettine”. Di sicuro è in serata buona. «Pratico generi che la Rai non tocca mai», e cita a modello la Bbc, serie come “Misfits” e “Doctor Who”, film nati per il piccolo schermo come “Carlos”.
Non lo sorprende che “Vincere” di Marco Bellocchio, passato il 9 settembre in prima serata su Raitre, abbia fatto ascolti minimi, meno del 4 per cento di share. «Non è un film qualsiasi, Bellocchio l’ha fatto pensando a una persona precisa. La serata andava costruita, un po’ come fa Mentana su La 7. Ma se la tua linea editoriale è “Ballarò”…».
Di più è impossibile cavargli, se non che «il cinema italiano non è la mia missione» e che «per fare buona fiction occorrono buone sceneggiature». Una ne ha pronta, è la versione italiana della serie “In treatment”, chissà se gli daranno mai i soldi per farla. «Il palinsesto è un bradisismo continuo, uno story-telling, un racconto unico» si congeda, con l’aria di chi ha un vulcano di idee in testa.
(fonte: “Il Riformista”, 21 settembre 2011 – intervista di Michele Anselmi)

Pippo Baudo si propone per la seconda serata di Rai 3
Pippo Baudo, lei è già in pista per il post-Dandini…

«Da una vita mi capita di prendere i posti altrui… Carrà e Corrado mi lasciarono Canzonissima. Presi sempre il posto di Corrado a Domenica in. È ­la legge dello spettacolo. Quando Modugno litigò con Rascel per Alleluja brava gente il suo ruolo fu affidato al giovane Gigi Proietti. Che poi diventò Proietti. E oscurò lo stesso Rascel».

Ha già pronta un’idea di format per sostituire «Parla con me»?
«Già pronta, certo. Per ora niente titoli… Stile Raitre, intrattenimento ma cultura, cinema, teatro, attualità, identità italiana. Tutto in un tono sobrio, non è mica obbligatorio denunciare sempre, ossessivamente. Mi metto a disposizione di un’azienda di servizio pubblico che amo profondamente. Ho un contratto, e ne ringrazio il direttore generale Lorenza Lei, comunque basso rispetto a ogni media, 500 mila euro l’anno per due anni, e voglio onorarlo. Spero in tempi rapidi».

Perché tanta fretta?
«Caro mio, ho compiuto 75 anni, ho un’immensa voglia di lavorare e alla mia età ogni anno di fermo equivale a 5-6 anni di chi è più giovane. Ho esperienza: 52 anni di carriera. So fare il mio lavoro. Ma certo non protesto perché non mi utilizzano. Non mi agito. Vedo troppi martiri miliardari in circolazione…».

A chi si riferisce?
«Mi sembra che Fabio Fazio, con cinque milioni e 400 mila euro in tre anni, non sia un perseguitato politico dalla Rai. Eppure parla come se lo fosse. Quest’azienda, dico, vogliamo salvarla o affossarla? Non vedo crisi irreversibili ma mi sembra giusto che programmi come quello della Dandini, per carità carino e divertente, vengano prodotti dentro la Rai, ricca com’è di tecnici, funzionari, intellettuali. Non parliamo di un programma complicato, suvvia. Ora aspetto il nuovo direttore di Raitre e mi auguro che torni Antonio Di Bella, gran professionista, con una visione internazionale della tv».

La formula Baudo per questa Rai in piena crisi economica e creativa?
«Semplice. Differenza nettissima col modello commerciale di Mediaset. Ora fai zapping ed è tutto uguale. Musichette, due risate, ragazze che si mettono in mostra. Non dobbiamo ripiegare sulla tv bigotta, ma il servizio pubblico è un’altra cosa…».

Oggi dire «è una valletta», per colpa delle intercettazioni, diventa un problema. Com’erano le vallette dei vostri tempi d’oro?
«Accidenti! Donne a tutto tondo. Intelligenti. Colte. Preparate. Sapevano ballare, cantare, recitare, presentare. E poi, dopo, erano anche belle. Mica prendevamo le racchie in parrocchia… Penso a Loretta Goggi. Che professionista! Sabina Ciuffini fu la fortuna di Mike, intelligente e spiritosa com’era. Penso alla Cuccarini, a Paola Tedesco. Non ti ricordi solo le loro gambe. Ma anche la testa, l’intelligenza, la loro autonomia. Una parola? La pro-fes-sio-na-li-tà! Nessuno usa più quel sostantivo».

Chissà le ironie, Baudo, sul legame tra lei e la Cuccarini.
«Per anni la gente per strada mi faceva l’occhiolino: eh, Baudo, lei e la Cuccarini… Mai sfiorata con un dito. Mai. La regola d’oro era: mai relazioni sentimentali sul lavoro. Mai finirci a letto, insomma. Troppo pericoloso. Diventi succube della tua collaboratrice. Ed è la fine. Tua e anche sua».

E oggi, in questo clima di conversazioni registrate, di nastri trascritti, di appuntamenti di gruppo?
«Oggi le ragazze per diventare vallette in tv prima vanno dall’estetista, poi dal chirurgo plastico e infine puntano tutto sulla, chiamiamola così, “bella presenza”. Dietro, il vuoto. Il nulla. Il silenzio. Diventano sfondo. Mi chiedo perché mai un professionista serio come Paolo Bonolis permetta che due vallette siano ridotte a una quinta muta, che ogni tanto si vede e ogni tanto no. Perché offendere così la figura della donna, dopo anni di battaglie?».

Puntare tutto sulla diciamo famosa «bella presenza» cosa comporta?
«Comporta ciò che stiamo vedendo, leggendo. Si finisce fatalmente nei giri che sappiamo. Si piomba in quelle telefonate… Finiscono nei letti… Proprio perché non hanno altri strumenti per imporsi. Non sanno ballare. Non sanno recitare. Non sanno padroneggiare bene l’italiano. Non sono nemmeno provviste di una grande intelligenza da madre natura. Tutto questo produce disastri».

Di quali disastri parla, Baudo?
«Prima di tutto si rovinano le famiglie di queste ragazze. E loro stesse massacrano il proprio futuro, spesso irrimediabilmente. Soprattutto, la tv diventa responsabile di una autentica opera di devastazione umana. Noi tutti tendiamo a ragionare in termini metropolitani: Torino, Milano, Napoli, soprattutto Roma. Ma immaginiamo gli effetti che si provocano imponendo quei modelli di successo nella vasta provincia italiana.
Le ragazze accendono la tv, comprano la rivistina patinata, vedono sempre quei volti, e quei corpi, circondati da ricchezza, successo. E si chiedono: ma perché non posso farlo anch’io, perché non posso arrivarci anch’io? Eh, che traguardo! Ripeto. Una devastazione umana. Uno scompenso sociale gravissimo, non so quanto reversibile».

Lei ha conosciuto bene Silvio Berlusconi, e molti anni fa…
«E come, no? Quando mi prese a Mediaset nel 1987 mi diede 50 miliardi di lire di allora. Pazzesco, a dirlo oggi, no? Quando me ne andai poco dopo, rompendo il contratto, gli restituii il palazzo dove ora c’è il Tg5 all’Aventino, a Roma. Sono uno serio, io».

Insomma, lei lo conosce. Cosa pensa del presidente del Consiglio, dopo aver letto tutte queste intercettazioni con i suoi dialoghi?
<Non sapevo che fosse così, sinceramente. Tutto… eccessivo. La sua è una bulimia sessuale che fa spavento. Che peccato. Tanti, troppi errori. Insomma, non offre un buon esempio. No».
(fonte: “Corriere della Sera”, 18 settembre 2011 – intervista di Paolo Conti)


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Commenti»

1. IRapeYourMind - 23/09/2011

Fantastico il ciclo orientale, da frequentatore del Far East non posso che esserne felice.

2. enry - 23/09/2011

Molto curioso per Amici 11… alcune novità mi sembrano positive (più talent – meno reality, la Maionchi, l’Arena di Verona per la finale) altre mi lasciano perplesse (il girone dei Big con Emma,, Alessandra ecc: stanno avendo successo pur faticando a scrollarsi di dosso l’etichetta di “reduci da talent show”, perchè farli tornare all’ovile?!). E poi la collocazione del sabato è molto rischiosa per un programma così amato dai giovani… va beh, si vedrà


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