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Cinema futuro (1.037): “Il rifugio” 26/08/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Interviste, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Il rifugio”

Uscita in Italia: venerdì 27 agosto 2010
Distribuzione: Teodora Film

Titolo originale: “Le refuge”
Genere: drammatico
Regia: François Ozon
Sceneggiatura: Mathieu Hippeau, François Ozon
Musiche: Louis-Ronan Choisy
Uscita in Francia: 27 gennaio 2010
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy, Pierre Louis-Calixte, Melvil Poupaud, Claire Vernet, Jean-Pierre Andréani, Marie Rivière, Jérôme Kircher, Nicolas Moreau, Emile Berling

La trama in breve…
Con Il rifugio François Ozon torna alle atmosfere di Sotto la sabbia, raccontando la storia emozionante di una donna rimasta sola e dell’incontro che cambierà il suo destino. Nel ruolo di Mousse, la protagonista, Isabelle Carré offre la migliore interpretazione della sua carriera.
Mousse ha perduto il suo compagno, Louis, morto per overdose, e ha scoperto subito dopo di essere incinta. Decisa a tenere il bambino, malgrado il parere contrario di tutti quelli che la circondano, lascia Parigi per rifugiarsi in una casa sul mare e portare avanti la gravidanza. È lì che dopo qualche mese la raggiunge Paul, il fratello di Louis, rompendo l’isolamento della ragazza: tra i due si stabilirà un rapporto di grande intensità, diviso tra risentimento e attrazione.
Co-prodotto per l’Italia da Teodora, il film è stato presentato al Toronto Film Festival, al Torino Film Festival e ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di San Sebastián.

Ozon scolpisce la luce, accarezza le emozioni, afferra al volo una fragranza, concede ancora una volta al desiderio tutta la sua forza vitale. Con la semplicità della grande arte.
L’Humanité

Tutto nel film è poetico, sensibile e sorprendentemente dolce, al tempo stesso disarmante e appassionato. Grazie a un’empatia nuova, Ozon filma le esitazioni, le fluttuazioni emotive di adulti che sembrano nascere nuovamente insieme ai loro bambini.
Télérama

C’è molto amore in questo “rifugio”, complesso e sottile, al quale Isabelle Carré porta in dono la sua fragilità e, al tempo stesso, la sua forza.
Le Journal du Dimanche

In questa, che è la sua opera più riuscita degli ultimi anni, François Ozon gestisce la condizione della sua attrice con delicatezza, ma espone il personaggio a quelle trasgressioni senza le quali un film di Ozon non sarebbe lo stesso.
Le Monde

Isabelle Carré trova ne Il rifugio uno dei più bei ruoli della sua carriera e la sua interpretazione merita tutti gli elogi, ma la grande sorpresa del film viene dal cantante Louis-Ronan Choisy: alla sua prima apparizione sul grande schermo, porta al film una grande dolcezza e un gioco antinaturalista che richiama gli eroi vecchio stile dei film di Rohmer.
Les Inrockuptibles

Da Il rifugio si libera una dolcezza a cui Ozon non ci aveva abituato.
Positif

Nel film non c’è spazio per elucubrazioni intellettuali. Si tratta di un’opera che parla al pubblico in modo diretto, girata con mano felice e senza ambiguità. A cuore aperto.
La Nacion

NOTE DI REGIA
di François Ozon

Il tema della gravidanza

Un anno fa un’amica attrice mi chiamò per annunciarmi che era incinta. Due giorni dopo le proposi di fare un film insieme ispirato alla sua gravidanza, ma purtroppo mi disse che non se la sentiva di affrontare le riprese nelle sue condizioni. Deluso, stavo per cestinare il progetto, quando la mia casting director mi informò che c’erano tre attrici incinte a Parigi all’epoca, tra cui Isabelle Carré: l’entusiasmo mi ritornò all’istante, la sua immagine giovanile era di grande ispirazione Dopo averci pensato un paio di giorni, Isabelle ha accettato. Per anni ho sognato di girare un film con un’attrice incinta. Ho esplorato spesso il tema della maternità, ma senza mai approfondire nello specifico quello della gravidanza.

La sceneggiatura

Mentre scrivevo la sceneggiatura Isabelle era al sesto mese e la frequentavo regolarmente, chiedendole di raccontarmi in dettaglio le emozioni e le sensazioni che stava provando. Avevo bisogno di dettagli concreti: riesci a fare questo particolare movimento? Cosa mangi? Come scendi dal letto? Cosa sogni la notte? Il rifugio è in parte anche un documentario su Isabelle, anche se il personaggio di Mousse è naturalmente molto diverso da lei. Poiché avevo bisogno di scrivere velocemente e terminare le riprese in tempo con la gravidanza, ho chiesto a un giovane sceneggiatore, Mathieu Hippeau, di aiutarmi: egli ha saputo aggiungere credibilità e tenerezza ai dialoghi ed entrambi siamo andati al cuore delle cose senza usare nessun filtro.

Fragilità

Durante il periodo di preparazione, Isabelle riusciva facilmente a distinguere tra se stessa e il personaggio di Mousse, senza avere timore dei dialoghi e delle situazioni da affrontare. Quando abbiamo iniziato a girare, però, la situazione si è fatta più difficile, poiché si ritrovava a vivere delle scene del tutto incompatibili con la sua personale idea ed esperienza della gravidanza. Isabelle è una grande attrice, consapevole del proprio mestiere, ma la sua condizione le ha portato a volte una sorta di incertezza, di fragilità emotiva. Proprio in questi momenti, tuttavia, è sempre commovente per un regista riuscire a catturare l’istante in cui la sua attrice perde il controllo… Percepisci le sue emozioni sfuggirle di mano, lei tenta di resistere ma infine si arrende e ti offre una parte vera, intima e preziosa del proprio essere.

L’idea della maternità

Nella nostra società la maternità è molto idealizzata, ma io volevo mostrare che le cose sono spesso molto più complesse di quello che sembra. L’istinto materno non è una cosa scontata. Mousse, infatti, non vive la sua gravidanza come un processo di procreazione, quanto piuttosto come un modo di accettare la morte di Louis e di elaborare il lutto, uno strumento per alleviare il dolore. Peraltro, i tossicodipendenti che cercano di smettere con la droga sono spesso molto lucidi riguardo le proprie emozioni e i propri desideri. La loro sensibilità è rafforzata. Mousse non mente a se stessa e alla fine prende una decisione molto onesta a livello personale: preferisce partire che fingere di essere una madre.

Un processo di guarigione

Per me Il rifugio racconta un processo di guarigione, violento e doloroso, ma raccontato con delicatezza. È anche un film sulla perdita: la perdita dell’amore, la perdita di qualcuno. Mousse e Paul sono due persone che non hanno motivo di stare insieme, non dovrebbero essersi mai incontrati, ma comunque si aiutano a vicenda, credono uno nell’altra. Sono entrambi emarginati alla ricerca di un’identità e alla fine del film trovano il loro posto e la loro libertà.

Paul e Louis

Non volevo un attore professionista per interpretare Paul, quanto piuttosto una persona “vergine” in quanto a recitazione, agli antipodi di un’attrice consumata come Isabelle. Ho fatto alcune prove con il cantante Louis-Ronan Choisy che intuivo molto simile a questo personaggio maschile molto gentile, ma con un segreto. L’ho conosciuto durante un concerto e mi è piaciuta la sua sensibilità da “anima tormentata”, nonché la sua bellezza, che sembra quasi imbarazzarlo. La sua fragilità di attore non professionista mi affascinava ed era affine alla fragilità del personaggio. Louis-Ronan era Paul.

Riguardo Melvil Poupaud, che interpreta Louis, avevo qualche scrupolo a chiamarlo: già l’avevo fatto morire ne Il tempo che resta, e questa volta l’avrei “ucciso” di nuovo e addirittura nel primo quarto d’ora di film! Ma non potevo immaginare nessun altro per questo ruolo e lui ne è stato subito entusiasta: ha portato al personaggio il suo carisma naturale e anche un certo realismo nelle scene di droga.

Girare in HD

Dovendo effettuare le riprese molto rapidamente, a causa della gravidanza, ho pensato fosse l’occasione giusta per provare a usare l’HD. Per me si trattava di un mezzo nuovo che dovevo imparare rapidamente. Poiché volevo riuscire a catturare la bellezza del paesaggio, della luce, e degli attori, ho scelto il formato del Cinemascope e obiettivi a focale lunga per bilanciare la piattezza delle immagini digitali, recuperare le opzioni di fuoco e creare la profondità di campo. Il maggior vantaggio di queste cineprese è la loro capacità di funzionare con poca luce, anche senza illuminazione artificiale, permettendomi di girare durante ore magiche: all’alba, al tramonto, di notte sulla spiaggia…

INTERVISTA CON ISABELLE CARRÉ

È stato difficile interpretare il ruolo di Mousse nelle sue condizioni?

In realtà c’era un’unica cosa che mi preoccupava davvero: “Cosa penserà mio figlio quando vedrà il film?”. Non volevo che in qualche modo sentisse di essere stato usato. È una domanda che ancora mi faccio, per non parlare del fatto che interpretare un personaggio così forte avrebbe potuto un giorno infastidirlo. D’altra parte, però, una madre dovrebbe ridursi a lavorare solo in film in stile Disney? In fin dei conti, questo è il mio lavoro e quando mio figlio crescerà si abituerà al fatto di avere una madre che fa l’attrice.

Isabelle Huppert è passata a trovarci sul set a Saint Jean de Luz e mi ha detto delle parole che mi hanno commosso e rassicurato: “È meraviglioso quando l’attrice incontra la donna, quando le nostre vite reali si mescolano con quelle fittizie. Momenti come questi hanno sempre un fascino straordinario”.

Come si relaziona il suo personaggio alla maternità?

Mousse vede nel bambino che porta in grembo innanzitutto quello che rimane dell’uomo che ha amato e che ha perduto: inconsciamente, cerca nel figlio in arrivo la presenza di Louis. Poiché il mio atteggiamento era completamente opposto, ero contenta che François mi chiedesse dei cambiamenti estetici, come il trucco pesante, i tatuaggi, gli orecchini: mi aiutavano a mantenere un po’ di distanza dal personaggio. Inoltre, François mi ha chiesto di parlare con un dottore per capire cosa volesse dire essere incinta e tossicodipendente al tempo stesso: lo chiamavo in continuazione, discutevamo a lungo al telefono e avevo da lui dettagli preziosi su come far agire Mousse e per comprenderne a fondo gli stati emotivi.

È la prima volta che la vediamo interpretare un personaggio così duro…

Sì, volevo davvero rompere con i soliti schemi: la tipa dolce e innocente o la ragazza di buona famiglia vagamente insipida. Sono ansiosa di far scoprire al pubblico quello che si nasconde dietro questo viso da bambina: non posso interpretare ragazzine cresciute per tutta la vita!

Come spiega il rapporto tra Mousse e Paul?

Mousse si sente molto sola, Paul è un po’ sperduto, alla ricerca di se stesso. Forse cerca anche quell’affetto materno che non ha mai ricevuto. Malgrado non ne sia pienamente consapevole, viene a bussare alla porta di Mousse per stabilire una connessione. Mousse dà l’impressione di essere stabile e indipendente, ma in realtà è estremamente fragile. Ecco perché si è barricata nella casa al mare e inizialmente rifiuta il calore di Paul. Quando sei stata sola per così tanto tempo, a volte è più facile restarci che aprirsi a una nuova vita.

Com’è stato lavorare con un attore non professionista come Louis Choisy?

Ho cercato di essere più sensibile del solito, giocando la carta della semplicità per farlo sentire a proprio agio… Ma da subito ho provato un grande affetto per Louis, era così dolce verso di me, così pieno di attenzioni. Probabilmente questo lo ha aiutato a entrare nel suo personaggio, perché così è anche Paul, capace di occuparsi di Mousse più di lei stessa e di prenderla sotto la sua ala.

Cosa hai provato quando hai visto il film per la prima volta?

Ero commossa nel vedere quanto di personale per me e per François si fosse riversato nella storia. Il film è così tenero, puro, benevolo, che vedendolo ho capito quanto François fosse stato sensibile e rispettoso nei miei confronti. Il rifugio è il frutto di questa connessione reale e profonda.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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