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Cinema futuro (1.405): “A Dangerous Method” 28/09/2011

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end “A Dangerous Method”

Uscita in Italia: venerdì 30 settembre 2011 (in anteprima mondiale)
Distribuzione: BIM

Titolo originale: “A Dangerous Method”
Genere: drammatico / thriller
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Christopher Hampton (basato sull’opera teatrale  “The Talking Cure” di Christopher Hampton e sul romanzo “Un metodo molto pericoloso” di John Kerr)
Musiche: John Kerr
Durata: 96 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 23 novembre 2011
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé

La trama in breve…
Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, Zurigo e Vienna sono lo scenario di una torbida storia di avvincenti scoperte in nuovi territori della sessualità e dell’intelletto. Ispirato a fatti realmente accaduti, A DANGEROUS METHOD getta lo sguardo sulla turbolenta relazione fra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmund Freud e Sabina Spielrein, la bella e tormentata giovane donna che viene a interporsi tra loro.
Nell’intreccio è coinvolto anche Otto Gross, un paziente incline alla depravazione e determinato a spingersi ben oltre i confini della morale comune.
In questa esplorazione della sensualità, l’ambizione e l’inganno preparano la scena per il momento cruciale in cui Jung, Freud e Sabina si incontrano e si separano, cambiando per sempre il corso del pensiero moderno.

DALLA SCENA ALLO SCHERMO

 

A DANGEROUS METHOD ha visto la luce come sceneggiatura alla metà degli anni novanta. Lo sceneggiatore premio Oscar Christopher Hampton ha sempre nutrito un profondo interesse nei confronti della psicanalisi, e si è documentato a lungo sulla relazione tra Jung, Freud e Sabina, visitando anche l’ospedale Burghölzli di Zurigo, dove ha letto le cartelle cliniche relative al caso Spielrein. Queste figure di alto profilo intellettuale hanno affascinato Hampton, come lui stesso spiega: “Erano pionieri, e la psicanalisi era un’idea rivoluzionaria. Ha scoperto tanti scheletri nell’armadio e rivelato molti tabù. Alla fine del diciannovesimo secolo hanno visto la luce grandi correnti di nuove idee che hanno dato vita ad una concezione completamente nuova della società.”

 

Hampton ha sviluppato il materiale traendone un testo teatrale intitolato The Talking Cure ( “La terapia delle parole”) che è andato in scena con successo al National Theatre di Londra con Ralph Fiennes nel ruolo di Jung. Alcuni anni dopo, il celebre regista David Cronenberg ha chiesto a Hampton di trarre dal testo teatrale la sceneggiatura per un film. Come spiega Cronenberg “Sapevo che il testo teatrale conteneva una grande ricchezza di spunti per lo schermo. Questa storia di passioni dilanianti all’ombra di quell’evento immane che è stata la Prima Guerra Mondiale, permetteva di scandagliare a fondo due intense relazioni inestricabilmente intrecciate fra di loro. Il fatto che i protagonisti fossero personaggi di grande spessore realmente esistiti, e che il triangolo fra Jung, Freud e Sabina abbia di fatto dato vita alla moderna psicanalisi, rendeva il tutto ancora più intrigante.”

Hampton ha cominciato a sviluppare la sceneggiatura intrecciando fatti storici e citazioni dagli scritti dei protagonisti per comporre la storia drammatica  di un avvincente dibattito di idee. Cronenberg ha sottoposto il progetto al suo amico Jeremy Thomas (il produttore indipendente vincitore di un premio Oscar) che è rinomato per il suo lavoro con autori di grande originalità e che aveva già collaborato con Cronenberg per i film Crash e Il pasto nudo,  entrambi acclamati dalla critica e pluripremiati. Da parte di Thomas l’interesse è stato immediato. Come lui stesso spiega “L’ accoppiata tra un regista come Cronenberg e un grande drammaturgo e sceneggiatore come Christopher Hampton era un’occasione troppo rara e eccitante perché io potessi perderla. L’opportunità di lavorare di nuovo con David su un progetto di questo spessore, sembrava sposarsi naturalmente con lo scontro di idee da portare sullo schermo. Nel dialogo c’è una grande quantità di duelli verbali che, ho pensato, sarebbero risultati molto avvincenti se recitati da grandi attori  e avrebbero avuto un impatto forte sul pubblico se diretti da un regista meraviglioso, con una magnifica colonna sonora.”

Per Hampton, l’opportunità di lavorare con Cronenberg, un autore che ha sempre ammirato, rappresentava un’attrattiva irresistibile: “Penso che David riesca a combinare, in modo davvero unico,  una oggettività estremamente  fredda e un coinvolgimento emotivo decisamente violento. Una combinazione veramente originale che si adatta perfettamente a questa storia, perché è la storia di persone che, cercando di operare sul piano delle regole della civiltà e di ricondurre i propri pazienti all’interno della “norma”,  finiscono per rendersi conto che una norma non c’è e che loro stessi, come tutti noi sotto certi aspetti, vivono a contatto con una dimensione istintuale selvaggia e non possono far altro che cercare di gestire queste contraddizioni  nel miglior modo umanamente possibile. David è il regista ideale per abbracciare  queste contraddizioni e dar loro un senso.”

Da parte sua, Cronenberg era affascinato dall’idea di dirigere  un film su tre personaggi storici così carismatici, Sabina inclusa; una figura relativamente sconosciuta che ha fortemente influenzato Jung e Freud sul piano professionale.  Come lui stesso spiega “Sabina ha dato un grosso contributo alle teorie di entrambi, cosa che nessuno sapeva prima che fosse scoperto il suo epistolario con Freud e Jung. In queste lettere l’articolazione del pensiero, le teorizzazioni e i ragionamenti apparentemente astratti tradivano, in realtà, tutta la loro passione.  Si tratta di personalità veramente affascinanti e di una storia meravigliosa.”

E Thomas, rinomato per la selettività delle sue scelte produttive, ha capito subito che doveva assolutamente portare sullo schermo questa storia poco nota, “Mi hanno sempre attirato le storie insolite che hanno a che fare con comportamenti estremi. Al centro di A DANGEROUS METHOD c’è una storia affascinante che mette in evidenza come possa finire preda delle emozioni più istintive anche chi capisce la psiche umana meglio di chiunque altro. Amore, passione erotica, ambizione, inganno, crolli emotivi, rotture laceranti  e sogni apocalittici creano il terreno per il momento cruciale in cui Jung, Freud e Sabine si incontrano e si dividono, cambiando per sempre il volto del pensiero moderno. Queste dinamiche intime, sullo sfondo del più vasto respiro della Storia, sono ciò che rende irresistibile per me questo film.”

JUNG, FREUD E SABINA SULLO SCHERMO

 Quando si è trattato di scegliere gli attori per impersonare  queste figure storiche, che si trovavano  tutte in momenti chiave delle proprie esistenze, all’epoca in cui si svolge la vicenda, è stato chiaro che la scelta del cast sarebbe stata cruciale. Come dice Thomas, “Questa è una esplorazione della mente umana attraverso personaggi che sono giovani. Jung ha trent’anni, Freud cinquanta, Sabina poco più di venti e Gross poco più di trenta. Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley e Vincent Cassel erano tutti attori che David desiderava fortemente per questi ruoli e io ho pensato che fossero scelte magnifiche. “

Sabina Spielrein è stata una delle prime psicanaliste donne, un pioniere nel suo campo specialistico, quello della psicologia infantile. Eppure viene a stento ricordata  nella storia della psicanalisi, nonostante il fatto che nel 1912 abbia presentato alla Società Psicanalitica la sua teoria secondo cui l’istinto sessuale contiene insieme una componente distruttiva e una componente dinamica che tende alla trasformazione. Questa dissertazione del 1912 prova inconfutabilmente che Sabina ha influenzato fortemente sia il pensiero di Jung sia quello di Freud: dall’idea di Jung secondo cui gli archetipi del femminile sono presenti nell’uomo e gli archetipi del maschile  sono presenti nella donna (principio di trasformazione), fino alla teoria freudiana della libido e dell’ istinto di morte. Freud ha riconosciuto successivamente che è stata Sabina a condurlo su questa linea di pensiero, mentre Jung, forse a causa della natura della loro relazione, non ha mai ammesso pubblicamente il suo debito intellettuale nei confronti di Sabina.

Solo grazie alla scoperta delle cartelle cliniche di Sabina, del suo diario personale e della corrispondenza con Jung e Freud, ora pubblicata, è apparsa chiara la sua influenza sulle idee di entrambi.

Cronenberg spiega che cosa l’ha spinto a portare sullo schermo questi complessi personaggi realmente vissuti: “Con A DANGEROUS METHOD ho cercato di fare un film elegante che parlasse di abissi emozionali, ma non perdesse la capacità di sedurre lo spettatore. Mi hanno stimolato alcuni insoliti dettagli intimi della vicenda, che sono illuminanti per comprendere i tre protagonisti, e che restituiscono il senso di un viluppo di legami intellettuali e carnali capaci al tempo stesso di intrappolare e  liberare le loro coscienze. Era un strano mènage à trois, non che Sabina abbia avuto alcuna relazione sessuale con Freud, ma comunque c’è stato amore in ogni parte del triangolo, anche tra Freud e Jung; c’era grande affetto e amicizia fra loro.”

 

Michael Fassbender – Carl Gustav Jung

Michael Fassbender,  giovane attore versatile e richiestissimo, è stato scelto per interpretare Carl Gustav Jung, un personaggio che ha affrontato con passione, essendo rimasto affascinato da questo episodio relativamente sconosciuto delle vite di Freud e Jung. Come spiega, la sua sensazione è che Sabina abbia davvero influenzato il lavoro dei due, “Stando alle informazioni raccolte da Christopher Hampton, ha avuto una certa influenza sull’idea  junghiana della distinzione fra personalità introverse e estroverse, e non credo che abbia ricevuto il giusto credito per le sue scoperte.  Si era creata una interessante dinamica fra loro tre, e Sabina ha fatto emergere una profonda frattura latente fra i due uomini.  Ma Sabina  voleva  anche con tutta se stessa che i due continuassero a collaborare, perché si rendeva conto che la psicologia avrebbe rischiato di tornare indietro di cent’anni se Freud e Jung avessero smesso di lavorare fianco a fianco. Quello che rende interessante A DANGEROUS METHOD è che si tratta di un episodio poco noto della vita di questi tre personaggi famosi, con un paio di colpi i scena niente male.”

 

A Fassbender piaceva molto l’idea di lavorare con Cronenberg su una sceneggiatura di Hampton. Man mano che la storia si sviluppa, il pubblico può riconoscersi nella dinamica dei rapporti fra il lungimirante personaggio di Fassbender e il suo mentore Freud, sua moglie Emma, i suoi pazienti Sabina e Otto Gross,  che lo incoraggiano a varcare i confini della morale comune.  Come dice Fassbender: “il clima delle scene è facilmente accessibile perché uno vede che si tratta solo di esseri umani, che commettono l’uno verso l’altro gli stessi errori in cui tutti noi cadiamo. Hanno gli stessi appetiti e le stesse gelosie. La posta in gioco fra questi personaggi è molto alta. Erano persone brillanti, ma questo comporta anche che avessero un grosso ego. Questo mi sembra interessante: come reagiscono gli esseri umani quando vengono messi con le spalle al muro, e come si comportano con le persone che li circondano, qualche volta con le persone più care.”

 

Kiera Knightley – Sabina Spielrein

Il ruolo centrale di Sabina Spielrein è stato offerto a Keira Knightley, attrice già  candidata all’ Oscar, al Golden Globe e ai BAFTA. Dopo aver letto la sceneggiatura, l’attrice ha immediatamente raccolto con entusiasmo la sfida di approfondire il mondo della psicanalisi, attraverso ricerche e letture sull’argomento,  incontri con vari psicanalisti  e un’ accurata documentazione sulla vita e sull’opera di Sabina. L’opportunità di far parte di A DANGEROUS METHOD ha davvero catturato la sua immaginazione: “Quello che mi affascina di questa storia è che racconta le origini della psicanalisi. E’ parte così integrante della nostra cultura, che noi ormai usiamo quotidianamente parole come “ego” o “complesso”, senza nemmeno pensare alla loro origine. Mentre allora erano proprio gli albori e si stava scoprendo un modo tutto nuovo di curare le persone.”

La Sabina che incontriamo all’inizio, isterica e disturbata, si allontana molto dai personaggi finora interpretati da Keira Knightley, che ha affrontato con  entusiasmo la sfida e si è immersa totalmente nel ruolo di questa donna straordinaria che ha influenzato due dei pensatori più influenti del ventesimo secolo.    Keira ha colto subito, dalla sceneggiatura di Hampton, come Jung sia stato attratto da Sabina fin dalla loro prima seduta in una stanza spoglia dove lui siede alle sue spalle e comincia a sperimentare il metodo freudiano della ‘terapia delle parole’. Come spiega Keira: “Sabina ha gravi disturbi mentali quando arriva in ospedale, ma io credo che la cosa che colpisce Jung è la grande intelligenza di lei, la sua apertura e il suo coraggio. Jung aveva letto molto su Freud e su questa forma di psicanalisi, come la chiamiamo ora, e comincia ad usare lei come una sorta di cartina tornasole per verificare l’efficacia di questa ‘terapia delle parole’. Lei è molto ricettiva e credo che la sua sincerità, intelligenza e forza, e anche il fatto che sia bella, lo intrighino e lo sconvolgano.”

Il primo incontro fra Jung e Sabina è l’inizio di un cammino che affronteranno insieme attraverso la psicanalisi. Come dice Fassbender: “Man mano che la loro relazione si approfondisce e lui esplora questa nuova tecnica e lei cerca di risolvere i suoi problemi personali e mentali, i due si ritrovano ad affrontare un percorso fianco a fianco, e insieme diventano quasi come due colleghi. Si crea un profondo rispetto reciproco, nella versione della storia che Christopher ha scritto.”

 

Viggo Mortensen – Sigmund Freud

Viggo Mortensen, che è stato candidato all’ Oscar, ai Golden Globe, ai premi dello Screen Actors Guild e ai BAFTA per la sua performance in La promessa dell’assassino di Cronenberg, ha colto con entusiamo l’opportunità di collaborare con il regista per la terza volta e di interpretare il ruolo di Sigmund Freud, vera e propria icona del pensiero moderno. Mortensen si è completamente immerso nello studio di Freud affrontando il ruolo con il meticoloso livello di approfondimento per cui è rinomato, visitando l’abitazione in cui è nato Freud, le sue case di Vienna e Londra, il Burghölzli, e studiando foto e materiale filmato per assumere il suo aspetto e i suoi modi di fare; è riuscito perfino a individuare la marca di sigari che Freud fumava.

Lo studio che Mortensen ha fatto di Freud non trascura il suo modo di vestire e il suo senso dell’umorismo. Come spiega, “Freud ha continuato a vestirsi nello stesso modo per decenni,  un modo tipicamente ottocentesco. Scriveva in Tedesco nello stile in cui si scriveva nel settecento e nell’ottocento e ha continuato a farlo per tutta la vita. C’è un certo formalismo nella sua scrittura e nel suo modo di presentarsi.  Nelle sue lettere a Jung il livello intellettuale del discorso è sempre molto alto, ma nella conversazione diretta i suoi modi erano molto più affabili e spiritosi. E tutto questo è bello da recitare. Jung è un uomo molto intelligente, ma molto diverso da Freud.”

Secondo la sua scuola di pensiero, Freud riteneva che fosse importante comunicare ai pazienti la verità sulla loro condizione perché poi fossero loro a scegliere come rapportarvisi. Jung, al contrario, riteneva che fosse importante spiegare alle persone il processo attraverso cui sono diventate quello che sono, ma anche  aiutarle sulla via del cambiamento.  Fassbender si diffonde su alcune delle differenze fra i due uomini, “Jung era più aperto ad esperienze nuove. Per esempio è stato influenzato dall’astrologia e dall’idea di entrare in comunicazione con gli spiriti, mentre Freud era molto fermo su una sola forma di psicologia: l’idea che tutte le nevrosi hanno un’origine essenzialmente sessuale. Io credo che Jung non fosse del tutto d’accordo con questa ipotesi, che non la ritenesse così esclusiva.”

 

Secondo Mortensen la sostanziale differenza tra i metodi  di Freud e quelli di Jung sta nel fatto che Freud voleva che il paziente capisse il proprio problema, e non voleva offrirgli  una potenziale soluzione.   Spiega: “Freud in sostanza diceva: “non dobbiamo necessariamente curare le persone. Non può essere questo l’obiettivo. L’obiettivo è ascoltare e capire, per aiutare loro a capire perché fanno certe cose, perché provano certe cose, perché le cose stanno come stanno, e aiutarli così ad accettare la situazione.”

Sono proprio le differenze di età, di approccio e di punto di vista che Cronenberg ha trovato affascinanti.  “Quello che mi interessava era vedere Jung ventinovenne a confronto con un Freud cinquantenne e all’apice della sua carriera e della sua forza intellettuale. Un’epoca in cui non sono ancora i personaggi che tutti conosciamo perché stanno ancora elaborando le loro teorie e finiscono per  stringere un legame mentore-discepolo. Jung pensava a Freud come a una figura paterna, e in questi termini gli si rivolge più volte nelle lettere.”

Otto Gross – Vincent Cassel

Il cruciale ruolo di Otto Gross  è stato offerto al prolifico e pluripremiato attore Vincent Cassel, che aveva già interpretato La promessa dell’assassino per Cronenberg a fianco di Viggo Mortensen e ha colto al volo l’occasione di lavorare di nuovo con loro. Per Cassel, ciò rappresentava la possibilità di interpretare uno psichiatra con un approccio alla professione molto diverso da quello di Freud e Jung. Gross riteneva che si dovesse fare piena esperienza della vita per poterne parlare nell’ambito della  professione di psichiatra, e ha vissuto la sua vita coerentemente con questo principio.

Gross era all’avanguardia per il suo modo  di pensare, di fare e di vestirsi, che risultava inaccettabile per la sua epoca. Tutto questo ha rappresentato una grossa attrattiva per Cassel. Come spiega: “Otto Gross è veramente disturbato. Fa uso di droghe e ha una serie disordinata  di relazioni con molte donne e con minorenni. C’è una frase che riassume perfettamente la natura del mio personaggio: ‘Non reprimere mai nulla’. Per cui lui segue totalmente i suoi istinti. Questo fa di lui, immagino, una specie di nichilista.”

Gross incontra Jung nel momento in cui Jung sta cominciando ad  avanzare dubbi sui metodi di Freud, e a interrogarsi sulle emozioni e il desiderio sessuale che Sabina suscita in lui.  In un certo senso Gross è il catalizzatore della relazione sessuale tra Jung e Sabina, perché è grazie alle conversazioni con lui che Jung comincia a prendere seriamente in considerazione la questione dei confini personali e professionali  e decide di violare la sua relazione medico-paziente con Sabina.

Gross suggerisce a Jung l’ipotesi che lui desideri ma al tempo stesso tema una relazione sessuale con Sabina. Come dice Cassel: “Otto Gross era estremamente seduttivo e anche molto brillante, coraggioso e spregiudicato nel mettere in atto le sue teorie. Io penso che quando Jung gli parla nelle scene che si vedono nel film, sta sostanzialmente cercando la sua approvazione e Otto Gross gli dice quello che lui vuole sentirsi dire. Se si decontestualizza la situazione e la si astrae dall’ambiente psichiatrico, si tratta infondo di un momento di confidenza maschile in cui io gli dò dei consigli su come si deve comportare con questa ragazza. Solo che lui è un medico, lei è malata, io sono un medico e sono pure malato. Il che rende il tutto una miscela esplosiva.”

Le attenzioni che Jung rivolge a Sabina, e la relazione sessuale che intraprendono, accendono in lei sentimenti fortissimi. Keira Knightley li interpreta così: “Io credo che all’epoca, essere una donna, essere russa e anche aver attraversato questa terribile malattia, siano tutte cose che le hanno creato una condizione di isolamento. Io sono convinta che lei vedesse Jung come il suo salvatore, come il suo liberatore.  Immagino che si trattasse di una relazione piuttosto distruttiva, considerando il disturbo sessuale di lei che la portava a passare da un oggetto di desiderio all’altro, perché è in questa  modalità di comportamento che lei è rimasta intrappolata, e immagino che se ha proiettato su di lui questo particolare ‘complesso’, ne sia risultata una relazione con forti componenti masochistiche.”

Sarah Gadon – Emma Jung

L’attrice canadese Sarah Gadon è stata scelta per interpretare il ruolo di Emma, la fedele moglie di Jung. Gadon è rimasta intrigata dalla passione che attraversa tutto il copione, dai personaggi e dalle loro complesse relazioni, sia personali che professionali. Come spiega, la posizione che Emma occupava in società e il suo senso di responsabilità come moglie e madre, hanno fatto sì che lei sostenesse sempre, indefettibilmente, il marito: “Incontriamo Carl e Emma poco dopo l’inizio del loro matrimonio prima che lei dia alla luce il loro primo figlio, ed è veramente interessante perché si ha l’opportunità di vedere tutto l’arco del loro problemi coniugali quando Carl avvia la sua relazione con Sabina. Io credo che Emma abbia molte aspettative rispetto al suo matrimonio, in senso positivo, ma, man mano che la storia procede si vede come stia lottando con il suo senso del dovere. Io credo che il suo ruolo nella vita di Jung sia stato importante non solo perché ha tenuto insieme la famiglia ma anche perché era un importante sostegno per lui. Senza il suo sostegno Jung non avrebbe potuto fare tutto il lavoro che ha fatto.”

Le donne di quell’epoca, come Sabina e Emma, sono meno note proprio perché erano donne e non uomini, e raramente erano incoraggiate ad avere una vita fuori dalla sfera domestica. Proprio per questo l’influenza di Sabina sul mondo della psicanalisi e di conseguenza sul pensiero contemporaneo è ancora più notevole. Come dice Jeremy Thomas: “Non c’è ancora stato un grande film sulla straordinaria influenza di Freud e Jung sulla psicanalisi del ventesimo secolo e A DANGEROUS METHOD è proprio questo, incentrato com’è sulla loro relazione professionale attraverso il racconto di Sabina Spielrein, la donna che si è interposta fra loro.”

Note:

Otto Gross è morto di fame a Berlino nel 1919.

Sigmund Freud ha lasciato Vienna dopo l’invasione nazista ed è morto di cancro a Londra nel1939.

Sabina Spielrein è tornata in Russia e ha formato un gran numero dei più eminenti psicanalisti della neonata Unione Sovietica prima di tornare infine a praticare la professione medica nella nativa Rostov sul Don. Nel 1941, quando era ormai vedova, lei e le sue due figlie furono catturate dalle forze d’ccupazione naziste, condotte nella locale sinagoga e uccise.

Carl Gustav Jung ha sofferto una lunga crisi depressiva durante la Prima Guerra Mondiale da cui è riemerso per diventare il più eminente psicologo dell’epoca.  E’ sopravvissuto a sua moglie Emma ed è morto serenamente nel 1961.

LE SCENOGRAFIE

Cronenberg ha un rapporto ormai consolidato con il suo team creativo, la maggior parte del quale lavora con lui da decine di anni. Ha grande fiducia nei suoi collaboratori, cosa che li  incoraggia a dare il meglio di sé  e che crea il vantaggio di una grande intesa e rapidità di comunicazione. Cronenberg monta le scene con gli attori in prove ‘a porte chiuse’, seguite dalle prove con la troupe (a cui vanno aggiunti i necessari tempi di montaggio delle luci): solo allora le scene vengono girate. Con una carriera ormai più che trentennale, Cronenberg ha affinato la sua tecnica di ripresa e, con grande efficienza,  pensa già al montaggio mentre gira. Come sostiene Cassel,  sia per il cast sia per la troupe non ci sono margini di ambiguità: “la cosa assolutamente chiara con David è che ha le idee chiare. Sa quello che vuole e la sua sicurezza si riversa su tutto il set. E c’è la famosa questione, sai la gente ti chiede sempre: “Quali sono i diversi stili dei diversi registi?” Ma la cosa che accomuna tutti i registi veramente bravi con cui ho lavorato è la chiarezza. E’ la cosa più importante. Le sue indicazioni sono concise e lavora con una sorta di disinvolta sicurezza per tutto l’arco della giornata di riprese.”

L’aspetto visivo di  A DANGEROUS METHOD è il risultato di uno sforzo comune del reparto scenografia e del reparto fotografia, senza escludere il reparto costume e il trucco con tutti i settori impegnati al servizio della regia di Cronenberg, della sceneggiatura di Hampton, e del lavoro degli attori

Carol Spier, da lungo tempo scenografa di  Cronenberg, è stata impegnata con i sopralluoghi e con il disegno delle scene prima di passare il testimone ad un altro veterano del ristretto gruppo di collaboratori di Cronenberg, James McAteer.  Quando si è passati alla fase di realizzazione delle scene, McAteer e la sua squadra hanno presentato a Cronenberg i modellini delle scenografie con mobili in miniatura per  consentire a lui e agli altri reparti di farsi un’idea dello spazio prima di passare alla realizzazione dei disegni esecutivi.

Si è deciso che i colori  delle scene fossero in qualche modo sbiaditi e  de-saturati: il fumo del sigaro di Freud è stato fonte d’ispirazione per il design diventando una specie di patina fumosa che tutto avvolge.    Questo, insieme alla semplice tavolozza di colori dei costumi (gli abiti da uomo neri, le camicie bianche, i vestiti femminili  dalle tinte sbiadite, le uniformi delle infermiere), ha dato un’impronta decisiva alle decisioni di McAteer riguardo alla scenografia. Come lui stesso spiega: “La chiave è stato creare uno sfondo neutro così che i costumi potessero risaltare. Come noi dicevamo in codice, abbiamo cercato di “avere la mano leggera”, nel senso di non interferire con i costumi o il dialogo. La scena è una presenza delicata e lascia il resto in primo piano, perché di questo si tratta in ultima analisi: sostenere gli attori e il dialogo.”

Cronenberg e il direttore  della fotografia Peter Suchitszky lavorano insieme da oltre vent’anni. Come per McAteer, anche per Suschitzky era importante che la luce e lo stile di ripresa fossero al servizio della sceneggiatura e degli attori:  “La mia preoccupazione era che l’effetto finale desse la sensazione di un film e non di teatro filmato. Non abbiamo introdotto movimenti di macchina stravaganti, in realtà abbiamo mosso la macchina da presa solo lo stretto necessario. Abbiamo filmato in modo molto semplice, autentico, senza cercare bellurie, perché abbiamo attori di grande  qualità e un dialogo di grande intelligenza e io penso che questo basti a sostenere il film.”

McAteer e il suo reparto si sono ispirati meticolosamente a foto d’epoca per il disegno delle scenografie, con particolare attenzione allo studio di Jung e a quello di Freud dove sono state concepite molte delle loro rivoluzionarie teorie.  Hanno svolto accurate ricerche prima di costruire i set e replicare le stanze originali, dai mobili fino ai più minuti dettagli. La produzione ha avuto la fortuna di ricevere in prestito la poltrona originale in cui sedeva Freud, da lui stesso disegnata. Benché questo pezzo unico risalga ad un periodo successivo a quello in cui si svolge il film, si trattava di un’occasione irrinunciabile soprattutto per un attore come Viggo Mortensen, che ama trarre ispirazione da un profondo processo di ricerca sui suoi personaggi.

 

Come quello reale, il set per lo studio di Freud era una stanza arredata con mobili di legno scuro e piena di libri, cimeli, oggetti d’antiquariato e soprammobili, molti dei quali affollavano la sua scrivania.

Tutto questo ha aumentato il senso di claustrofobia durante la prima conversazione-fiume tra Freud e Jung, quando restano a parlare fino a notte inoltrata. Così commenta McAteer: “Non c’era via di fuga e il clima pesante che volevamo creare con la scenografia ha funzionato bene per il dialogo, per rendere claustrofobico il luogo in cui queste due persone dialogano così intensamente.”

Si trattava di uno dei set più importanti per il personaggio di Mortensen e quando ha l’attore ha visto per la prima volta  il lavoro dettagliatissimo che era stato fatto, ne è rimasto estasiato: “Avevo già lavorato con Carol Spier e James McAteer e sono incredibili.  La resa scenografica dello studio di Freud è stupefacente: non credo che ci sia un altro set così interessante nel film, in un certo senso. Non lo dico solo perché è per il mio personaggio:  hanno fatto veramente un lavoro straordinario con la ricostruzione dello studio di Freud. Poiché li conoscevo, ho potuto dir loro: “Sono stato a Vienna, ci ho fatto diversi viaggi prima di iniziare le riprese,  e ho trovato un sacco di libri.” Avevo fatto ricerche per capire che cosa Freud leggesse nel tempo libero oltre che per ragioni accademiche, e ho trovato molti di questi libri in librerie antiquarie di Vienna, e chissà, magari uno di questi libri che sono finiti sulle librerie della nostra scena è davvero appartenuto a lui.”

Un dettaglio non trascurabile delle scenografie è stato quello relativo alla scrittura, dal momento che lo scrivere e il ricevere lettere è un elemento centrale della sceneggiatura:  è questo il modo in cui Jung ha contattato per la prima volta Freud e in cui si è in larga parte sviluppato il loro rapporto professionale, senza considerare le lettere che Sabina scrive a entrambi gli uomini e riceve da loro. L’ art department ha trovato penne d’epoca ancora utilizzabili dal cast e ha creato campioni della calligrafia di Freud e Jung. A sua volta Mortensen si è esercitato a scrivere in tedesco con la calligrafia di Freud in modo da poterlo fare anche davanti alla macchina da presa.

 

A DANGEROUS METHOD è ambientato in un’epoca contraddistinta da uno stile ben preciso, cosa che ha consentito alla costumista  Denise Cronenberg di immergersi nelle ricerche assieme al suo assistente costumista Nigel Egerton.  Denise era assolutamente  elettrizzata di fronte all’opportunità di lavorare in questo modo, avendo trascorso la maggior  parte della sua carriera a disegnare costumi per film ambientati nel presente o nel futuro.  Come spiega,  “Dal punto di vista del costume, è affascinante lavorare su un film che abbraccia epoche diverse. Noi copriamo un periodo che va dal 1904 al 1913, e io ho fatto realizzare i costumi dei protagonisti da CosProp a Londra dove ho scelto personalmente i tessuti e gli stili. E’ stato un lavoro impegnativo ma meraviglioso, e molto divertente. Non avevo mai scelto così tanti tipi di merletto in vita mia!”

Come era avvenuto per la scenografia, anche per i costumi ci si è potuti ispirare a foto d’epoca, in particolare ritratti di Jung e Freud, a cui Denise ha fatto riferimento per disegnare i loro costumi. Per uomini della loro condizione sociale era un’epoca di grande eleganza, benché la differenza d’età e i loro stili personali facessero sì che i due uomini non vestissero esattamente allo stesso modo.  In quel periodo le giacche con le code ancora si usavano come segno indicativo di status, in particolare per gli uomini di cultura.

Quando Fassbender ha indossato gli occhiali e il costume del suo personaggio si è sentito immediatamente trasportare nel mondo di Jung. Come spiega, “Era un’epoca elegante e questo aiuta sempre quando si tratta di indossare un costume. Tu fai tanto lavoro preparatorio a casa e poi piano piano indossi le scarpe che porta il personaggio e tanti dettagli minuti, come l’orologio da taschino. Ti aiuta a trovare un certo tipo di portamento e di gestualità, e io questo lo adoro.”

 

Quando si è trattato di investigare l’aspetto fisico di Sabina, si è scoperto che esistono pochissime sue foto. Se si considera che Emma Jung è incinta per la maggior parte del film e che esistono poche foto di donne incinte dell’epoca, si capisce bene come Denise Cronenberg abbia dovuto lavorare di fantasia per quanto riguarda le protagoniste femminili.

 

Un gran numero di bellissimi costumi sono stati disegnati per Sarah Gadon nel ruolo di Emma Jung. Come Sara spiega entusiasta:  “Credo che Denise abbia fatto un lavoro straordinario nel creare uno schema di colore diverso per ogni personaggio, e nel prestare grande attenzione al tipo di tessuti e tagli che le donne indossavano all’epoca. Quando lavori in un film d’epoca è di grande vantaggio avere tutto lì  a disposizione in termini di costume, trucco, acconciature. Perché davvero è essenziale per la creazione del personaggio, e per diventare autenticamente il mio personaggio, la pancia finta, il costume, l’acconciatura e il trucco sono essenziali e fanno tutta la differenza.”

 

I costumi delle donne evolvono lentamente nel corso del film. Per quanto riguarda la linea del collo nel 1904 abbiamo a che fare con camicie vittoriane a collo alto e il taglio dei vestiti comporta l’uso di bustini e corsetti. A partire dal 1910 la silhouette comincia a cambiare   e nel 1913 le gonne si sono fatte più strette. Nel passaggio da paziente a assistente di Freud, Sabina comincia a maturare come donna e un simile passaggio si registra nel suo abbigliamento dove gli abiti a tinte pastello e i capelli sciolti lasciano il posto a costumi più strutturati, cappelli e acconciature.

 

Stephan Dupuis, truccatore e parrucchiere vincitore di un premio Oscar ha trascorso molto tempo a consultare archivi fotografici come parte della sua dettagliata ricerca tesa a ricreare, con il suo team, l’esatto aspetto e le acconciature dettagliate non solo dei  protagonisti, ma anche delle comparse e  dei personaggi secondari di uomini, donne e bambini.  Come parte di questo processo preparatorio, Dupuis, un artista di grande talento, ha disegnato e dipinto varie proposte: dalle acconciature per Sabina fino al naso di Freud dipinto su una foto di Mortensen come supporto visivo per la realizzazione del naso posticcio che ha dovuto creare e adattare al naso dell’attore. Questa protesi, insieme con i molti baffi, barbe e parrucche dovevano tutti risultare il più possibile naturali all’occhio della macchina da presa.

 

Spesso quando gli attori sono chiamati ad interpretare personaggi storici, soprattutto se esistono fotografie molto note che li ritraggono, il pubblico si aspetta una certa aderenza fisica dell’interprete al personaggio. Il Sigmund Freud che vediamo in A DANGEROUS METHOD ha 50 anni. Questo è un periodo della sua vita con cui le persone hanno forse meno familiarità, poiché le immagini più famose di Freud lo ritraggono in età più avanzata, quando era dimagrito, aveva i capelli bianchi ed era malato di cancro.    Dupuis descrive l’accurata trasformazione – e non la deformazione caricaturale –  di Mortensen  in Freud cinquantenne:  “Abbiamo cercato di ottenere la massima somiglianza con un naso posticcio che sembrasse il più naturale possibile, con interventi sulle sopracciglia e sui capelli e con l’aggiunta di una barba che allungasse il mento.”

 

Il compositore Howard Shore, vincitore di tre premi Oscar, lavora con Cronenberg da oltre vent’anni. Nel corso di questi anni la loro collaborazione si è affinata e si è creata un’intesa perfetta. Al progredire della carriera di Cronenberg ha sempre corrisposto  la precisione e l’attenzione al dettaglio con cui Shore ha affrontato la  colonna sonora di ciascuno dei film fatti insieme, attraverso approfondite discussioni tra lui e Cronenberg sulla sceneggiatura e sui personaggi, e un minuzioso lavoro personale di ricerca. Shore era molto incuriosito dai protagonisti di A DANGEROUS METHOD e nel leggere il diario di Sabina ha scoperto che gran parte della vicenda si è sviluppata attraverso le sue lettere e questo l’ha molto aiutato a mettersi in sintonia con l’epoca oltre che con il mondo di Jung e Freud.

 

L’importanza della colonna sonora, come elemento chiave che accompagna la traiettoria emotiva della sceneggiatura e le immagini sullo schermo, assume qui un ulteriore significato perché un aspetto rilevante della storia è il comune amore di Jung e Sabina per l’opera di Wagner Sigfrido. Come spiega Shore, “Il mito di Sigfrido è davvero al centro di questa storia, e del rapporto di Sabina con Jung. Questo mi ha portato direttamente al lavoro di Wagner e alla sua creazione del personaggio. Volevo adattare per la colonna sonora del film brani che fossero particolarmente esemplificativi dell’opera e cercare di metterli in relazione con la storia di Jung e Freud. Sabina aveva questa fantasia secondo cui Jung era Sigfrido e lei portava in grembo il suo figlio non nato;  Freud stesso sognò ad un certo punto di distruggere Sigfrido. Io volevo far emergere questo aspetto della storia attraverso la musica e collegare l’opera con la vicenda reale di questi personaggi, perché la mia sensazione è che loro in qualche modo rivivessero quell’opera nel 1910.”

LE LOCATION

Le riprese di A DANGEROUS METHOD  si sono svolte in esterni a Colonia, Bodensee (Lago di Constance) e Vienna nel corso di otto settimane.

La grande maggioranza degli interni per il Burghölzli, come anche per gli appartamenti di Jung, Freud e Sabina  sono stati girati negli MMC Studios a Colonia. In aggiunta a questi, è stata ricostruita in studio una sezione della SS Washington, il transatlantico su cui Freud e Jung hanno viaggiato per gli Stati Uniti. Per la scena in interno al congresso di Monaco quando Freud sviene, è stata scelta la Villa Oppenheimer a Colonia per la sua dettagliata aderenza allo stile dell’epoca.

La produzione è stata lieta di riuscire a girare per tre giorni nei luoghi reali a Vienna, la città dove Freud e la sua famiglia hanno vissuto per molti anni. A Vienna è stato girato un percorso in carrozza lungo varie strade  e poi le scene che si svolgono davanti al portone o nell’ingresso e nelle scale dell’edificio in cui abitava Freud, che oggi è il Museo Freud a Bergasse 19.   Per Cronenberg, il cast e la troupe, soprattutto per gli attori, filmare sui luoghi reali in cui hanno agito i personaggi ha significato aggiungere un particolare spessore alle performance dei protagonisti. Come descrive Mortensen,  “Avere il privilegio di visitare Vienna e di girare nella vera casa in cui Freud ha vissuto dal 1891 al 1938, dove ha salito e sceso le scale tante e tante volte…  insomma è stato proprio piacevole poter fare una cosa del genere.” A Vienna ha anche avuto luogo il primo epico incontro tra Freud e Jung durato tredici ore, avvenuto tra la  casa di Freud, il suggestivo Café Sperl  e gli splendidi giardini del Belvedere. Come Cronenberg ricorda a proposito dei sopralluoghi a Vienna “Freud è sinonimo di Vienna, e per noi è stata un’occasione d’oro quella di poter girare per tre giorni in quella città. E’ fantastico percepire le autentiche atmosfere storiche di Vienna. Ero eccitatissimo quando ho scoperto il Café Sperl nel corso dei sopralluoghi perché cercavamo un posto dove Jung e Freud potessero andare a prendere un caffè e una Sachertorte, e questo è uno dei più antichi caffè viennesi ed è rimasto intatto. E’ incredibile. Non abbiamo dovuto cambiare quasi nulla per far sembrare che fossimo nel 1907.”

A causa della modernizzazione dei suoi dintorni è stato impossibile girare presso il Lago di Zurigo; per questo è stato scelto il lago di  Bodensee nella regione tedesca di  Baden-Württemberg. Bodensee (Lago di Costanza) è un lago sul Reno situato al confine tra Germania Svizzera e Austria ai piedi delle Alpi. E’ stato nel corso di uno dei primi sopralluoghi che Cronenberg e il suo team sono stati ispirati dalla vista del meraviglioso paesaggio e di un magnifico battello chiamato Hohentwiel e hanno deciso di girare a Bodensee.  Viaggiare su un battello a vapore era un fatto esclusivo all’epoca e quel ferry boat di legno, perfettamente restaurato in ogni minimo dettaglio, era perfetto. Bodensee garantiva un’ambientazione e un mezzo di trasporto perfetti per il viaggio di Jung e Sabina in battello attraverso il Lago di Zurigo, oltre che per altre scene chiave del film.

La sceneggiatura richiedeva altre riprese sul lago, dal momento che Jung trascorreva molto tempo sulla piccolo barca a vela ricevuta in regalo dalla moglie. Una fantastica barca a vela d’epoca è stata noleggiata a questo scopo e Fassbender ha preso lezioni di vela dal proprietario.

Per l’art department la più grossa sfida nella location di Bodensee è stata quella di ricreare la villa di Jung a  Küsnacht,  perché è una casa molto nota. La famiglia Jung vive ancora nella casa originale che ha oltre 100 anni e quindi non era adatta allo scopo, visto che la sceneggiatura richiede che sia una casa  costruita di recente.  Il co-produttore Marco Mehlitz ha lavorato a stretto contatto con il reparto sopralluoghi e con l’art department per garantire location adeguate nel corso di tutte le riprese, e, come spiega,  “Per la villa di Jung abbiamo trovato una bella location sulle rive del lago con un bel giardino, ma non era il tipo giusto di villa. E quindi siamo stati  costretti a costruirla di sana pianta, il che non è stato cosa da poco. Penso che il risultato sia piuttosto bello perché siamo riusciti a costruire la casa su un terreno completamente intatto.” L’art department  ha costruito la facciata della villa di Jung e ha  piantato un giardino, mentre con la Computer Graphic sono stati aggiunti in post-produzione il tetto e altri dettagli.

Altre scene filmate in esterni includono: i giardini del Burghölzli  che sono stati filmati in un monastero a Inzigkofen, passeggiate di Jung e Spielrein su strade pavimentate con ciottoli, che sono state girate in esterni a  Überlingen, e la città universitaria di Costanza che ha fornito alla produzione gli esterni per  le facciate del Burghölzli, dell’appartamento di Sabina e delle strade circostanti.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”
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