jump to navigation

Cinema futuro (869): “Il missionario” 19/02/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Interviste, Video e trailer.
trackback
Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Il missionario”

Uscita in Italia: venerdì 19 febbraio 2010
Distribuzione: Eagle Pictures

Titolo originale: “Le missionnaire”
Genere: commedia
Regia: Roger Delattre
Sceneggiatura: Jean-Marie Bigard, Roger Delattre
Musiche: Alexandre Azaria
Uscita in Francia: 29 aprile 2009
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast:
Jean-Marie Bigard, Doudi, Thiam Aïssatou, Jean Dell, Michel Chesneau, François Siener, Arthur Chazal

La trama in breve…
Dopo sette anni passati in prigione Mario Diccara è libero. Non avendo regolato tutti i suoi conti con la malavita, chiede alla sola persona di cui si fida, suo fratello Patrick, di trovargli un nascondiglio dove rimettersi in sesto per qualche tempo.
Patrick, che è un prete, gli suggerisce di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell’Ardèche. Mario indossa una tunica da prete e si mette in viaggio. Ma al suo arrivo incominciano le noie: Padre Etienne è da poco morto e gli abitanti del paesino pensano che  Mario sia il nuovo parroco….

INTERVISTA A ROGER DELATTRE (Regista)
Assistente Regista, tra gli altri film, di BON VOYAGE, BANLIEUE 13 e ARTHUR E IL POPOLO DEI MINIMEI, Roger Delattre ha anche firmato il video musicale di Zoé della canzone TOUT VA BIEN.
IL MISSIONARIO è il suo secondo lungometraggio dopo L’AMOUR A L’ARRACHE del 1997.

Cosa ha catturato la sua attenzione mentre leggeva la sceneggiatura?

Ho letto la sceneggiatura senza sapere veramente di cosa si trattasse, e ho riso moltissimo, ci ho ritrovato anche un po’ della verve di Audiard. Quando mi è stato detto che Jean-Marie Bigard aveva preso parte al progetto, sul momento, ho temuto un eccesso di truculenza: secondo me era necessario che la sua recitazione si avvicinasse a quella di Lino Ventura. La fortuna ha voluto che i produttori del film la pensassero allo stesso modo, perciò sono stato molto felice che mi abbiano affidato la regia del film.

Dal punto di vista visivo come immaginava questa commedia?

Spesso mi dispiaccio del fatto che con il pretesto che si tratta di una commedia si lasci un po’ da parte la composizione degli ambienti. Al contrario io mi sono nutrito di pellicole molto composte, firmate da Melville, Verneuil o Lautner, e ho sempre provato una certa invidia perché volevo citare questi riferimenti. Una commedia é ovviamente destinata a far ridere il pubblico, ma non c’è alcuna ragione di perdere di vista la grammatica del cinema. La composizione di un ambiente è essenziale: si tratta di disegnare lo sfondo su cui gli attori si muoveranno.

Come influisce tutto ciò sulla recitazione degli attori?

Il fatto che debbano ripetere più volte le loro scene per riuscire ad averne completa padronanza è alquanto fastidioso. Ma secondo me, fondamentalmente, il cinema è la scrittura di un movimento, perciò non credo che il fatto di esigere da un attore il rispetto di una certa meccanica lo infastidisca. Al contrario, una volta che l’ha fatta sua credo che essa lo renda più libero, perché lo costringe nel movimento preciso che deve eseguire.

Qual’è la cosa che si è rivelata più ardua da ottenere in termini di commedia?

La musica, perché i dialoghi del film erano importanti sia per la comicità delle battute sia per la musica che dovevano intonare. Bisognava quindi trovare una vera tonalità, sintomatica dell’evoluzione del personaggio interpretato da Jean-Marie Bigard: quando esce dalla prigione all’inizio parla poco poi, progressivamente, torna alla vita.

Come si fa a dirigere un « animale » come Jean Marie Bigard ?

Abbiamo ripetuto le scene tante volte e Jean-Marie ha dimostrato di saper ascoltare. Si è rivelata una cosa piuttosto complicata per lui il fatto di parlare rimanendo immobile, per lui ha significato dar prova di grande disciplina. D’altronde è proprio questa una delle sfide che mi hanno maggiormente sedotto del film: riuscire ad addomesticare quest’enorme energia. E’ stato come avere una palla di fuoco in mano, dovevamo riuscire a maneggiarla come volevamo, stando attenti a non bruciarci.

Che tipo di attore ha scoperto in Doudi ?

Si sente che è un comico che si è fatto le ossa sul piccolo schermo. Possiede un senso del ritmo tipico dei programmi corti. Io, che ho lavorato in quella tipologia di formato, ho riconosciuto in lui una febbre, tipica degli attori abituati a recitare in quel tipo di vignette. E’ un attore eccellente: nella scena della vendita dei gioielli sono dovuto andare a nascondermi per quanto mi veniva da ridere! Ci tengo inoltre a sottolineare che la maggior parte dei ruoli secondari è interpretata da attori che in genere non siamo abituati a vedere al cinema e che conferiscono al film il suo colore realistico.

Qual’è la visione della provincia che desiderava dare attraverso questo film ?

La Drôme Ardèche rappresentava una scelta perfetta perché tra i riferimenti che ho inserito nel film ci sono delle immagini molto famose del cinema italiano: il caldo, l’atmosfera soleggiata e colorata e la ricchezza di personaggi piroettanti. Avevo anche voglia di rappresentare la provincia come la vedo io: mai fuori moda. Credo che nella provincia il tempo si stratifichi, lì io mi sento meno demodé che a Parigi, e dico questo senza alcuna demagogia. Il bar costruito da Hugues Tissandier sembra  una compressione degli anni ‘50  e ‘60 con delle vestigia della guerra del ‘14, e poi con il suo schermo piatto per vedere le partite di calcio, che riflette il passaggio del tempo ma anche un mondo in costante movimento.

Che reazione spera di ottenere dagli spettatori con questa commedia?

Vorrei che ridessero, ovviamente! Ma  anche che rimanessero toccati, perché è una commedia che contiene dei momenti di vera emozione.

I SETTE PECCATI CAPITALI DI JEAN-MARIE BIGARD (Mario)
Jean-Marie Bigard nasce a Troyes; a 30 anni si reca a Parigi per presentare  il suo primo spettacolo al Point Virgule, intitolato PIECES DETACHEES. Scoperto da Fabrice nella trasmissione La Classe, mette a segno il suo primo grande successo teatrale nel 1991 con BIG ARD: che va in scena per nove mesi presso il Palais des Glaces, dove lo spettacolo attrae oltre 100.000 spettatori parigini. In seguito, prima in BIGARD INTEGRAL e poi in 100% TOUT NEUF, si esibisce presso l’Olympia, il Casinò de Paris e il Théâtre du Gymnase, ottenendo un vero e proprio successo popolare. Compie i suoi primi passi in ambito cinematografico nel 1996 in OUI di Alexandre Jardin, per poi passare al film L’AME SŒUR. I one-man show di cui è protagonista si susseguono con successo fino al famoso BIGARD AU STADE DE FRANCE del 2004, dove attira 50000 spettatori in una sola serata. Nel 2006 ottiene un grande successo di critica per la sua interpretazione in BOURGEOIS GENTILHOMME presso il Théâtre de Paris, poco dopo si esibisce nel suo ottavo one-man show intitolato MON PSY VA MIEUX. In seguito gli viene affidato il ruolo principale nel film IL MISSIONARIO, del quale, tra l’altro, è anche sceneggiatore. Attualmente è impegnato a teatro in CLERAMBAR di Marcel Aymé, che sta ottenendo un buon successo di critica.

Come è nata la voglia di scrivere questo film?

Philippe Giangreco, un amico di Ticky Holgado, gli parlò di quest’idea che gli era venuta in mente dopo aver fatto visita ad un convento; l’idea era quella di un delinquente che prende il posto di un parroco. Perciò disse a Ticky : « Bigard sarebbe perfetto». Ticky me lo ha presentato, e poi gli avvenimenti si sono susseguiti fin quando io ho presentato il progetto a Luc Besson. Il caso ha voluto che quando incontrai Luc Besson per la prima volta (in occasione delle riprese per Restos du Cœur), lui mi disse: « Ti vedrei bene nel ruolo di un parroco » !  Ce ne siamo ricordati quando ci siamo ritrovati assieme per parlare de Il Missionario.

Si vede che le faceva GOLA l’idea di indossare una tunica?

In questo caso, possiamo tranquillamente dire che l’abito fa il personaggio: non appena ho indossato la tunica le persone hanno cominciato a trattarmi in modo diverso. Succede qualcosa quando si indossa quell’abito, è tutta questione di esserne degni! Alcune comparse sono venute a vedermi sul set e sono rimaste piuttosto sbalordite a sentirmi proferire delle parole altisonanti con quegli abiti. Io gli ho spiegato che anche se qualche volta il mio linguaggio era volgare, la mia era comunque una canzone d’amore. Apparentemente la mia risposta sembra averli soddisfatti e alla fine ciò che hanno visto durante le riprese li ha rassicurati in un certo senso.

Non pensa sia sacrilego interpretare un prete che cede di buon grado perfino alla LUSSURIA?

E’ il principio comico del film: invertire i ruoli. Mario è appena uscito di prigione e resiste perfino all’arrivo della sua fidanzata, mentre suo fratello scopre un mondo che per lui era del tutto sconosciuto. E’ proprio questa dicotomia che rende il film interessante: i due personaggi vengono totalmente sopraffatti dagli avvenimenti.

Cosa pensa dell’AVARIZIA nell’ambito di questo film ?

Per l’appunto! Non mi aspettavo che mi avrebbero chiesto di trattenermi, di evitare di trasmettere delle intenzioni troppo pronunciate attraverso la mia voce, cosa che mi viene in modo molto naturale. C’è la possibilità che gli spettatori rimangano molto sorpresi e io stesso ho scoperto che qualche volta al cinema facendo il minimo indispensabile le cose funzionano anche meglio! Il mio personaggio all’inizio del film è un tipo a metà tra Eastwood, Jean Reno e Lino Ventura. Per riassumere il tutto in maniera triviale si potrebbe affermare che Doudi si rifà a padre Tata Yoyo mentre io mi ispiro a l’Aigle Noir !

Ha ceduto alla  COLLERA durante le riprese?

Cedo regolarmente alla collera, non ho bisogno di girare un film! La maggior parte delle volte mi innervosisco con me stesso, come quando studio un testo sul quale non riesco a fare un buon lavoro. I miei stati di collera sono tanto brevi quanto violenti, proprio come Mario che sceglie il colpo di testa per liberarsi!

I giorni di PIGRIZIA, a quale film si sarebbe potuto ispirare IL MISSIONARIO?

Il paragone che potrebbe venire in mente più facilmente è DON CAMILLO, con Fernandel, e  la confidenza che ha il protagonista con il Signore. In versione moderna, ovviamente !

Qual’è il peccato che tenta di più un comico?

L’ORGOGLIO, senza alcun dubbio: bisogna avere un ego smisurato per mettersi davanti ad una macchina da presa e recitare un testo, implica la voglia di essere guardati. Bisogna saper mettere da parte questa cosa. Gli Indiani all’entrata degli ashrams dicono: « Lasciate le vostre scarpe all’entrata, assieme al vostro ego ». L’ambivalenza sta nel fatto che non bisogna considerarsi il miglior comico del mondo ma, allo stesso tempo, durante le riprese ci si deve convincere che nessuno potrebbe far meglio di noi. E’ indispensabile per dare il meglio di noi stessi: è una vanità essenziale.

LE PRIME VOLTE DI DAVID STRAJMAYSTER (Patrick)
Scelto per la sua interpretazione nel ruolo di Samantha nell’omonima serie televisiva, David Strajmayster, alias Doudi, recita ne Il Missionario nel suo primo ruolo cinematografico.

Il primo passo nel cinema

Ho letto la sceneggiatura de Il Missionario senza sapere quale ruolo volessero propormi. Quando ho saputo che si trattava di Patrick sono subito stato catturato dall’idea di interpretare un personaggio doppio. Incarnare le diverse sfaccettature di questo prete mi sembrava una vera sfida! Ero particolarmente incuriosito dall’idea di girare la scena dei gioielli che poi, in effetti, si è rivelata una scena fantastica, soprattutto perché Roger mi ha chiesto di girarla in «versione psicopatica»…

Il primo personaggio cinematografico

Patrick è un prete incaricato dal fratello di andare a vendere dei gioielli alla Mafia… cosa che determina ovviamente una riconversione alla Tony Montana! Mi sono divertito molto a recitare nel ruolo del prete, ma la cosa che più mi ha fatto piacere è stata quella di interpretare le sfumature del Patrick più divertente: è capace di tutto, è stato fantastico!

I suoi primi passi nell’universo di Jean-Marie Bigard

Anche se lo ha scritto lui, questo film non ha niente a che vedere con gli spettacoli live di Jean-Marie. Questa pellicola tratta di un soggetto che gli sta molto a cuore e che rivela un’altra sfaccettatura del suo universo, accessibile a tutti: Il Missionario è una vera e propria commedia familiare. I primi giorni di riprese ho sentito subito quanto Jean-Marie si fosse calato in questo personaggio: è una persona totalmente diversa da quella che mi aspettavo, era molto concentrato sul set.

Sono i primi giorni fuori dal corpo di Samantha

Ero un po’ nervoso all’idea di fare i miei primi passi nel cinema in un ruolo secondario: piuttosto mi ero immaginato in un ruolo marginale, almeno il tempo di abituarmi! Sapevo che non gli sarei sfuggito, sapevo che mi avrebbero aspettato al varco sul set: “il tipo che interpreta Samantha sarà capace di fare qualcos’altro, oltre che mettere una parrucca e interpretare il ruolo di una ragazza?” Quando ho iniziato le prove con Roger lui mi ha messo in guardia: Samantha sarebbe tornata, prima o poi! Poco a poco, sono riuscito a correggermi, ma Samantha fa sempre parte di me, non posso cancellarla completamente…

I primi passi sul set

Non conoscevo nessuno quando sono arrivato sul set. Ad esempio, il nome di Thierry Arbogast non mi diceva niente. Quando ho saputo in quali film aveva lavorato e mi sono reso conto dell’esperienza della truppe il mio livello di stress è aumentato sensibilmente: dovevo riuscire a difendermi bene di fronte a quelle persone che sono abituate ai grandi comici. Guadagnarsi il loro rispetto è stata una delle soddisfazioni più belle di questa esperienza.

I primi giorni sotto la regia Roger Delattre

Anche se avevamo provato assieme, il personaggio di Patrick ha preso vita sul set, con i consigli di Roger e le proposte che ho potuto fargli. Ho scoperto Patrick man mano che lo interpretavo. Quando interpretavo il ruolo di Samantha avevo l’abitudine di consultare il combo tra una ripresa e l’altra: credo di essere capace di auto-giudicarmi. Mi capitava di chiedere a Roger di girare una ripresa supplementare, perché pensavo di poter far meglio: molto presto  siamo entrati in grande confidenza.

Qual è la prima ricetta di una commedia ?

Il Missionario è una commedia di situazioni, più si è sinceri nell’interpretazione meglio funziona la commedia. Le situazioni sono divertenti di per sé, perciò non bisogna mai strafare, o si rischia di cadere nel ridicolo o nella caricatura.

3 DOMANDE A HUGUES TISSANDIER, SCENOGRAFO

Qual’è stata la sua linea guida per le scenografie del film ?

L’idea era quella di riprodurre «l’incantevole Francia del sud » resa popolare da Raimu e dai film dell’epoca: volevamo ricollegarci ad un certo immaginario collettivo. Le nostre ricerche si sono perciò concentrate sul paese, che doveva incarnare l’immagine dell’Epinal della Francia di una volta, con il suo piccolo caffè sulla piazza, la sua chiesa e il suo monumento ai morti. Abbiamo messo grande cura nei dettagli, come ad esempio le fermate degli autobus o i cartelloni per strada, affinchè “l’incantevole”  risultasse naturale.

Quali sono le parti realmente esistenti del paese e quelle che invece sono state ricostruite?

Non esisteva niente al di fuori della chiesa! Abbiamo ricreato una gendarmeria, un tipico caffè – che ha preso il posto di un garage – e un monumento ai morti, una sorta di omaggio alla passione di Roger (il regista) nei confronti di tutto ciò che riguarda le due guerre mondiali: il Soldato è lì per far piacere a lui e, tanto per svelare un aneddoto, oggi quel soldato troneggia niente di meno che nel salone della casa della madre! Anche nella chiesa abbiamo ricostruito la sacrestia, il giardino del parroco e la fontana che vi si trova.

Com’è stato collaborare con Roger Delattre, regista, e Thierry Arbogast, direttore della fotografia ?

Sin dall’inizio, con Thierry ci siamo accordati su come illuminare le scenografie, abbiamo fatto in modo che le luci rimanessero immobili: solo gli attori venivano illuminati di nuovo al momento del ciak. Per quanto riguarda Roger, è un regista estremamente preciso, soprattutto in termini di composizione dell’immagine: tutti gli accessori sono stati scelti in funzione dell’immagine che aveva in mente lui.

3 DOMANDE A THIERRY ARBOGAST,  DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA

Che tipo di « look » ha scelto per questa commedia?

Volevamo trattare l’immagine in maniera contemporanea, conferendo un look retrò,  simile, per certi versi, a Lautner. Inoltre, il film è caratterizzato da dei colori eclatanti, delle luci contrastanti e dalla presenza del sole.

Che tipo di illuminazione ha privilegiato per la famosa scena dei gioielli ?

Poiché questa scena giocava con l’immagine del mafioso abbiamo scelto di renedere omaggio all’incipit de Il Padrino di Coppola, utilizzando ciò che chiamiamo una « top light », ossia  una luce contrastata, che arriva in verticale. Il tutto su una scenografia minimalista, composta da uno sfondo nero e da una bellissima scelta di arredamento di color nero e argento.

Qual’è la sua scena preferita in  termini di illuminazione?

Mi piace molto la scena dell’incidente che è stata girata di notte. Siccome la strada era tortuosa siamo stati obbligati a chiedere aiuto a degli  alpinisti per installare i proiettori su delle rocce a 10\15 metri di altezza. Queste luci conferiscono una bellissima luce dominante e una sufficiente profondità. Poi in digitale abbiamo aggiunto un magnifico cielo stellato, come ci aveva chiesto Roger, che è un grande amante del cinema ed ha molto gusto.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: