jump to navigation

Edicola – “Wired” #32, ottobre 2011: “Steve Jobs” 04/10/2011

Posted by Antonio Genna in Scienza e tecnologia, Wired.
trackback

E’ in vendita in edicola il numero 32 – Ottobre 2011 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole da oggi al prezzo di 4 €.
Vi presento di seguito la copertina (uguale a quella del numero di luglio 2011 di “Wired UK”) ed un’anticipazione relativa ai contenuti di questo numero.

 

Il vangelo secondo Steve Jobs
Oggi escono il nuovo iPhone e il numero di ottobre del magazine. In cui, tra l’altro, Mr Apple viene raccontato in 26 anni di interviste

La cover del numero di ottobre è dedicata a un uomo che ci ha cambiato la vita: Steve Jobs. Un messia dei nostri giorni che ha lanciato un culto fatto di design e tecnologia raccogliendo fedeli in tutto il mondo. Le uscite dei device della Apple – iPad, iPhone 4 e il 4 ottobre la presentazione dell’iPhone 5 – hanno scandito il tempo tecnologico. Che è il nostro tempo e non solo quello dei mass media e della borsa. Steve Jobs, l’uomo, logorato da una lunga malattia, è già risorto, prim’ancora di essere morto, a eterno genio informatico. Non siederà alla destra di nessun padre perché quando sarà in cielo lui – speriamo il più tardi possibile – non avrà predecessori né compagni ad attenderlo. Jobs è, infatti, un nuovo tipo di genio che ha plasmato la nostra società e ne è stato plasmato a sua volta. Wired lo analizza riproponendo una serie di interviste che coprono 26 anni e dove è lui stesso a raccontarsi. Più una dove a raccontarlo è Steve Wozniak, il cofondatore di Apple.
Dall’America della Silicon Valley ci spostiamo nell’Italia della disinformazione per raccontare una storia di rilancio massmediatico. Come? Attraverso la tecnologia e la passione giornalistica. Sandro Parenzo, imprenditore di storiche emittenti locali ci racconta l’impresa che sta tentando con Michele Santoro: lanciare uno show multipiattaforma, trasmesso da più emittenti tv, da un sito web dedicato, dalla web tv del Fatto Quotidiano e da qualsiasi altro sito che voglia linkarsi ad esso. Quello diretto da Santoro sarà il primo “programma community”. Perché più che di telespettatori è ormai il caso di parlare di utenti. Riuscirà Comizi d’amore – questo il titolo del programma – a replicare il successo di Raiperunanotte e ad essere la vera alternativa alla “trimurti Raimediasette”?
Dall’Italia ci spostiamo in tutto il mondo alla ricerca dei 100 ricercatori italiani più brillanti. Tre dei migliori 10 vivono in patria. Gli altri come sono i nodi di una rete che grazie alle nuove tecnologie riesce ad abbracciare tutto il pianeta e a studiare e a collaborare in remoto. Carlo Ratti, direttore del SENSEalble City Lab del Mit di Boston, ci espone la mappa del genio italico.

A seguire, un’anticipazione di uno dei servizi di questo numero.

CARLO RATTI A WIRED:
LA FUGA DEI CERVELLI ITALIANI NON ESISTE”

Il recente annuncio dello studio del Cern di Ginevra e dell’Infn guidato dal fisico italiano Antonio Ereditato – per cui i neutrini sono in grado di superare la velocità della luce – se confermato metterebbe seriamente in discussione la teoria della relatività di Albert Einstein. Senza dubbio alcuno, però, la notizia riporta l’attenzione sulla scienza in Italia e, quando si parla di scienza nel nostro Paese, l’argomento è legato alla fuga dei cervelli. Ma la situazione è davvero così tragica come spesso viene dipinta? Dal numero di Wired Italia in edicola emerge una prospettiva diversa. Il mensile di Condé Nast anticipa infatti “L’Italia dov’é”, la mostra che Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del Mit di Boston, presenterà il 21 ottobre al Festival della Scienza di Genova, di cui la testata è media partner. “I confini geografici non bastano a definire il nostro Paese – spiega Ratti – perché gli italiani si sono sempre spostati nel mondo”. Parlare di fuga dei cervelli non solo è sbagliato, secondo Ratti,  ma non aiuta nemmeno a capire che paese stiamo diventando. Anzi, una presenza diffusa dell’eccellenza italiana nel mondo può essere uno dei punti di forza italiani nell’era della conoscenza. La prova è nei numeri: tra  i primi 10 scienziati italiani al top per l’impatto della loro ricerca,  3 lavorano in Italia, 6  negli Usa e uno in Sudafrica, mentre tra i top 100 sono 51 quelli che dirigono laboratori nella Penisola. Questa rete diffusa di cervelli e talenti italiani che abbraccia il Pianeta ha ricadute industriali ben visibili. I dati sui brevetti mostrano, infatti, che l’Italia non si muove da sola nel mondo della ricerca e dell’innovazione, ma collabora intensamente soprattutto con Usa e Germania, i due Paesi leader sul fronte tecnologico, e ha forti relazioni con tutta l’Europa. “È un processo che investe tutti i Paesi avanzati”.  – osserva Ratti – “Quindici anni fa dalle collaborazioni internazionali nasceva una ricerca scientifica su quattro, mentre oggi è una su tre . Che il nostro Paese sia parte di questo processo di integrazione tra istituzioni e singoli ricercatori è un dato incoraggiante, che deve renderci fieri”.

“L’Italia dov’é” è un progetto del Festival della Scienza a cura di Codice. Idee per la cultura e di carlorattiassociati – walter nicolino & carlo ratti in collaborazione con Luca de Biase.

A seguire, una tavola esplicativa pubblicata su Wired in edicola (cliccateci sopra per ingrandirla).

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: