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Cinema futuro (811): “Triage” 24/11/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Triage”

Uscita in Italia: venerdì 27 novembre 2009
Distribuzione: 01 Distribution

Titolo originale: “Triage”
Genere: drammatico / thriller
Regia: Danis Tanovic
Sceneggiatura: Danis Tanovic (basato sul libro di Scott Anderson)
Musiche: Lucio Godoy
Uscita in Spagna: 13 novembre 2009
Sito web ufficiale (USA): nessuno
Sito web ufficiale (Italia): nessuno
Cast: Colin Farrell, Paz Vega, Kelly Reilly, Jamie Sives, Branko Djuric, Juliet Stevenson, Christopher Lee, Ian McElhinney, Eileen Walsh

La trama in breve…
“Triage”, scritto e diretto dal vincitore dell’Oscar Danis Tanovic, è tratto dall’omonimo romanzo del ex corrispondente estero Scott Anderson, che ha seguito le guerre in Uganda, Beirut, Cecenia e Bosnia.
Mark (Colin Farrell) e David (Jamie Sives) sono dei fotografi esperti inbattaglia che riprendono le immagini belliche del Kurdistan. Mark è molto ambizioso e vuole seguire ancora il conflitto per alcuni giorni in cerca dell’inquadratura perfetta, ma David ne ha avuto abbastanza dello sporco, della mancanza di speranze e della violenza, tanto da tornare a casa dalla moglie incinta Diane (Kelly Reilly). Mark, ferito gravemente, finisce in un ospedale locale nelle caverne di Harir, dove in precedenza era stato testimone e aveva registrato il dottor Talzani (Branko Djuric) che giocava a fare Dio. Talzani infatti deve combattere contro tutte le probabilità in questo ospedale di collina, decidendo il destino dei suoi pazienti con delle etichette colorate: giallo per offrire loro delle cure e blu per chi invece è destinato a morte sicura. Le cose ora sono cambiate e Mark è diventato un paziente sofferente, che è disperato mentre la sua vita è in bilico, fino a quando non viene sollevato dall’etichetta gialla del dottor Talzani.
Quando Mark torna ferito e insanguinato a casa rimane scioccato, ma inizialmente non troppo preoccupato alla scoperta che David non è tornato. La moglie di Mark, Elena (Paz Vega), è preoccupata per entrambi. Mark è esausto, disorientato e incapace di tornare alla vecchia vita di Dublino. A peggiorare le cose, il fatto di zoppicare in maniera più pronunciata. Osservando le fotografie scattate in Kurdistan, lui nota una strana figura sullo sfondo.
Quando Elena torna nel loro appartamento, lo trova svenuto sul pavimento. In ospedale, i dottori giungono alla conclusione che la sua incapacità di camminare è un problema psicologico e che è necessario l’aiuto di uno psichiatra. Così, Elena non ha altra possibilità se non quella di rivolgersi a suo nonno, che non sente da tempo, Joaquin (Christopher Lee), responsabile della ‘purificazione’ dei criminali di guerra dopo la guerra civile spagnola. Joaquin immediatamente incomincia a svelare le radici dei problemi di Mark, rivelando una scioccante verità.

Note di produzione

“Triage” è stato girato tra la primavera e l’estate del 2008 in Spagna e Irlanda.
La produzione ha utilizzato la struttura all’avanguardia della Ciudad de la Luz ad Alicante, oltre ad aver effettuato delle riprese a Jijona, a Elx e nella valle di El Sabinar a Sant Vicent del Raspeig. Le location sono servite come sfondo per il Kurdistan, l’Africa e il Medio Oriente. Dublino è stata riportata agli anni ottanta, quando il film è stato girato in varie location della città, tra cui Capel Street, North Great Georges Street, Henrietta Street e Kildare Street.

Alan Moloney – Produttore

Moloney si è imbattuto nella sceneggiatura di “Triage” grazie a Colin Farrell. “Noi stavamo parlando di questa sceneggiatura che aveva letto. Gli ho chiesto di vederla e ne sono immediatamente rimasto conquistato. Ho contattato Cedomir e Danis non appena ho capito come avrebbe potuto essere realizzata”. Per spiegarne il fascino, Alan ha risposto “è difficile imbattersi in una storia in cui il protagonista vive un tale senso di colpa, non capita spesso. Ti viene da pensare a Brando in ‘Fronte del porto'”.
Moloney, parlando di Colin, sostiene che la sua decennale esperienza e maturità espressiva conferisce una grande profondità al personaggio, attraverso la quale Colin ha l’opportunità di interpretare Mark in un modo decisamente onesto e sincero “.
Per quanto riguarda il fatto di lavorare con Tanovic, “lui è un magnifico creativo dotato di una grande forza registica. ‘No Man’s Land’ è un film straordinario, così io, conoscendolo come realizzatore e osservando il suo materiale, ho subito capito come ‘Triage’ potesse funzionare bene grazie al suo coinvolgimento”. Parlando del regista, Moloney rivela che “è un regista di attori e penso che questo abbia veramente fatto la differenza nel far emergere delle interpretazioni stellari da parte del cast”.
“Una pellicola come ‘Triage’ è sempre una sfida per quanto riguarda i finanziamenti, ma avevo le idee chiare su chi volevo coinvolgere nel progetto. La fiducia di Simon Perry dell’Irish Film Board ha reso il mio lavoro più semplice, inoltre l’interessamento di Cedomir e Marc hanno permesso che questa opera fosse finanziata a livello internazionale”. Sicuramente, avere una star come Colin e un’icona cinematografica come Christopher Lee diretti da un regista premio Oscar ha reso più semplici e rapidi i finanziamenti rispetto ad altri progetti a cui ho lavorato”.

Cedomir Kolar – Produttore

Kolar lavora con il regista Danis Tanovic fin dal suo primo film ed era con lui a Los Angeles quando è partito il progetto di adattare il libro di Scott Anderson “Triage”. “Ho letto il libro e ho pensato che fosse decisamente complesso, ma Danis è rimasto assolutamente impressionato e ritengo che abbia deciso di doverlo portare al cinema”.
Per quanto riguarda la guerra, Kolar ritiene che “il fatto che Danis abbia affrontato situazioni simili ha contribuito a formare il film e a mantenere una forte umanità. La pellicola aveva una storia lunga e geograficamente variegata, prima a New York poi a Londra, ma quando Cemomir e Danis hanno incontrato Alan Moloney e poi Simon Perry dell’Irish film Board, Dublino è diventato il centro nevralgico della situazione. “E’ stato Alan ad avere la buona idea di andare ad Alicante, perché presentava uno studio all’avanguardia a Ciudad De La Luz e delle location circostanti che sembravano proprio come il Kurdistan”.

Danis Tanovic – Sceneggiatore/regista

Quando Tanovic è stato contattato nel 2002 per sceneggiare e dirigere “Triage”, lui ha accettato di realizzare questo lavoro solo perché, avendo da poco terminato “No Man’s Land”, era sintonizzato sulle storie di guerra, nonostante ‘Triage’ sia decisamente qualcosa in più di una semplice storia bellica. Tuttavia, un anno più tardi era praticamente impossibile mettere da parte il progetto. Così, Tanovic ha detto all’autore di “Triage” Scott Anderson che il “libro lo faceva sentire a casa” e che dopo aver scritto la prima versione della sceneggiatura credeva assolutamente che la persona adatta a dirigere “Triage” “dovesse avere l’esperienza bellica che avevo io”.
“’Triage’ è una storia complessa. Come sopravvivere alla guerra, quelli che sono tornati e quelli che non ce l’hanno fatta, tentare di ascoltare di più le persone. Amo i reporter di guerra perché sono diversi, non cercano di essere degli eroi, ma si preoccupano per gli altri… e allo stesso tempo sono dei cinici. ‘Triage’ parla di amore, sicuramente una questione fondamentale in questo film. Ritengo che l’amore mi abbia fatto tornare me stesso, dopo che sono uscito dalla guerra in Bosnia e mi sono sentito uno zombie per anni. Poi, ho incontrato mia moglie e per la prima volta ho desiderato qualcosa. Ritengo che lo stesso avvenga con Mark.
Lui diventa uno zombie e si sente più vivo in Kurdistan di quanto non lo sia a Dublino, cosa che comprendo perfettamente”.
“Avevamo un cast magnifico”, sostiene Tanovic e “grazie a loro ho veramente apprezzato questo film”. Per quanto riguarda Colin, “il momento in cui è entrato nella stanza, selvaggio e calmo, io sapevo che sarebbe stato perfetto. E’ stata un’esperienza magnifica lavorare con lui, perché mi ha posto tante domande che mi sono piaciute”. Paz “aveva l’energia e la presenza necessarie per il ruolo di Elena. E’ un personaggio forte, ma io avevo bisogno anche di tenerezza”. Per Kelly, “lei aveva una sorta di tristezza nel suo sguardo e questo ha funzionato bene con Colin e Paz”. Branko Djuric invece “aveva un volto magnifico e ha imparato a parlare inglese per questo ruolo”. Infine, Christopher Lee “era perfetto per il ruolo di Joaquin, lui ha veramente una presenza notevole”.
“Presumo di potermi identificare con Mark e David perché conoscevo la gioia che si prova quando le riprese scorrono perfette, non c’è nulla di paragonabile. Ma se dobbiamo trovare un messaggio in questo film o in uno di quelli che io ho girato, è che qualsiasi cosa è meglio di un conflitto”.

Colin Farrell – Mark

Colin sostiene che la sceneggiatura, scritta da Danis Tanovic, sia stata “un’ottima lettura, dall’inizio alla fine” e lo abbia portato a interrogarsi sulla ‘vocazione che il personaggio di Mark e il suo migliore amico David hanno per questo lavoro come fotoreporter. “La linea tra là fuori e qui diventa decisamente incerta e Mark non deve partire per stare in guerra. Mi sono calato bene in questo aspetto”.
Colin era consapevole che con una pellicola come “Triage” “sarebbero sorte tante domande interessanti, come la ragione per cui compiono queste azioni e l’effetto di esse sulle loro vite”.
Per avere una buona comprensione del personaggio, l’attore ha studiato libri fotografici di guerra e ha osservato dei documentari bellici, mentre è rimasto sorpreso da “come si possa rimanere facilmente dipendenti dopo poche settimane”. Nelle ricerche per il ruolo lui descrive il tentativo di “trovare Mark” immaginando come questo personaggio fosse molto più intenso di David. Nel leggere la sceneggiatura, ha visto Mark emergere dalle caverne di Harrir dimagrito e smorto, mentre tornato a Dublino il fardello psicologico a cui è sottoposto si manifesta con una notevole perdita di peso. Farrell sostiene che “il libro parla di Mark come di una persona ai limiti dello scheletrico quando arriva a casa e quindi io sono stato felice di vedere che le mie riflessioni sul percorso che i personaggi attraversano fossero identiche a quelle che aveva pensato Scott Anderson”.

La vita di Mark è divisa praticamente in due, ma quello che avviene in Kurdistan crea un maggiore equilibrio tra questi due mondi, che a un certo punto si fondono, tanto che la linea di separazione che li divideva viene cancellata”.
Farrell è d’accordo nel ritenere che soltanto qualcuno che ha vissuto veramente la guerra come Danis potesse dirigere una pellicola come “Triage”. “Danis comprende la guerra e a livello intellettuale lui ne capisce la causa. Per comprendere veramente l’effetto della guerra devi trovartici in mezzo e Danis c’è stato”. Come regista, “Danis è un uomo veramente generoso, tanto da spingersi a consentire a me e Jamie di raffinare bene la conscenza della lingua, considerando che l’inglese ovviamente non è la sua madrelingua”.
Ci sono molti messaggi che emergono da questo film, come l’amore, questa grande forza redentrice. “Per i suoi obblighi matrimoniali Mark deve raccontare la verità, ma è l’amore che ha creato la crisi, l’amore verso il suo amico”. Danis non ha mai perso la sua umanità, anche perché in quel caso si rischia di andare oltre ogni possibilità di redenzione. Sapevo che lui aveva incontrato sua moglie quando era ancora pazzo per le battaglie, anche se la guerra era ormai finita e lui ne era uscito fuori”.
La pellicola è stata girata in Spagna e a Dublino. “Amo Dublino, è la mia casa, ma il fatto di trovarmi in patria e lavorare mi ha lasciato un po’ scombussolato! E’ stata una gioia collaborare con il cast e la troupe. Christopher Lee è un gentleman della vecchia scuola, mi ricorda mio nonno. Ma è altissimo, come uno si aspetta che sia! Ha una voce potentissima e una presenza fisica incredibile”.

Jamie Sives – David

Jamie sostiene che “il personaggio di Colin è il miglior amico di David e per questo in qualche modo Mark mi ha convinto a seguirlo in queste zone di guerra, quindi io sono fondamentalmente un pesce fuor d’acqua. In confronto a Mark, non mi trovo veramente a mio agio, tanto che preferirei stare a casa a fotografare delle cose graziose!”.
Per capire meglio il senso del ruolo, Jamie ha cercato di ‘entrare nella zona’ osservando dei documentari e dei film di guerra. Jamie ha trovato che questa attività “ti rende molto umile, quando vedi fin dove arrivano queste persone per raccontare una storia, in particolare i fotoreporter, che devono trovarsi più vicini all’azione di un giornalista”.
“Io avevo già visto ‘No Man’s Land'”, sostiene Jamie, “quindi ero consapevole del lavoro di Danis. Come regista, Danis è un tipo intelligente, che ha ogni scena già montata nella sua testa. Inoltre, è un regista di attori, lui si preoccupa veramente dei suoi interpreti”.
Per quanto riguarda il lavoro con Colin Farrell, Jamie sostiene che “Colin è un magnifico essere umano, molto riflessivo e sensibile, che è stato veramente generoso sia a livello professionale che personale. Posso solo parlarne bene”.
Per quanto riguarda il messaggio del film, Jamie sostiene che “la sceneggiatura parla di molte cose, come la sopravvivenza, l’amore e il senso di colpa, il tutto mentre sullo sfondo c’è la guerra. Ritengo che in qualche modo catturi la sopravvivenza dello spirito umano e non si può essere più poetici di così”.

Branko Djuric – Dottor Talzani

Nel descrivere il personaggio del dottor Talzani, Branko rivela semplicemente che “lui è Dio. Nelle sue mani, ha il destino delle persone e questo è stato decisamente il ruolo più complicato della mia vita”.
Branko sostiene di “avere molte esperienze legate alla guerra serba, nel periodo 1993-94. Io ero lì e quando penso al mio personaggio del dottor Talzani, ritorno sempre con la memoria ai dottori impegnati in conflitti bellici. Ho un amico che è dottore in Serbia e penso sempre a lui. Non c’è una persona precisa come il dottor Talzani, ma molti che gli assomigliano, anche se nessuno sa cosa provi veramente dentro di sé”.
Avendo già lavorato con Danis in diverse occasioni, tra cui “No Man’s Land”, Branko parla di Danis come “del regista più geniale che abbia mai incontrato!”.

Kelly Reilly – Diane

La Reilly è stata contattata da Tanovic per il ruolo di Diane e lei era coinvolta fin dall’inizio, perché “lui è un regista fantastico e dotato di una visione meravigliosa”. Lei sente di avere “un ruolo importante in questo film”, visto che spesso le donne che vengono lasciate a casa devono reggere il peso della guerra. Essendo sposata con un fotoreporter, Kelly ritiene che queste donne debbano essere “molto forti per accettare quello che i loro partner fanno per vivere”.
“E’ incredibile le capacità che hanno alcune donne che vedono partire i loro uomini o figli per una guerra. Questi uomini (David e Mark) non sono neanche dei soldati, non hanno delle armi né modo per proteggersi. Sono praticamente nudi in queste situazioni, tanto da essere anche più vulnerabili. Sono i nostri occhi”.
Kelly crede veramente che i personaggi di Elena e Diane abbiano bisogno l’una dell’altra e che si capiscano a vicenda, ma quando Mark torna da solo, loro perdono la sintonia che avevano”.
Per quanto riguarda Danis Tanovic, Kelly sostiene che lui “sia molto pratico, sa quello che vuole, ma non ha regole fisse e non è rigido. Ha un cuore grande, una cosa che adoro di lui. Il cast è stato fortunato ad avere un regista che abbia affrontato questa esperienza, non c’è nessun romanticismo, ma lui sa cosa significhi rievocare. E’ eccitante avere qualcuno che possa raccontare questa cosa e metterla in forma artistica”.
Parlando di Colin Farrell, Kelly sostiene che “sia un attore decisamente dedicato e intelligente, che ha definito benissimo l’attività di Mark. Parlando del film, Kelly sostiene che “a mio avviso, è un’opera profondamente commovente”.

Paz Vega – Elena

La Vega, parlando di “Triage”, sostiene che sia “una storia magnifica” e descrive il personaggio di Elena come “attento alle persone. Lei vuole aiutare Diane, migliorare il rapporto con suo nonno e anche scoprire cosa è avvenuto al suo amato”.
“Ritengo che Elena sia una donna veramente dura, ma penso che essere sposati a un fotoreporter di guerra significhi dover essere forte. E’ pericoloso, quindi lei è una dura, capisce perfettamente il suo lavoro e nutre un profondo rispetto per lui, mentre comunque lo lascia libero, una scelta decisamente coraggiosa”.
Lavorare con Christopher Lee è stato “un onore, perché lui è una leggenda, una persona fantastica”, mentre Colin “è un attore magnifico, è brillante in ogni ciak e un talento veramente speciale”. Per quanto riguarda Tanovic, “è un regista con cui è semplice lavorare. Sa esattamente quello che vuole, ama gli attori e quando un realizzatore ama gli attori tutto diventa più semplice”.
Parlando del film, la Vega sostiene che “per tutti quelli che ne hanno fatto parte, che si tratti del trucco, dei costumi o delle luci, è una poesia, in cui ogni inquadratura rende la pellicola speciale. E’ una sensazione evidente”.
La Vega quando parla del tema universale che viene descritto nel film, dice semplicemente che “alla fine abbiamo soltanto una cosa: la nostra famiglia, il sangue del nostro sangue”.

Christopher Lee – Joaquin Morales

Lee ha accettato di interpretare il ruolo di Joaquin Morales dopo aver incontrato Danis a una cena di gala. “Ho scoperto che lui aveva fatto un film meraviglioso chiamato ‘No Man’s Land’, che poi ho visto e che era un’opera cinematografica notevole”.
“Ho pensato che fosse una storia interessante, così come lo era stata la festa e ho notato che parlavo più in questo film che in qualsiasi altro che abbia mai fatto!”.
Nel descrivere il suo personaggio, Lee dice “che ha fondato un istituto psichiatrico che prende il suo nome e in cui ha trattato diverse persone che molti descriverebbero come autori di crimini orribili”.
Per quanto riguarda Tanovic, Lee dice semplicemente che “Danis sa esattamente cosa significhi la guerra e lo stesso vale per me. E’ assolutamente certo di quello che vuole. Io penso sempre che se interpreto il personaggio nel modo in cui è scritto e tu come sceneggiatore e regista sei soddisfatto, io non mi metterò a discutere. Tutti rispettiamo il suo giudizio”.
Lee definisce Colin “un attore veramente bravo, assolutamente dedicato in quello che fa. Ha una personalità enorme e una forza che io amo in un attore”.

Trailer originale:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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