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Abbiamo visto cose… (8) – Jeff Beck 13/07/2010

Posted by Mario & Wendy in Abbiamo visto cose..., Articoli, Musica.
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All’Auditorium Parco della Musica, ieri 12 luglio, si è esibito il chitarrista Jeff Beck per la rassegna Luglio Suona Bene. Due entusiasti Mario e Wendy erano lì.

Incontro Musicale del Terzo Tipo ovvero Concerto di Jeff Beck all’Auditorium, 12 Luglio 2010.

Il luogo si presta ed anche molto. Esoscheletri di giganteschi scarafaggi poggiati sullo skyline della Capitale. Un’arena costituita da mattoni rosso marziano che, silenziosa ed immobile, si staglia nella calura atroce di una estate tardiva quanto feroce.

Il resto sono i volti del mondo musicale romano che da venti e più anni conosco ed incrocio: Sandrone l’esperto musicale (esperto musicale perchè non ne azzecca mai una), er Panza (così grasso che suona solo da seduto), il Biondo (batterista con la mania del fitness e degli steroidi), il Pupazzaro e signora (organizzatore di improbabili eventi musicali cui accorrono al massimo tre persone più il cugino e la moglie) insomma – a dirla breve – tra musicisti romani ci si ritrova come una combriccola segreta di adepti in un villaggio esclusivo. Bramosi di un rito che è tutto e solo note nell’aria ed emozioni.

Si è tutti radunati per un annunciato incontro tra noi, i terrestri, e lui, un alieno dispensatore di creatività e gioia: Jeff Beck.

Prima chitarrista degli Yardbirds, poi chitarra parlante della voce cantante di Rod Stewart e poi, ancora, solista con Ian Hammer e, poi in ultimo ma non meno importante, schizzato via alla velocità della luce verso lidi musicali senza nome ma accecanti e suadenti.

Brusii. Gente che arriva e si siede. Rumori. Telefonini ed accendini che grattano. Voci. Accenti disparati di giovani e meno giovani.

Luci che si spengono. Pubblico che freme.

Eccolo.

Ha sessantasei anni e ne dimostra appena venti di meno. Magro e flessuoso. Una Fender Stratocaster, solamente, con la pedaliera effetti innanzi e un Marshall 100 W.

Questo ha fermato il tempo, mi dico. Questo ha campato di musica e basta e come tocca la chitarra è la nota perfetta al tempo perfetto, mi bisbiglio.

Al suo seguito la bassista, una sorta di succube con Fender e tacchi a spillo e il batterista che pare un cermoniere tribale di un sacrificio umano su un vulcano. Il tastierista buono buono da una parte sommerso di tastiere.

Inizia.

Per Giove, esclamo.

Beck è un groove continuo di note che paiono cadere dal cielo come pezzi di cristallo di Rocca. Arrivano come vengono e nessuna è fuori posto. No, anzi, preciso. Sembra, anche, una partita di ping pong giocata dentro un accelleratore di particelle usando materia e plasma contemporaneamente. Ma neanche, non rende. Sembra, ed è, Jeff Beck punto e basta.

Non usa pick up, suona con le dita. Si dimena quanto basta per danzare con la musica ed a ogni fine brano si china verso il pubblico con riverenza, semplicità ed umiltà.

Jeff Beck è stato il Maestro ed Ispiratore di Gary Moore, Ed Van Halen, Joe Satriani, Steve Vai, Zakk Wilde. Ha iniziato col beat inglese tutto caschetti, mezzi stivaletti e fast tempo fino ad arrivare ad una musica che è sperimentazione, virtuosismo, gioia, commozione, esaltazione, rabbia, fierezza e tutto quanto riuscite a metterci dentro.

Creatività. In una parola.

La sua Strato a volte suona come una sega elettrica durante la Indi 500. A volte, invece, è tenera e delicata come una ninna nanna in una notte irlandese. Altre, ancora, è ipnotica e sinuosa come un raga indiano.

Non a caso appena alcuni brani terminano il pubblico applaude alzandosi in piedi.

E, ancora, non a caso c’è un silenzio religioso quando Beck tiene una nota sospesa in aria e tutti hanno l’anima avvinghiata a quella miracolosa frequenza.

Il concerto finisce.

Beck saluta, poggiando la Strato a terra, allarga le braccia e s’inchina al pubblico, come dire : Ecco qua, mi avete ascoltato e pure visto, fosse per me continuerei chissà per quanto….. .

O magari voleva dire: non c’è trucco e non c’è inganno sono solo io e questa Fender Stratocaster e suono con quel gran pezzo di donna di quella bravissima bassista e quella macchina spacca quercie del batterista… .

Ovazione. Applausi. Urla di gioia.

Torna Beck, per un bis.

Un omaggio a Les Paul, giocoso quanto armonicamente difficile e dulcis in fondo, una ode potente e struggente solo chitarra, tastiere e percussioni: Nessun Dorma.

Concerto finito.

Beck ed accoliti salutano.

Noi, tutti, ci muoviamo per tornarcene a casa.

Io e signora festeggiamo ulteriormente con un gelato da Marinari, olé.

Beck, sicuramente, dopo aver salutato fans ed organizzatori andrà assieme al resto del suo equipaggio verso la sua astronave, astronave degna di un romanzo di Iain M. Banks, magari ribattezzata: All we have here is Wired (Tutto quanto abbiamo è fuori dal comune).

Da chitarrista, mi dico, ha ragione Beck con la sua lezione: Cosa non è possibile fare con le mani e una chitarra? Giusto Jeff, hai ragione, volendo non c’è limite.

Ho incontrato un alieno, geniale e generoso, non mi ha detto “Veniamo in Pace” ma mi ha detto “Portiamo la Musica”.

Beck … please, come back!!

Mario Magini

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Commenti»

1. daniele - 14/07/2010

Complimenti! Hai reso l’idea che….meglio non potevi: Ieri sera anche io mi trovavo li alla Cavea tra i (sob) pochi ..intimi, Jeff meriterebbe sicuramente molto molto più pubblico e me lo sono goduto alla grande.
Sono venuto da Arezzo per ascoltarmelo (seconda fila centrale del parterre) e meglio non me lo potevo….gustare: ottimo ambiente e ottima acustica. Nonostante sia un ex-batterista è stata una chitarra, la sua ad incantarmi e questo fin dal 1965 quando ho sentito per la prima volta Shapes of Things. Da allora non mi sono perso mai più niente di lui ed ogni volta che sono andato ad un suo concerto (questo era il terzo) mi …. commuovo. Può sembrare stupido per un sessantenne come me ma non importa perchè le emozioni che continua a darmi la sua musica sono uniche. Grazie Becko e grazie anche a voi che apprezzate cosi tanto!
Daniele

2. carlo - 15/07/2010

anch’io c’ero con tutto il bagaglio di meraviglia ed emozione che ad ognuno di noi hanno dato Jeff Beck e i suoi musicisti. Grandissimo. difficile dire altro. Ispirato, lirico, padrone di una tecnica mostruosa, eppure semplice, talvolta persino dimesso, lascia che siano le sue incredibili note a parlare. UN GIGANTE!!!!! sono felice di essere stato a questo concerto. desideravo sentirlo dal vivo da non so quanto…


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